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	<title>Foxarts</title>
	<link>http://www.foxarts.org</link>
	<description>Cosa succede quando si smarrisce il proprio io? Niente, a volte.</description>
	<language>it</language>
	<creator>Foxarts</creator>
	
			<item>
			<title><![CDATA[ Piuttosto che... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29984 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ultimamente preferisco di gran lunga guardare le figure. Piuttosto che scrivere. Cercher&ograve; di tenere tutto a mente. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>12/04/2010 21.34.38</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ho sete. ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29983 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ho sete. Tanta. Ho preso una bottiglietta di acqua naturale dalle macchinette in ufficio. Poco fa. Ma &egrave; fredda e ho dovuto aspettare. Sar&agrave; che fuori ci son due o tre gradi sotto lo zero, con il sole, ma non si scalda pi&ugrave;. Non che non mi piaccia, ma non vorrei accasciarmi qui sulla scrivania. Ma ora non ce la faccio pi&ugrave;, apro e bevo. Met&agrave; andata, tre quarti, mi fermo e respiro. Ho inghiottito sana e rigenerante freschezza. Sar&agrave; stata la pizza di ieri sera, la bufala o il limoncello o lemoncello (word suggerisce errata la seconda che ho detto). Sar&agrave; che sono strano? Magari &egrave; l’influenza della cravatta viola. Porter&agrave; male. Finita. Ne prenderei un’altra in effetti. E qui mi sa che &egrave; proprio la pizza. Che poi, sar&agrave; l’et&agrave; ma che fatica, sta pizza. Solo che non ho le monete. E anche avessi le monete non ho la chiavetta. L’ho persa. E la cosa sconvolgente &egrave; che non so dove, non so come. Sai, in genere se ci pensi riesci a dirti “l’avevo messa li, portata a casa e poi, mi sa che l’ho portata in palestra”. Ecco, io non ho idea del suo ultimo avvistamento. Non che sia un investimento da manovra finanziaria, son due euro e cinquanta, ma questa cosa un po’ mi infastidisce. Allora, per farla breve, credo mi convinco e temo che mi sia stata rubata. Ecco. L’ho lasciata li, da qualche parte e qualcuno l’ha presa, nastrino azzurro compreso. Il fatto &egrave;, che ora, ho ancora sete, tanta, dopo il pranzo. E dovr&ograve; elemosinare una chiavetta che verr&agrave; ricaricata pi&ugrave; o meno a caso. Se qualcuno, con buon cuore, dovesse vederla, mi faccia sapere come se sta bene. Grazie. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>16/12/2009 16.47.50</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ho il blocco del titolo ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29982 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E’ come se fossi in attesa. Se cercassi di gestire la situazione ma senza, realmente, prendere in considerazione qualche cosa. Se vuoi imparare a nuotare, prima o poi, dovrai buttarti in acqua. Fosse solo a teoria, staremmo tutti a pensare. Tanto. E a studiare, a studiare, e studia, e studia. E’ come se qualcuno, nei quattro sedili accanto, in un comune treno della mattina o della sera dicesse: "non riesco pi&ugrave; a scrivere". Sai, quelle cose da "blocco dello scrittore" o blocco intestinale. Una cosa simile. Insomma, un freno che non ti concede altro che rimanere immobile. Se sei in quello stato, continua a scrivere. Cio&egrave;, dico, fallo di pi&ugrave;. Molto probabilmente ti piacer&agrave; meno il risultato e lo butterai: o strappi un foglio o cancelli un file. Differenze poche. Mi chiedo se si possa dire "ho il blocco della lettura", anche. Tanto che differenza pu&ograve; essere. Qui a fianco c’&egrave; una pila di libri che potrebbe benissimo fare da comodino; tutti ordinati, lucidi, perfettamente catalogati. Forse dovrei pi&ugrave; onestamente chiamarla collezione. Intanto, quanti altri tipi di blocchi ci possono essere, mi chiedo? O, certo, si potrebbe avere il "blocco del mangiare", sai, non riesco a gustarmi pi&ugrave; il pane fatto in casa; magari sei semplicemente a dieta. Oppure ho il "blocco del pendolare". Ecco, questa mi pare pi&ugrave; interessante e sicuramente, con oggi, molto veritiera ed informata sula sfortuna che mi &egrave; venuta a salutare, andata e ritorno. Chiaro che, potresti pure prendere la macchina, ma domani, un bastione carico carico di arance si rovescer&agrave; sulla A qualche cosa quei dieci quindici minuti prima che tu raggiunga la catapulta, e ti far&agrave; perdere un’altra mattina. Una di quelle situazioni tipo coda coda coda, tutti che vanno tu fermo. Cambi corsia, immobile mentre tutti ripartono. Sar&agrave; che ogni piccolo passo fatto in un senso &egrave; un modo per nascondersi dalla situazione precedente (o immediatamente successiva). Non scrivo perch&eacute; leggo. Non leggo per mangio. Non mangio perch&eacute; sono in viaggio. Ma, per la pi&ugrave; scientifica propriet&agrave; transitiva ampiamente studiata, anche cambiando l’ordine degli addendi, il risultato rimarr&agrave; invariato. Non scrivo mentre mangio e se sono in macchina, di certo, non posso leggere, per&ograve; viaggio. Certo, se le arance fossero spostate ad una ad una con una velocit&agrave; proporzionalmente opposta alla loro caduta, bh&egrave;, potrei anche finire un libro inserendo qualche appunto a matita. Di lato. Ormai &egrave; sera. E’ tardi. Perch&eacute; continuare a pensarci sopra. Esci; qualcosa, in ogni caso, &egrave; stato fatto. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>19/11/2009 13.56.57</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Loro, non se ne accorgono... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29981 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Qui, dove sono ora, piove. In realt&agrave; ha anche grandinato. E ora sta un po’ smettendo un po’ decidendo che fare. Ha cominciato nascondendo il sole. Poi ha preso un po’ di grigio e l’ha buttato qua e la, borbottando. Alla fine, non ha resistito e si &egrave; messo a piangere. Parecchio. Devono essere questioni gravi. Oggi, in ufficio, sono da solo. Capita. Cos&iacute;, oltre a chiudere la porta per evitare roboanti vivavoce, &egrave; concesso, ma a basso volume, l’ascolto di un po’ di musica. Da solo poi, puoi scegliere la musica che pi&ugrave; piace a te. A met&agrave; pomeriggio, quindi, mi sono trovato con un pochino di intrattenimento sonoro vicino alle mani e un fastidioso temporale oltre la finestra. Alla fine si poteva ascoltare solo l’imponente pioggia mista grandine contro i vetri. Ho spento la musica. Neanche i vivavoce della sala riunione si udivano pi&ugrave;. Solo un frrrssssccc frrrssssccc frrrssssccc con un tic tac tic tic tic tac del ghiaccio. Mi sono fermato un secondo e ho guardato fuori. Non si vedeva niente. Niente oltre tutte le gocce d’acqua che l&iacute; si fermavano. C’era anche tutto un polverone di goccioline pi&ugrave; piccole che non aiutava. Il cielo grigio e tutto era pi&ugrave; in ombra. Solo. In silenzio. Frrrssssccc tic tic tac. Niente pi&ugrave;. Avrei potuto anche spegnere la luce, artificiale, ma avrei corso il grave rischio di farmi cullare dalla situazione. Sono pure sempre in ufficio. Cos&iacute; ho pensato, un pochino e senza troppo sforzo, a questa mattina. Sull’autobus. Mentre qui ci venivo e, inoltre, mica pioveva. In citt&agrave;, in giro, c’&egrave; un gran baccano, ovunque. Gente che parla, clacson, macchine, biciclette, fischi, altri ipod, strilli baruffe, le solite cose. Le mie orecchie, si sa, non sono molto accoglienti con gli auricolari. Dovrebbero stare li, bene, a loro agio, come vedo a pi&ugrave; ragazzi e ragazzi dei giorni nostri, ma con me non c’&egrave; niente da fare. Cadono. Saltan gi&ugrave;. Si stortano. Guardano fuori. La loro capacit&agrave; non &egrave; solo dimezzata, praticamente &egrave; come se non gli avessi. Cos&iacute; ne ho provati di tutti i tipi. Con le gambette che ti avvolgono il lobo, all’indietro, sportivi, all’ins&ugrave;, piccolini, grandicelli, sagomanti, colorati. Alla fine ho preso un paio di cuffie, classiche, grandi. Nere (non potevo azzardare la vera scelta - azzurro, fucsia, giallo - sarebbe stato troppo). I padiglioni, che si appoggiano alle mie orecchie, son ben pi&ugrave; grandi. Sono morbide. Delicate. Si sentono benissimo. Le appoggi l&iacute; e non si muovono pi&ugrave;. Concedono anche, un ulteriore vantaggio: ti isolano completamente dal mondo. Ascolti la tua musica (che non &egrave; bassa, certo) e non senti niente altro. E il mondo &egrave; tutto diverso. Le parole non ci sono; sono solo dei movimenti che accompagnano la vera discussioni fatta di gesti. Un "mi scusi" (ipotizzo) chiesto all’autista diventa un: "Ha visto qui sopra". No no (fatto con la testa) Si si (fatto con la testa) e poi ciao (fatto con la mano)". Chiss&agrave; che diavolo si sono detti. Qualcuno si volta pure, magari &egrave; passato un grosso aereo e io non l’ho visto. L’autobus rimbalza e basta. Ogni tanto ti fa andare in avanti di colpo, poi ti manda indietro. E tu ti tieni, cos&iacute; non siedi per terra senza averci pensato prima. Ci sono tante scritte in giro nelle citt&agrave;. Alcune compaiono dopo che gli altri passeggeri toccano le pareti del bus, vicino ai finestrini. Poi si ferma, apre le porte e le persone scendono e si riparte. Molti si guardano e si raccontano fatti / vicende / preoccupazioni. Ma non le scoprirai mai. Cos&iacute; provi ad immaginare a cosa sta pensando quella ragazza che, girata di spalle verso l’autista, guarda dall’alto al basso la strada. Scender&agrave; fra un pochino, ancora, mmm, 4 fermate almeno. Anche lei ha le cuffie (ma a lei gli auricolari stanno l&iacute; perfetti senza muoversi!) e non riuscir&agrave; a sentire poco nulla. Non mi sentir&agrave;. Altri gesti che interpreti con "dopo, no, dopo dopo, gi&ugrave;". Forse la corsa finir&agrave; e non avremo altra scelta che sederci ed aspettare. Non c’&egrave; confusione, non c’&egrave; distrazione. C’&egrave; quello che senti che &egrave; quello che immagini. E se guardi le persone cos&iacute;, non vedi molta differenza con te. Non c’&egrave; niente di diverso. Tutti sono li, pi&ugrave; o meno fermi, pi&ugrave; o meno appesi o seduti, tutti sono silenziosi o poco sorridenti (&egrave; mattina presto) che stanno pensando. Solo, che loro, non se ne accorgono, perch&eacute; sono incantati dalla baraonda del mondo che li circonda. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>25/09/2009 15.55.51</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Dove ho messo la mia penna porta fortuna... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29980 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono quei momenti o quelle giornate in cui sei incredibilmente carico. Tipo una molla. Che hai cos&iacute; tanti interessi, tanta curiosit&agrave;, tanto desiderio che vorresti scrivere, incollare, fare, persino dipingere, andare ad una mostra, collezionare riviste, prenderti qualche nuova maglietta trendy, andare ad un party, scoprire nuovi talenti musicali, perderti nei meandri di internet. Sei pronto, attento, ricettivo. Il primo gradino, di questo processo di auto esaltazione, &egrave; informarsi. Informazioni. Tante. Foto, immagini, testi, scritti, brandelli di Moleskine qualsiasi cosa &egrave; utile. Sfogli le prime pagini patinate che raggiungi e immagini installazioni, video, aperitivi per discuterne, riunioni, lavoro, vernice che ti sporca, un quadro appeso. Orrendo. Lo lanci. Bello, riprendimi, bisogna trovare la musica, facciamo il backstage. Ho bisogno di un nuovo diario / agenda / quaderno / sketch book degli acquarelli, forse scriver&ograve; solo con pastelli a cera colorati. No. Tutto nero. Pagine scure con il bianco? Ci vuole un viaggio. Bisogna farsi contaminare dalle influenze nordiche. Che bella Stoccolma d’inverno, prima di Natale. Il design che conta viene da li. Ora. Poi vedremo dove muoverci. Certo, per&ograve;, Londra / Berlino / Parigi / Barcellona / La Costa xy / dobbiamo riscoprire l’Italia. Qualche nuovo gadget tecnologico per rintracciare la genuinit&agrave; dei sapori di casa nostra. Da oggi user&ograve; solo Sale Rosa per condire. E’ meno doloroso del sale borghese che usano tutti. Certo, si potrebbe anche non metterlo del tutto. In ogni caso prendo solo due cose, una maglietta e una giacca in caso faccia freddo. Scarpe comode. Certo, faccio un giro a vedere di racimolare qualche orpello da mostrare fiero. Oh, &egrave; il compleanno di xy dovrei prendere un pensiero. Si ma bello. Magari l’ultimo libro mal criticato e mal promosso ma di sicuro effetto. Ti bombardi. Devo scrivere, dove ho messo la mia penna porta fortuna, devo segnarmi tutto, altrimenti sai che mi dimentico. Ecco. Il secondo gradino &egrave; ricominciare. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>04/09/2009 15.11.49</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sei nel silenzio totale. Orecchie. Bocca. ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29979 ]]></link>
			<description><![CDATA[ La vasca &egrave; colma. Il limite raggiunto dal mix di acqua e schiuma &egrave; perfetto. Quanto basta ad accoglierti completamente, senza rovesciarti, senza cadere. Fuma per quanto &egrave; calda. Sei gi&agrave; nudo. Lasci che i rumori di casa tua ti abbandonino lentamente. La musica in sottofondo; con una canzone che neanche ricordi. La televisione lontana dal soggiorno. Un rubinetto che ora pu&ograve; rubarti acqua in favore della cena che viene risciacquata. E’ un cos&iacute; tale caos, l&iacute; fuori, che a quel minestrone puoi concedere due ulteriori vizi. E solo altri due: acconsentirgli di creare un qualcosa di ancora pi&ugrave; grande, come fosse scoperchiare il vaso di Pandora; zittirlo completamente affogando in quel cocente bagno. Il tuo piede sta gi&agrave; lottando con l’improvvisa ondata di calore, mentre decidi cosa fare. Lasci che sia lui a condurre. Il piede. Cos&iacute; lentamente scivoli dentro. Gambe. Bacino. Sospiro. Che caldo. Pancia. Irrigidisci gli addominali sperando che contrarti ti faccia sfuggire all’acqua. Collo. Sospiro. Un lunghissimo sospiro, perch&eacute; il fiato &egrave; tagliato dai vapori. Mento. E ti fermi. I piedi puntellano la in fondo. Ti guardi per un attimo in giro. Movendo solo gli occhi. La luce in camera &egrave; rimasta accesa. La porta del bagno leggermente socchiusa. Per questo motivo lo scopri. La canzone &egrave; cambiata. Davanti a te, sempre la in fondo, sapone, shampoo, doccia schiuma giallo. Il rubinetto &egrave; chiuso, ma una piccola goccia scandisce il tempo insieme al tuo cuore. Prima di cercare comprensione con il cielo, fuori dalla finestra, guardi l’acqua in basso. Ti aspetti di vederla vibrare. Tum tum. Sembra pulsare ovunque. Scena: tutti in silenzio, si ascoltano alieni rumori in lontananza. C’&egrave; sempre un po’ di acqua da qualche parte, in un film. Un bicchiere, una pozzanghera, un contenitore ipertecnologico che no, in teoria, non dovrebbe rompersi. Tum tum. Come lanciare un sasso in uno stagno. Cerchi concentrici che veloci provocano un piccolissimo tsunami. Tum Tum. Se ti va bene, pensi, muoio prima di infarto che per annegamento. Sudi o, forse, gi&agrave; trasudi dall’ultima parte del tuo corpo esposta all’aria: il viso. Ti confronti con l’angolo concesso dalla tenda per guardare fuori. Non c’&egrave; nulla. Sai benissimo che c’&egrave; il mondo. Ma non lo vedi. E se non lo vedi, non c’&egrave;; non esiste. Ti rendi conto che &egrave; una cosa un po’ infantile, ma &egrave; come nascondersi o sparire coprendosi gli occhi con la mano. Gli altri non mi vedranno mai, perch&eacute; io non vedo loro. E alla fine gli chiudi. Sei nel silenzio totale. Orecchie. Bocca. Tum tum, e lo ascolti sommerso. E’ cos&iacute; che cerchi di liberare la tua coscienza. Bruciando in una piccolo mare bollente. Potresti fermarti ad osservare le fiamme che cadono come pioggia ovunque. Cerchi, inevitabilmente, di evitare qualunque tuo pensiero. Ma l’idea di abbandonarti rimani. Pensi a quanto poco manca per far colare a picco anche il naso e lasciare la sola fronte, come appiglio per i naufraghi. Tum. Scotta. Anche tanto, ma resisti. E’ cos&iacute; che cerchi di eliminare qualsiasi traccia della giornata. Della fatica. Delle incomprensioni. Delle discussioni. Dei dispiaceri. Delle disavventure. Cos&iacute; liberi spazio per le sole cose belle. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>27/08/2009 20.49.43</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Avresti potuto bere... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29978 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ti svegli in una met&agrave; notte qualsiasi. Hai sete. Percorri il tratto che ti unisce dal cuscino alla cucina ad occhi chiusi. Non che sia cos&iacute; difficile. E poi, lo conosci benissimo. Non accendi una luce che sia una e fai stretto affidamento sulle tue onde corte e la luce del frigorifero. Maniglia. Sportello. La fiducia &egrave; sbadatamente mal riposta. La luce tra i ghiacci e le verdure non funziona da qualche tempo. Ascolti il motorio che leggero attacca, mentre il fresco t’invade. Sospiro. Forse avevi pi&ugrave; caldo che sete. Afferri la bottiglia di t&egrave; freddo e ti godi un lungo strabordante sorso. Non ti &egrave; minimamente passato per la mente che la bottiglia potesse essere in un&acute;altra posizione. Avresti potuto bere un po&acute; di rag&ugrave; avanzato o un purissimo sciroppo di menta. Oppure, occasionalmente, inzuppare la mano in una fetta d&acute;anguria. Sollievo, riponi, maniglia, sportello. I tuoi occhi sono un pochino pi&ugrave; aperti rispetto all&acute;andata. Pi&ugrave; abituati alla notte. Meno arruffati. Decidi di tornare a letto. Due passi due, e ti viene in mente un pezzo da scrivere, una mail da cominciare, un discorso da annunciare. Rifletti sbadatamente anche sul non sogno che, ti sembra, non ti stava accompagnando. Ora il dilemma. Perch&eacute; sai che tornato a letto dimenticherai tutto. Messaggio, mail e discussione. Oppure potresti dirigerti in studio, accendere il tuo portatile bianco e porti nella pi&ugrave; classica scena da film drammatico di seconda serata. Dovrebbe solo piovere. Essi, un pochino rinfrescherebbe, come poco fa al buio. In ogni caso ti accorgi che, dal punto nel quale ti sei fermato alla scrivania, di strada da fare c’&egrave; n&eacute;. E ti assicuri che da li a la, fino a quando le tue dita si decideranno a trascrivere, avrai gi&agrave; cambiato idea. Ti convinci, quindi, che se qualcosa andr&agrave; pur raccontata, scritta o chiacchierata, beh, torner&agrave; in mente. Cos&iacute; in un attimo scivoli silenziosamente sotto un bianco lenzuolo e sogni. Sogni cosa faresti, svegliato a met&agrave; notte, dalla sete. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>25/08/2009 0.26.48</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Un applauso fatto di foglie e rami... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29977 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E&acute; nel preciso momento in cui abbandoni il traffico, lo smog, le macchine, le svolte, i marciapiedi e gli attraversamenti pedonali, quando ti allontani da quella fretta, da quel caldo, da quell&acute;afa che asfalta il sudore sulla fronte e raggiungi quel piccolo sentieri tutto "sassoloso". Insignificante, "staccionato", che segue un canale, verde un po&acute; melmoso ma calmo. Almeno fino al ponte con le tre arcate. E&acute; li che vai a correre. E, almeno per me, &egrave; una corsa breve senza musica, senza cellulare, senza cuffie, senza bevande o cibo. E&acute; una corsa senza rumori artificiali. Un paio di scarpe (buone), pantaloncini (comodi), maglietta (traspirante) e te. Se incontri qualcuno in bici o che corre, un rapido gesto e ci si saluta. E questo &egrave; il massimo della socializzazione cortese. Niente internet, friendfeed, facebook, email, impegni, calendar, task, applicazioni, forum, siti, niente di quella virtualit&agrave; tanto presente e cosciente che possiedi. Tutto quello che ti rimane sono i tuoi pensieri. Di avanzo la natura ti offrir&agrave; qualcosa. Quasi certamente. Una sera pu&ograve; essere un diluvio, l&acute;altra un gatto che ti guarda, un applauso fatto di foglie e rami, un saluto fato di cascate e vortici. E ci si sente un po&acute; soli, chiaro, ma &egrave; cos&iacute; incredibilmente piacevole che, non so, 25 minuti, sembrano tantissimi. Per&ograve; oggi che caldo, ma non fa nulla. Anche quando volavi, faceva caldo. Soprattutto se dovevi stare attento a come l&acute;aereo prendesse il verso rispetto a quella nuvola la. In quel caso si, forse faceva pi&ugrave; caldo di questa corsa in pieno sole. Ma nello stesso modo &egrave; cos&iacute; piacevole. Cos&iacute;, un paio di giorni fa scrivi al tuo istruttore e fra poco risponderai al suo messaggio. Poche parole, il campo &egrave; cambiato, non potrai pi&ugrave; atterrare su quella striscia che ti ha messo le ali ma basta avvisarlo qualche ora prima, e volerete insieme. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/06/2009 19.30.05</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Baciare lettera e testamento... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29976 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E’ che pi&ugrave; leggi pi&ugrave; ascolti pi&ugrave; ricordi nomi, pi&ugrave; ti accorgi di quali strane lunghe penetranti e incredibili storie possano legare due teste. Quanti gesti quanti modi, quanti pensieri prima di dire, prima di fare (baciare lettera e testamento). E’ che anche la tastiera migliore aiuta a far scivolare le dita sulle varie lettere che compongono alcune frasi. E quante volte la magia di cancellare, di riscrivere di rivedere, di non dover risponder subito, velocemente, in una conversazione al telefono, ma di abbandonarsi ad un messaggio. Piccole tracce come pezzetti di pane che cercano di ricondurti ad un centro nevralgico al quale miri, punti, che rincorri che ti appassiona. Eppure basta una mattina, basta svegliarsi per qualche rumore che travolge la finestra e ricadere a forza in un nuovo sogno per stravolgere qualsiasi percezione reale di quello che sta capitando. Ogni tanto, ci penso, a come &egrave; facile, semplice e anche divertente continuare a ricamare su quello che si dice, su quello che si fa (i baci, le lettere e i testamenti). Guardi foto, ascolti musica, scarichi un film e ti abbandoni con la passione di quello che vorresti che ti capitasse piuttosto che renderti conto di quello che stai vivendo. Cos&iacute; basta sedersi su un divano per cambiare completamente il tuo punto di vista; valutare un nuovo orizzonte o la possibilit&agrave; di addormentarti guardando la tv. Ma se &egrave; una finzione quella che osservi come pu&ograve; essere pi&ugrave; vera di quello che immagini? Bisognerebbe smettere di decorare, bisognerebbe fare, senza dire (magari si, qualche bacio una lettera e, se serve, un testamento). Ed &egrave; il fare che rende possibili l’accorgersi. Una volta che ti sei accorto sarebbe il caso di valutare. Dopo aver valutato c’&egrave; da considerare. La considerazione ti porta alla razionalizzazione. Quanto razionalizzi te ne accorgi. Sogno o realt&agrave;. In ogni caso qualcosa che c’&egrave;, che rimarr&agrave; e che pu&ograve; davvero renderti felice. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>07/06/2009 14.32.31</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ My Dearest Friend... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29975 ]]></link>
			<description><![CDATA[ I&acute;m gonna die of loneliness, I know<br />
I&acute;m gonna die of loneliness, for sure<br />
<br />
I&acute;m gonna die of loneliness, I know<br />
I&acute;m gonna die of loneliness, for sure<br />
<br />
My dearest friend<br />
You&acute;ll soon begin to love again<br />
To love again ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Devendra Banhart ]]></creator>
  			<date>24/04/2009 22.56.08</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cielo azzurro con sole... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29974 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Scrivi un sms a tua madre. Ovviamente la tecnologia non &egrave; cos&iacute; radicata nei suoi usi e consumi. Ma se la cava. Cerchi per&ograve; di facilitarle il compito e riformuli, trascrivi, ripensi, rimugini sulla domanda che stai per farle. Le dai la facolt&agrave; di rispondere tranquillamente con un banale si o ponderato no. E’ chiaro che deve essere questa sia la sua possibilit&agrave; sia il tuo obiettivo. Al momento ancora niente. Ovvio che si potrebbe fare un passo indietro e ragionare sulla sua affermazione iniziale, sempre via centosessanta caratteri, che forse, nei suoi intenti, non avrebbe dovuto lasciare capacit&agrave; di replica e che la mia, abbia gettato pi&ugrave; sconcerto che sicurezza. Ora &egrave; il momento della stasi. Sia io che lei potremmo essere bloccati su quanto ci stiamo complicando la vita e che, forse, faremmo meglio a telefonarci, ma anche sulla palese certezza del "io ho scritto giusto e inteso giusto, lui pure". Festa finita, insomma. Comunque, fin ad ora, niente. La velleit&agrave;, inoltre, di questo ragionamento si mostra ancor pi&ugrave; marcata in un momento di pausa, con te e biscotti, che cerca inutilmente di alleviare il dolore per l’impossibilit&agrave; di uscire e avvolgermi di questo cielo azzurro con sole. Ho fatto l’errore, prima, di girovagare e gustarlo un po’. Rientrare &egrave; stato faticoso quasi come una scalata e la voglia si &egrave; ammorbata non so pi&ugrave; dove. Forse sarebbe meglio concentrarsi e quanto meno capire se, alla fine, questa sera, dovr&ograve; tornare a piedi o riuscir&ograve; ad incontrarla e ottenere un gratificante passaggio. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>18/03/2009 17.09.58</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Con qualche graffio... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29973 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sono completamente immobilizzato. Il sole si mostra forte in questo febbraio, che alla mattina &egrave; freddo e alla sera disegna ancora un ricordo nevoso, eppure la stanchezza continua a vincere. E’ un piccolo brivido che ti segue un po’ ovunque. Poi devi passeggiare, meglio non sedersi, per placare il nervosismo che ti prende. Una gestione che dovrebbe rientrare nella normalit&agrave; ma che ogni tanto sconfina nel "troppo". Cos&iacute; prendi un foglio bianco, uno scarabocchio, un sms, una telefonata, ricerchi una conferma. Giusto per essere sicuro di non aver gettato in aria mille pensieri senza senso. Ti rifugi in qualche canzone stridente / melodica / melensa che ti permetta di scappare verso altre destinazioni o, quantomeno, verso altri pessimistici problemi. Alla fine ce li si pu&ograve; anche inventare; si pu&ograve; ricamare anche su una frase, una parola o un’idea. E da li perdersi, e spostare il proprio centro di attenzioni. E continuare a muoversi, fino al raggiungimento di uno stato che possa assorbire il rossore degli occhi fino a farli diventare completamente neri, completamente bianchi o di un intenso grigiore composto da mille colori diversi. Assaporando il gusto di aver trovato un cuscino su cui distendersi. Di aver trovato una nicchia dove poter rimbalzare, senza troppo dolore, con qualche graffio che risultano, in realt&agrave;, un semplice solletico. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>24/02/2009 12.14.05</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Because? ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29972 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Because the world is round it turns me on<BR>
Because the world is round...
<BR><BR>
Because the wind is high it blows my mind<BR>
Because the wind is high..
