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| 19NOV2009 @ 13.56 |
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| Ho il blocco del titolo |
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E’ come se fossi in attesa. Se cercassi di gestire la situazione ma senza, realmente, prendere in considerazione qualche cosa. Se vuoi imparare a nuotare, prima o poi, dovrai buttarti in acqua. Fosse solo a teoria, staremmo tutti a pensare. Tanto. E a studiare, a studiare, e studia, e studia. E’ come se qualcuno, nei quattro sedili accanto, in un comune treno della mattina o della sera dicesse: "non riesco più a scrivere". Sai, quelle cose da "blocco dello scrittore" o blocco intestinale. Una cosa simile. Insomma, un freno che non ti concede altro che rimanere immobile. Se sei in quello stato, continua a scrivere. Cioè, dico, fallo di più. Molto probabilmente ti piacerà meno il risultato e lo butterai: o strappi un foglio o cancelli un file. Differenze poche. Mi chiedo se si possa dire "ho il blocco della lettura", anche. Tanto che differenza può essere. Qui a fianco c’è una pila di libri che potrebbe benissimo fare da comodino; tutti ordinati, lucidi, perfettamente catalogati. Forse dovrei più onestamente chiamarla collezione. Intanto, quanti altri tipi di blocchi ci possono essere, mi chiedo? O, certo, si potrebbe avere il "blocco del mangiare", sai, non riesco a gustarmi più il pane fatto in casa; magari sei semplicemente a dieta. Oppure ho il "blocco del pendolare". Ecco, questa mi pare più interessante e sicuramente, con oggi, molto veritiera ed informata sula sfortuna che mi è venuta a salutare, andata e ritorno. Chiaro che, potresti pure prendere la macchina, ma domani, un bastione carico carico di arance si rovescerà sulla A qualche cosa quei dieci quindici minuti prima che tu raggiunga la catapulta, e ti farà perdere un’altra mattina. Una di quelle situazioni tipo coda coda coda, tutti che vanno tu fermo. Cambi corsia, immobile mentre tutti ripartono. Sarà che ogni piccolo passo fatto in un senso è un modo per nascondersi dalla situazione precedente (o immediatamente successiva). Non scrivo perché leggo. Non leggo per mangio. Non mangio perché sono in viaggio. Ma, per la più scientifica proprietà transitiva ampiamente studiata, anche cambiando l’ordine degli addendi, il risultato rimarrà invariato. Non scrivo mentre mangio e se sono in macchina, di certo, non posso leggere, però viaggio. Certo, se le arance fossero spostate ad una ad una con una velocità proporzionalmente opposta alla loro caduta, bhè, potrei anche finire un libro inserendo qualche appunto a matita. Di lato. Ormai è sera. E’ tardi. Perché continuare a pensarci sopra. Esci; qualcosa, in ogni caso, è stato fatto.
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WRITE ON
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| 20NOV2009 @ 21.33 |
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No Subject
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Il tuo solito tentennare, il tuo solito vorrei, sto per, quasi quasi, ma poi no, non si puo, non si riesce. Questa volta, pero´, finalmente, e mi piace, c´e´ un positivo.
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