<BR><BR>
Love is old, love is new<BR>
Love is all, love is you
<BR>
<BR>
Because the sky is blue, it makes me cry<BR>
Because the sky is blue... ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Because, The Beatles ]]></creator>
  			<date>16/01/2009 16.02.39</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Occhi chiusi. Cosa dovevo dire? ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29971 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Distrattamente guardo alcuni appunti abbandonati su di un foglio qui, tra i miei gomiti e la tastiera. Un piccolo lago bianco immerso nel nero. Qualche frase, qualche ipotesi direi, un disegno persino e qualche scarabocchio. Muovo la testa in base al ritmo di ottantotto tasti pesati ben governati. Mi alzo cerco un libro. Prima fila, niente. Seconda fila, diventa pi&ugrave; impegnativa ma ancora niente. Terza fila. Lascio stare. Nel caos ordinato che mi ritrovo ad osservare vige una sola regola: non serve e non c’&egrave; bisogno di ordine; &egrave; sufficiente ricordarsi esattamente dove ogni singola cosa giace in attesa. Torno alla poltrona, sicuro che fra un attimo, il tempo di una canzone, qualche nota ancora, il lieve amplificare di un pedale, un minimo di virtuosismo grafico, altre due o tre segni su quello stesso foglio, siano un insieme perfetto di gesti fino all’illuminazione. Caff&egrave;. Una mano alla tazzina, l’altra al mouse tra file sonori e video sconosciuti, fino ad un click che pare il conteggio di un direttore. Ancora niente. Potrei forse lasciar perdere. Con lo stesso meccanismo per il quale, dimenticato qualcosa da dire, si torna al punto di partenza della propria azione. Per ricreare, credo, in qualche strano modo, un’immagine che dovrebbe aiutare le proprie sensazioni. Immobile, come se non ci fosse nulla. In silenzio. Occhi chiusi. Cosa dovevo dire? Cosa dovevo dire? E poi, forse, tutto svanisce nel nulla oppure ritorna prepotente. Nel frattempo. Ancora niente. La voglia di alzarsi ancora, di ricercare, magari di cambiare angolo della libreria &egrave; forte. Ma il dubbio che ci sia una sconfitta, dietro quel nuovo spigolo, ancora, lascia che il retrogusto di un ennesimo niente rimanga un po’ un ricordo. Alla fine, ci speri, ti verr&agrave; in mente. Scoprirai dove cercare perfettamente, senza il minimo sospetto, diretto e preciso. Sempre che il libro ci sia. Sempre che non sia solo immaginazione, o deduzione, o auto convincimento, o presa di posizione. Magari &egrave; solo un pretesto, una scusa; se non c’&egrave;, o non lo trovo, lo posso comprare. O probabilmente, dovrei sistemare un minimo questo caos. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>17/12/2008 22.06.55</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Poi lo scrosciare cede... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29970 ]]></link>
			<description><![CDATA[ L&acute;ufficio era bollente. Il cronotermostato fermo ad un doppio bogey dal par. Troppo. Aperta la finestra e il calo &egrave; quasi drammatico. Ma ascolti questa incessante pioggia. I colleghi che arrivano. Qualche "ciao", qualche lieve discussione, qualche chiacchiera sportiva. Poi lo scrosciare cede, l&acute;aria nuova inizia a percepirsi, l&acute;abitudine a stabilizzarsi. Un rumore di fondo ormai assimilato. Piove un po&acute; di meno, forse. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>06/11/2008 10.18.20</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Mad World... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29969 ]]></link>
			<description><![CDATA[ All around me are familiar faces<BR>
Worn out places, worn out faces<BR>
Bright and early for their daily races<BR>
Going nowhere, going nowhere<BR>
And their tears are filling up their glasses<BR>
No expression, no expression<BR>
Hide my head I want to drown my sorrow<BR>
No tomorrow, no tomorrow<BR>
And I find it kind of funny<BR>
I find it kind of sad<BR>
The dreams in which I&acute;m dying<BR>
Are the best I&acute;ve ever had<BR>
I find it hard to tell you<BR>
&acute;Cos I find it hard to take<BR>
When people run in circles<BR>
It&acute;s a very, very<BR>
Mad World<BR>
Children waiting for the day they feel good<BR>
Happy Birthday, Happy Birthday<BR>
Made to feel the way that every child should<BR>
Sit and listen, sit and listen<BR>
Went to school and I was very nervous<BR>
No one knew me, no one knew me<BR>
Hello teacher tell me what&acute;s my lesson<BR>
Look right through me, look right through me ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Gary Jules ]]></creator>
  			<date>31/10/2008 10.38.22</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ti entusiasma... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29968 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci si potrebbe chiedere se, alla fine, tanta fatica, poi si trasformi in puro piacere. Leggi commenti ad alcune foto e scopri che altri, come te, stanno provando una strana fatica al braccio, una sana stanchezza mentale, una dolorosa gioia che un po&acute; spaventa e una rammaricata serenit&agrave; di tranquillit&agrave;. In fondo, perch&eacute; raccontarla, se non si &egrave; gi&agrave;, a questo punto, tramutata in irrefrenabile contentezza e in immancabile tristezza per averla conclusa, senza tralasciare un pizzico d&acute;inevitabile e tanto goduta attesa che riaccada? Te lo domandi, mentre con la mente riassapori la gustosa sensazione di un silenzio che ti lascia solo, nudo, inerme, in un campo verde. Dopo un continuo (per fortuna), inesorabile, ritmico e roboante canto d&acute;aria, fatto di schiaffi, di colpi, di tagli, di folate, di cadute, di precisione, di rimbalzi. E non hai una risposta certa; solo un&acute;ombreggiata situazione che si manifesta, forse, dopo aver tolto degli occhiali da sole, anche se il bluastro sapore della sera tende lungo il suo abbraccio. Riscoprirai tutto mentre tornerai "a vita terrena" in macchina, lungo la via di casa, che in qualche modo, un po&acute; per vanto un po&acute; per sorriso, avrai sorvolato poco prima. Come si pu&ograve; evitare di urlare a squarciagola quell&acute;attimo. Quel secondo di consapevolezza nel quale un altro atterraggio si &egrave; compiuto. Magari con tanto, tanto vento al traverso. E perch&eacute; non farlo? Forse &egrave; lo stesso motivo che questa sera ha spinto mia madre a rimarcare, con un canticchiato "sono delle violette", l&acute;acquisto appena compiuto. Per donarne quella punta di particolarit&agrave; in pi&ugrave;, pari, in qualche modo, al fragoroso colpo di colore che quei delicati fiorellini ora offrono al centro del tavolo. E&acute; forse la stessa energia che mi permette di sorridere ad un rosso tramonto, che guardo da casa e non dal treno, grazie ad un passaggio offerto (o forse rubato) da due colleghi che mi ha regalato un&acute;ora. Una semplice ora, niente di pi&ugrave;, eppur cos&iacute; piacevole, cos&iacute; festosamente attraente. Il tempo solo di accorgersene ed &egrave; gi&agrave; passata. Tuttavia c&acute;&egrave; stata, e come il colore, come l&acute;aria, come un fiore, come un bacio, come una canzone, come una parola o come il silenzio, smuove la tua vita e ti entusiasma. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>06/10/2008 21.18.10</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Il freddo modo di farsi tua... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29967 ]]></link>
			<description><![CDATA[ C&acute;&egrave; un fascio di luce che si mischia al fosco grigiore di un cielo, che sta cercando di rischiarare. Pi&ugrave; in la c&acute;&egrave; gi&agrave; il sole, e pensare che questa mattina ha anche piovuto. Per fortuna, una volta, un ritardo del treno ha salvato una corsa raso muro in cerca di copertura. Dall&acute;alto del piano il luccicare di palazzi lontani non mi impedisce di scoprire e ammirare uno strano mondo fatto di tetti, antenne, comignoli, mattonelle, parabole, colori, riflessi, campane e suoni di chiese lontane. E&acute; un piacere che non riesco ad affrontare. Ogni volta, ad ogni occasione in cui posso farlo, misuro i luoghi che conosco di una Milano che adoro. Che prima di raggiungerla dall&acute;alto, si rivela in lunghi muri, nel traffico, nello smog, nel delirio di attraversare, tra tram, macchine, biciclette, scooter, altri pedoni, cani e una folata d&acute;aria sporca agitata da un bus. Qualche scritta che proprio stona e i concerti che apriranno una stagione invernale che un po&acute; tarda un po&acute; si fa sentire. Non ci si pensa neanche, che bastano cinque piani per scrutare un Duomo completamente virato in grigio, inaspettato tra qualche altro palazzo. E se &egrave; un po&acute; che il nove – diciotto non lo ascolti cos&iacute;, quasi non si fa sentire. Sembra solo un sottofondo a un gruppo di pensieri sparsi che si ordinano pian piano camminando. Cambia tutto e sembra tutto lo stesso di sempre. Non ti appare pi&ugrave; cos&iacute; ostile e facilmente ritrovi punti di riferimento di mille ricordi. Come se stessi volando e ogni due minuti confronti la cartina con il mondo che ti appare. Li il ristorane, chiuso ancora, la, l&acute;edicola, qui l&acute;incrocio, qualche lavoro e qualcosina che in tutto questo immaginare, richiamare, appare come fosse un&acute;opera prima. Almeno per te, e non per altri, forse. Senza contare, ancora, i piccoli progetti che cambierebbero il tuo modo di tornare a casa. Magari un aperitivo, un giro di shopping o un semplice frullato fresco. Perch&eacute; sai, che con questa luce che sta cambiando, pi&ugrave; tardi far&agrave; caldo e gli abbigliamenti si muoveranno un po&acute; nel tempo un po&acute; nelle stagioni, tra un coprirsi estremo e un quasi spogliarsi. Ed &egrave; questo che ti affascina di pi&ugrave;. Il freddo modo di farsi tua. Lo strano piacere di comprenderla a tuo criterio. Un piacere che, fortunatamente, si rinnova come il piacere di un cono gelato, con i tuoi due gusti preferiti. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>29/09/2008 12.21.05</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Un angelo senza ali... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29966 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Quando arrivi tardi, il treno, le commissioni, le dimenticanze, il traffico, un incidente, l&acute;amico, il vigile o chiss&agrave;, il cielo, credi che a correre rimarrai da solo. Il piacere del crepuscolo sta gi&agrave; abbandonando l&acute;idea del giorno e ti affretti per cercare di recuperare un tempo unico. Scendi, il cronometro, le scale, speriamo la scarpa non si slacci e parti. Prime centinaia di metri e focalizzi il concetto che ti accompagner&agrave;. Poi l&acute;argine di un canale, un piccolo tratto di natura tra acqua e moscerini nascosti da foglie pendenti. E c&acute;&egrave; gente. Altre persone, matte, come te, che corrono mostrandosi il pi&ugrave; possibile nella fioca luce. La differenza che gli distingue rispetto alla tua apparenza: loro stanno per esaurire il loro giro e remano forte contro la fatica, mentre tu millanti ancora molto fiato con cui salutare. Eppure, e c&acute;&egrave; anche qualcuno che afferma di vederti "carico", &egrave; solo un&acute;apparenza formale. La stanchezza avr&agrave; sicuramente un vantaggio. Da qualche parte, trover&agrave; il modo di pungerti. Eppure, i primi otto minuti, sono stati interamente corsi con un morso attanagliante alla milza. E&acute; tanto che non provi pi&ugrave; un risveglio. Ogni mattina, la luce spalanca i tuoi occhi come una boccata estrema d&acute;ossigeno, come se la notte fosse un continuo respiro soffocato. Il sonno che manca e appesantisce la schiena. Il rossore della radiosveglia che incontra continuamente la tua attenzione. Abbandoni l&acute;angolo di piacere che ti salva dall&acute;asfalto e ti concentri nuovamente inseguendo i tuoi pensieri. E&acute; il primo giro, e sicuramente, nel prossimo ti servir&agrave; avere un&acute;idea. Qualcuno rientra a casa, chiude il cancello, spegne il motore, regala un nuovo silenzio. Ne senti persino il sospiro di sollievo. E il tuo ansimare, invece, si frappone alla traccia di un libro, al sentore di futuro, all&acute;incertezza di quella curva, al desiderio di scappare, a ci&ograve; che potrai essere e il perch&eacute; questo accada. Riverberi, strascichi, pizzicori di una televisione bluastra ti accompagnano, mentre ti addentri nella sera, che ormai, arriva presto. Eppure, c&acute;&egrave; ancora un&acute;emozione che non ti fa dormire, un sorriso che ti fa riposare, una canzone che ti fa canticchiare sereno, uno schema che stai costruendo. In fondo non si tratta altro che di incasellare un tassello dopo l&acute;altro, come i passi che ti conducono in questa corsetta. Come in un sommario. Premessa, introduzione, prefazione costruendo un gomitolo di sogni susseguenti. Semplice tempo. Eppure; eppure ti senti un angelo senza ali, disteso sul mare, in attesa dell&acute;oscurit&agrave;. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/09/2008 14.56.48</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Nuova naturalit&agrave;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29965 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Mi sembra di essere rinchiuso in una sfera di energia protettiva. O forse, molto pi&ugrave; semplicemente, ne sono chiuso fuori. Intoccabile, impenetrabile fluorescenza di energia. Difficilmente scalfibile, assolutamente incomprensibile. Semplicemente una bolla. Luminosa staticit&agrave; elettrica, immersa in un liquido scuro e poco trasparente. Un aereo si immerge in una nuvola grigia. Potresti non vederlo pi&ugrave; uscire; ma non significherebbe la sua scomparsa totale. E’ sufficiente cercare uno spiraglio nel quale vedere oltre. Tanto, per quanto piove, sarebbe pur impossibile guardare in alto. Sarebbe meglio chiudere gli occhi, ed ascoltare l’acqua. Sognare una nuova naturalit&agrave; immersa nella schiuma. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>03/09/2008 17.20.26</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Is the fact... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29964 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Asking someone why they love to fly is almost like asking someone why they love Picasso. The beauty is the fact that you can´t really describe it. It´s something you have to behold. Fly takes you into another dimensione--literally. As ground-based people, we walk this way, we drive that way. But in the airplane, we go this way. And we add an entire dimension. We see, feel, and experience things that people who don´t fly will never know. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Barry Schiff, Aviation Safety Exper / Pilot, in One Six Right ]]></creator>
  			<date>08/08/2008 22.01.16</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E questa notte di fine luglio... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29963 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Non che stia facendo un’estate calda. Qualche volta &egrave; molto calda, capita che lo sia tremendamente, poi la sera arriva un temporale, di quelli forti con i fulmini e l’aria fresca che ti investe. Ci sono stati anche giorni grigi e freddi. Un misto strano, senza stagione. E stasera &egrave; una di quelle serate. A guardare il cielo &egrave; un continuo sferzare bianco, ma senza una pura limpidezza. Uno strato di nuvole nere si scosta velocemente, prima di richiudersi; il tempo di un bagliore. A colpire con un obiettivo sincronizzato ogni quindici secondi, questa sinfonia di luce, si scoprirebbe la nebulosa sensazione che rumoreggia ancora lontana. Radio spenta. Negozi chiusi. Nessun vociare per strada. I lampioni gialli a macchiare il piacere del cielo, ad allungare ombre che scappano impaurite. Un signore, capelli e barba, bianchi e lunghi, cerca la via di casa; una pedalata veloce, per evitare un’acqua che si sta facendo attendere con poca pazienza. Centinaia di metri ancora, mentre ad ogni curva, ad ogni invasione dai finestrini, qualche gocciolina di antipasto mi raggiunge. Un piccolo assaggio, di quello che potrebbe essere, di quanto potrebbe capitare. Foto dopo foto ad immortalare la mia espressione assente. E’ una forza che non si vuole contenere, che non si riesce a placare, fino ad ora. Sar&agrave; una notte senza afa e un sonno riposato. Eccola. Sul tetto, sulle vie lontane, spostata dalle ruote di quale ritardatario. A zittire tutto. A tranquillizzare tutto. Non un lento crescere, ma un mantello che piano piano ti avvolge. Rinchiuso nel buio della tua stanza ti concentri su questo sottofondo, insieme alle ventose incitazioni che stracciano un assolo. Non &egrave; ancora tutta per te. Ma ormai manca poco. Puoi concederti al silenzio del tuo riposo. Perch&eacute; ci sono serate, in quest’estate, nelle quali piove e arriva un temporale. E questa notte di fine luglio, &egrave; una di quelle. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>31/07/2008 0.51.21</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Non aveva pi&ugrave; munizioni... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29962 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Su un Macchi c&acute;&egrave; il sergente Serafini. Di colpo, le sue armi si bloccano: sono finite le munizioni, e i P38 stringono... Dritto davanti a s&eacute; il pilota americano vede la striscia scura dell&acute;italiano ingrandire rapidamente, mostruosamente. Ma quello non gli d&agrave; nemmeno il tempo di gridare... Il Macchi si avventa violentemente e con fredda precisione sul muso del nemico. Ora, un ammasso di rottami avviluppati in un tragico abbraccio cade assieme, disordinatamente. Il sergente Serafini non aveva pi&ugrave; munizioni. Gli restava l&acute;aeroplano e ha usato quello. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ I Soliti Quattro Gatti, Giulio Lazzati ]]></creator>
  			<date>22/07/2008 20.48.06</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Potrebbe essere cos&iacute;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29961 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Capita che voglia sognare. Anche di notte, come di giorno. Cos&iacute; cerco ispirazione in qualche immagine o in qualche racconto che ho potuto scoprire, magari, casualmente. Arraffo qualche possibile idea irrealizzabile da un mercatino dell’usato. Provo immagino misuro cimento coloro ipotizzo. Come se stessi giocando con il "riempi gli spazi con il puntino" della piacevole e semplice enigmistica. Un pennarello, delle porzioni di immagini non riconoscibili, e il meglio fra quanto &egrave; possibile possedere: la propria fantasia. Un solo istante nel quale il mio sguardo afferra e riconosce in cielo un rombo famigliare, e quando &egrave; quel momento una dopo l’altra scrutano con interesse ci&ograve; che sto creando, per parteciparvi all’occorrenza. O solo per assistere a questa nuova invenzione. Ripiego e rimescolo come colla vinilica e carta tutto quello che ho imparato, appreso. Le mie fortunate esperienze. Quanto mi &egrave; stato detto, le lezioni, gli incoraggiamenti. Diffondo le mie paure fino a renderle cristalli nello sbuffo di un nuovo respiro. Cos&iacute; fino a trovarmi in un altro luogo, in un altro tempo, in un altro mondo. Cosciente che non &egrave; vero, sapendo che mi tradir&agrave; a breve o se &egrave; concesso, finch&eacute; non sorga una nuova alba. A volte basta chiacchierare alla macchinetta del caff&egrave;, quando il sole &egrave; gi&agrave; molto pi&ugrave; presente nella giornata, per allontanarsi nel silenzio e nella profondit&agrave; scura delle proprie pupille. Come se vi fosse un lungo sentiero invisibile a chiunque e percorribile solo a memoria, senza alcuna possibilit&agrave; di ricevere un aiuto, un segnale che indichi la direzione corretta da perseguire. Per poi ritornare velocemente e recuperare lo sguardo fisso su un punto desolante e insignificante del mondo reale. Sapendo quanto niente di quello che riesco a plasmare sia veritiero (se non per la semplice opportunit&agrave; di copiare ed incollare a dovere qualcosa di gi&agrave; vissuto) ma che viva in quel limbo, che ritengo magico, del "potrebbe essere cos&iacute;". Nascosto tra la paura che cos&iacute; non sia e la gioia di saper che non lo sar&agrave;, perch&eacute; vivr&agrave; di quel tremare e in quel sudare del momento. Nella stanchezza, nell’euforia, nel timore, nel vento di quel singolo secondo volato. Posso essere ovunque e in qualunque modo. Posso essere in qualunque situazione, in ogni attimo gi&agrave; studiato. Posso verificare e ricontrollare, spostarmi nel tempo di ogni azione che conosco. E c’&egrave; qualcosa, nelle mie braccia, che mi permetterebbe di verificare che sia cos&iacute; vero, cos&iacute; reale come riesco a sognare. C’&egrave; qualcosa nelle mie gambe, che mi permetterebbe di rincorrere ogni mia fantasia, ogni miraggio che in breve scompare. Per fortuna, c’&egrave; qualcosa nella mia mente, che mi permetterebbe di farlo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>30/06/2008 21.53.13</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sono passati due anni... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29960 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sono passati due anni. Settecentotrenta giorni dal primo gradino compiuto per ricevere un mandato speciale: la possibilit&agrave; di scoprire un mondo completamente nuovo, incredibilmente diverso, straordinariamente poetico. L’occasione di giocare con il cielo. Una magnifica e stupenda idea nascosta da due bianche estremit&agrave;. Lo immaginavo da tempo, lo sognavo da sempre e ci sono arrivato. Non posso far altro che guardarmi compiaciuto, di aver vinto la paura, il timore, le angosce velate in una nuvola, visibili solo al vento. Poche, davvero poche, sono le ore nelle quali, le mie ali, si sono colmate di gioia nello slancio verso un ignota sfera dalle sinuose tonalit&agrave; dell’azzurro. Dovresti sviare gli impegni, i costi, la pigrizia e il tempo e dedicarti senza mai smettere. In cuor tuo sai perfettamente ci&ograve; che ti piacerebbe fare. E sarebbe l’esatto opposto di smettere. Vivresti unicamente di aria e studieresti ogni possibile giravolta e governeresti ogni ipotizzabile capogiro. Due anni di vita che continuano a correre, con una velocit&agrave; incredibile, con il piacere di ci&ograve; che ti solletica il palato, del piacere di ci&ograve; che ti agita e che ti impegna, del piacere di un viaggio in treno, del sapore strappalacrime di un quartetto d’archi o di una risata in macchina cantando a squarciagola. Due anni che sembrano cos&iacute; lontani. Come le scie d’aria cristallizzata di un volo ben oltre le nuvole, pi&ugrave; in la della pioggia, quasi ad abbracciare il sole. Un contatto con la cloche che ti manca, che ricerchi e scruti in qualsiasi gesto, occasione, opportunit&agrave;. E’ un intera coltre di pensieri quella che ti circonda. Non &egrave; solo una cosa ben specifica. E’ la pi&ugrave; nobile delle operosit&agrave; umane concesse. Radente alla terra e con un balzo fino alle cime di quegli alberi. E ancora di pi&ugrave;. Basta giocare con le forze di una natura severa, ma che ti lascia spazio. Peccato debba finire, qualche volta. Sembra quasi perduto il ricordo del volo di prova, della prima lezione: "Ora lo porto in volo livellato, poi &egrave; tutto tuo". Riuscirei a commuovermi se continuo a pensarci. La fatica fino alla spalla, delle prime mezz’ore. L’attesa chiacchierando con veri piloti, non concedendosi la minima idea di poter affrontare qualche discorso. Eri un semplice e sgargiante allievo pilota. E rimuginare, che in realt&agrave;, lo sei ancora. Lo si &egrave; sempre. Neanche la pazzia mi spingerebbe a volare senza aver "ripreso" i comandi. Senza aver ripassato bene le regole del diporto. E’ un’intenzione che nasceva e che spingeva. Fino al suo completamento. E’ un cammino tanto lungo, che &egrave; meglio non fantasticarci. Tanto, lo sai, difficile finisca. In un modo o nell’altro, ti ritroverai nuovamente ad osservare questo spassoso complimento alla tua vita. Ancora una volta, magari, in un’altra forma. E ancora, cambiando disegno. Ancora. Un brivido allo stomaco, nel guardare uno strapiombo. Prima di un vertiginoso tuffo. Un sospiro, prima di lanciarsi in una nuova avventura. Sensazioni togli fiato, come una cascata improvvisa in un monotono paesaggio montano. Due anni fa. E qualcosa &egrave; cambiato radicalmente. Raggiunta la conoscenza di ci&ograve; che ti sembrava impossibile, l’idea &egrave; cresciuta ed &egrave; diventata adolescente. Una presa di coscienza che non mostra soltanto il puro godimento. Ma una cognizione basata sul reale avvenimento, che si compie cos&iacute; spesso ogni giorno. L’affermarsi della volont&agrave; di abbattere la gravit&agrave; e scivolare sulle corde tese di un estasiante passatempo, dove regole e autorit&agrave; molto forti devono essere costantemente garantite. Appagante possibilit&agrave; per sentirsi vivi. Un’essenza che pulsa e che esplode quasi costantemente. Nel raccontare, nel scegliere un’immagine, nel tentativo, ancora non riuscito, di descrivere sensazioni ed emozione ricevute. Nel rispondere al perch&eacute;, nell’affrontare una paura, nella incomprensione altrui, nel sorriso provocato dall’imbarazzante e sincera trepidazione dell’ascoltare. Nelle brutte notizie che colorano stelle lontane. Nell’attesa di una domanda, nel sognare ad occhi aperti, nello scrutare il cielo, nel descrivere la vita delle nuvole. Nel sopportare pazientemente che accada nuovamente. Ed &egrave; successo, solamente, due anni fa. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>18/06/2008 17.58.00</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Poco pi&ugrave;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29959 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ventisette e zero cinque. Un gatto statuario come un gufo che sovrasta la sua notte osserva. Immobile il suo manto tigrato di sfumature del grigio riflette il verde giallognolo degli occhi lucenti. L’imbrunire ha ancora sonno e la luce del sole cerca di valicare i tetti di case sconosciute. Al termine di qualche gradino, prima dell’ingresso di casa, un lupo, poveramente magro, impietoso come una sfinge, non sazio della rigidit&agrave; del suo corpo osserva. Dalla terra bruciata al nero corvino un eco nell’attesa dell’ombra. Silenzio. E nella stretta retta che divide i due aspiranti spettatori, il mio passo sembra immobile. Come nelle pi&ugrave; apprezzate prove di stile cinematografiche la telecamera indugia, il tempo si appresta a fermarsi, la musica a scomparire, la luce a concentrarsi. Assente tra i testimoni di qualcosa che si svolge molto pi&ugrave; distante, coperto dal sapore dell’istinto. Fletto lievemente un labbro gettando con foga un esalazione dirompente che profuma di fatica. La fiera tigre sopra la mia spalla sinistra non si scosta ne vacilla. Una goccia scivola stridente su ogni singolo millimetro della mio sopraciglio, prima di spiccare un viaggio infinito. Vaga nel vuoto oltre i miei capelli per un’eternit&agrave;, sudando in lontananza il pronto e sordo abbaio. Ventisette e zero sei. L’occhio si dilata nella convinzione che il respiro riuscir&agrave; a sforzarsi ancora una volta. Il gracile fregare dei ciottoli sotto la scarpa accompagna l’inesorabile inerzia di un gomito che spinge in alto una mano speranzosa. Il ginocchio salta trascinando con se tutta l’anca verso un altro passo. L’aria si completa e il mio corpo la brucia in un lampo, prima che l’acqua sia a terra, prima che la mano perda gravit&agrave;. La bocca si strozza, il mondo si oscura e gli occhi si chiudono in un flash automatico. La schiena s’inarca cambiando il ritmo a tutto il fisico. Respiro seccando velocemente la superficie arrossata delle labbra. La camera si ferma, statica, sulla smorfia di dolore imbevuta di sale. Ancora silenzio. Ancora nessun movimento. Ancora, tutto, inesorabilmente calmo, implacabilmente scuro. Sento i polmoni stringere il petto prima di una nuova battuta, prima del nuovo balzo. Pum. Ventisette e zero sette. La luce ritorna. L’imbrunire ancora evita di assistere e il sole si mostra entro qualche spiraglio. Ancora cinquanta metri, poi mi fermo. Nessuno scatto, nessuna rincorsa, non un singolo suono. Solo il mio balzare gravoso, fino a poco pi&ugrave; in l&agrave;. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/04/2008 21.35.28</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Familiar feeling... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29958 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Nothing can come close<BR>
Nothing can come close<BR>
Nothing can come close<BR>
<BR>
I never doubted it<BR>
Whats for you will not pass you by<BR>
I never questioned it<BR>
It was decided before I asked why<BR>
Its all there ever was<BR>
And its all there ever will be<BR>
How could you have questioned us?<BR> 
Its yourself you deceive<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
<BR>
Hush now<BR>
No need to say the words<BR>
At first sight you perfectly heard<BR>
Love in all its entirety<BR>
Is no less than we deserve<BR>
<BR>
I saw, your face<BR>
Some place<BR>
I felt this feeling before<BR>
Is it deja vu? <BR>
Do I somehow know you?<BR> 
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
<BR>
(ever speaking)<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
Nothing can come close ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Moloko ]]></creator>
  			<date>14/01/2008 10.41.25</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Come... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29957 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Come foto patinate che espongono cornici diverse, a volte sogno ad occhi aperti. E mi piace. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>03/01/2008 20.44.46</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Assopisci ed attendi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29956 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Aspetti che la linea E ti conceda un passaggio, a pagamento ovviamente, che ti serve per accelerare il percorso di suppergi&ugrave; tre chilometri che ti separano dal secondo dei tre mezzi di trasporto, che ti condurranno, dopo una scalata di tre piani, alla sfida con la serratura di casa tua. Stasera guarderai, o meglio, cercherai di ricordarti di verificare se impiegherai suppergi&ugrave; tre minuti con il terzo dei tre mezzi avvicendamenti mobili dall’ultima stazione al tuo garage. In quel caso tenderesti ad affinarti sulla tabellina del tre per cercare di non sprofondare in una desolante tristezza da pendolare. Tre chilometri, tre mezzi, tre piani, tre minuti, soli due giri di chiave, una stella e il cielo che si sta schiarendo, cavalcando onde di un vento che fra non sai ancora quanto, sosterrai in almeno tre giri di corsa. Intuisci per quello che hai compreso osservando: il cielo ora &egrave; tinto di nero e fai affidamento su tre fattori. L’aria, le poche stelle che scorgi, il sole d’oggi pomeriggio. Certo, vi &egrave; una delle classiche eccezioni che confermano la regola. Dietro la tua nuca potrebbe esserci un alto cumulo spumoso e bianco che si frappone fra te e la visione del mondo dallo spazio che t’inquadra. Non ti volti neanche, per il solo sospetto che la tua moltiplicazione serale risulti non essere pi&ugrave; matematica. Chiudi gli occhi, invece, e ti rilassi ciondolante alla stanchezza, mentre il primo conducente a cui ti affidi approda con una semplice manovra evasiva contro la strada. Ti accoglie e ti prepari, aggrappandoti come meglio riesci, a fronteggiare ripetute e piccole accelerazioni prima di altrettante frenate. Hai dormito poco, venerd&iacute;, molto sabato, indifferentemente domenica, variando cos&iacute;, in tre giorni, qualsiasi principio di sanit&agrave;. E ora accusi il colpo. Ti sei chiesto: perch&eacute; non dovrei farlo, non &egrave; che sei malato e perch&eacute; non sei andato a letto prima. In ogni modo ti saresti avvolto della penombra dei tuoi occhi socchiusi al limite, prima di cedere alla forza che ti allontanava dal letto. Lentamente cercavi di lasciarti andare, ma pi&ugrave; ti concentravi pi&ugrave; irrigidivi i tuoi sensi, pi&ugrave; non riuscivi. Simile a quando vorresti sbadigliare e pi&ugrave; ci pensi, meno ce la fai. Una cosa del genere, ma affrontato non solo mentalmente, ma quasi solo fisicamente. La teoria aveva lasciato facilmente il posto alla follia che si mostra nei sogni. Un sogno del quale ricordi poco e / o quasi niente e sempre pi&ugrave; assurdo ti appare. Un sogno fatto di contrastanti repliche e affronti che si contraddicono. Sei colmo, e mai tanto sfitto. Ricurvo su una tappezzeria blu sudicia riassapori la rabbia del treno perso venerd&iacute; sera che oggi invece ti ha aspettato. In una fermata buia, con una piccola luce ad illuminare il cartello locale, ancor prima che il convoglio riparta, ti chiedi se quella cupola nera sia sempre chiara. Il vento che potrebbe tergere &egrave; bloccato da vetri segnati da varie firme, e affacciandosi oltre non apparirebbe vero. Quello che ti era quasi scientificamente vero prima, ora potrebbe essere completamente diverso. Risulta essere un non sapere che non si sveler&agrave; mai. La condizione di partenza non sar&agrave; quella di arrivo e, anche se fosse, l’intermedio processo non potr&agrave; essere affrontato ufficialmente. Cos&iacute; abbandoni una convinzione che poteva essere tua a favore di un’idea che si manifester&agrave; senza essere scelta. Eppure, sai, il cielo &egrave; sempre quello. E’ una lunga volta che abbraccia tutti e tutto. Senza un inizio e senza una fine. Un’altezza, certo, ma che non cambia la sostanza sulla distanza da un punto A ad un punto B appartenenti allo stesso piano. C’&egrave; uno strano profumo che sta scomparendo come novit&agrave; al tuo olfatto che non sai da dove provenga. Se non lo riconoscessi, potrebbe essere il tuo notebook che brucia sopra le tue gambe, tanto scalda. Ma per quanto fa freddo fuori, &egrave; anche comodo. Il problema &egrave; che non sai quanto faccia freddo fuori, finch&eacute; tu rimarrai dentro. Sapevi che, prima, faceva un po’ freddo. Forse lo far&agrave; di nuovo, quando uscirai per poi scomparire, raggelare, riscaldare, soffrire, sudare, coprire, destare. Se non hai sbagliato i calcoli, che in mondo senza logica potrebbe capitare, mancano solo tre fermate prima del tuo ultimo breve viaggio. L’impossibilit&agrave; di capire tutto ci&ograve; che cambia, in ciascuna delle tappe da completare, rende ogni cosa, in fondo, una piacevole sorpresa. Quindi spegni, assopisci ed attendi. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>04/12/2007 0.38.43</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Non accadere mai... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29955 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Credi e ti convinci che qualsiasi cosa ti capiti, sia speciale. Ne cerchi un amplificato significato. Te la racconti e te la figuri come sempre un avvenimento unico. Ogni piccolo gesto pu&ograve; e ti sembra importante; ogni concessione, ogni minuto un prezioso regalo. Questo tuo arruffare, a volte, lo consideri anche un pregio. Insomma, pi&ugrave; che altro ti dici che cercando di rendere qualsiasi cosa che fai, un minimo speciale, quello che ti circonda venga al tuo stesso modo valutato. Eppure, ognuno ha il suo metro di giudizio, la sua scala, i suoi valori e, nella grande maggioranza dei casi, &egrave; differente dalla tua se non addirittura completamente l’antitesi. Devi riuscire a prevaricare quella misura e riuscire a leggere ci&ograve; che non sempre &egrave; visibile. In fondo, per affrontare qualcosa non ne puoi fare a meno. E’ come se volessi pilotare un sognato biplano senza considerare, non tanto l’aerodinamica che ne governa il movimento, ma fin da principio l’aria che ti raser&agrave; il tuo viso, fredda d’inverno, fresca d’estate. In quel vento, per coordinare perfettamente una virata, in quel caso si, dovrai leggere oltre. Dovrai saper intuire e scoprire, non aver troppa paura ma umilmente esserne timoroso, dovrai in qualche modo affrontare la questione che tra forze, spinte e i tuoi gesti, dovr&agrave; esserci un unico simultaneo piacere. Perch&eacute; il piacere potr&agrave; essere veemente tanto quanto riflessivo, burrascoso tanto quanto pacifico. Ma il tuo obiettivo, alla fine, sar&agrave; quello di compiere un solo unico movimento che condurr&agrave; a quella magica atmosfera del volo. La bellezza di questa sfida (se in tal modo pu&ograve; essere considerata), poi, &egrave; che questo potrebbe non accadere mai. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>21/11/2007 17.16.37</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Molto. Decisamente troppo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29954 ]]></link>
			<description><![CDATA[ C’&egrave; vento. Molto. Decisamente troppo. L’aria punge prima il viso poi le mani, infine la mente. Ti sei preparato hai studiato il tuo piano di volo mille volte, lo sai a memoria, qualsiasi movimento, spostamento, anche ogni zona che cercherai di scoprire. Eppure, quella manica ti si volge contro troppo frettolosa. Devi quasi correre per non farti sfuggire almeno questa occasione. Hai valutato tutto cos&iacute; attentamente che potresti quasi considerarti un maniaco. Due parole, qualche certezza, frammenti di pensieri, e dovresti essere l&iacute; fermo, prima di quel momento che tanto bene riesci a provare quanto poco riesci a descrivere. Quella emozione che si pavoneggia come un formicolio, che gioca con le tue gambe e con i tuoi battiti. Quella sensazione, che un secondo dopo, svanisce colpita da cos&iacute; tante schegge di attenzione che devi seguire. Prima di quella tranquillit&agrave; che non ti sembra possibile, rispetto a quello che stai facendo e che abbandoni completamente, lasciata quasi al caso, quando avrai finito di fare tutto il tuo incredibile giro, per non doverla razionalizzare analizzare e rendere cos&iacute; banalmente terrena. Eppure il freddo spira lungamente da una parte fino all’altra dello spazio che vorresti occupare realmente felice. Pensi agli strumenti alle variazioni alla trotterellante danza che subirai da l&iacute; a poco. Cerchi di immaginarti campi colori e tutto quello che riuscirai ad osservare. Se li chiudi, quegli occhi attenti all’aria, riesci anche a vederti, come uno spettatore che pazientemente ti ascolta. Attendi qualcosa un segnale una scossa, forse solo l’idea giusta. E’ un’attesa strana perch&eacute; normalmente non vi &egrave; tanto da star vaghi. Non puoi approssimare. Non puoi navigare sulle sfumature. Ma pi&ugrave; conosci la tua nuvola pi&ugrave; ne stai alla larga e pi&ugrave; ti viene voglia di accarezzarla. Ed un cielo che ti affascina, quello che immagini, mentre guardi il buio di questa sera che ti accompagna a casa. C’&egrave; vento. Molto. Decisamente troppo. E non sempre si pu&ograve; volare. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/11/2007 15.23.18</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Il preciso momento... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29953 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Basta. Hai voglia solo di staccare un secondo. L’immagine del tuo desktop ti capisce. Ti comprende ed &egrave; quello che desideri. E’ il preciso momento in cui il tuo fiato rimane appeso alla tua vita solo tramite l’aria. Poi ti spinge pi&ugrave; in alto, scorrendo veloce sulle tue ali. Ti fa specie dire le "tue" ali, ma in quel momento non sono altro. Sono le tue fottutissime ali, la tua incredibile molla verso il cielo. "Oggi hai una missione... andiamo a scoprire un nuovo campo di volo". E quel tempo non &egrave; quello di adesso, purtroppo. Non &egrave; quello coperto da questa pioggia altalenante che inchioda il tuo senso di inquietudine nello stomaco. "Ma in realt&agrave; volevo andare a salutare il Po". Non &egrave; quello che ti carica per una sola notte in vie tortuose e solitarie prima di esser bruciate dal sole del giorno dopo. "No, ma quale Po, andiamo a nord". Non &egrave; quello che ti fa sentire rigorosamente stabile al centro di un vortice che non si vuole fermare. Guardi le tue mani che tremano. La fronte aggrottata fissa l’istante di quella foto di cui sei innamorato e, al tempo stesso, spaventato. "A Nord. E dove ci infiliamo per arrivare qui in mezzo?". Non sai cosa fare, temi, e il tuo pensiero non ti aiuta: se c’&egrave; qualcosa di positivo lo colora di nero; nascosto nell’ombra il dolore, cerca di tingerlo di rosa, verde, bianco, invano. Lo affoghi nelle note di un <I>requiem</I> ultimamente molto famoso. "Buon volo". E quell’istante passato lo rivivi caloroso come fosse fuoco. "Piano". Trattieni il fiato, manca ancora un batter d&acute;occhio, calmati, ci sei, lo senti, intenso alto fragoroso continuo incessante urlante. Silenzio. "Virata a sinistra e saliamo fino a mille piedi". Come vorresti fosse ancora quella domenica; tanto quanto vorresti fosse un altro giorno e che ti aspetti un’altra sera. Ad inseguire lunge e larghe strade che conosci bene come molte altre persone. Ora, forse, sono loro che tendono stupidamente il collo per scorgere chi sei e dove stai andando, timorosi o incuriositi, non ti importa tanto. Ti importa non essere qui, ora, a cercare di sciogliere il tuo pensiero tra piccoli nodi che non si fanno scoprire. "Quella &egrave; Torre Velasca". E tutto si dissolve. La foschia, il tuo corpo, la tua mente, la tua voce, la tua sorpresa. Stupefatto dall’essere aria che avvolge una grande citt&agrave; ti volti come un bimbo incredulo. Non ti sembrava vero. Non &egrave; solo una visita inattesa: &egrave; pura meraviglia. In una piccola strada che scorre la sotto, ci sei stato. "E quello &egrave; il Duomo...". Dieci chilometri lontano da te e, nella classica foto giocata sulla prospettiva, allunghi una mano per sfiorare quel panorama. Poi la concentrazione, che riesce a smuoverti dal sogno, per trovare e testare il nuovo campo. Qualche aggiustamento, ma non sarebbe stato neanche cos&iacute; male. Meglio, certo, di uno sguardo continuo che ti osserva e la camicia avvolta in questa sedia, nascosto dal freddo bagliore di una luce sintetica. "Torniamo a casa, stessa strada al contrario". Ti abbandoni nuovamente, un po’ smarrito, un po’ contento, un po’ malinconico. "Cosa c’era vicino al nostro campo?". Una domanda che ti scuote, ma non quanto la curiosit&agrave; che la tua mente nutre per i tuoi sentimenti. Che ti logora chiedendoti perch&eacute;. "Si, un incendio". Cedi il cammino che pedinavi e ti dirigi contro il sole. Inizia a far caldo e lasci scorrere aria fresca in cabina. Ancora poco e la tristezza si rovescer&agrave; contro la gioia del nuovo volo. Un atterraggio un po’ veloce. Un piccolo balzello e l’amarezza di non essere stato un po’ pi&ugrave; preciso. Ma erano mesi che non volavi. Mesi. E ora, ti manca gi&agrave; tanto. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>24/10/2007 17.48.09</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Per cielo e non per terra... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29952 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Seduto al bar di un hotel qualsiasi in una citt&agrave; qualsiasi, ripensi al viaggio che ti ha portato fin dove sei ora, a sorseggiare qualcosa prima di addormentarti. Ripensi a come sarebbe potuto essere differente: per cielo e non per terra. Avresti cos&iacute; evitato con un grande margine un classico ribaltamento su tre corsie che, subito dopo di te, avr&agrave; bloccato migliaia di persone incolpevoli. Avresti cos&iacute; scelto un campo con un pochino di gente e almeno un fusto una bottiglia di una manciata di benzina per la prossima tratta, invece che delinearti in uno standard autogrill subito dopo l&acute;ennesima coda per lavori. Lavori, che incredibilmente, scavano almeno per mezzo metro nell&acute;asfalto, per mangiarlo e risputarlo nuovo, poco pi&ugrave; in l&agrave;. Fondamentalmente passi il tempo immaginandoti nuovamente la cartina che il navigatore ti mostrava nel suo lento countdown, fino alla prossima svolta, non per imparare nuovi luoghi o nuove vie, ma semplicemente per chiederti: ma Codroipo, come posso riconoscerla dall&acute;alto? Ah, c’&egrave; il fiume Piave qualche minuto prima, al traverso. E a Bergamo? Chiss&agrave; quale bel giro avresti dovuto fare per evitare di essere "sgridato" dalla torre di controllo di un aeroporto che negli ultimi anni ha, credo, quintuplicato il suo traffico. E per fortuna, che per buona parte del viaggio c&acute;&egrave; anche la quarta corsia. Insomma. Diciamo che ti &egrave; andata bene e che sei stato fortunato anche perch&eacute; all&acute;uscita Palmanova (della quale non sai n&eacute; dove sia n&eacute; dove porti n&eacute; tanto meno se realmente esista) il traffico era obbligato a rallentare, sloggiare e arrangiarsi, sempre per un altro incidente. Ora, mi viene rigorosamente ricordato, ogni volta che parlo di volo, di quanto questo sia pericoloso. A volte di questo sorrido. Sempre meglio, se proprio deve essere, che conquistare la gloria di dover impedire ad un&acute;autostrada di fare quello che sa meglio fare e deviare tutti alla prima uscita possibile, prima del disastro. Meglio altro. Meglio tradire in soffio l&acute;aria. Ma ti &egrave; andata bene, e domani c&acute;&egrave; il ritorno. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/05/2007 16.49.45</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cinquemilasettecentosedici... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29951 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Negli ultimi tre mesi, hai volato per un totale di cinquemilasettecentosedici (5.716) chilometri, pari a ben tredici (13) ore, a met&agrave; giornata insomma, in sei (6) voli differenti. Certo, non del volo che ti piacerebbe poter registrare e raccontare cos&iacute; bene, ma di quello classico, diciamo di quello "normale", quello del quale la gente "comune" si lamenta: e l’attesa non finisce pi&ugrave;; possibile che non c’&egrave; ancora il Gate; ah, adesso aspettiamo in un’altra stanzetta; ma; questo pilota non &egrave; per niente bravo, te lo dico io; no, dobbiamo salire su questo aereo qui piccolino cos&iacute;?; possibile sempre ritardi; chiss&agrave; quanto ci mettono per riconsegnarci il bagaglio; te lo dico, io, lo vuoi sapere (sinceramente no…), almeno un’ora. I bagagli, di questo volo, si sono presentati al nastro dedicato in meno di venti minuti. Il mio. Il loro anche prima, fortunatamente, altrimenti avrei subito angherie intollerabili. Poi capisco che, una volta scesi dall’aereo, nel giro di tre minuti, uno si ritrova a casa, comodamente seduto e rinfrescato e che aspettarne due sull’aereo sembra come perdere la vita, ma, in ogni caso, finch&eacute; la scaletta non ti permette di approdare a terra confortevolmente, per quanto l’aereo sia piccolo e brutto, a saltar gi&ugrave; rischi sempre di spaccarti una gamba. E a volte basterebbe anche solo la testa. La media percorsa da ciascun tratta di questi fortunati voli &egrave; di, circuito d’attesa pi&ugrave;, circuito d’attesa meno, novecentocinquantadue chilometri. Ora, &egrave; vero che ti dicono di arrivare almeno due ore prima, che magari ci si sveglia in orari un po’ particolari, ma, oggi, con il check-in online, con i touchscreen che grazie a tre pigiate ti permettono di scegliere persino il posto e di evitare la classica fila per il bagaglio (ammesso che non si abbia la fortuna di viaggiare con il solo bagaglio a mano), spostarsi cos&iacute; lontano (e nel tempo) in poco pi&ugrave; di quattro ore, mi sembra sufficiente almeno per ammirare, non dico innamorarsi, semplicemente compiacersi, della bellezza del volo. Per fortuna, nella sventura di ritrovarti con l’udito completamente occluso dalla pressione dell’altitudine di crociera, hai avuto la possibilit&agrave; di concentrarti su quanto, l’ombra lontana dell’ala che curavi, ti mostrava molto pi&ugrave; in basso ed evitare di ascoltare inutili chiacchiericci. Cos&iacute;, nell’attraversare la manica hai fatto in tempo a scrutare le coste avversarie e di esaudire, con la fantasia, una conoscenza storica che &egrave; tanto tragica quanto affascinante. Andando un po’ pi&ugrave; in la ti ha aiutato a seguire lunghi e sinuosi riferimenti che ti mostrerebbero una poetica via per raggiungere un nuovo campo, unendo in una linea preferita, gli innumerevoli quadrati sfumati di verde. E d’essere certo, che alcune montagne, se non altro i loro ciuffi pi&ugrave; altri, anche loro, abitualmente, si scaldano al sole. Piano piano, poi, per tornare a giocare, velocemente, tra i campi che ancora ti vedono un bambino in questa incredibile e adorabile espressione di movimento. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>04/05/2007 20.08.01</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sopra... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29950 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sopra le nuvole, c&acute;&egrave; sempre il sole. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>20/04/2007 21.58.23</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cos&iacute; indescrivibilmente bello... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29949 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ti ci sono voluti tutti i quindici minuti di camminata fino alla stazione, per poter provare ad atterrare realmente. Ma nella praticit&agrave; della tua mente, la maggior parte di te, e ancora lass&ugrave;. Neanche ogni singolo passo &egrave; stato sufficiente per farti concentrarti su qualcosa. Neanche ogni singola persona incrociata &egrave; riuscita a scalfire l’apatia della tua mente. Sei distratto, stanco, piacevolmente stanco, affascinato come sempre, e tremendamente entusiasta. Carico di un misto di amarezza, solitudine, felicit&agrave; e gioia. Tanto che il ricordo di questo tuo ultimo volo, del piacere infinito del cielo ritrovato e dell’inseguimento del tuo obiettivo, della delusione che sia passato dopo trenta minuti e trentadue secondi, dell’umilt&agrave; e del perdono che cerchi dalla volta azzurra che importuni, dall’attesa e dal solletico della copertina di un libretto di volo a te dedicato, che hai portato in ufficio come fosse un’opera da esibire, ti potrebbero aiutare a piangere. Sorridi e agiti gli occhi lentamente, alla ricerca di qualcosa che ti permetta di non rimuginarci continuamente. Ma non ce la fai. E’ cos&iacute; bello. E’ cos&iacute; indescrivibilmente bello. Se ti chiedessero quale &egrave; stato il momento pi&ugrave; piacevole domenica, senza esitazione risponderesti "poco dopo il decollo". A duecento piedi. Dopo aver sistemato il tutto a dovere. I flap. La velocit&agrave;. I giri motore. Poco prima di iniziare la virata che ti avrebbe portato ad inseguire il tuo breve piano di volo. Ho sospirato. Profondamente come mai mi era successo in volo. Ho sorriso al mio cielo, in quel momento, unicamente mio. Ho proseguito guardando e salutando la terra, che inizio a riconoscere pi&ugrave; facilmente. Ho completato centoottanta gradi di circuito puntando sui laghetti. Con un breve riverbero mi hanno indicato il prossimo traguardo, subito sotto l’elica, ad un lieve soffio di vento. Ci vediamo dopo. L’autostrada ti ignorava completamente, ma l’hai seguita alla perfezione, incrociandola esattamente dove l’hai dovuta abbandonare, istintivamente verso il prossimo waypoint. Neanche dieci minuti e il piacere della nuova misura del mondo si era concentrata alla ricerca della pista da toccare. Qualche suggerimento, ancora ti serve, qualche aiuto, ancora te lo concedi. Ma &egrave; giusto cos&iacute;. Era tanto che non ci provavi. Un primo passaggio, un cambio di giro, un primo touch&go, un po’ agitato, un po’ in apprensione, un po’ poco perfetto, ma comunque corretto. Un colpo di polso e a velocit&agrave; massima ancora verso il celeste. Una roboante cavalcata a testa in su. Il tuo piano salta in quel istante, e devi improvvisare. Ovviamente, come preventivato, ti sei perso. Niente di male. Immagini cosa sarebbe successo se fossi solo e senza strumentazione digitale. Avresti cercato il successivo campo, avresti compiuto una bella lunga e piacevolmente mossa virata verso sinistra, tornando all’ultima visita guardando i tuoi prati, i tuoi campi e i tuoi compagni di volo. E poi avresti ricominciato. Poi la lezione diventa istruzioni e l’istruzione diventa imparare. Sbagli l’avvicinamento, la discesa e perdi il secondo touch&go. Poco male, lo avresti rifatto. E si va a casa, ritrovando la via studiata. Attraversi un anello di cemento ed erba, congiunzione della vita di molte persone. Riconosci il passato del tuo corso. Dove per molte volte hai provato la base di quanto oggi ti permette di decidere quale luogo sorvolare. Quasi lo dici al microfono, ma lasci perdere, te lo riprometti per la prossima volta. Ancora qualche minuti e sei in quell’aria che ami respirare senza fare niente. Ascoltando le voci di altri piloti, di altri appassionati o di semplici curiosi. Dove sai che potresti trovare altre menti concentrate sulle stesse tematiche, attente a qualsiasi atterraggio, angosciate e preoccupate per movimenti a loro famigliari ma che, si sa perfettamente, nascondono sempre un brutto inganno. Dove un sorriso lo trovi e lo ottieni per piccole battute, per la tua poca esperienza o per la tua sfacciata allegria. Disegni una S nel cielo. Prima chinandoti a destra, poi piroettando a sinistra, congiungendoti con la tua lenta partenza, alla massima velocit&agrave;. Uno sguardo alla manica a vento. Bisognerebbe atterrare dagli alberi in effetti. Ne discuti e lo concordi. La voce maliziosa di chi sa bene come voli, "se ce la fai a fermarti", ti sfida. Sei al tuo sospiro che ancora volteggia dopo il tuo decollo. Ci&ograve; che hai sbagliato prima ti aiuto adesso. Imposti una discesa a 180 km/h per raggiungere la quota di circuito. Inizi a rallentare al di sopra dei soliti laghetti, quelli di prima. Sei in circuito verso il tuo prossimo finale. Flap. Velocit&agrave;. Vai un pochino pi&ugrave; in l&agrave;. Si, ha ragione. Ultimo braccio, ora sei solo tu. Stai scendendo troppo e te lo fanno notare. Un po’ di motore, ondeggi un po’, fronteggi il vento, conquisti la linea ottimale. Ancora un po’ pi&ugrave; in su, mentre stai scendendo, gli alberi, via motore. Il silenzio improvviso dei pochi giri sopravvissuti ti esaltano. Sei vento nell’aria. Ti avvicini. Richiami. Un po’ troppo presto, dannazione. Non commetti errori per&ograve;. Aspetti tranquillo, lanci al cielo il tuo sguardo, hai toccato. Freni, frena, veloce! Avanzi spazio, &egrave; andata bene. Inverti la marcia lento e molto pi&ugrave; tranquillo, molto pi&ugrave; contento, con un pochino di amaro in bocca, evitando lievi colline di erba. Mentre controlli il percorso e la velocit&agrave; ripensi ad ogni istante e lo sai, devi chiederlo, ne hai bisogno. "Quanto mi hai aiutato". "No, niente, non ho fatto nulla". Sogghigni, non puoi farne a meno. Sole, grazie. Vibri della sua luce. A presto. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>06/03/2007 21.29.56</date>		
			</item>
		
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			<title><![CDATA[ Quasi impreparato... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29948 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ti accasci sul divano conquistandone le sembianze. Un invisibile raggio di sole ti colpisce in un occhio come una profonda vite. Vorresti bruciare. La mente ti decade perdendosi nel calore e in un solo flabello di respiro sei completamente cenere. La tua fantasia si assottiglia fino a non scorgere pi&ugrave; le potenzialit&agrave; del tuo nuovo stato. Un solo colpo d’aria e sei, contemporaneamente, qui e altrove. Il segno lasciato dal calore riporta questa semplice frase: "14:45 domenica". Un orario, un giorno, per te, un’emozione che ti ha colto quasi impreparato. Sei polvere sparpagliata nel cielo dei tuoi ricordi, dei tuoi studi di quanto hai appreso. Solo la speranza che possa avvenire realmente, nella calma di quanto ancora devi realizzare, ti permette di non rendere la tua permanenza volubile come l’attesa di una vista, che stai desiderando da ancor prima del piacere stesso. Sapendo che tutto i tuoi gesti, tutti i tuoi movimenti poi, saranno aggrappati alla concentrazione di voler far bene e che ancora dovrai attendere, per il piacere del puro volteggiare libero. Ma ogni piccolo sobbalzo oltre le ciglia della terra, ogni piccolo balzello tra le vesti delle nuvole, non &egrave; altro che un piccolissimo passo verso ci&ograve; che sembra cos&iacute; irraggiungibile. E un giorno, accadr&agrave;. E a leggerlo, quel giorno, diventer&agrave; un ricordo che ti ha emozionato e che ti avr&agrave; colto quasi impreparato, come oggi, nella mediocrit&agrave; del piacere di questo cielo plumbeo, la possibilit&agrave; ti a scosso scottandoti. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>01/03/2007 21.55.59</date>		
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			<item>
			<title><![CDATA[ E arrivi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29947 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Un leggero spicchio di luna, mi accompagna nel suo infinito cielo blu verso il tramonto affacciandosi alla sera di un giorno appena passato. Nel breve tragitto tra l’ufficio e la possibilit&agrave; di incontrare un tram decido di dedicarmi quindici minuti di passeggiata metropolitana. Accompagnato solo dai rumori degli ultimi scatti verso cena, senza ipod (dimenticato a casa, poi devo aggiornarlo, lo devo caricare, la batteria non regge molto, devo cambiare le cuffie), mi lascio trascinare tra ombre e luci che si vanno a posare lontane. Cio&egrave; che ti rimane &egrave; la perplessit&agrave; di una possibilit&agrave; che insegui nell’ inesauribile, come lo &egrave; il tuo sogno. Ricorrente desiderio che continua a rimbalzare fra te, il tuo subconscio e una realt&agrave; che a volte ti permette di sorridere. Trangugi un altro boccone di aria e un tram ti sorpassa sereno, lievemente illuminato, lasciandosi una scia di alternativa a pochi attimi di attesa prima della fatidica tua decisione. Continui a passeggiare, mani in tasca, borsa appesa alla tua schiena, aria non sana ma vivibile. Scopri come alcune semplici cose risultino difficili e quanto bisogna armarsi di pazienza prima di poter giocare con una soluzione. Un altro tram si propone come tuo inseguitore prima e come fuggitivo un secondo dopo. Ma &egrave; tardi, ormai hai abbandonato la strada principale e ti stai dedicando alle strette alternative che ti permettono di guadagnare qualche metro. Ma non c’&egrave; fretta, il tempo non ti &egrave; sfavorevole e puoi concedergli un po’ di tregua. Lo lasci scappare, sempre entro certi limiti, sapendo con quanto margine il tuo orologio, appositamente in anticipo, sta mentendo nel comunicarti che mancano pochi minuti alle diciannove. Tanto &egrave; ben altro quello a cui vai mirando, distante, osservando le punte dei tuoi piedi che affrontano un nuovo marciapiede di una nuova via comunque conosciuta. In effetti non &egrave; la prima volta che decidi di coinvolgerti in questo breve tour. Cerchi di porti alcuni interrogativi sul perch&eacute;, su quello che capita e se sia corretto poter immaginare o poter pensare. E arrivi. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>22/02/2007 13.51.11</date>		
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			<item>
			<title><![CDATA[ Ancora mai... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29946 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sono giornate come quella di oggi che mi fa invidiare chi, anche solo per un istante, chi ha provato a catturare un angolo di cielo. E ne conosco. Sono in giornate nelle quali il cielo ad un certo punto ti mostra tutti i suoi aspetti migliori e in una danza lieve di trecentosessanta gradi di sguardo ti permette di scappare dal tramonto alla notte fonda e ad intuire come sar&agrave; l’alba di domani. Una vista infinita un calore abbagliante e un leggero e freddo venticello che ti solleticherebbe i piedi e i pedali. Sono momenti come quelli di questo pomeriggio che non fanno altro che aumentare la tua voglia di volare e nell’osservare stelle brillanti in movimento, non puoi far altro che sorridere pensando a chi lass&ugrave; condivide anche solo in parte il tuo stesso desiderio. Una piccola istanza di sogno rubata ai tuoi pensieri, per ogni fuggente sguardo a quante cose avresti potuto fare, dai controlli, ai test, al divertimento e a quanto altro ancora potresti desiderare. E mentre ne discuti con chi magari &egrave; attanagliato dalla nebbia, dal freddo o dai vari impegni, non puoi far altro che pensare, in giornate come queste dove tutto sembra non avere una fine, come con quel cielo anche chi ti &egrave; lontano sia in realt&agrave; sotto la tua mano tesa all’aria. Basterebbe solo diminuire l’incidenza delle tue braccia, aumentare un po’ la velocit&agrave; e consumare qualcosina in pi&ugrave;, ma tutto sarebbe li, e le distanza diventerebbero solo una piccola attesa. Prima che quello che ancora mai hai potuto fare ti venga rubato e finch&eacute; riuscirai a sognare, in giornate come queste, non potrai far altro che distarti e desiderare che il tuo sogno diventi una realt&agrave; costante. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>13/02/2007 21.01.34</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ La sublime pazzia... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29945 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Volare &egrave; tutta un´altra cosa. Volare, soltanto per volare, &egrave; quanto di pi&ugrave; straordinario possa capitare a un essere umano, ma ritengo sia la cosa pi&ugrave; difficile da spiegare a chi non &egrave; toccato da questa sublime pazzia. Questa forma di pazzia negli ultimi anni si &egrave; molto ridotta, specialmente tra i giovani che trovano altre attrazioni, anche se non pi&ugrave; buon mercato, e che sono pi&ugrave; pericolose dell´aeroplano. Passione ridotta, ma non finita: ci sono ancora, per fortuna, quelli che volano su ali di tela, quelli dei deltaplani, quelli che si gettano nel cielo con il paracadute, il parapendio, l´aliante e via dicendo. E quelli degli ultraleggeri. Tutte cose che non "servono", se non a vivere: e che fanno parte di quella dolce follia che &egrave; il volo per il volo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Francesco Giaculli, Editoriale Volare (Gennaio 2007) ]]></creator>
  			<date>16/01/2007 14.30.53</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ I tuoi difetti... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29944 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Da che sei pilota, e la cosa ti spaventa anche un po’, ti sei concesso di iniziare a scoprire una nuova geografia. Una realt&agrave; fatta di veloce apprendimento di riferimenti a terra, di rapidi sguardi alla ricerca di un mito conosciuto, di salti e balzelli con lo sguardo fisso sulla cartina, all’inseguimento dei nodi e di curve di piccole strade lunghe e noiose. Hai iniziato a comprendere la bellezza di un fiume e la fugace tenacia di una ferrovia, solitaria e tremendamente timida nell’erba della tua pianura. Hai cominciato a capire che lass&ugrave;, nel largo e accogliente cielo azzurro, i tempi sono ben diversi e le ragioni non ne seguono molto le bellezze. E’ cos&iacute; che, se un campo di volo non lo vedi da lontano, ti pu&ograve; capitare di passarci sopra senza che tu possa accorgertene ma questa volta, per fortuna, doveva essere giusto cos&iacute;. E allo stesso modo ti pu&ograve; anche capitare che dalla cartina alla realt&agrave;, tutta una grossa citt&agrave; ti sembri un’altra. E a furia di girarci intorno hai anche capito com’&egrave; facile perdersi. Per fortuna l’altro tuo “riporto”, raggiunto con una bella inversione ad U, lo trovi tutto sommato facilmente &egrave; che poi ti devi arrangiare ad accarezzarlo prima di andartene. Sabato il vento non era tranquillo, per niente. All’andata ti spingeva, al ritorno ti accucciavi per evitarlo, perch&eacute; trenta chilometri all’ora si fanno sentire e anche molto bene. Cos&iacute;, tra un colpo e l’altro, una correzione e la successiva, quello che dovevi fare lo hai fatto. Hai scoperto quanto sono belli i campi in autunno, quanto &egrave; sinuoso un fiume e quanta fatica si fa a navigarlo, quante macchine un ponte a pi&ugrave; arcate sopporta ogni giorno e quanta &egrave; grossa una vera citt&agrave;, a quanta foschia c’&egrave; all’orizzonte, anche quando il cielo sembra tutto blu. E nello stesso tempo sai quanta umilt&agrave; ci vuole, prima di poterti muovere cos&iacute; bene, prima di atterrare sempre molto corto. E non &egrave; forse la sfida pi&ugrave; bella del proprio io se non quella pi&ugrave; rischiosa che intraprendi? Ma, anche con il muso lungo di un volo che non ti offre il 100% del vero pilota, che con graziosa calma mostra tutti i tuoi difetti, non puoi fare a meno di ritenerti incredibilmente fortunato a strozzare cos&iacute; tanto in cos&iacute; poco tempo. Le lunghe decisioni e i rallegramenti sereni, arriveranno, come il sole la mattina della prossima sfida. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>16/10/2006 14.34.58</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E´ dunque questo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29943 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Il fumo grigio incandescente di un sigaro, sale tra il mio sguardo e il mio seguire scritte stampate su di un libro. Sto leggendo di voli e di combattimenti eroici antichi che hanno formato e segnato le nostra epoca passata. Vago il senso di quello che sto scoprendo si allontana dalla mia vista e il mio sguardo si posa sul cielo, e con il ricordo dei miei due voli solisti immagino di pianificare il mio prossimo volo. Intravedo tra i disegni ombrati di rosso delle nuvole, cartine, segni, indicazioni precise, punti di riferimento e il percorso che vorrei percorrere. Penso e studio al comportamento che l’aereo avr&agrave;, con due passeggeri, nella virata finale, nello stabilizzarsi contro il vento che vi sar&agrave;. Penso ad un nuovo campo volo a come "affrontarlo" a quale saranno le mie scelte e le mie decisioni. Dovr&ograve; ragionare ancora una volta differentemente rispetto alla precedente. E i calcoli si affossano tra le sensazioni che proverai e alle correzioni che continuerai a subire. Desti il piacere di come lo faresti affrontando il volo su di un bellissimo biplano bianco e blu a quello che potresti dire sia prima che alla fine del ronzio dell’elica contro l’aria. Confronti la pericolosit&agrave; e il candido piacere dell’aria con l’umilt&agrave; e la passione che vuoi tuffare nel volo. Potrai scegliere tu cosa andare a scoprire, fin dove spingerti e come festeggiare al rientro, e saprai gi&agrave; interpretare e "subire" il controllo che ancora ti serve, che ancora desideri. E’ dunque questo che significa saper volare, essere idoneo a pilotare? E’ questo il piacere che hai sempre sognato quando ascoltavi, scrutavi, desideravi e imparavi? E’ in questo modo che non smetterai mai di farlo? Confrontandoti con quel cielo che ora vedi arrendersi al peso di una calda giornata? Si, pensi che sia questo che il tuo mondo &egrave; cambiato che la tua vita &egrave; cambiata, accresciuta nel suo benessere di una possibilit&agrave; incredibile: volare. Ti bruciano le labbra e l’ultimo zampillo di cenere si arrende al fuoco che la sta consumando, spinta dalla stessa aria che respiri e che ti sosterr&agrave; nella sua anima e che, in fondo lo sai, ti protegger&agrave;. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>22/06/2006 22.07.48</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Incominciano a muoversi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29942 ]]></link>
			<description><![CDATA[ "Oggi facciamo qualcosa di divertente. Decolliamo come al solito e poi andiamo ad atterrare in un altro campo, qui vicino a Z. su una nuova pista. Decollo, virata solita a destra, anzi no, la facciamo ancora pi&ugrave; divertente, viriamo a sinistra e ti tieni prima della statale". E ancora all’aereo non ci sei arrivato, anzi, non ti sei neanche incamminato e gi&agrave; pensi a cosa potr&agrave; essere, soprattutto il presentarsi su un nuovo campo. "La pista di Z. &egrave; particolare, &egrave; un pochino pi&ugrave; corta ha degli alberi in testata ma di lato, noi ci arriviamo sopra, ti indico dov’&egrave; la manica a vento e decidi da dove atterrare. Ah, il circuito &egrave; come il nostro, sempre ad ovest della pista". Ora si, ci sei quasi sopra, al "tuo" aereo. Accarezzi il bordo d’attacco come al solito, prima di aprire lo sportello e di iniziare la procedura di avvio. Le tue sensazioni sono pi&ugrave; che piacevoli, e pi&ugrave; che diverse fra loro. Sono in completo disordine nella tua testa. E’ la prima volta che voli dopo quel giorno, quel primo passo che ti sei concesso verso quest’arte stupenda. E cos&iacute; che ti senti un po’ pi&ugrave; tranquillo, un po’ pi&ugrave; tranquillo. Sai che dopo il decollo avrai un minimo di tempo per volare un po’ di qua e di la, tra un citt&agrave; e verso un nuovo campo. Prima di pensare a tutto quello che ti serve per scendere sano e, oltretutto sai tutto quello che devi fare, e come lo devi fare, non bene, ma sai dove mettere le mani. Cinture allacciate inizi la procedura abbastanza rapidamente e le leve che dovrebbero seguire una certe sequenza, le muovi quasi al contrario: iniziamo alla grande. Metti in moto, in sostanza. Duemila giri e sei pronto per la prova magneti. Allineamento con la pista: "Buon Volo". Lo dici quasi convinto e aspetti ancora un secondo prima di partire. Decidi tu, pensi. Velocit&agrave; giusta stacchi le ruote, tieni di piede destro e tac…il sedile stacca indietro di una misura. Comodo cos&iacute; quasi sdraiato. Da un lato maledici quel sedile, dall’altro, poco dopo ti piacer&agrave;: "Invece che fare un touch-and-go ci fermiamo, cos&iacute; ti sistemi". Bene, pensi, un atterraggio completo su di una nuova pista, un altro decollo da un altro campo e poi il ritorno da mamma base. L’andata &egrave; un piacere, c’&egrave; vento ma ti piace sollazzarti pi&ugrave; alto del solito verso cieli che avevi esplorato quasi un anno fa, quando alla fine del tuo volo, il dolore sopraggiungeva rispetto al piacere. Trovi il campo, abbastanza semplicemente. Ci arrivi a velocit&agrave; di crociera piena, anche qualcosa di pi&ugrave;. Sei alto e decidi di scendere. Ad altezza di circuiti ci provi la prima volta. Niente da fare, sei ben alto e ti conviene andar via: "Allunga di un bel po’ il circuito, cos&iacute; ci arrivi tranquillamente". Esegui e fai tutto pi&ugrave; con calma e tutto a sensazioni. Ci sei, sei quasi gi&ugrave;, eviti l’albero a lato e scivoli nella pista. Ruote a terra, subito al freno. Manca ancora un po’ e sei gi&agrave; in totale rallentamento, quasi ti fermi. Ti allinei nuovamente e sistemi il sedile. Ora sei pi&ugrave; comodo e dovrebbe reggere: "e se succede ancora, magari non aggrappiamoci alla cloche". Tutti i tuoi campi, tutti i tuoi segni della terra sono altrove e quasi impossibili da seguire. Devi ritrovare la tua pista. Ed un mondo nuovo che devi imparare a conoscere. Cerchi dei riferimenti e li trovi a fatica. "Passiamo sopra la nostra pista, che incrociamo un amico, pi&ugrave; veloce e pi&ugrave; alto". La devi trovare. A fatica, calcoli e visualizzi la cartina che illustra il circuito standard per la testata 16. Finalmente l’illuminazione e la luce verde del suo manto ti si presenta e allora tutto diventa pi&ugrave; facile, diventa allegro e sereno e...solito. Incroci il missile che ti passa a 250 km/h poco pi&ugrave; sopra. E’ uno scintillio di un attimo. Il tempo ancora di un tocco dagli alberi, ben gestito dai, e poi la fine. Con l’ultimo atterraggio, la frenata tranquilla e la messa in hangar. Arresti l’elica e il silenzio ti avvolge e ti accorgi che hai fatto quasi tutto tu. Rilassato e per la prima volta, travolto dall’emozione di un vero volo. Ancora poco e piano piano i passi incominciano a muoversi. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>12/06/2006 21.28.13</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E´ il tuo destino... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29941 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Tutto si tranquillizza, tutto si calma, il cielo sembra diverso e tu sei cambiato, realmente. 
Come uno spettro colmo di sole, ti rivedi, mentre voli, solo, in un giro di campo completo, con i pensieri che si affannano veloci, per il tuo primo atterraggio completamente solo. Dopo averne fatti due con il tuo istruttore a fianco, poche parole significative, oltre le battute e il piacere del volare in se, prima della virata finale: "come ti vedi?", giusto a chiarirti le idee sulle scelte che da li a poco dovrai fare. Tocchi tranquillo e freni con decisione: "lascia stare tutto, che ci siamo". Ci siamo per cosa, pensi, eppure sai gi&agrave; in cuor tuo che dovrai provare, che oggi dovrai compiere un passo in pi&ugrave; verso il tuo cielo. Allineato a centro pista, le istruzioni che risuonano lievi nella tua testa. Il tuo sguardo sta gi&agrave; affogando nella tua mente. Prima un giro campo senza flap, provi l’allineamento...e ti immagini a dover scegliere cosa fare, a sentire cosa si prova ad essere un pilota per un secondo, a riflettere su quanto appreso...poi viri, prima delle case gialle, occhio all’altezza che deve essere quella corretta e riprendi il giro normale...cos&iacute; appeso su quelle ali che per molto tempo erano state pi&ugrave; che sicure e che ora dovrai imparare a calmare, se &egrave; il caso, a scuotere anche. Ti volti e ti vedi con un sorriso sereno e calmo, anche se un po’ teso. Cerchi occhi che ti rincuorano e sai di trovarli...in finale puoi arrivare a 85 perch&eacute; sei pi&ugrave; leggero. Io sono in fondo pista, se mi vedi che sbraccio vai via...sai che ci sari solo tu e, in fondo, non vedi l’ora. Lo sportello si apre e il vortice dell’elica al minimo invade la cabina. Hai ripetuto tutto per confermare: il primo giro, le virate e le velocit&agrave; e i parametri di discesa, quasi un qualcosa di professionale. Il tuo sorriso rimane sempre li e quello dell’istruttore anche. Con un inchino ti lascia alla pista. Pollice alzato e, o ti fermi adesso, o fra poco lo potrai raccontare. Tutta potenza, tieni il muso in centro pista governando il timone con il pedale destro, ottanta all’ora...sei in aria, preciso, con la velocit&agrave; indicata. Duecento piedi, via i flap, riduci motore, inizia la virata. Sali come un missile. Prima del controvento sei gi&agrave; alla quota di circuito. Non ascolti nessuna voce. Solo le tue idee. Chiudi la virata ti stabilizzi, lasci correre l’aereo e ti volti a destra: osservi la tua pista, attraverso l’ombra immaginaria di chi ti siede accanto e che invece regna nella tua testa con i consigli che ti ha sempre regalato. La pallina, non salire, occhio alla velocit&agrave;, come ti vedi. Pensi di poter battere le ali per salutare e questo &egrave; troppo. Sorridi, ti esalti, ti agiti, stai volando da solo, qualsiasi cosa l’aereo faccia non c’&egrave; niente oltre ai tuoi riflessi. Potresti virare stretto a destra e andartene a cercare un altro campo; salire; scendere, passare pi&ugrave; volte di qua e di l&agrave;. Ma sei concentrato ed &egrave; il tuo respiro che ti scuote. Il tuo sorriso rimane sempre li e, forse, si accentua anche. Primo giro. L’aereo &egrave; un altro modello con un altro motore con un nuovo pilota. Inquadri tempi e situazioni e prossimi suggerimenti. Te ne vai. Ora deve essere tutto preciso. Sei sempre solo. E gi&agrave; ringrazi gli occhi che ti hanno lanciato e che ora, un po’ in pensiero, ti seguono da terra. E gli occhi che ti hanno sempre incoraggiato e che ora, sai perfettamente, non ti lasciano per neanche un istante e che vorresti continuamente ricambiare. Gli occhi di chi fra un po’ sar&agrave; al tuo posto. Gli occhi di chi ci &egrave; gi&agrave; passato. Gli occhi di chi vola con te, in altri cieli e in altre situazioni. Gli occhi di chi &egrave; lontano e che non potrebbe mai pensare, a "quello che sarebbe potuto succedere". Gli occhi di chi non sa, neanche, quanto &egrave; incredibilmente fantastico. Grazie. E’ il tuo destino, ti ricorder&agrave; tua madre il giorno dopo, e non ci puoi fare niente. Sei altino, inizi la procedura di discesa immediatamente. Poi rimuginerai ai tuoi errori e a come rimediare. Ora lo devi portare gi&ugrave;. Ancora uno sguardo ai tuoi campi, al tuo sole, al tuo cielo. Non guardi mai pi&ugrave; li a destra. Ripeti nella tua intuizione quello che una volta ascoltavi. Tremilaequattro, dai piede, i flap, non sotto i novanta. Hai margine e sei comunque un po’ alto. Stai scendendo, l’allineamento &egrave; perfetto. Il respiro si affanna, la mente si chiude, le mani iniziano a stringere un poco, le gambe ad irrigidirsi, ce la fai, ce la stai facendo. Dio, stai volando! Motore non serve pi&ugrave;, guarda solo la pista, il tuo istruttore &egrave; la, grazie al cielo, immobile. Un’occhiata alla manica a vento, agitata, completamente. La spia del minimo si accende per un secondo. Tum, sei a terra! A tastoni cerchi la leva del freno, la pista ti sembra incredibilmente corta, non senti e non vedi quasi pi&ugrave; niente. Il Chicco si volta, e si allontana. Li non serve pi&ugrave;. Freni freni e ancora freni. Stai sfogando tutta l’adrenalina che hai accumulato. Scacci il microfono dalla tua bocca, vuoi aria, vuoi saltare, vuoi gridare. E a destra, al tuo fianco non c’&egrave; nessuno. Lasci i freni un secondo e riporti l’aereo a centro pista. Ormai la vista &egrave; completamente distaccata e autonoma, le pi&ugrave; disparate sensazioni invado il tuo corpo. Le mani tremano, le gambe pure. Fermi l’aereo come se lo avessi fatto milioni di volte. Prima la parte elettrica, navigatore, radio, impianto generale. Mano sulla manetta, via i contatti. Il mondo si spegne. Cerchi di sbloccare lo sportello e sembra un macino sul tuo braccio. Slacci la cintura. Il tuo sorriso rimane sempre li e questa volta, certo, &egrave; immenso e colmo di piacere e gioia. Ti aiutano ad aprire la porta. L’aria ti invade. La pista ti applaude, l’hai riconquistata. "Stai su, aspetta, riprenditi". Guardi e come un beota sorridi senza dire niente. Inizi a temere uno svenimento e ci starebbe pure. E’ tutta emozione &egrave; pura adrenalina. E’ quello che non riesci a descrivere, quello che hai sempre sognato, quello che ti sembra cos&iacute; normale ora. E’ un concetto. Tutto si tranquillizza, tutto si calma, ma lo sai bene. Hai volato, volato completamente da solo, volato con le tue idee, con la tua testa, con il tuo sapere. E lo hai fatto anche discretamente bene. Chi ti ha seguito si complimenta con te, urla, applausi, abbracci e strette di mani. "Complimenti", e mentre ti volti a ringraziare con il tuo volto tremante, l’emozione che gonfia le palpebre, intravedi quella striscia di terra da cui sei partito per la tua camminata verso il cielo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>31/05/2006 12.40.30</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Forse volerai... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29940 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Questo momento e quest´aereo non li dimenticherai mai pi&ugrave;. Forse volerai su potenti e velocissimi caccia, ma la prima volta da solo, con essi, non sar&agrave; la stessa cosa, perch&egrave; non sar&agrave; pi&ugrave; la prima volta. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Pilota, Fausto Bernardini ]]></creator>
  			<date>27/05/2006 20.01.07</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E sola catturi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29939 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Siccome luna<BR>
nella tarda notte<BR>
sorge<BR>
e il ciel gremito<BR>
di brillanti stelle<BR>
sbianca<BR>
e sola cattura lo sguardo ammaliato,<BR>
tu dal cuore cancelli altre stelle<BR>
e sola catturi il mio amore.<BR> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Oltre Le Nubi, Fernando Giancotti ]]></creator>
  			<date>26/05/2006 11.41.03</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Fino a qui... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29938 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Fino a qui tutto bene... ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>19/05/2006 16.57.08</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Solo a pensarci... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29937 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E´ la coscienza del fatto, dell´avvenimento del pensiero e del gesto. E´ la presa di accorgersi di esserci di volerlo o del semplice accaduto. Di quello che succede, di quello che poteva e di quello che accadr&agrave;. Che ti sconvolge. A volte ti fa soffrire quando capita, ci stai male e ti logori lentamente. Altre volte &egrave; una sorpresa che raggela il sangue. Con un fiume di erba da nuotare ovunque, di fronte al tuo sguardo non ci pensi. Immagini solo quello che sarebbe. Se quel buffetto di vento in coda, nel finale prescelto per il volo solista, non ci fosse stato. Sguardi ti avrebbero seguito. E uno, in particolare, pi&ugrave; di tutti. Con l´apprensione di chi lascia una parte di se libera di esprimersi. Ti avrebbero osservato. Solo in una cabina larga giusto per due. A volteggiare in un cielo che sarebbe stato tuo e unicamente del tuo vento. E i tuoi pensieri minacciosi di preoccupazioni ti avrebbero accompagnato fino alla prova dell’ultima virata, sapendo che tutto si inizia a consumare molto prima, altezza, velocit&agrave;, assetto, come nuvole che accompagnano un temporale carico di nero. E non puoi far altro che immaginarlo cos&iacute;, impegnato tra i muscoli e i nervi del tuo corpo fino alla fine. Intanto decolli e fai un solito giro, dalle piante, ma questa volta ci fermiamo. E la cosa non ti sconvolge pi&ugrave; di tanto, punti le loro cime, gi&ugrave; i flap giochi un po’ con il motore, un richiamo all’ultimo, devi ancora prendere le misure. Gi&ugrave;, novanta allora e a terra sembri un fulmine quasi imprudente. Veleggi a pelo di un’erba liscia come acqua. E sei quasi fermo, alla piante laggi&ugrave;. Cento metri abbondanti prima della testata opposta. Ritorni a centro pista, con i tuoi dieci quindici all’ora e ridi e scherzi con il tuo istruttore. Sempre concentrato sistemi i flap allarghi un po’ e sei ancora pronto. Stessa partenza stesso giro. Senza tensioni nella mano, senza il calore del tuo corpo che si affatica. Deciso e tranquillo. Un po’ altino, aggiusti, sei preciso. L’hai buttato gi&ugrave; in picchiata. Freni freni freni. Maledetta pianta si avvicina. Inizi a ridere perch&eacute; sai che andrai un po’ oltre. E’ una cabina simpatica oggi. Serena, come il cielo che inizia a imbrunire leggermente con le nuvole tirate a lucido distese per addolcirsi per la notte. Il sole ti ha gi&agrave; salutato. Oggi non ha bisogno di curarti oltre. Ti riprometti che al prossimo la pianta ne avr&agrave; da correre per arrivare prima di te. Siamo pronti. Si andiamo, quando vuoi. Stacco ancora da terra. Quasi inizio a parlare mentre tengo i cento con pi&ugrave; di cinque metri al secondo. Regolo un po’ la potenza. Viro, chiudo sul laghetto, mi lascio la Casa rossa oltre la semiala destra. La radio continua a ronzare di aerei che da lontano si fanno vicini. Di amici che controllano il traffico che fra poco incontreremo. Sei gi&agrave; quasi allineato e non hai bisogno di niente. Nulla. Potrebbe fermarsi il mondo intero. E saresti completamente immerso in una lunga ombra azzurra striata di bianco dove puoi tu, questa volta, abbandonarti tutto alle spalle. Oltre i piani di coda. Oltre il timone. Oltre la tua scia che invade il piacere dell’aria. Prendi, quasi, quelle maledette cime. Sorridi. Si, si, sorridi e senti l’imprecazione fatta sospiro al tuo fianco. Sorridi ancore un pochino di pi&ugrave;. Se gi&agrave; a terra e la frenata ti diverte. E la pianta. Gi&agrave; la pianta? E’ lontana, povera lei. Sola soletta oltre la manica a vento oltre i suoi ciuffi bianchi in fiore oltre la tua elica che rallenta. Un’inversione a U, e poi diretti all’hangar. Ci riproviamo sabato, cos&iacute; preserviamo ancora un quindici minuti di volo, per provarlo, quel benedetto salto. Tempo fa era quello di iniziare, di impegnarsi, di giocarci. Oggi &egrave; quello di confrontarsi, di arrendersi, di accettare. Di volere. Tolti i contatti. Sospiri, come sempre. Quasi a voler realizzare la tua stanchezza. E sorprendi. Perch&eacute; non c’&egrave; n&eacute; bisogno. E’ quasi diventata tradizione. Te ne accorgi mentre con filosofia scherzi sullo sdrammatizzante gesto. Ormai ci sei quasi abituato. Prendi tutto e ti organizzi. Tubo di Pitot lasciato al suo riposo. Fra poco riderai, scherzerai ti prenderanno in giro e mangerai qualcosa. E con la mente volerai ancora, sempre, di pi&ugrave;. Con i gesti. Con gli occhi. Con i riflessi. Con il tuo corpo che ancora si muove in preda al tepore della terra. Domani ne ripenserai, ne scriverai ne racconterai. Non vorrai mai smettere. Perch&eacute;, solo a pensarci. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/05/2006 21.27.16</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ancora brilla forte... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29936 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Alle 19:45, quando la maggior parte della gente rientra a casa, magari dopo l’ufficio o dopo un giro di svago o dopo un impegno, pensa che il sole stia gi&agrave; tramontando o che "stia gi&agrave; facendo buio". A quell’ora, invece, dopo aver decollato e aver allineato l’aereo a 500 piedi di altezza oltre l’orizzonte, il sole, ancora brilla forte. Il suo tenebroso arancione penetra fin dentro gli occhi, ma senza fastidio, si lascia guardare. Velato da piccole lunghe nuvole, pone la sua ultima carezza sul terreno che sorvoli. I rigoli e le risaie, colme d’acqua, sfavillano tra il bianco della purezza e il canarino tepore della sera. La penultima lezione, a pensarci, ha mostrato al pilota quello che servir&agrave; poi per il volo da solista. Solide frenate con l’aereo in centro pista; avvicinamenti da sistemare per non arrivare corto o troppo lungo e richiamata, se dovesse essercene il caso, perch&eacute; saremmo troppo al limite. Tutte le volte, per un totale di quattro consecutive, ci si alzava, si salutava il paese in cui risiede il campo, ci si affacciava al sole e gli si voltava le spalle, oltre una piccola frazione, tenendo quel grumo di case come centro del proprio raggio di virata. Fino al campanile, che puntiamo per affrontare il sottovento. Solito giro, solita corsa. Non sotto i 90, un pizzico di motore per superare la testata, raddrizza l’elica con un colpo di piede sinistro, tienilo livellato e fallo appoggiare: gi&ugrave; il ruotino, mano sul freno, progressione, fino a lasciarlo correre sul prato in tranquillit&agrave; per portarsi ancora in testata prima di ripartire. Flap corretti, uno sguardo dietro, una strizzata d’occhio al sole che si sta silenziosamente per sopire, arriver&ograve; fra poco. Tutto motore, alleggerisci il ruotino, piede destro, un balzello e sei per aria, pi&ugrave; piede destro e tieni la velocit&agrave;. Duecento piedi, via i flap e riduci motore a 5000 giri. Sei gi&agrave; in virata. Sto arrivando, gli dici. Scaldami ancora una volta, poi, giuro, metto i piedi a terra. E sai, che stai mentendo. Ci passerai a mendicare questa bugia almeno altre tre volte. Ma ti sorride e ci scherza. Fino alle 20:30, potrai startene in giro, poi riposeremo. Hai gi&agrave; superato quel groviglio di case, un’occhiata a sinistra e butti gi&ugrave; l’ala seguendo la strada e una macchina che vi corre sopra. Attento con il piede, non scendere e non salire. Coordinati bene. Il campanile, il solito, arriva fra poco. Uno sguardo rapido alla pista in erba che verde ti aspetta. Solito giro, solita corsa. Questa volta sei giusto, solo un po’ in anticipo sulla virata e plani in scivolata. Ma non ti pesa molto. Ti sistemerai prima di toccare. Il freno, il freno, tanto ormai sei gi&ugrave;. In meno di 100 metri, pensi, puoi gi&agrave; essere tranquillo e dedicarti al prossimo decollo. Su i flap fino 15 gradi. Apriti un po’ a destra nell’erba alta, poi tutto a sinistra. Di nuovo al centro, di nuovo con lo sguardo verso sud, di nuovo con una promessa al sole non mantenuta. "Buon volo". Il motore arranca bene oltre i 5500 giri e il tuo controllo questa volta &egrave; un pi&ugrave; preciso. Stacchi bene da terra e il suono del motore ti pervade ovunque. I riflessi si fanno sempre pi&ugrave; intensi. Sempre pi&ugrave; freddi e pungenti, ma sempre coccolati da un morbide tepore. Tutto si allunga; le ombre, la calma, le nuvole, i venti e l’orizzonte. Eccoti di nuovo con la tua bugia. Il tuo istruttore guarda altrove e tu prendi un minimo di iniziativa. Ti accorgi di affinarti ad ogni passaggio. Pi&ugrave; vicino al paese di qui, pi&ugrave; precisa la virata per il circuito, pi&ugrave; stabile la tua discesa. Per l’ultimo atterraggio sembri tranquillo. Azzardi una battuta a 50 metri dalla testata che stai mirando: "no, i full flap non li metto, non mi servono". Ti vanti perch&eacute; sei preciso e in un secondo sei a terra, gi&agrave; con i freni che premono contro le ruote che seguono il centro della pista. Potresti fermarti prima della manica a vento, e il tutto si scatena in una risata, quando compiaciuti vi guardate, tu, l’istruttore e il sole, prima di gridare: "ma si, lasciamolo andare cos&iacute;", dedicandoti alla prossimo hangaraggio e con la soddisfazione tra le mani e nella mente, palesata poi dall’incoraggiamento del Chicco ad elica ferma: "direi che ci siamo, no?". Un po’ presuntuoso, come capita a tutti, accenni ad un "si..." prima di scendere e riderne felice. Una telefonata, come &egrave; andato il volo, si molto bene grazie. Carezzi un’ala e attendi domenica. In macchina, saluti ancora il sole; ci vediamo, riposati, oggi te lo sei meritato. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>03/05/2006 12.41.39</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Comandi sulle ali... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29935 ]]></link>
			<description><![CDATA[ La frase l´hai letta qualche giorno fa, dopo aver riempito i tuoi occhi di un Tiger Moth giallo magnifico. Ti &egrave; basta scorrerla una volta sola e adesso, continua a risuonare come una campana nella tua testa. Ad ogni passo, ad ogni emozione, ad ogni volo e per tutto il tuo volo. Terz’ultima lezione, e domani si replica. E quella strana sensazione la inizi a comprendere bene. Parlando con un altro Pilota, il fatto che lui affermi, fresco di esame, "nel volo solista poi, comprendi tutto e tutto torna utile", non fa altro che aumentare quel tuo desiderio cos&iacute; strano, cos&iacute; ragionevolmente passionale. E si, perch&eacute; ieri vi siete persi un bello spettacolo. Un volo in silenzio, poche le correzioni, nessun suggerimento e qualche foglia strappata nell’ultimo atterraggio, il primo, all’arresto, superando quelle fastidiosissime piante che ormai, hai imparato a superare nel modo giusto. Le sorvoli piano, scendo di poco e non appena parli con i pi&ugrave; alti rami, stacchi motore, completamente e ti lanci nella planata di sosta. Dolce le due richiamante, mentre raddrizzi il vertice dell’elica e giochi con i comandi sulle ali, un primo tocco, leggero e poi il vento che si placa, il freno che fa presa sulla ruote, l’erba che contrasta e si fa domare, fino alla prima inversione, a fondo pista, con ancora almeno cento metri di fuga, per tornare alla tua partenza. Ora, sapendo che nel tramonto di domani, proverai ancor di pi&ugrave; a gestire il dolore al braccio, la tensione della stretta presa della mano, il calore della concentrazione e di placare, quell’immensa gioia che ti avrebbe spinto ad abbracciare il mezzo, a soffiare sul prato, a tuffarti ancora in quel cielo che ami. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>24/04/2006 12.44.26</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Un nuovo volo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29934 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono emozioni che sono impossibili da descrivere e, ancor di pi&ugrave;, da comprendere. Come vedere qualche oggetto, animato oppure no, che rimandino direttamente a qualche fantasia o, ancor di pi&ugrave;, alla storia, all’amore, all’avventura e alla pura passione. E’ inutile cercare di trasmetterle, certe sensazioni, forse, solo guardandosi, mentre si gioca con esse, si trova il giusto concetto che andrebbe tramandato. Forse, osservando il lucente calore dei propri occhi intento ai particolari, si pu&ograve; carpire quel segreto che ci spinge sempre pi&ugrave; in avanti e forse, che ci regala il coraggio, o la pazzia di affrontar ogni volta il salto per un nuovo volo. Sar&agrave; quello, sar&agrave; che avrei potuto volare, sar&agrave; che avrei potuto cimentarmi in mille altre faccende diverse, ma stare li, davanti a due incredibili aeromobili, paralizzato, estasiato, emozionato, davvero, non ha prezzo. Neanche la fatica della levataccia presto alla mattina, del traffico al ritorno e di una testa scottata dal sole. Niente. Solo un sentimento pi&ugrave; grande mi avrebbe fermato. Solo uno. Ma nel suo mutismo, mi sono lasciato trasportare, alla corsa per raggiungere il campo di volo, all’emozione e alla sorpresa, non appena giunto a toccarli. Che tutto quanto, sarebbe valso anche per vederli li fermi. Osservarli nel cielo, contro il sole, capirne la maneggevolezza e il romanticismo dei movimenti, ha riempito il mio tempo. Non sentivo nulla, non vedevo niente altro. Seguivo solo ed esclusivamente le cinque ali che danzavano nel cielo. Cinque ali per due aerei, un triplano del tempo e di un asso, e un biplano, stupendo, il pi&ugrave; bello al mondo. I loro colori, rosso intenso con grosse croci nere, giallo con stemmi blu a ricordare la sua memoria. Controsole, ad inseguirsi, affiancati, di fronte al pubblico. Uno spettacolo commovente. E con la memoria a distese di pagine di racconti su ciascuno di esso, su i suoi piloti, sulle loro avventure. Una magia resa ancor pi&ugrave; speciale dal reale cielo che le avvolgeva, dal reale rumore che si ascoltava, dalle reali scie che disegnavano. Neanche la forza della paura o del probabile fato spaventa certi piloti, certe persone, certa "gente" che con l’elica, ci &egrave; nata. Grazie ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>19/04/2006 16.23.41</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Dal cielo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29933 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Un uomo che volava realmente, ci lascia...
<BR><BR>
<a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/03_Marzo/26/deltaplano.shtml" class="testo" target="_new"><span class="testo">Angelo D´Arrigo</SPAN></A>
<BR> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>27/03/2006 9.01.58</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Nel tempo del buio... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29932 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Vai a correre nel tempo del buio, quando le luci sfuggono veloci per tornare a casa e non ti rimane che ascoltare la loro aria mossa e l’ondata che ti investe conseguente. Rimane il tuo respiro, il tuo affanno e la voglia che ti spinge a dirti, un altro giro, almeno. Le mani colme di tagli, che sanguinano, senza un motivo apparente. Coperte da fini guanti, pulsano, fremono, soffrono ad ogni balzello. Voglia di immergerle nella poca neve ghiacciata ai bordi della strada, alla ricerca del freddo, sapendo che ne &egrave;, forse, la causa e la situazione non far&agrave; che peggiorare. Cerchi di concentrarti meglio. I battiti, il respiro, i passi: la corsa. Il luogo pi&ugrave; bello dove poter pensare, riflettere soffrire e piangere, distendendo la schiena, &egrave; nel procedimento meccanico e ripetitivo e senza strappi delle mie gambe, delle mie braccia e della mia testa. Voli, immediatamente. E la pioggia di questa mattina non fa altro che distruggere tutte le speranze che, per tanto tempo, avevi pian piano coltivato nelle tue ipotesi. Ripassi velocemente le manovre, riaffiori la sensazione di tensione nel tuo braccio, respiri e ascolti, sapori e rumori che quasi ti sembrano famigliari. Come se fosse la prima volta, sempre. Come ad ogni corsa, ad ogni partenza. Torni in te, velocemente perch&eacute; &egrave; concluso un giro. Segni il tempo, controlli i battiti, ascolti il respiro, provi i tuoi passi: continui a correre. Lo sguardo non si muove, se non oltre l’obiettivo da li a cento metri, come nel finale, quando fissi la pianta alta, che devi sfuggire lasciandola a sinistra, socchiudendo gli occhi sul punto di contatto. La testa &egrave; il tuo moto, il tuo corpo le esegue. Un rettilineo, una striscia di erba, osservi il tuo orizzonte, passo su passo, come un tamburo, regolare, ciclico. E vedi. Un altro corridore, un altro pazzo che affronta il grado nell’aria che regge appena il ghiaccio a terra. Tu da una parte, lui dall’altra, entrambi contro il senso di marcia delle automobili. Vireresti a destra e lasceresti il campo, pensi in un istante, questo &egrave; il “galateo” regolamentato dell’aria. Qui, per strada, con la gravit&agrave; che vince, istintivamente ti prepari a salutare, come se fosse un rito. La mano tesa e aperta, per farsi vedere. Nessun suono, costa fatica e magari non pu&ograve; ascoltare. Al fianco, nella nostra tranquilla velocit&agrave;, ci si saluta. Chino la testa. In segno di rispetto e ammirazione: ce ne vuole ad uscire alla sera con questo bel clima. Lo devi proprio ammettere, per primo a te stesso. L’istante successivo la corsa aumenta, si intensifica, colma della sfida appena incontrata, senza senso. Finch&eacute; la ragione non abbia la meglio i battiti saliranno, aumentando la velocit&agrave; con cui i tuoi occhi fendono l’aria. Tornata la calma della routine dell’allenamento, tornano i dolori alla mani, il sangue, l’affanno e le prime avvisaglie dai piedi. Schegge tra le dita a cui non devi badare. Sembra tutto cos&iacute; atroce, cos&iacute; devastante, cos&iacute; incontrollabile e irrimediabilmente perduto. A volte, potendo, dovresti stringere i denti &egrave; vero. Ma ancor meglio &egrave; concentrarsi maggiormente. Come prima di una riattaccata o mentre viri per l’allineamento conclusivo. Serri gli occhi e segni infrangono la pelle fredda coperta da un cappellino di lana. Un altro giro. Un altro giro. Un altro circuito. Una nuova virata. Altri pensieri, altri momenti, altri sospiri, che continui, costantemente, a respirare. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>16/02/2006 11.48.04</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Fino al decollo sucessivo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29931 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Chi poteva farmi del male qui? Nessuno! Il fatto di non sapere pi&ugrave; dove mi trovassi mi era assolutamente indifferente, per cui fu veramente triste quando il pilota espresse l´opinione che fosse ora di atterrare. Se fosse stato per me, mi sarei subito alzato in volo un´altra volta. E non avevo provato alcuna sensazione di malessere come la si prova, a esempio, sull´altalena. Detto per inciso, le celebri altalene americane mi sono veramente antipatiche. Su di esse ci si sente malsicuri, mentre a bordo dell´aereo si ha una sensazione di totale sicurezza. Si resta tranquillamente seduti sul proprio sedile. Qualsiasi capogiro &egrave; escluso. Non esiste uomo al quale sia mai venuto il capogiro a bordo di un aereo. Antipatica invece era la sensazione di fendere a tale velocit&agrave; l´aria, soprattutto in seguito, quando l´aereo, scendendo, picchi&ograve; con il muso e il motore si spense, per cui ci fu un´improvvisa enorme calma. Mi aggrapai di nuovo spasmodicamente alla carlinga e pensai, naturalmente: "Adesso precipitiamo!" Tutto si risolse, invece, in maniera ovvia e naturale, anche l´atterraggio, nel momento in cui toccammo di nuovo il suolo. Tutto fu cos&iacute; semplice da escludere in maniera assoluta qualsiasi sensazione di paura. Ero al colmo dell´entusiasmo e sarei stato contento di trascorrere l´intera giornata a bordo dell´aereo. Mi misi a contare le ore fino al decollo successivo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Io sono Il Barone Rosso, Manfred von Richthofen, EditorialeDomus ]]></creator>
  			<date>13/02/2006 20.32.49</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sms #1 ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29930 ]]></link>
			<description><![CDATA[ 1 buon atterraggio &egrave; quello in cui lasci l´aereo sulle tue gambe. Un grande atterraggio &egrave; quello in cui puoi utilizzare l´aereo un´altra volta. Buon 2006! ]]></description>
			<creator><![CDATA[ C., Flight Instructor ]]></creator>
  			<date>03/01/2006 10.38.46</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cos&iacute;, cos&iacute;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29929 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Scrivi una e-mail al tuo istruttore di volo. Chiedi come sta il campo, come se fosse una persona, come se fosse vivo. E chiedi se si riesce a volare. Il tuo istruttore di volo ti risponde, <I>cos&iacute; cos&iacute;</I>, come se fosse una persona, come se fosse vivo. <I>Ma si pu&ograve; volare: ti faccio fare l´ultimo volo dell´anno, poi chiudo per ferie invernali. Ore 16.00 si decolla.</I> E niente altro, neanche la possibilit&agrave; che la meteo sia una schifezza, che nevichi, che non si veda a pi&ugrave; di un metro, che piova, che vi sia un vento da bora triestina, che vi sia una eclissi di sole che accechi la luce del mondo, niente, pu&ograve; distogliere la tua mente dal momento in cui perderai qualsiasi ragione in favore del cielo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>22/12/2005 16.44.57</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ I Belive I Can Fly... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29928 ]]></link>
			<description><![CDATA[ I used to think that I could not go on<BR>
And life was nothing but an awful song<BR>
But now I know the meaning of true love<BR>
I´m leaning on the everlasting arms<BR>
<BR><BR>
Chorus<BR>
If I can see it, then I can do it<BR>
If I just believe it, there´s nothing to it<BR>
I believe I can fly<BR>
I believe I can touch the sky<BR>
I think about it every night and day<BR>
Spread my wings and fly away<BR>
I believe I can soar<BR>
I see me running through that open door<BR>
I believe I can fly<BR>
I believe I can fly<BR>
I believe I can fly<BR>
<BR><BR>
See I was on the verge of breaking down<BR>
Sometimes silence, it can seem so loud<BR>
There are miracles in life I must achieve<BR>
But first I know it starts inside of me<BR>
<BR><BR>
Chorus ]]></description>
			<creator><![CDATA[ R. Kelly - Space Jam OST ]]></creator>
  			<date>09/12/2005 14.19.03</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ A Little Boy´s Dream ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29927 ]]></link>
			<description><![CDATA[ <DIV Align="Center">
"Tommy, what do you wanto to be<BR>
when you grow up?" the teacher asked<BR>
her daydream boy.<BR>
"I want to fly airplanes, ma´am.<BR>
I´ve loved them since I was three.<BR>
I drew my Grandam a picture of one...<BR>
just ask my brother Lee".<BR>
And the teacher smiled<BR>
and called on the next child,<BR>
keeping her thoughts to herself.<BR>
"What foolishness, to act like a bird!<BR>
Won´t that little boy come down to earth".
<BR><BR>
But Tommy grew up<BR>
with his dreams trailing hime<BR>
high into the sky.<BR>
He flies fighters for America,<BR>
so his countrymen won´t have to die.<BR>
They don´t call him Tommy anymore<BR>
when the canopy clamps shut<BR>
and the jet engine roar.<BR>
But when he checks his six<BR>
and grips the stick<BR>
and looks in the rear-view mirror,<BR>
on the face of his helmet visor-<BR>
The fighter pilot can see<BR>
the distant daydream boy<BR>
who´d wanted to fly<BR>
sin he was three.
</DIV> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Kathleen M. Rodgers ]]></creator>
  			<date>29/11/2005 9.23.00</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sia ancora quel cielo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29926 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Da quanto tempo non volavi. Tre settimane. E ti mancava. Cazzo se ti mancava. Soprattutto adesso, che sei pi&ugrave; controllore che controllato, adesso che sei pi&ugrave; dominante che dominato. Ma con l’aria non si scherza e di errori ve ne sono sempre e sempre tutto &egrave; pronto per divenire uno sbaglio. Ma sei in aria, sei nell’aria, sei aria, e non importa nulla. La tua mente si perde nella maestosit&agrave; di un bel cielo azzurro, finalmente, nei ricami di un terreno ben tenuto, nel riverbero leggero di un laghetto, nel volo perfetto di un airone bianco che scherza sotto di te. E quando in quell’ultimo giro, prima di portarlo gi&ugrave;, rivolgi il tuo moto verso il sole, voltando gli occhi ad ovest, scopri un tramonto che ha dell’incredibile. Rosso come il fuoco e tenero come la nuvola che lo attraversa. E capisci cos&iacute;, perch&eacute; puoi emozionarti ascoltando una canzone di tre minuti. E una voce in sottofondo nelle tue orecchie sembra istruirti su cosa dovresti fare, ma non la stai ascoltando perch&eacute;, quasi in automatico, procedi seguendo quel filo di sensazioni che ti legano alla bellezza di poter essere li, alla fortuna che questo stia capitando. E come te fra qualche minuto, il sole sta andando a cadere su un prato freddo e incolto, segnato da rivoli di altre tenerezze. E mentre stai attento, mentre cerchi di essere il pi&ugrave; preciso possibile, di recuperare il massimo della tua concentrazione, ti abbandoni alla sensazione di quel soffice tocco che stai imparando ad offrire, proprio come il sole ha imparato a farti parlare e guardare per cos&iacute; tanto tempo. Stancamente il braccio si concede a quest’ultima planata verso terra. Ora quel dolce calore che hai fronteggiato con degli occhiali scuri &egrave; alle tue spalle. Lo ritroverai ancora una volta, mentre dipinger&agrave; lunghe ombre sulla prospettiva di un campo che devi solleticare con delicatezza. E mentre senti quel piccolo barlume di luce colpirti ancora, debole e flebile nella sua romantica morte, sembri una piuma, un soffio, un’armonica del vento che canta in silenzio. Lo lasci andare e sei gi&agrave; praticamente fermo, con il tuo tempo che &egrave; scaduto, con il tuo cielo che si colora di blu, con il pensiero che ti scappa lontano e sempre un po’ pi&ugrave; in alto della tua testa. Saluti e non fai altro che ripensare, rimuginare, immaginare, sperare e aspettare che sia ancora quel tempo, che sia ancora quel cielo, che sia ancora quell’aria, che sia ancora quel saluto. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>21/11/2005 9.41.48</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Oltre la finestra... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29925 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Guardo oltre la finestra. Il cielo azzurro, sta tramontando e piccoli tratti rossi, vanno a pennellare graffi che si insinuano sulle nuvoli che giocano con l’aria. L’intensit&agrave; del sole a volte cresce a volte si arrende alle nubi che incombono al suo fronte. Ripenso cos&iacute;, triste, alla giornata di ieri e alla lezione sfumata in mille gocce di pioggia. Ripenso che se fosse oggi, molto probabilmente farei in tempo a fronteggiare questo tramonto con un paio di occhiali da sole. Ripenso all’inizio del volo, il riscaldamento del motore, il controllo dei contatti, l’allineamento e la partenza. E subito, penso a quando spengo i motori e a quel sospiro che, anche concentrandomi, non riesco ad evitare. Una rassegnazione mista a gioia e a felicit&agrave; del mio corpo che vibra dentro di me. Ripenso al momento prima di "dare tutta manetta". Quei due o tre secondi prima, in cui quasi trattengo il fiato. In cui la mia mente, l’unica cosa a cui non dovrebbe pensare &egrave;: ora volo. L’agitazione che mi scuote lo stomaco, l’emozione di essere da solo a fronteggiare un distacco che profuma di quasi primordiale. Le gambe che si fanno pi&ugrave; forti. La presa delle mie mani sempre pi&ugrave; serrata sui comandi. E’ un attimo nascosto da eternit&agrave;. Gioia, dolore, concentrazione, preoccupazione, benessere, ansia. C’&egrave; davvero di tutto. E in un solo secondo, prima di tenere l’aereo al centro, alleggerire un po’ il muso, guardare velocemente la velocit&agrave; giusta per staccare, mi agito. Ed &egrave; stupendo pensarci, immaginarlo, sognarlo, nell’attesa di poter vedere, questo infinito tramonto un po’ pi&ugrave; a lungo, rispetto ad ora, attraverso un vetro, mentre si va spegnendo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/11/2005 16.46.36</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sorprese di un cielo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29924 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E’ diventato cos&iacute; naturale parlare di volo? Ora non fa pi&ugrave; notizia, non &egrave; pi&ugrave; un avvenimento (fatto salvo crisi meteorologiche del nostro cielo). E’ un "qualcosa"... tu la chiami magia, qualcuno la chiama pazzia… che ti scorre al tuo interno. Voli per il piacere di volare, anche se stai imparando, anche se non potresti permettertelo. Voli permettendoti di provare, di costruirti un tuo metodo, un tuo stile. Vieni corretto e le urla dell’istruttore nelle cuffie fanno ancora pi&ugrave; male… quando sei lass&ugrave;, quasi non sei. Una virata normalissima, dopo un buon tentativo di atterraggio e una riattaccata abbastanza precisa e ti perdi. Concentri la tua testa sulla velocit&agrave; indicata. La tieni incollata a centodieci, come da istruzioni: e ti dimentichi di guardare in quanto poco tempo arrivi a duecento piedi dove, normalmente, via i flap, via motore fino a cinquemila giri. Ti desti, ti sistemi e continui a focalizzarti su qualcos’altro di nuovo e di cos&iacute; affascinante. Fuori non c’&egrave; nulla. La foschia bassa scorre senza sosta fino all’orizzonte lasciando ad un’idea antica il mondo, tutto piatto. La pallina, oggi basta che tu sia seduto un po’ male, e non star&agrave; mai ferma. La distanza dalla cascina rossa da evitare &egrave; buona e ti prepari a tutta la tua procedura di atterraggio. Via motore: sospiri, il tuo mezzo non si &egrave; mosso, non un solo millimetro di imbardata. E si che hai tolto quasi duemila giri in un secondo. Niente. Ti concedi il lusso di impostare la virata come ti pare, tanto sembri il padrone dell’universo, perch&eacute; il tuo universo, sono le tue mani, i tuoi occhi, la tua testa che con loro governano le tue ali. Tue. Tralasci l’istinto di non voler pi&ugrave; scendere e di perderti in quella foschia. Sarebbe matematico, primo o poi non avresti nessun riferimento e ti perderesti dissolvendoti come nebbia che &egrave; quasi pioggia come in una strana mattina di inizio novembre. Prosegui e cerchi la pista, una striscia di quattrocento metri di erba florida ad intuito. Ci sei, si ci sei anche se alto. Allora scegli, ora mi butto in picchiata e rasenti quelle maledette piante che, non ci fossero, con quel finale, ti divertiresti a toccare il prima possibile. Via, un altro giro. E sei di nuovo per aria con i tuoi pensieri che sovrastano qualsiasi richiesta di concentrazione. Eppure non stai pensando, perch&eacute; &egrave; il tuo pensiero stesso, quello che stai pilotando. Ti rendi conto che quello che stai facendo &egrave; quello che molte volte, in notti in cui dormire &egrave; impossibile, in cui non vuoi chiudere occhio, hai avvolto della tua pi&ugrave; spiccia fantasia creandola come fosse un film. Uno splendido film che ora si sta srotolando sotto le tue mani, sotto la forza dei tuoi piedi, che senti con il bacino, quando un buffettino di vento ti sposta. E cos&iacute;, ti commuovi, realmente. Senti in te qualcosa che lentamente scivola ovunque. Freme scalpita e ti da ancora pi&ugrave; forze. Come se l’arrivo lo vedessi e quella fosse la tua prima maratona. Poi sai, quanti metri sono, quanto manca, quanto &egrave; rischioso. Ma non puoi farne a meno, non puoi non pensarci, non puoi smettere, non puoi. Non puoi perch&eacute;, in treno, quando tutto questo lo scrivi guardando un monitor segnato, come una lacrima sul lato, quello che desideri sopra ogni costo, sarebbe essere in cielo. Perderti, in quel manto nero che ora si presenta molto presto, anche senza vedere niente, anche senza poter controllare nulla, ad occhi chiusi piuttosto, ascoltando la voce di una serie di colpi che sostengono dignitosamente la sfortuna di essere pi&ugrave; pesante dell’aria. E mentre ci pensi, trovi almeno tre perfetti, incredibili, pazzeschi motivi: non pensi, sei aria come aria &egrave; quella che ti concede l’onore del volo; non smetti di sorridere, mai, neanche quando ti spaventi, quando ti sgridano, quando non quadra, in quella stupenda sfera in cui ti puoi muovere, lo senti; potresti scomparire, tanta sarebbe comunque la tua felicit&agrave; e al tempo stesso, quanto desideri scoprire ogni pi&ugrave; piccola sorpresa di un cielo che hai sempre avuto, ma mai cos&iacute;. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>02/11/2005 10.38.18</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Tolgo i contatti... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29923 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Tolgo i contatti, sollevando le due levette dei magneti, con una mano fissa sulla manetta. L’elica si arresta di colpo, senza mancare di colpire ancora un paio di volte, rumorosamente, l’aria immobile intorno all’aereo. Due scatti della chiave. Siamo incollati definitivamente a terra. Sospiro, come sempre, contento e stanco, felice e affranto per il tempo scaduto. Ma colmo di gioia. Sembra essere andata bene. Tolgo il casco e il mio istruttore lo sta posando dietro i sedili.
"Va bene". Bum! Un colpo come un cazzotto. Sorrido e non posso trattenermi. Sedici lezioni. Quattrocentoottanta minuti e qualcosa c’&egrave;. Ora, presentato cos&iacute;, sembra disarmante e demoralizzante. E invece &egrave; tutto il contrario, &egrave; l’inizio della ricerca della precisione, della bellezza, del piacere e della capacit&agrave;. "Atterri bene, preciso, molto delicatamente, ma un po’ troppo cabrato, devi cercare maggiormente il volo orizzontale". Si apre il suo sportello e abbandona quel piacere. Lui, ancora qualche minuto e sar&agrave; di nuovo lass&ugrave; e io lo vedr&ograve; partire. Slaccio la cintura e penso a quanto &egrave; tutto cos&iacute; stupendo. Il sudore si staglia sulle mie braccia e i dolori non tardano alla spalla destra. Tutto normale, ti piace pure, quella fatica. Apri la tua portiera e lanci fuori la prima gamba e nello stesso tempo vorresti urlare. Scendi, ritiri la cintura, chiudi. Una carezza all’ala, un solletico all’elica. Attraversi la pista e potrebbe attraversarti un’ala bassa in atterraggio e non te ne accorgeresti. Senti voci del campo, di amici che volano. E poi un commento: "certo che le foglie qui, in atterraggio, si muovevano parecchio". Sorrido ancora una volta, non riesco a trattenermi: "Chicco, io lo prendo come un complimento!". Risate, sorrisi, ci rilassiamo. Guardo quelle cime e penso a quando, prima o poi, le raser&ograve; ad un mio atterraggio. E’ andata bene, si, ora dobbiamo raffinare. E’ vero, &egrave; inverno ormai. L’aria &egrave; pi&ugrave; tranquilla, si viaggia meglio ed &egrave; un po’ pi&ugrave; facile essere precisi, ma vi sono altri inconveniente da fronteggiare. Oggi non si vedeva niente. E c’era il sole! L’orizzonte offuscato. La pista introvabile se non in finale. Ma non &egrave; tutto cos&iacute; magicamente incantevole? ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>18/10/2005 16.56.52</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ La domenica del pilota... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29922 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Molte persone, la domenica, vanno allo stadio, seguono il calcio o lo sport, o non fanno niente. Io, ogni domenica da un anno a questa parte, spero in un po’ di sole, ma neanche, spero che il cielo mi regali una giornata in cui poter volare. Anche un paio di ore, sono pi&ugrave; che sufficienti. E ieri, per me, &egrave; stata la prima esperienza in una vera e propria domenica del pilota. Non che questo comporti il fatto che io abbia ottenuto l’attestato e scorrazzi per il cielo libero, ma semplicemente perch&eacute; durante la mia lezione, un po’ prima, e un po’ dopo, in un bellissimo campo di volo appena rasato, dove un nuovo hangar sta crescendo e dove la manica a vento si era abbandonata a testa in gi&ugrave;, saranno transitati almeno una quindicina di mezzi e altrettanti piloti. Come minimo. Ora, questo &egrave; sicuramente positivo, piacevole, interessante. L’aria &egrave; sempre colma di qualche ronzio, il cielo &egrave; sempre infranto da qualche ala colorata, il vento sempre accompagnato da parole risa e scherzi, ma quando fai lezione, quando imparti ad atterrare, quando ancora non hai acquisito certi automatismi, il tutto si fa molto, ma molto pi&ugrave; complicato. Ma niente di questo, &egrave; negativo, tutta esperienza, assolutamente tutta esperienza. E come se fosse "tutto il calcio minuto per minuto", di ieri, ricordo quasi tutto, la mia precisione, la mia tranquillit&agrave;, le cime delle piante in testata che questa volta, si, le avrei sfiorate. Partiamo. La pista era gi&agrave; colma a destra e a sinistra, ma tu non ci devi pensare, concentrati sul centro e poi dai quel dannato piede. Controlli pre-volo, allineiamoci, buon viaggio. Stacco l’erba rasa e la lascio ad attendermi fra poco, qualche minuto, penso, e sar&ograve; l&iacute; a solleticarti e neanche tanto delicatamente. Dai un po’ con il timone, duecento piedi, via i flap cinquemila, dolce virata a destra. Eseguo sbagliando poco finalmente e avendo fatto un decollo in grazia di un pilota alla quindicesima lezione. Fai un giro in allineamento per capire chi sei, senza rallentare. Vado, recupero tutti i riferimenti a terra che da pi&ugrave; di un mese non vedevo e, come sempre la natura, scherza con i tuoi ricordi. Centoottanta gradi a destra e sono sopra la pista e i primi movimenti, iniziano a farsi vedere. Altro giro questa volta scendiamo. Mi allineo, sono un po’ alto, servono i full flap e anche qualcosina in pi&ugrave;. Tocco, tutto quasi bene, un po’ poco deciso nella seconda richiamata. Riattaca dai, vai. Riparto, e da qui in poi, nasce la domenica del pilota. Due aerei si fanno "strada" verso di noi e richiedono autorizzazioni all’atterraggio, nel frattempo li seguiamo come possibile dal braccio sottovento, cercandoli, ascoltandoli, parlandoli. Io procedo, viro in base e in finale, e in quell’istante, il primo degli ospiti gialli si allinea per il suo imminente decollo. Lascio perdere, non chiedo neanche e sorvolo la pista abbandonando la mia discesa. Rieseguo il tutto, mentre le comunicazioni e le ricerche continuano. Facciamo un treesessanta di circuito, mentre aspettiamo che atterrino: cose da aviazione generale, penso, e mi lancio in una bella virata verso sinistra che, man mano che evolve, continuo ad accentuare e a stringere. Termino e mi butto a destra riducendo motore dando piede. E’ la prima volta che agito cos&iacute; l’aereo e quasi non me ne accorgo e mi sento un po’ pi&ugrave; coordinato. Mi riallineo, mi ristemo e questa vado gi&ugrave;. E invece, il secondo ospite grigio si allinea per il suo imminente decollo. Lascio perdere, non chiedo niente e non mi muovo di un solo millimetro. Continuo a scendere e lo vedo partire e inseguo la sua coda. Solo alla fine, penso a venti metri da terra, lo scartiamo a sinistra e poi lo scartiamo virando a destra. Impreco. Terzo giro e questa volta non mi importa niente, piuttosto spacco tutto ma vado gi&ugrave;. Per fortuna l’aria &egrave; sempre pi&ugrave; calma e il sole accompagna con un rosso intenso il mio successivo giro. Finalmente pista libera, nessuno che si muove. Punto le cime degli alberi e chiedo: le prendiamo cos&iacute;. Direi di s&iacute; e le scartiamo solo alla fine, con un impreco, ma non mio. Tocco la terra, morbido ma un po’ brusco, riattacco veloce e scodo violentemente, ma ci sono. Si va, e questa volta si scende. Saluto il campo guardando oltre a me a destra, saluto due ciclisti con casco, sotto il mio braccio sinistro, centoottanta a sinistra e punto il campanile. Vario a zero e sono quasi in finale. Vario a zero e i novanta sono spaccati. Sei perfetto. Sogghigno e lo porto gi&ugrave; frenando deciso. Parcheggiamo fra due ospiti superstiti, stacco tutto e cerco l’aria a livello del mare aprendo lo sportello. Sono carico, la stanchezza oggi non si fa sentire. Scalcio un filo d’erba e mi appresto a raggiungere i compagni davanti all’hangar. Com’&egrave; mi chiedono. Perfetto, guarda la manica a vento. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>27/09/2005 10.06.37</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Notti... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29921 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono notti dove ho paura di chiudere gli occhi 
sono notti che non so spiegare 
notti dove vorrei parlare 
ma sono notti che le labbra bruciano nel sale... ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Africa Unite ]]></creator>
  			<date>21/09/2005 14.22.23</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Minuti a fantasticare... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29920 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Intorno alle quattro, in genere, in ufficio ci si prendono questi dieci minuti per raggiungere il sesto piano. Non che al sesto piano ci sia chiss&agrave; quale evento, &egrave; solo che li ci sono le macchinette del caff&eacute; e dei beveraggi vari per rifocillarsi. Dopo aver recuperato una squisitissima normale bevanda scura, mi sono affacciato alla finestra. Al sesto piano, in effetti, si inizia a vedere qualcosina di buono. Cos&iacute; il mio sguardo si &egrave; immediatamente rivolto verso lo spazio aereo di Linate, dove, normalmente, aerei di medie dimensioni si arrampicano contro il cielo, oggi grigio, colmo di nuvole e con un profumo di pioggia che si avverte a vista. Ma niente, neanche una piccola striscia lucente di qualche volo privato. Proprio niente. E c’era persino l’arcobaleno, ma non mi interessava.  Nel cielo ho scovato, credo, una gazza ladra che con una innata classe, rubata al vento, veleggiava tra i vortici creati dai palazzi dello skyline di Milano. Cos&iacute;, &egrave; bello perdere dieci minuti a fantasticare. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>09/09/2005 16.57.49</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Linked #4 ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29919 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ogni tanto arrivano le vacanze. Quei periodi in cui, normalmente almeno per me, il primo pensiero &egrave; dormire. Qualcuno mi dice che sono stressato, ergo sono stanco, ergo devo dormire. Cos&iacute;, per rimanere in tema con il motivo della mia vita, cercher&ograve; un libro che mi sostenga per le mie attivit&agrave; principali, dormire e sognare, e chiedere come fare:
<BR><BR><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?feature=cover&isbn=8889674024" class="testo" target="_new"><span class="testo">CHIEDILO AL PILOTA</span></a><br> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>05/08/2005 11.51.48</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Bracing and delicious... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29918 ]]></link>
			<description><![CDATA[ The air up there in the clouds is very pure and fine, bracing and delicious. And why shouldn&acute;t it be? - it is the same the angels breathe. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Mark Twain - Roughing It ]]></creator>
  			<date>04/08/2005 12.36.23</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ali mai viste... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29917 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Icaro, il suo figliolo, gli stava
accanto e, non sapendo di scherzare col proprio destino,
raggiante in volto, acchiappava le piume che un soffio di vento
sollevava, o ammorbidiva col pollice la cera
color dell&acute;oro, e cos&iacute; trastullandosi disturbava il lavoro
prodigioso del padre. Quando all&acute;opera fu data
l&acute;ultima mano, l&acute;artefice prov&ograve; lui stesso a librarsi
con due di queste ali e battendole rimase sospeso in aria.
Le diede allora anche al figlio, dicendogli: "Vola a mezza altezza,
mi raccomando, in modo che abbassandoti troppo l&acute;umidit&agrave;
non appesantisca le penne o troppo in alto non le bruci il sole.
Vola tra l&acute;una e l&acute;altro e, ti avverto, non distrarti a guardare
Bo&ograve;te o Èlice e neppure la spada sguainata di Or&iacute;one:
vienimi dietro, ti far&ograve; da guida". E mentre l&acute;istruiva al volo,
alle braccia gli applicava quelle ali mai viste.
Ma tra lavoro e ammonimenti, al vecchio genitore si bagnarono
le guance, tremarono le mani. Baci&ograve; il figlio
(e furono gli ultimi baci), poi con un battito d&acute;ali
si lev&ograve; in volo e, tremando per chi lo seguiva, come un uccello
che per la prima volta porta in alto fuori del nido i suoi piccoli,
l&acute;esorta a imitarlo, l&acute;addestra a quell&acute;arte rischiosa,
spiegando le sue ali e volgendosi a guardare quelle del figlio.
E chi li scorge, un pescatore che dondola la sua canna,
un pastore o un contadino, appoggiato l&acute;uno al suo bastone
e l&acute;altro all&acute;aratro, resta sbalordito ritenendoli d&egrave;i
in grado di solcare il cielo. E gi&agrave; s&acute;erano lasciati a sinistra
le isole di Samo, sacra a Giunone, Delo e Paro,
e a destra avevano Lebinto e Calimne, ricca di miele,
quando il ragazzo cominci&ograve; a gustare l&acute;azzardo del volo,
si stacc&ograve; dalla sua guida e, affascinato dal cielo,
si diresse verso l&acute;alto. La vicinanza cocente del sole
ammorbid&iacute; la cera odorosa, che saldava le penne,
e infine la sciolse: lui agit&ograve; le braccia spoglie,
ma privo d&acute;ali com&acute;era, non fece pi&ugrave; presa sull&acute;aria
e, mentre a gran voce invocava il padre, la sua bocca
fu inghiottita dalle acque azzurre, che da lui presero il nome. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Ovidio, Metamorfosi - Libro Ottavo ]]></creator>
  			<date>27/07/2005 13.34.35</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ La domenica voli... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29916 ]]></link>
			<description><![CDATA[ La domenica voli. Occhi curiosi e stupiti ti guardano da terra. Occhi severi e precisi ti osservano a fianco. E tu, riesci a fantasticare. Riesci a pensare che oltre l’altezza, la velocit&agrave; la direzione e quello che vuole fare l’aereo, c’&egrave; dell’altro. C’&egrave; chi ti aspetta, c’&egrave; chi ti segue, c’&egrave; chi ti immagina. Poi ogni tanto ti riprendi, perch&eacute;, devi atterrare e devi ripartire, possibilmente un po’ pi&ugrave; dritto del decollo precedente, e sempre un po’ meglio rispetto al decollo prima. Ma ogni volta &egrave; sempre un’emozione unica, una sensazione di libidine a cui non riesco resistere. Anche se lo devi fare quasi come una punizione. Ne facciamo un altro, &egrave; meglio. Stesso giro. E’ che in tutto questo hai piccoli e brevi momenti da dedicare. Ecco, il fatto &egrave; che anche in una lezione, quindi concentrazione e attenzione, puoi perdere i tuoi pensieri e farli rinfrescare al freddo getto che proviene dall’elica e farli andare lontano, verso le nuvole. Immagini chi ti incrocia con il suo sguardo e pensa a quanto sia fantastico il volo e, dio, a quanto &egrave; bravo il pilota a fare quella "curva". Poi non fa niente se il tuo istruttore in cabina ti sta pressoch&eacute; prendendo a, non tanto, mezze parole. Cosa importa, quando si pu&ograve; sognare. Poi torni luned&iacute; a Milano. Fa caldo, il treno &egrave; caldo &egrave; ancora quasi pieno, i posti sono stretti il finestrino capiente di troppa poca aria. Per fortuna svaghi e con la mente torni sempre in volo, torni sempre oltre le nuvole e in qualche modo stai bene. Poi aspetti e prendi il tuo tram. Quello prima del tuo ha fatto un incidente. E non c’&egrave; niente da fare. Ti tocca tornare di colpo alla realt&agrave;. Ti tocca pensare che forse te la devi fare a piedi. Ti tocca pensare che la giacca, cazzo, potevi anche lasciarla a casa che ci sar&agrave; un tasso di umidit&agrave; che dei sigari potrebbero passeggiare per strada. Ma questo &egrave; quanto, e finch&eacute; non ti siedi in ufficio e telefoni, le gambe ti faranno male e gli addominali anche. Ma non sei solo, e un po’ ti rassegni. Infine, hai quel magico dono che &egrave; il ricordo. Che &egrave; qualcosa che non pu&ograve; far altro che farti stare bene, sempre, perch&eacute; se qualcosa lo ricordi, in fondo, &egrave; perch&eacute; lo vuoi ricordare. E cos&iacute;, le strade arate nei campi verdi, sono come guide. I saluti, le partenze, gli atterraggi e quello che hai fatto "bellissimo", risuonano in te come magia armonica, &egrave; musica che ti fa sentire "grande". Allora pensi che non dovresti mai scendere, che non dovrebbe mai finire, che potresti abbandonare l’idea di camminare, pur di non dover atterrare. E mentre ti immagini durante la chiusura di una stretta virata un po’ in discesa, con il relativo rimprovero, alzi gli occhi verso un cielo che non riconosci, e pensi che, piuttosto che dover scendere, piuttosto che dover staccare, perderesti tutto in un lenta e lunga planata. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>25/07/2005 10.33.03</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Diciotto e zero otto... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29915 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Le cuffie gi&agrave; pronte. Esci dall’ascensore e il badge &egrave; in mano. Timbri. Diciotto e zero otto. Ti &egrave; andata bene. Devi andare a correre e il tuo capo capisce. Il suono &egrave; il medesimo di tutti i giorni e ti avverte che qualcuno, pi&ugrave; in su, vedr&agrave; che sei uscito. Destra, spinta alla porta e sei fuori. Aria, una bell’aria che si prepara per qualche strano gioco con il cielo. E cammini. Una piccola discesa e sei sul marciapiede. E cammini sereno. Con calma perch&eacute; hai tempo. Cosciente e sicuro, che oggi &egrave; andata cos&iacute; e domani, invece, sar&agrave; molto pi&ugrave; tardi, molto pi&ugrave; stanco e molto pi&ugrave; affannoso. Ma va bene. Sei quasi in fondo alla via e il primo tram che ti dovrebbe accompagnare ti saluta. Cazzo. Sempre la solita storia. Ma non ti importa. Tamburi tribali rimbombano possenti e non pensi a niente. Tre metri, e il secondo tram, che ti dovrebbe accompagnare fino in stazione, ti saluta. Cazzo. Due non vanno bene. Ancora qualche metro e il caldo inizia farsi sentire. Ma il vento aiuta, toglie l’umidit&agrave; che, in questo periodo, attanaglia la gola. Prima delle strisce pedonali, non ci credi. Il terzo tram, che ti dovrebbe accompagnare in stazione evitandoti un quindiciminuti buoni di passeggiata, ti saluta. No, dai, non ci vuoi proprio credere. Chiudi gli occhi e ti chiedi: stanno scherzando? Tre tram, in tre minuti, e tu, devi andare a piedi? Cazzo. Gli riapri, e li vedi che hanno gi&agrave; attraversato tutto l’incrocio e sono quasi al prossimo semaforo. Vuoti. Fai finta di niente. Inclini il collo per farlo schioccare e digrigni un po’ i denti. Attraversi stando attento a non morire. Sguardo a destra. Pieno di speranza arancione. Niente. Devi andare a piedi. Devi, perch&eacute; perdi il treno altrimenti e non ti &egrave; servito a niente elemosinare l’uscita anticipata, perch&eacute; dovevi correre. Quindi ti riscaldi cos&iacute;. La musica romba, come i motori in colonna su queste strade ancora colme di persone. E non puoi far altro che pensare alla musica. Non puoi far altro che assecondare i tuoi passi ad un ritmo che non ricordavi, che da tempo non sentivi e che hai ritrovato casualmente. L’aria per fortuna c’&egrave; sempre. Muove la tua giacca. Fa danzare la tua cravatta. E manca ancora tanto a quella dannata stazione. E ti chiedi. Dio, ma tre tram, in tre minuti. E no dai. Cos&iacute; no. Cazzo. Ogni tanto ti volti e dici: sono a met&agrave; fra due fermate. Ora arriva. Sarebbe il colmo. E per fortuna non lo &egrave;. La musica cambia. Diventa pi&ugrave; tonda, un po’ meno forzata ma sempre decisa. E cos&iacute; anche il tuo passo. Ormai, ti rassegni, se arrivasse adesso quel maledetto tram, non lo calcoleresti neanche tra le tue alternative. Devi cambiare strada e allontanarti da tutto, infilarti in una stradina che per met&agrave; &egrave; al sole e per l’altra e all’ombra. Chiaramente, tu, dovrai percorrere quella al sole. Ma &egrave; possibile? Ultimo balzo, ultimo pericolo sulle strisce e sei nel tunnel della stazione. Qui non senti i tuoi passi, solo perch&eacute; riempi la tua testa di sonorit&agrave; artificiali. La luce ti segue, eviti le righe delle piastrelle fino al tabellone e poi, il massimo. Il tuo treno non c’&egrave;. Ma come diavolo pu&ograve; essere una giornata cos&iacute;. Appoggi la borsa e contempli le scritte e quei dannati colori. E la musica, splendidamente, ti propone un trance che possa rilassarti. Scendi e pensi che, si &egrave; gi&agrave; capitato, il tabellone mentisse. Ed &egrave; cos&iacute;, per il cielo, &egrave; cos&iacute;. E allora aspetti e ti abbandoni. Trovi un posto, ti siedi, ti confronti con il caldo, ci giochi un po’, e poi, balli... inizi a farti rapire dalla musica e ti abbandoni in un sonno poco attento. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>19/07/2005 16.44.49</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ My favourite thing... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29914 ]]></link>
			<description><![CDATA[ My favourite thing that I ever do in an airplane is take off, you know, where you break the surly bonds of earth. It just don&acute;t get any better than that. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Bobby Younkin, 1959-2005 ]]></creator>
  			<date>19/07/2005 14.26.31</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Come l&acute;universo stesso... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29913 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Le lezioni di volo sono riprese. Dopo due mesi. Dopo due mesi e due giorni, per la precisione, ho volato come tempo fa, ma con tanti cambiamenti a governare l’ambiente, che sembra sia passata un’eternit&agrave;. Gli stati d’animo della mia anima sono stati sconvolti, non poco, in questo periodo. La rabbia, il dolore, l’attesa, la preoccupazione, la paura. Il desiderio. E tutto si &egrave; trasformato in un secondo, con la gioia, fuoco impazzito all’interno del mio corpo. Appena arrivato al campo di volo. Come un bambino che, di fronte ad un negozio di dolci, si appresta ad addentare a mani nude qualsiasi prelibatezza. E, il fatto... &egrave; che so quanto questo mi possa piacere e, in fondo, quanto questo sia doloroso, fino al prossimo incontro con le nuovi ali, fino al nuovo tramonto che potr&ograve; osservare prima del mondo, fino alla prossima nuvola da solleticare. Chiudo gli occhi e serro i pugni. Mi allontano da tutto e da tutti, dagli amici che seguono e perdurano a "soffrire" per il piacere di poter registrare i miei progressi, o i miei regressi, dal vento che sposter&agrave; il mio volo, dal sole che scalder&agrave; le mie mani, dalla luce, che mi permetter&agrave; di osservare la culla del mondo. Poi li riapro e so che tocca a me. So che quel manto di erba appena tagliato, che cos&iacute; vasto si allunga alla mia destra, verr&agrave; invaso da un ronzio non troppo violento, ma da sbuffi d’aria che mi permetteranno di salutarlo a balzelli. So che tutta quell’erba che rigogliosa investe l’azzurro del cielo, quell’energia che gli alberi trasmettono verso la luna, che tutto l’impeto della vita sulla terra, che tutto il bene di chi mi pensa a volteggiare, assalir&agrave; il mio viso, lo investir&agrave; di una carica che mai avrei voluto cos&iacute; scoprire e mi scaver&agrave;, a fondo, un sorriso benevolo, che mi accompagner&agrave; sempre, qualsiasi cosa poi accada, qualsiasi sbaglio io commetta in soli trenta minuti di amore irreale, qualsiasi silenzio debba sopportare per non aver avuto il coraggio di forzare un timone che lottava contro il vento. Sempre, nella mia vita, porter&ograve; la fatica e il piacere, di una virata che dal cielo, traccia una linea verso terra, da inseguire immediatamente e che, piano piano, mostra un mondo che non conosce una fine, perch&eacute; immersa di un piacere infinito, come l’universo stesso. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>18/07/2005 16.28.49</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Non sono pi&ugrave;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29912 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Non sono pi&ugrave; coordinato con il tram del mattino. Oppure, tutto il
mondo non &egrave; pi&ugrave; coordinato con me. Dai diversi punti di vista, il
risultato &egrave; unico. Alla mattina, come tutte le mattina da un po&acute; di
mesi a questa parte, arrivo in stazione, attendo il mio treno con
pazienza… poi lui ritarda un po&acute;, poi arriva, e si sale, si
chiacchiera, si legge si ascolta musica, si arriva in stazione, e
magari vado a fare colazione. Ecco, magari qualche minuto lo perdo tra
i ritardi l&acute;arrivo la colazione e il fatto che qualsiasi mezzo
pubblico, rispetto l&acute;orario estivo. Non so. Arrivo alla banchina,
magari prendo qualche rivista che mi permetta di sognare. E aspetto.
Dio, ma quanto tempo perdo solo ad aspettare ogni mattina? Vabbh&egrave;,
lasciamo perdere. Un tram arriva. In genere non tanto affollato, che
si respiri ancora, che dell&acute;aria scivoli ancora tra una persona e
l&acute;altra. Le fermate scorrono una via l&acute;altra, facili facili, qualcuno
scende, qualcuno sale, qualcuno quasi cade, solito "tram tram". Poi,
dopo tre stop and go, arriva la fermata del mio coinvolgimento
lavorativo. Prenoto con l&acute;apposito tasto l&acute;arresto del veicolo
pubblico, si ferma, apre le porte, per fortuna anche quella dietro
cos&iacute; evito di dover divincolarmi tra donne in gravidanza, uomini
giganti, signore che leggono il giornale, e scendo. Mi volto per
evitare che il camion dell&acute;Esselunga faccia di me un pomodoro da
cliccare, e scopro di essere l&acute;unico ad essere sceso. Questo, oggi,
questo ieri, questo l&acute;altro ieri. E non me lo spiego, e un po&acute; mi
piace. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>14/07/2005 19.27.34</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Try and remember... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29911 ]]></link>
			<description><![CDATA[ "Just try and remember", I said slowly, "that if God had intended men to fly He´d given us wings. So all flying is flying in the face of nature. It´s unnatural, wicked and stuffed with risk all the time. The secret to flying is learning to minimaze the risks."
<BR><BR>
"Or perhaps - the secret of life is to choose your risks?" ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Gavin Lyall ]]></creator>
  			<date>12/07/2005 17.07.45</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Passato, presente e... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29910 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E&acute; tutto una questione di tempi. Di frazioni di spazio immersi
nell&acute;universo. Ognuno dei quali governa qualcosa. E&acute; questione di
principi. Passato, presente e futuro. Altre alternative non ce ne
sono. O si guarda indietro, o si guarda avanti, o si prova a guardare
adesso e poi si chiudono gli occhi, poi si riaprono e poi si
richiudono. Fotogramma, dopo fotogramma si aggiungono i tasselli del
nuovo passato, del futuro presente e si sogna tutto quello che potr&agrave;
un giorno poi essere un altro singolo istante. E&acute; verso cosa punta il
fuoco dell&acute;obiettivo del nostro scatto, ad essere l&acute;attenzione
principale del nostro ego. Tagli netti che continuano a mutare,
sormontando qualcosa di nuovo e perdendosi nelle viscere del ricordo.
Possibile bloccarle? Possibile decidere che sia sempre lo stesso?
Possibile che non vi siano cambiamenti? No, purtroppo no. Il procedere
del tempo &egrave; l&acute;unico fattore di cui essere certi, l&acute;unico elemento
giusto, l&acute;unico movimento inarrestabile. Solo i ricordi, ci&ograve; che
diciamo, quello che scriviamo, tutto questo &egrave; un&acute;unica possibilit&agrave; di
salto temporale concesso, voluto desiderato nascosto discostato.
Dipende. Ma &egrave; ci&ograve; di cui si &egrave; certi. Una vecchia foto, dimenticata in
un angolo buio di una cantina polverosa e spenta. Un segno, un
biglietto in un libro che non si pensava di avere. Una canzone, un
titolo, un film, una festa, un rito, un luogo, la pioggia mentre si
aspetta, i ronzii della primavera. Tutto ci&ograve; che ci portiamo dietro &egrave;
stato e nello stesso istante &egrave; e continuer&agrave; ad essere. Cos&iacute; come noi
lo vogliamo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/07/2005 15.36.45</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Una nuova invenzione... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29909 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E’ cambiata la sensibilit&agrave; delle mie labbra. Sul serio. Ascoltano in maniera diversa. Me ne sono accorto a pranzo, mentre bevevo. E non me ne spiego il motivo, fisico. Molto probabilmente la sensazione &egrave; una modifica strutturale dei pensieri e della loro migrazione. I nervi sentono ci&ograve; che la realt&agrave; gli mostra, poi, qualcosa cambia e muta in un pensiero. In questo modo, la reale vita del mondo, diviene in me, una fantasia della mia realt&agrave;. Attraverso labbra, stanche ma sempre attente, non pi&ugrave; tese, ma sempre presenti. E’ un nuovo modo di riscoprire quanto &egrave; intorno a me e, mentre prover&ograve; a respirare unicamente tramite la mia voce, sogner&ograve; di poter spargere forza che mi permetta di perdere i sensi, aiutandomi a trovare qualcosa di nuovo, continuando a cercare nuova forza per una nuova invenzione. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/07/2005 10.00.36</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E&acute; un concetto... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29908 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ho una mente, che mi permette di volare. L’ho appena realizzato e ho appena ricevuto un riscontro sull’importanza di poterlo fare. E’ un concetto, come il Volo lo &egrave; per i sogni dell’uomo. Ho una mente che satura di pensieri, come una stanza calda colma di vapore, riesce a sopravvivere senza mai affondare, raggelata in uno strato limite liquido. E’ come se fossi rinchiuso in una bolla d’aria, e i quattro punti di sutura, vincenti sulla mia gengiva destra, non fanno altro che aumentare uno stato di grazia e di semivegetazione riflessiva. Tutto sembra scorrere sopra di me, come se fossi aerodinamicamente scolpito per evitare resistenze, con rari colpi, rari abbagli di realt&agrave; che riescono a penetrare a fondo, fino ad eliminare l’aria che sto respirando, come uno stallo, come uno scossone conseguenza di una manovra sbagliata. E’ un’alternarsi elettrico che fa nascere e morire l’emozioni dal mio petto. E’ come se il mondo intorno a me, mi guardasse attraverso…come se mi attraversasse senza colpirmi ma lasciandomi addosso brandelli di un misto gassoso di sensazioni. Chiudo gli occhi e la situazione migliora o, non varia, rimanendo tale la stanchezza che permea la mia testa. Sar&agrave; che, tre mattine su tre, e la sveglia biologia del mio corpo mi avvisa che l’alba cresce, dalle cinque e venti, alle sei, alle sei e quindici, alle sei e venti, alle sei e trenta, e cos&iacute;, fino alle sette e zerotre, quando, rassegnato, sollevo il mio corpo dal limbo di un finto sonno. Le rarit&agrave; che posso trovare, sono infinite ma mai nate, tranne alcune, di cui il piacere rimane forte nel senso del sapore del mio palato. Persistono, ecco. Dettagliatamente scrutano il buio che pu&ograve; formarsi nella magia della mia vita e mi scuotono come fossi una bandiera al vento. Fitta. L’occhio si ritrae nell’oscurit&agrave; immediata e il brulicare di fantasie aumentano. Immagino ferri tesi e ganci che trainano tutto verso il basso, succubi come tutto, della forza di gravit&agrave;. Ma ho una mente, che mi permette di volare. E il mondo diventa piccolo, sempre pi&ugrave; piccolo, sempre pi&ugrave; piccolo… e questo per me &egrave; libert&agrave;. Una salvezza, uno spiraglio fantastico dove immergersi, dove perdersi, dove si vive per sbuffi d’aria e dove un secondo, pu&ograve; cancellare tutto. Fitta. Lo sguardo si perde. Questa volta i segni del mio pensiero non si rilassano e restano increspati. Come il lento gocciolio che nella mia testa, continua inesorabilmente a mostrarmi sprazzi di realt&agrave;. Continuo, incessante. Vorrei potermi staccare, spegnermi e che ne so, congelare per un po’, giusto per non dover resistere non dover rimuginare o non dover aspettare. Non dover decidere mai. Non sapere. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>06/07/2005 17.33.02</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sussurrato in una roccia... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29907 ]]></link>
			<description><![CDATA[ I colori e le fantasie che si possono scoprire in montagna, sono davvero speciali. Vi sono degli spaccati di natura che, nell’immaginario comune di un uomo, sono impensabili. Nell’osservare le cime e alcuni dei rifugi la in alto costruiti, viene da pensare a come raggiungerli e se farlo, sia fattibile. E’ nello sforzo dei propri muscoli e nella volont&agrave; del proprio sudore che nel lungo cammino, i colori e le fantasie di un monte, si sgretolano lentamente. Allegoriche immagini mai viste, che neanche il romanticismo di Hayez o la sinuosit&agrave; dorate di Klimt potrebbero descrivere come, al contrario, i nostri occhi riescono ad assaporare. E sulla cima, arrivi a nasconderti in te stesso e ascolti ci&ograve; che il tuo corpo vuole dirti, dalla stanchezza, al piacere. Arrivi in luoghi dove puoi permetterti di afferrare un pezzetto di nuvola, semplicemente stirandoti sulle punte dei piedi. Ma sai che quel pezzetto rubato, una volta a casa, sar&agrave; scomparso, giustamente evaporato nella sua indole interiore. Ed &egrave; la magia della malinconia nascosta della montagna, che la rende ancor pi&ugrave; privata, soprattutto se le nuvole avvolgono tutto, piove, e non puoi neanche cercare il cielo. Ma sai che quando abbandonerai questo mondo, tutto sar&agrave; cambiato e sar&agrave; il piacere di ritrovare e l’allegria del cambiamento e il ricordo di ci&ograve; che c’&egrave; stato. Tutto la, tutto nascosto e sussurrato in una roccia a quasi tre mila metri oltre il riverbero del mare. Inabissato in un piazzale di neve che resiste ad un caldo sole che brucia la pelle. E la brucia davvero, fino alla fine, fino al ritorno, fino ad una nuova stagione. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>04/07/2005 11.03.35</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E magari dimentichi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29906 ]]></link>
			<description><![CDATA[ La memoria, il ricordare, il sapere. Misteri che forse rimarranno nei tempi mai risolti. Ma &egrave; cos&iacute; strano confrontarsi con la propria capacit&agrave;. Ricordi, a volte, canzoni sentite un decennio fa eppure, non riesci a ripensare a cosa hai fatto ieri. Ti ricordi passi di danza, codici di accesso e magari dimentichi di passare a ritirare un vestito per la sera. Fotografie di vita da neonato e lasci scorrere scadenze importanti senza neanche accorgertene. Il fruire del tempo cos&iacute; traccia i segni indelebili del proprio accaduto. E alcune cose, rimangono per sempre li, da qualche parte, sapendo che ci sono, potendole rivedere quando desideri oppure disperando per una perdita non vera. Strana la propria capacit&agrave; di ricordo, forte quando serve, lieve quando superiore. Come per le punte di un albero, e il vento che ne piega le cime, senza spezzare... un segno lasciato e un ricordo che rimarr&agrave; per il tempo di una vita. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>23/06/2005 16.49.58</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ La mia ombra... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29905 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Adoro la mia ombra. Anche se fa caldo. La guardo &egrave; mi piace. E’ tranquilla, senza espressione, serena, facile e, ovviamente, senza imprecisioni, senza emozioni senza pensieri. La forma regolare, senza difetti, con calzanti cadenze dei vestiti. E’ sinuosa elegante misteriosa. Non si stanca, non si preoccupa, non si agita, non si scompone. E la cosa pi&ugrave; bella, &egrave; che non si nasconde, non si mischia, non si volatilizza. E’ uno specchio incognito di ci&ograve; che siamo, di quello che vogliamo essere. Se il sole ci guarda le spalle, potremmo parlarci e sognare di mostrare all’ombra quello che vogliamo essere e lei, nella sua oscurit&agrave;, diventarlo. I suoi desideri si possono perdere nel vento senza che alcun pensiero blocchi lo stomaco, senza che vi siano conseguenze. Pu&ograve; essere e pu&ograve; non esistere. Senza fatica, senza coinvolgimento. A volte, sarebbe divertente essere ombra. A volte &egrave; impossibile esserlo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>20/06/2005 11.34.12</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ascoltare il mio corpo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29904 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ogni tanto, mi capita di ascoltare il mio corpo. Mentre disteso cerco del tempo per me, il crepitio della pelle che si rilassa accompagna la mia mente lungo il mio collo, poi le spalle e poi verso il battito del mio cuore, come i ticchettii di un vecchio mobile che si distende. Un lungo incessante brusio leggero, un’insieme finito di sbocci floreali dei miei pori, alla ricerca di aria fresca. Tutto al ritmo del flusso e del riflusso del mio respiro, dei miei polmoni che trovano sempre la forza di una nuova pressione. E il giganteggiare ritmo, dettato dalla vita stessa del mio corpo, sempre pi&ugrave; calmo, sempre pi&ugrave; disteso, sempre pi&ugrave; profondo. E lo stendersi dei muscoli, con quel loro scatto ancora potente, per sprecare tutte le energie accumulate, scaricarsi dell’elettricit&agrave; dei propri nervi per muoversi il meno possibile e prepararsi ad un lungo riposo. E il fascino silenzioso dei nervi, che tendono senza rompere, l’armonia di una posizione ricercata e che il gusto della mia mente trova comoda, e irrompono, a volte, prima di un doloroso indolenzimento. E il leggero stringersi delle mie ciglia e lo scivolare delle pupille alla ricerca di una luce che possono solo immaginare. E’ bello ascoltare il proprio corpo che si riposa e lieve cos&iacute;, giunge in genere il sonno. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>07/06/2005 14.55.00</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Due nuvolette lontane... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29903 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Decima lezione. Il cielo perfetto. Vento assente. Gran caldo. Sole possente. Due nuvolette lontane mi guardavano. Le cercavo in volo, ogni tanto, giusto per vedere che nulla in quel mio mondo, per quella mezz’ora, non si agitasse. Il circuito non era il solito... e l’emozione di volare, si condensava sul mio viso e sul mio corpo, insieme al caldo, con il panorama che potevo ammirare. Distese di campi appena arati, sommersi da un fine strato di acqua a rinfrescare le future radici. L’ombra del "mio aereo" la vedevo correre strana, prima dell’ultima virata per l’atterraggio... ed era sempre li... anche al giro successivo, come le due nuvolette, espressione del sole e del suo lento moto in trenta minuti... lunghi e stretti campi rigogliosamente verdi, campanili da inseguire, rivoli d’acqua come riferimento e qualcosa, nel mio volare, che inizia ad andare bene, a poco meno della met&agrave; del mio sogno... e qualcosa che inizia a diventare pi&ugrave; complicato... ma l’orizzonte aiuta sempre, guardandolo anche da lontano a cercare la propria linea, a cercare il giusto modo per prepararsi ad arrivare a terra... ed &egrave; strana la sensazione che corre, anche se stremato, stanco, affaticato e decisamente accaldato, nel sentire nella cuffie il proprio istruttore che ti ricorda che "questo &egrave; l’ultimo, poi ci fermiamo". Per un po’ ne trai beneficio, credi nell’ultimo sforzo, nell’ultima fatica prima di un goccio d’aria di piacere, perfezioni al massimo qualsiasi movimento, qualsiasi termica compaia all’improvviso la fai tua e la governi; per tutto il resto del tempo pensi che stai per bloccarti a terra senza poter pi&ugrave; giocare con la forza di gravit&agrave;, sicuro che le due nuvolette saranno pi&ugrave; lontane, se continuerai a vederle, che le ombra saranno vicino a te e nulla di pi&ugrave;, che dovrai sdraiarti, chiudere gli occhi e volteggiare a terra, per provare la vibrazione di una brezza improvvisa sotto l’ala. La consolazione finale &egrave; unica, e sar&agrave; sempre quella: pensare ad incontrare altre nuvole, altrove, per altre volte e poi, iniziare tutto dall’inizio. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>09/05/2005 15.18.46</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ottava lezione... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29902 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Mi ha insegnato a decollare. E la faccenda del volo inizia a prendere forma. Le parole, poi, al campo con altri “piloti veri” e aspiranti: “in realt&agrave; questo atterraggio l’ha fatto quasi tutto lui”, insomma, riescono a gratificare una giornata di sole, d&acute;aria fresca, con persone che mi vogliono bene, che ancora adesso ha vita forte in me. Pensavo fosse molto pi&ugrave; doloroso l’impatto, molto pi&ugrave; drammatico, e invece sembra una sinfonia di dolci movimenti e di danzanti balzelli. Il filmato, ripreso da chi pi&ugrave; di chiunque mi sta aiutando in quest’avventura, testimonia come il mio filante correre, alla fine, non &egrave; cos&iacute; male. Certo, un paio di piccole imperfezioni le ho lasciate, insieme alle mie scie, ma tutto sembra “niente male”. Temo nelle difficolt&agrave; maggiori da adesso in avanti, ma la vita, in fondo, non &egrave; poi molto diversa. C’&egrave; sempre qualche cosa da affrontare, come una termica, come una buca, come una raffica. Non riesco a capire il motivo di come, una semplice lezione, abbia creato in me una strana sensazione di primo passaggio. Sar&agrave; il fatto che ora, si inizia e si arriva, quasi tutto con le mie capacit&agrave;, sar&agrave; che il tempo si sia stabilizzato oltre il week-end e oltre la settimana di lavoro, sar&agrave; che la prima videocassetta &egrave; completata e, in qualche modo, &egrave; stata archiviata. Quello che sta capitando &egrave; che i piccoli passi in un sogno iniziano a diventare un po’ pi&ugrave; reali e qualcosina, ma proprio qualcosina, inizia ad essere scontata, automatica, come la frizione per cambiare o partire con la propria automobile. Ottava lezione, e sembrano anni di attivit&agrave;, amicizie da sempre, lavori decisivi e impegni infiniti. Ma &egrave; cos&iacute; stupendo, cos&iacute; realmente fantastico che sorvolare la pista, cercando dall’alto chi ti guarda, &egrave; qualcosa di enorme, di non contenibile, cos&iacute; grande da essere solo nelle proprie emozioni. Come posso riuscire a far capire cosa si prova a seguire un sentiero immaginario sopra un laghetto, contro il sole e poi verso il campanile di una chiesa, guardando e controllando i propri movimenti confrontandosi con l’orizzonte di un cielo che non sembra aver mai fine? Come descrivere la sensazione di “sentire” l’aereo mentre segue i tuoi pensieri e gli trasforma in manovre, mentre controlli e verifichi che tutto stia andando nel verso giusto e mentre cominci a pensare a cosa avverr&agrave; fra poco? E’ un’emozione! Sarebbe come riuscire a descrivere la felicit&agrave;. Si inizierebbe senza mai trovarne una fine, proprio come linea del tramonto di una bella giornata di sole. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>04/04/2005 17.13.30</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Fuori dal finestrino... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29901 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Fuori dal finestrino &egrave; buio. Quello che riesco a vedere sono solo i riflessi interni del treno che mi sta accompagnando. Quaranta minuti, ancora questo piccolo sforzo e il viaggio verso la punta pi&ugrave; a Est d’Italia sar&agrave; terminato. E’ che domani devo rientrare verso il centro. Dub misto raggae e un sorriso che si cala tenero sulle mie labbra che puntano all’ins&ugrave;. E’ strano come pensando a qualcosa che potrebbe capitare si possono conoscere le  proprie e le altrui reazioni, immaginandosi cos&iacute;, una festante scena ludica. Cos&iacute;, sempre, altri minuti passano allegri. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>24/03/2005 17.15.10</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Volo di lezione... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29900 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Boom. Met&agrave; triste e amareggiato, met&agrave; euforico per un altro volo di lezione; met&agrave; libero nell’aria che corre, met&agrave; solo in un cielo senza nuvole. Altalenante come il vento che scorre veloce, che agita qualsiasi cosa e che, come praticamente sempre, non &egrave; mai orientato con la pista. Il sole reggeva forte il confronto con l’orizzonte e, comunque, la foschia ne copriva gli effetti sul terreno. I campi arati erano deboli, l’erba non sembrava felice. Ma questo &egrave; stato solo un dettaglio. Da padrona l’ha fatta l’incontro con un altro ultraleggero. Nell’ultima virata, prima di provare, ancora, un allineamento pista quel piccolo appezzamento di terreno vedeva sfrecciare a piena potenza un amico atterrato per un saluto. La sua partenza &egrave; stata regolare, lo abbiamo visto mentre si alzava, mentre prendeva quota verso casa, mentre noi perdevamo quota per simulare di tornare a casa. Met&agrave; pista e ripartiamo. Gli altri, sono la, pi&ugrave; o meno dalla parte opposta, ma molto pi&ugrave; lenti. Gli andiamo a prendere. Con tutta la potenza disponibile, ci affianchiamo veloce; uno sguardo a otto occhi e un saluto. Un ultimo cenno e via, noi torniamo a casa, loro tornano a casa. Fino a terra la sensazione unica di aver provato un’emozione indescrivibile. Ci&ograve; che si potrebbe fare tutti i giorni da una parte all’altra della strada con un conoscente, portato a settecento piedi di quota, racchiusi in una cabina sorretta da due ali. Per tutto il resto, per fortuna, io riesco ad esserci. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>21/03/2005 9.14.16</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sensazioni esplodono ancorch&eacute;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29899 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono momenti in cui le mie sensazioni esplodono ancorch&eacute; abbiano l’idea di nascere. Ci sono momenti, come ieri sera, come in parte oggi, come lo sar&agrave; stasera, in cui scoppio. Non in senso fisico, in nessuna possibile declinazione, ma di emozione. Sono contento felice, oggi mi sembra venerd&iacute;, ieri c’era il corso di teorico di volo, dio quanto &egrave; bello. Prima si passa dalla testata pista di Linate… un  jet privato, un piccolo AirOne e via, si studia e si impara. Si segue, si ride si scherza, e ci si innamora di ripensare al week-end di volo, sia sabato sia domenica, appena passato. Poi si scappa, si corre e si va a casa. Tutto, beatamente e allegramente. Scopri che i vuoti d’aria non esistono e di colpo, tutto cala e diventa un classico: non ci riuscir&ograve; mai. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>17/03/2005 17.40.58</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Il rischio &egrave;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29898 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Che il rischio &egrave; quello di fossilizzarsi e perdere di vista il giusto punto di contatto. Che, fossimo in atterraggio, il problema diventerebbe grave. Rapportato a quello che sono le relazioni, gli allarmi a volte sono solo sintomi presagivi o solo forti preoccupazioni immotivate… sar&agrave; ma continuare a parlare di volo la gente si annoia e, in fondo, &egrave; possibile che questo sia combaciante con la ragione. Per me non lo &egrave; neanche minimamente pensabile, ma ho mezzi e vie per sfogare tutto questo desiderio. Sar&agrave;, ma ho quasi tutto e di meglio sarebbe difficile, eppure c’&egrave; sempre da stare attenti, da vagliare ed assimilare, da scrutare e soprattutto capire. Essere sempre concentrati, questo serve, sia in volo sia a terra. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>22/02/2005 14.56.36</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Taking Flight... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29897 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Il secondo volo &egrave; finito. Due giorni fa. E’ stato incredibile. Quello che &egrave; cambiato, sembra gi&agrave;, tutto. I muscoli delle mie braccia, almeno per i primi dieci minuti, erano molto pi&ugrave; tranquilli, molto pi&ugrave; sicuri, molto pi&ugrave;…so cosa devo fare e se non sono preciso come un pilota acrobatico, recupero subito, tanto riesco a governarlo. E poi, &egrave; sempre e solo la seconda volta che volo. E non &egrave; poco, volare. Io, e posso anche essere considerato pazzo, la considero un’opera d’arte. In se, il poter volare e il farlo bene, adeguando il proprio moto a quello del vento, sostenendo il proprio corpo tramite l’evoluzione della tecnologia, muoversi senza grossi limiti di spazio. Lo considero qualcosa di <a href="http://noahgrey.com/view.php?p=343" class="testo" target="_new"><span class="testo">bello</span></a>, qualcosa di <a href="http://noahgrey.com/view.php?p=337" class="testo" target="_new"><span class="testo">attraente</span></a>, qualcosa di <a href="http://greyexpectations.com/?e=357" class="testo" target="_new"><span class="testo">fascinoso</span></a>. Come non rimanerne coinvolto, assuefatto e corrotto. Alla fine &egrave; stata la stanchezza finale ad avere ragione, insieme al ricordo appena passato e al desiderio di voler ricominciare. Stanco, ma sedotto da un piacere che non ha limiti. Imparer&ograve; ancora, e la prossima volta sar&agrave; un po’ meglio di quella di prima, poi a volte sar&agrave; un crollo e la ripresa ancora un po’ pi&ugrave; dura. Ma questo &egrave; quello che desidero, quello che mi sta offrendo, finalmente, la realizzazione di un mio sogno. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>14/02/2005 15.40.08</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ora l&acute;attesa... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29896 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ora &egrave; l’attesa la mia rovina. Continuo a pensarci e non riesco ad evitarlo. Io, l’aereo, il cielo e il mio volteggiare un po’ brusco. Insomma, come si pu&ograve; adesso, dopo aver provato a pilotare per la prima volta nella vita a non voler tornare immediatamente in quel campo di volo? Come posso semplicemente starmene qui seduto, sguardo fisso verso il cielo e raccolta di informazioni meteo tramite internet, per il semplice gusto di pensare: chiss&agrave; come sarebbe adesso? Ho due sole vie di scampo: arrendermi e dare ragione a chi supponeva che non avrei retto una settimana senza volare… “vedrai”, aspettare il mercoled&iacute; e concentrarmi sulla teoria, massacrare di domande chiunque sul mio volo sul loro volo e sulla prossima lezione. La terza, che esiste, &egrave; quella che mi ha accompagnato fino ad oggi &egrave; quella di continuare a sognare. Un sogno fatto ormai ad occhi aperti e con la certezza che quello che mi &egrave; capitato, &egrave; vero, finalmente. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/02/2005 16.58.12</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Semplicemente indescrivibile... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29895 ]]></link>
			<description><![CDATA[ L&acute;emozioni che provo, adesso, sono ancora troppo agitate per poterle raccontare, ancora troppo tese e vive, come i muscoli delle mie braccia, che per la prima volta, si sono trovati ai comandi di un aereo. Sono stati trenta minuti fantastici. Faticosi e impegnativi. Ma, anche per un solo minuto, sentirsi padrone dell&acute;aereo e tenerlo li, sospeso nel suo moto costante, farlo volteggiare a piacimento, sbagliare a volte per mancanza di sensibilit&agrave;, sentirlo sicuro sotto i tuoi movimenti, non ha paragoni con nulla. L&acute;orizzonte era offuscato, ma immergersi in quella complessit&agrave; della cabina, non mi ha permesso di guardar molto fuori...e questo, in fondo, importa? E&acute; andata bene, a quanto pare, e, pi&ugrave; ci penso, pi&ugrave; ho voglia di tornarci, pi&ugrave; o voglia di confrontarmi ancora e di fare mio quel dannato mezzo. Ho girovagato tra i paesi senza sapere dov&acute;ero, dove stavo andando, senza aver tempo per tranquillizzarmi un secondo. Ero pura elettricit&agrave; sui comandi. Stupendo. Ancora, in realt&agrave;, non ci credo. E&acute; talmente surreale il mondo dall&acute;alto, che niente sembra vero e tutto sembra possibile. A pensarci bene &egrave; una sensazione unica che deve essere vissuta. Il raccontarla non rende giustizia. Semplicemente indescrivibile. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>07/02/2005 11.21.12</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Primo passo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29894 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ecco fatto. Il primo passo &egrave; andato. Niente di eccezionale, solo regolamenti e dettami. In pratica quello che si pu&ograve; o non si pu&ograve; fare e quello che va interpretato e, in linea teorica, come &egrave; giusto che lo sia. Mi sono arricchito di curiosit&agrave; e ho iniziato ad apprendere le leggi che governano la precedenza degli aerei...e anche qui, la si da a destra. La serata in s&eacute;, a guardarla bene, non ha molto senso. Mezz&acute;ora di macchina, totale una via sbagliata, totale un&acute;indicazione richiesta a passanti, totale tre sms inviati per coordinarmi sull&acute;entrata, gli avvisi a casa e il ritorno, totale tre dispersi che non sono potuti venire, totale una persona dispersa al terminal di Milano Linate, totale tre pagine blocco legal, solo fronte, raccolte. Insomma, un gruppo di persone che si riunisce con uno scopo comune, ascoltando un istruttore di esperienza che fornisce informazioni. Letto il regolamento, studiato le tematiche che ci governano, approfondito le possibilit&agrave; di viaggio in Europa, analizzati i limiti imposti, scoperto il fascino di quello che l&acute;attivit&agrave; comporta. Via liscia, due ore e quindici minuti di chiacchiera costruttiva. Settimana prossima ci sar&agrave; aerodinamica e, credo, si inizier&agrave; a fare sul serio. In ugual misura il viaggio di ritorno, lungo la stessa strada, molto meno affollata, molto meno difficile. Ed &egrave; successo tutto li. Sono stati quei trentaminuti di ritorno, in cui la mia mente si &egrave; persa, in cui piano piano mi sono reso conto. Quello che sto facendo, &egrave; un corso di Volo. Tra pochi giorni potrei volare per la prima volta nella mia vita. Ma non volare e basta, magari anche solo ambientarmi, ma molto probabilmente riuscir&ograve; a tenere una cloche e a far virare un aereo. Allora, qui non via sono pi&ugrave; altri discorsi: bello brutto, aereo piccolo aereo grande, veloce, lento, divertente, impegnativo, facile che fa tutto da solo, difficile che &egrave; impossibile da governare. Non conta, non conta, per me, pi&ugrave; nulla. Solamente questo, sto facendo un corso di Volo. E&acute; qualcosa che attendevo da una vita, non ossessionato, ma l&acute;ho sempre voluto fare, mi sarebbe sempre piaciuto, sarebbe sempre stato qualcosa di piacevole. E cos&iacute; &egrave; stato da molto tempo e, immagino, lo sar&agrave; per un bel po&acute;. Il divertente &egrave; che ora ho sete di sapere, voglia di conoscere, fame di provare...e oltremodo, so che sar&agrave; stupendo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>04/02/2005 10.31.48</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E&acute; andata... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29893 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E&acute; andata. Quello che dovevo fare l&acute;ho fatto. Il 2 febbraio si inizia con la teoria. Una sola parola. Voler&ograve;. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>19/01/2005 20.07.55</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Il gioco della partenza... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29892 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ho superato la V1. Ora non si pu&ograve; pi&ugrave; tornare indietro. Incredibile come tutto possa cambiare cos&iacute; rapidamente. Tanto quanto il contrasto di una stanza cambia al tocco dell’interruttore. Prima le forme avevano una certa dimensione, ora ne acquisiscono una nuova, a volte famigliare, altre volte assolutamente imprevedibile. E’ il gioco della partenza. Una volta staccate le ruote da terra, almeno un giro di campo bisogna farlo, altrimenti ci si pu&ograve; lasciare all’imprevedibile oltre la nebbia bianca che non lascia vedere. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/01/2005 14.27.40</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sembra sia passione... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29891 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E’ quando ti accorgi che, come prima cosa a cui pensi, quando ti chiedono di raccontare qualcosa, tu rivolga la mente solamente al volo, che capisci che qualcosa di letteralmente vicino alla passione, &egrave; l’unico aggettivo coinvolgente che possa tenere tutto unito.
In questo modo vorrei cercare di approfondire quello che pi&ugrave; sento come naturale per un modo di vivere pensare agire, che si mischia con il misticismo della collezione sfrenata, dello svago, del potenzialmente utile, del pregevole meccanismo di estorsioni di scelte altrui. Tutto nasce, penso, quando ero piccolo, perch&eacute; io e il mio pap&agrave; andavamo a Malpensa. Che gi&agrave; l’interrogativo nasce abbastanza spontaneo. Ci sar&agrave; stata la prima volta e in molte altre vite, in cui il genitore abbia deciso di fare qualcosa con il proprio figlio. Cos&iacute; tanto per farla. Di conseguenza, penso, il figlioletto testardo, abbia deciso di proseguire in una tematica visiva del genere, perdurante nel tempo, con quello spirito spaccaballistico tipico di una ragione di essere solo per i propri piaceri. Causa ed effetto portano lo stato dell’evolversi nella continuit&agrave; spaziale e temporale. Ora, ancora non riesco ad identificare il tutto in un preciso meccanismo geopolitica e sociale della mia famiglia… anche se… no era tanto tempo fa. E comunque cos&iacute; &egrave; stato. E’ nato tutto li, dicevo, e continuo a formalizzarmi su questo, perch&eacute;, se il piacere diventa passione, diventa morbosit&agrave;, diventa un obbiettivo non poi ormai cos&iacute; lontano, qualcosa deve essere successo per scatenare questo processo. Ora, schematizzando maggiormente un sentimento, oltre che impossibile nella sua realizzazione, parrebbe interessante valorizzarla al meglio. Di nuovo un interrogativo. Perch&eacute; passione? Perch&eacute; non semplicemente, che so, hobby, piacere, svago, alternativo, una palla mai vista, una cagata, una cosa da pazzi. No, invece, mi sembra sia passione. Pi&ugrave; cerco di raggiungere il cuore di questo nucleo mentale, meno ne vengo a capo. Anche perch&eacute;, per dirne una, io non volo. Ancora.
La prima soluzione &egrave; questa quindi. In realt&agrave; quello che avviene nella mia mente, si scatena perch&eacute; ne sono ancora molto lontano. Ancora non ho avuto modo, se non in minima parte, di confrontarmi con quello che voglio un giorno essere. L’occasione fa l’uomo ladro, sembra dirmi ora la mia coscienza. Pi&ugrave; non riesco ad afferrare questa vita, pi&ugrave; la desidero. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>15/12/2004 17.58.10</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Oggetto voltante... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29890 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Il fatto di dover continuamente ricercare un modo per volare, un po’ fa riflettere. In fondo &egrave; una strepitosa e piacevole via per fuggire, perdere eventuali appigli, mostrarsi solo rispetto alla solitudine, prepararsi ad affrontare solo e unicamente le capacit&agrave; della propria mente. Pu&ograve; essere “tutto qui” questo inarrestabile desiderio di alzarsi oltre le nuvole? Purtroppo non si riesce a venirne a capo, come molte delle cose che mi fanno letteralmente impazzire, una buona parte mi rende claustrofobico all’aria. Vorrei poter correre per acquisire sufficiente velocit&agrave;, scrollare le braccia tese e avvertire quel classico vuoto in pancia che segnala l’inizio della salita. Un icaro senza la voglia del sole, un pioniere senza la bramosia del record, un semplice e piacevole oggetto voltante. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>22/11/2004 17.52.04</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Gravity... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29889 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Force that attracts a body to the center of the earth or other celestial body. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>12/11/2004 12.43.48</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Volare Leggeri... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29888 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Leggevo qua e l&agrave; in internet, controllavo dei commenti di amici, salterellavo un po’ tra i vari poster; vita normale di “bloggers”, cos&iacute; dicono. Leggo veloce, non mi soffermo molto, se ci sono figure ancora meglio. Un titolo per&ograve; mi ha attirato, due volte, di seguito, in una frazione di pensiero. Quello originale &egrave; Viaggiare Leggeri… e io, chiaramente, ho immediatamente inteso Volare Leggeri. Sar&agrave; una fissazione? ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>26/10/2004 17.45.03</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Una bella avventura... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29887 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ieri sera, prima dei quattro piani di scale che mi dividevano dal mio sonno, ho guardato il cielo. Nero, come giusto sia per una stupenda notte, colmo di stelle, come giusto lontano dalle luci della citt&agrave;. Ammiravo quel vago e lucente insieme e mi ci perdevo. E pensavo. Al disorientamento spaziale, a quanto questo tragico fattore colmi in realt&agrave; cio&egrave; che divide il volo dalla sua massima espressione: la pura mancanza di limiti. Muoio dalla voglia di un volo libero, senza ma un minimo smarrimento, senza mai un recupero, un ritorno. Un completo viaggio senza meta. Come la totale riflessione che un caldo pomeriggio sotto il sole pone sulla pelle. Insomma, il piacere di poter muoversi nello spazio senza dover pensare. Come se nulla esistesse, come se tutto fosse un sogno una fantasia o una bella avventura. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>24/09/2004 16.25.57</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ad occhi aperti... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29886 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ho sognato ad occhi aperti. Letteralmente. Steso sul divano, lo sguardo mischiato ad uno schermo traslucido colmo di verdi campi da golf. Non visto. Inglese in sottofondo. Non ascoltato. Vedevo le ali del mio aereo, giallo, in circuito ad aspettare il proprio turno. Vedevo le discussioni e i pensieri, prima di un passaggio macchina, mentre chiedevo aiuto per provare dei comandi nuovi. Le attenzioni, le sensazioni, persino l’odore dell’erba tagliata veloce. Continuavo a vagheggiare in un mondo che mi ero costruito perfettamente. Equilibrio perfetto del mio desiderio. Vedevo lo sguardo di chi con me, volteggiava in aperte campagne. Osservavo ci&ograve; che vedevano. Ero tutto quello che volevo, tutti quelli che mi piacevano. Sognavo ad occhi aperti. Fino a un rumore oltre il ronzio che nella mia testa aiutava il mio corpo nel cielo, oltre alle mie fantasie, in un secondo per ripiombare nella realt&agrave; scura della sera, ormai notte. Sar&agrave; stato un volo di pochi minuti, per ora, il mio miglior volo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>02/09/2004 13.13.56</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Quello adorabile... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29885 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Adoro queste serate di fine estate. Al termine delle vacanze e il ritardo di chi, il telegiornale, chiama “i ritardatari di settembre”. Mi piacciono perch&eacute; il traffico del cielo, quello adorabile, &egrave; ancora molto impegnato. Oltremodo, l’aria che porter&agrave; sopra le alpi l’inverno, inizia a congiungersi verso il volo delle ultimi rondini rimaste. Cos&iacute;, con esso, i rumori che pi&ugrave; volte nel tempo si perdono tra le stelle, scendono a pizzicare le case. Quel rumore fatto di continue lotte contro la resistenza dell’aria stessa, quel rumore sordo e borbottante, quel rumore, quello adorabile. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>30/08/2004 18.00.59</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cabrata... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29884 ]]></link>
			<description><![CDATA[ s. f. manovra che un aereo compie alzando la prua rispetto al pilota. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Garzanti.it ]]></creator>
  			<date>26/08/2004 11.16.07</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Arte del volo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29883 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Non saprei da che parte cominciare. Realmente. La visione che ottenevo dal mio sguardo, da li a poco, sarebbe cambiata radicalmente. Iniziamo cos&iacute;. Una cabina piccola e un vetro semi opaco un po’ scuro un po’ strano mi guarda. Oltre una mano. Un gesto, una chiamata. Mi incammino veloce. Non corro, mi tengo a bada. Gamba, sedere, testa, gamba. Opero: gamba, sedere, zuccata, testa, gamba. Un po’ di preparativi, qualche settaggio, controllo e verifico, neanche fossi io. Buon viaggio. Scorrono veloci i minuti come l’aria intorno a me. Intanto muto e cambio il mio modello di orizzonte, le distanze diventano ormai riferimenti allegorici, l’orientamento svanisce insieme alle mie fantasie. I prati verdi si fondono con colonne di luci gialle e rosse, con cartelli difficili da decifrare con piacere stampato in un sorriso sussurrato tra le parole elettriche. Capiamo cosa vuol dire correre ad un certa velocit&agrave;. Il corpo bloccato la testa mossa ovunque, ogni tanto sugli strumenti, ogni tanto lontano verso dove ti stanno portando. Cerchi in te la calma per non urlare, per non esultare e per non credere che finisca di li a breve. E’ tutto ci&ograve; che ho sempre aspettato e voluto. Tanto avevo sete di quel cielo azzurro, di quel tramonto nascosto, che &egrave; diventata talmente naturale da essere gi&agrave; parte di me. Nessuna poesia: arte del volo. Grazie. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>21/07/2004 16.49.03</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Una volta... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29882 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Una volta che abbiate conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo: perch&eacute; l&agrave; siete stati e l&iacute; desiderate tornare. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Leonardo Da Vinci ]]></creator>
  			<date>04/07/2004 12.50.39</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Questo momento... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29881 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E’ questa la settimana pi&ugrave; lunga. Fino a questo momento e, ancora per poco, sar&agrave; tutto fantasie speranze e sogni. Il sole mi dovr&agrave; regalare un solo momento, prima di addormentarsi, in cui non riuscir&ograve; a far altro che osservarlo mentre cala, mentre l’ultimo raggio colpir&agrave; il timone al vento, mentre sorrisi, insieme, calcheranno le orme del mio viso. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>01/07/2004 15.13.47</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Buttati... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29880 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sull’orlo di un precipizio le braccia spalancate pronte a librare in volo.
Un passo indietro per rubare tela destinata al solo.
Buttati. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>23/06/2004 12.25.08</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cielo e volo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29879 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Il rumore di un’elica che smuove l’erba, di un aereo in rullaggio, ha una particolarit&agrave; unica. Non &egrave; un rumore qualsiasi, non &egrave; solo un suono, non &egrave; solo un gesto ripetuto a passi regolari, &egrave; l’inizio di un qualcosa che non riesco a definire altro che magico. La mia fronte si &egrave; scottata, rossa fino a bruciare, ma nulla avrebbe staccato i miei occhi dal cielo. Era un continuo movimento, un continuo passaggio, un colore dietro ad un altro, senza mai fermarsi, senza neanche un secondo di sosta. Era un instancabile cielo e volo. Fin dalla mattina, il tetto del mondo non era quello solito: ovunque guardassi sopra quel bellissimo campo di volo, un piccolo grande leggero pesante aeroplano era l&iacute; che agitava le sue ali. Non un solo respiro accompagnato da una virata, una scodata, uno stallo, un atterraggio o la poesia di un decollo. Ho visto e toccato con mano un mondo che sto costruendo attorno al mio. Vecchia storia e moderna scienza fuse in una giornata di un caldo sole dimenticato da Icaro. Era un incessante cielo e volo. Fantasia di un mondo letto in libri perduti, di piloti celati sotto le ali del proprio compagno, leggendo il giornale, guardando per aria, rotolando i propri pensieri sull’erba. Tutto era un’emozione: anche i sassi agitati e scagliati da trecentocavalli che strillavano. Tutto ha smosso piccoli frammenti della mia anima gi&agrave; agitata, anche piccole porzioni di lamiera da controllare, da ribattere o da incastrare. Tutto guardava a me con infinita pace e gioia, come io guardavo quanto si muoveva con rinnovata ammirazione. Tutto quello che c’era, lo adoro. Tutto &egrave; cielo e volo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>07/06/2004 16.07.36</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Vera realt&agrave;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29878 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Seduto sul divano. Immobile. Le labbra appena spalancate. Oltre le finestre, oltre i palazzi, oltre il tetto della chiesa, il suo azzurro lieve. Un giorno, in un modo o con qualsiasi altra idea potesse nascere, ci sar&ograve; anch’io. Piano piano sbiadisce, anche se la luce &egrave; ancora forte, anche se oggi c’&egrave; stato un temporale, anche se basta voltarsi per trovarne di nuovo. E’ tempo trascorso oltre reti metalliche, oltre i finestrini, oltre ogni disegno, foto e pensiero nascosto nella mente. E’ un gioco, in fondo, a cui voglio giocare divertendomi. I riflessi si fanno sempre pi&ugrave; rossi, sempre pi&ugrave; caldi, da un lato, sempre pi&ugrave; scuri, pi&ugrave; blu dall’altro. Ora con il fiato sospeso, assorbo ogni voce che parla di questa passione. E nulla ancora &egrave; divenuta vera realt&agrave;. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>28/05/2004 20.36.26</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Quando voli... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29877 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Quando voli, non ti devi preoccupare delle buche, dei tombini, del fine carreggiata, delle strisce che bagnate ti fanno slittare, dei semafori. Quando voli. Non hai nessun limite, nessuna sosta e qualche problema al motore si risolve volando a vista di qualche verde campo rincuorante. Quando voli. Puoi anche guardarti in giro e, per tanto, non trovare niente. Quando voli. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>21/05/2004 9.49.15</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Voglio volare... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29876 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Voglio volare. Non ci sono altre storie, altri desideri, o altre preoccupazioni. Lo sogno da talmente tanto che basta un semplice racconto, una storia qualsiasi di un pilota e delle sue operazioni prevolo, per emozionarmi. Voglio volare. Lo so, lo sanno tutti. Bramo un controllo eccellente d’ali, spinte dal vento e da ascendenti termiche, nei primi metri del suolo. Mi struggo per racconti di piantate di motori, planate con elica in bandiera, magneti che non si attivano. Fantastico di cabine aperte, di aerei strani e leggendari, di club di folgorati appassionati, di lande desolate, di orizzonti e tramonti mozzafiato. Aspetto con ansia il momento di un raduno, di un primo volo di divertimento, di un biplano da combattimento. Laverei aerei agli istruttori, funzionasse ancora cos&iacute; e fosse cos&iacute; semplice, pur di guadagnare una manciata di minuti per aria, un’adorazione al Dio Cielo. Piano piano mi avvicino, lo so, lo sento. Tracce di ruote lasciate sull’erba, profumo di grida prima di avviare il motore, freddo e sguardi lontani. Bisogna aver coraggio e crederci. Bisogna buttarsi completamente, senza fretta e con studio raziocinante. Bisogna investire, ma qualcosa di indescrivibile, otterr&ograve; immediatamente. Anni fa, approdai a un Cessna quattro posti niente male. Quaranta minuti di battesimo dell’aria. Posto dietro, lato destro. Non posso dimenticarlo, anche se non &egrave; stato vissuto come potrebbe esserlo adesso. Poi la vita fino adesso ha fatto un percorso mai troppo lontano, mai troppo vicino. Ora non posso pi&ugrave; farne a meno, perch&eacute; lo sogno da talmente tanto e ora ne ho bisogno. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>26/03/2004 16.38.45</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Una sola parola... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29875 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Chiudere gli occhi e pensare di essere gi&agrave; grandi. Di non doversi muovere o semplicemente agitarsi. Essere onestamente qualcosa. Non distrarsi e focalizzare una vista sconosciuta come propria. Un delirio unico e incontrastabile di ci&ograve; che &egrave; bello. Colori e fantasia soli e puri. Gusto e sapori sovrapposti, senza la minima certezza del niente. Ci&ograve; che si desidera nel pi&ugrave; intimo esposto e mai offerto a nessuno. Contrapposizioni opposte e quindi singole uniche sensazioni. Uno stato vago di sorriso malinconico accompagnato da passi brevi e solitari. Parole a fiumi senza una degna foce, senza paura di risentimento o tenacia della propria tesi. Il nulla tra la propria e fondamentale ricchezza stretta nelle mani come fosse l’universo intero. Ci deve essere un unico modo di accesso e infinite vie d’uscite, con un facile ritorno e un grado ampio di scelta. Da qualche parte nello spazio indefinito della mente si nasconde l’angelo scuro che subdolamente ti avvolge. Ali percosse dall’aria in vortici circolari. Strisce nel cielo senza orizzonte o stelle. Suoni non udibili e frastornanti pensieri che scuotono. Tutti tra la sabbia modellata dall’acqua dove le orme nascono e muoiono dopo il caldo. Nessun segnale, solo il ricordo come memoria. Tutto in un unico fiato di fantasia mosso da una sola parola. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>17/03/2004 17.02.10</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Linked #3 ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29874 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Eccolo il momento in cui si &egrave; fatui. Fuochi effimeri che non ti conducono in nessun luogo. Seguirli non serve, riscaldarsi non aiuta. Bisogna concentrarsi e riacquistare la volta a Nord.<BR><BR><a href="http://www.subk.net/mapsindex.html" class="testo" target="_new"><span class="testo">MAPSPROJECT</span></a><br> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>10/03/2004 13.36.14</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Se ancora non voli... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29873 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Se ancora non voli, forse hai avvertito questo spirito quando improvvisamente ti accorgi che sei l’unico in strada che solleva il capo per guardare un aeroplano che passa, l’unico che rallenta o addirittura si ferma vicino a un aeroporto per guardare i piccoli uccelli metallici scendere a terra e risollevarsi nell’aria sottile. Se ti comporti cos&iacute;, &egrave; possibile che tu troverai nel volo molto da imparare su te stesso e sul cammino della tua vita su questo pianeta. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Richard Bach, Un dono d&acute;ali ]]></creator>
  			<date>26/02/2004 12.23.25</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Prima della notte... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29872 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono quelle notti in cui riesci ad osservarti, mentre dormi. Beato, avvolto in posizioni assurde, legato al piumone, stringendo il cuscino. Ti fissi mentre con il sorriso scopri che quando &egrave; buio, i tuoi occhi possono vedere oltre la luce. Sai benissimo che non ricorderai e, forse, non stai per niente sognando, ma tanto &egrave; il calore che ti stringe fino ai capelli, che niente pu&ograve; interessarti. Neanche il pensiero fisso della sveglia, della corsa per il treno, del traffico, della gente maleducata, delle scadenze gi&agrave; scadute, delle notizie, del mondo. Stai dove sei, senza verbo. Mosso, ogni tanto, solo dal riposo dei tuoi nervi che, anche loro, beati si godono un estremo rilassamento prima di scattare ancora una volta. Mi chiedo, mentre cambio posizione, riuscendo ad annodare i miei piedi con la coperta di lana, fino a quanto tutto questo potr&agrave; durare ancora. E neanche la matematica equazione del tempo attuale, meno l’ora in cui un suono assurdo ti sveglier&agrave;, uguale tempo rimasto, riesce a muovere leggermente la mia guancia. C’&egrave; un delicato solco perenne che vorrei poter tenere continuamente. E come la luce si era spenta, prima della notte, cos&iacute; smetto di rilevarmi e mi abbandono ad una nuova strana dormiente posizione. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>24/02/2004 10.20.24</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ci sono serate... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29871 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono serate che partono tranquille, assopite e stanche, come tappezzeria ricca di disegni adagiata dal tempo su muri bianchi, che piano piano, riescono a sviluppare un candore non pi&ugrave; polveroso ma sempre pi&ugrave; interessante e amichevole. Ci sono serata pregne di sapere che ti caricano come dopo una discussione o dopo un temporale. Come fossero il sole di un mattino presto che tenta di svegliarti docile. Ci vuole il tempo necessario per acquisirle completamente per sentirle proprie come un libro su cui si sono versate lacrime piacevoli ed emozionanti. E dopo &egrave; un’insieme di rimugini appariscenti, come brontolii di stomaco affamato o di nervi scattanti dall’ira o piacevolmente agitati dal piacere. Poi, tutto poi, fino alla prossima serata. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/02/2004 12.48.28</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Best friend... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29870 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Outside of a dog, a book is man&acute;s best friend. Inside of a dog it&acute;s too dark to read ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Groucho Marx ]]></creator>
  			<date>29/01/2004 10.01.42</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Un sapore diverso... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29869 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E’ proprio vero, che se ti impegni, piano piano e con la dovuta calma, qualcuno che la pensa come te, lo trovi. Qualcuno che riesca a seguirti nelle tue passioni, qualcuno con cui stare bene. E’ anche vero che i propri “vizi”, bisogna coltivarseli da soli, mentre la mente pu&ograve; viaggiare solitaria, mentre fai la doccia, guidando di notte, in montagna su un tornante, guardando un aereo in cielo, leggendo un bel libro, chiudendo gli occhi. I tuoi viaggio sono tuoi, solamente. 
Ma non potendoli condividere, si dice, <I>apparirebbero un po’ deludenti, no?</I>.
E’ proprio vero, tutto pu&ograve; avere un sapore diverso. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>21/01/2004 11.10.16</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Mi piace discutere... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29868 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Mi piace discutere con persone che vivono quello che dicono. E’ bello considerarsi completamente all’oscuro di un’intera materia, e vedere come ci si pu&ograve; muovere velocemente, tra un tassello e l’altro, senza mai perdere un unico filo conduttore di arringa. Si, proprio quelle discussioni dove ognuno batte per la propria idea, modificandola, arrangiandola di fronte all’evidenza di un’esattezza. E poi di nuovo a capofitto verso un misterioso intruglio magico di parole che dovrebbe salvarci. Niente, indietro tutta, inversione di marcia e si riprova verso un’altra parte. Poi ci si scontra, ci si incontra, si smussa si leviga ci si irrigidisce. Poi ancora, nuovo argomento o nuova sfumatura, ma allora… e tutto ricomincia da capo. Mi piace discutere con persone che vivono quello che dicono e accorgermi che, nella maggior parte del tempo, quello che faccio &egrave; ascoltare; approfondire; spensieratamente immagazzinare. Rimuginarci su un po’, cercare di contrastare e farsi attaccare su pi&ugrave; fronti, per poi finire immancabilmente in un angolo e gettare la spugna sotto colpi immobili e indolori ma, per gusto, leggermente taglienti. Si &egrave; proprio bello sapere di aver gente pi&ugrave; grande che sa sempre insegnarti qualcosa e che, capita, resti stupita dei tuoi collegamenti. Ci sono belle serate profumate di vino e risate, farcite di sapere. Poi ci sono giornate completamente ignoranti, come quella che hanno creato oggi. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/01/2004 13.51.41</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Quattro o cinque click... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29867 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Si si si, mi piace proprio acquistare su internet... quattro o cinque click, cinque o sei campi da compilare e il gioco &egrave; fatto. E’ bello programmare viaggi, teatri, cinema, cene, vedere film, leggere libri e ascoltare musica, stando comodamente seduti nel proprio letto, al calduccio del proprio piumone, con il portatile sopra le gambe, sopra le coperte a tenere tutto pi&ugrave; caldo. Una corsa a prendere la presa del telefono, trascinarla fino in camera e via. Si compra, si compra si compra. Cosa da vero nerds, ma &egrave; indubbia la comodit&agrave; e la velocit&agrave; di esecuzione. L’unico ostacolo? La disponibilit&agrave; reale della propria carta di credito, per cui, se qualcuno volesse contribuire, pu&ograve; contattarmi e rendermi felice. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>09/01/2004 12.27.02</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ In solitario... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29866 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Oggi non posso proprio evitare di scrivere. Non posso bloccarmi anche di fronte ad uno dei tanti importanti eventi di, in fondo, questa mia vita. Oggi, molte persone appassionate, chi pi&ugrave;, chi meno, festeggeranno un compleanno che deve essere festeggiato. Tanta &egrave; la naturalit&agrave; con la quale, infatti, "usurpiamo" a nostro piacimento svaghi di storia, senza neanche rendercene corto. Oggi tutto ha un sapore un pochino diverso, almeno per me, oltre l’aria frizzantina da neve che per&ograve; fa troppo bello ancora, oltre all’incommensurabile problema qui in ufficio che non superer&ograve; mai, oltre all’attesa di queste ferie pacchettose; oltre a tutto per me oggi ha proprio un sapore diverso, tanto quanto &egrave; il desiderio di tale mondo sulle nuvole, che so, prima o poi, raggiunger&ograve; in solitario. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>17/12/2003 15.33.16</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Viaggio allucinante... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29865 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Anche oggi ho avuto la mia dose di viaggio allucinante. Eh si, perch&eacute; ormai, con i mezzi pubblici, non si sa quando si parte, quando si arriva, dove si arriva, quando si torna. Fatto sta, che in parte, &egrave; anche colpa mia. Mannaggia a me che ho perso il treno delle otto-meno-un-quarto ! Cos&iacute; sono arrivato a Milano, sulla linea verde. I treni viaggiavano a rilento e la gente si accumulava. Tra me e la famigerata linea gialla, in pochi secondi, si sono create almeno sei fila di umani inbufaliti. Impossibile salire prima di quattro o cinque treni.
Scelta importante. Vado nell’altro senso, cambio per la linea rossa, riprendo il mio moto verso la linea gialla, la infilzo velocemente, esco, acchiappo il primo tram che passa di li, due minuti a piedi e sei in ufficio.
09:30. Ecco, l’accumularsi di corpi umani mi &egrave; costato un bel trentaminuti di ritardo. Via, non ci pensare, li recuperi stasera. In fondo &egrave; colpa mia che ho perso il treno delle otto-meno-un-quarto ! Per fortuna ! Quaranta minuti di attesa in galleria, su quello precedente qualcuno &egrave; stato male o qualcuno si &egrave; buttato sotto o si &egrave; rotto qualcosa; fatto sta che il mio collega ha attraversato i binari, camminato per dieci minuti nella galleria del passante, raggiunto una stazione qualsiasi a piedi, arrivato con quaranta, no dico, quaranta minuti di ritardo.
Quindi, la morale non so bene quale sia: arrivare puntuale a prendere il treno e affondare i propri dispiaceri sottoterra oppure fregarsene altamente, ritardo per ritardo, quanto meno ho visitato tutte e tre le linee della metropolitana, visto tanta gente, non ho fatto il solito “giro” e ho smaltito preventivamente il pranzo di oggi?
Ditemelo voi, io domani mi miniaturizzo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>03/12/2003 11.14.44</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Il progredire delle persone... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29864 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Lo vedi proprio, il progredire delle persone. Sono entusiasmanti, affascinanti e si dimenticano di qualsiasi cosa. Insieme a loro, comunque, puoi fare qualsiasi cosa e qualsiasi cosa pu&ograve; diventare comunque bella. Magari il loro silenzio sembra strano, ma &egrave; certo che, in quei momenti, stanno solo ricaricando le energie. Ed eccoli, tutto d’un tratto, comparire all’orizzonte come l’alba focosi nel loro intento quasi come lo stesso spirito che incarnano. Lo puoi sentire sui tuoi polpastrelli mentre accarezzi il viso di chi ami, perch&eacute; infondono in te quel raggiante colore. E’ che sia lasciamo dar sfogo senza limite, non freniamoli o agitiamoli, muoviamoli e smussiamoli solo quando &egrave; realmente necessario. Per tutto il resto, fino qui tutto bene. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>17/11/2003 14.58.25</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Coincidenze? ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29863 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Insomma, alla sera fa freddo. E’ inutile che ce lo veniamo a raccontare come &egrave; stato, per il caldo, quest’estate. E’ cos&iacute;, &egrave; quasi inverno eccetera eccetera eccetera, non ci sono pi&ugrave; le mezze sta eccetera eccetera eccetera. Tralasciando virtuosismi paesaggistici del cielo e dei suoi colori, del tempo e dei suoi odori, capita di trovarsi cos&iacute;, davanti al proprio portone di casa, con una borsa, un plico di relazione e un pacchettino regalo in un mano; il mazzo di chiavi con quella del colore giusto verso la toppa di quell’unica barriera &egrave; che, in quel preciso istante, spiri, sagomata perfettamente sulla facciata del palazzo, una brezza umida e tagliente che non vi lascer&agrave; scampo. Proprio in quel momento, mentre gloriose acrobazie con il polso, cercheranno di cessare quella lagnosa agonia silenziosa. Ci si rinchiuder&agrave; nel bavero della giacca, si cercher&agrave; di non respirare affatto, per pochi secondi ancora, ma niente. Per un solo attimo, fino ad un fatidico clack, quell’odiosa pellicola veloce non ha mai smesso di colpire. Coincidenze? ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>30/10/2003 16.58.57</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cosa prova un chiodo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29862 ]]></link>
			<description><![CDATA[ So, per certo, cosa prova un chiodo che, destinato ad una meticolosa e resistente parete, venga preso a martellate. Volete comprendere anche voi questo virtualismo di vita? Bene, andate dal vostro dentista di fiducia, che sia opportunamente riconosciuto da istituti internazionali, e chiedetegli di asportarvi una qualsiasi copertura d’oro di un vostro prezioso dente. Fate esplicita richiesta di tale e improbabile arnese che, una volta delicatamente appoggiato al prezioso involucro, affonder&agrave; decise e ripetute e sistematiche e poderose martellate. Vibrer&agrave; qualsiasi cosa di voi, proprio tutto fino alle dite dei piedi, senza lasciar sfuggire un solo piccolo nervo. Rimbomberete come una docile campana lasciata appesa per secoli. Scoprirete parti del vostro io che neanche immaginavate. E, comunque, ben tornati. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>28/10/2003 14.38.04</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ On Air... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29861 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Gli ultimi minuti on-air. Sembra strano come &egrave; sempre il venerd&iacute; a concludere la questione. Due giornata strepitose a seguire e poi, per dieci giorni, sar&ograve; fuori dal mondo. Qualcosa da raccontare ci sar&agrave; sicuramente. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>10/10/2003 17.38.57</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Oggi ho... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29860 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Stasera si va a Teatro. Oggi ho incominciato una nuova passione, che ogni tanto brucia, poi si spegne, poi riparte e cos&iacute; via. Di tanto in tanto mi accorgo di affinare sempre al meglio la mia personale ricerca. Oggi ho scoperto una cosa in pi&ugrave; sul futuro. Oggi ho aggiunto un elemento in pi&ugrave; nella lista di cosa da fare sabato. Sembrano piatte, a volte, le giornate dove il cielo e terso, dove non si vede una nuvola, dove neanche un aereo si permette di tagliare quell’insieme. Eppure basta spalancare la finestra, uscire in strada o, nel completo silenzio, ascoltare bene, per scoprire che c’&egrave; un vento fortissimo che lavora alla tua visione. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/10/2003 17.55.57</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ultimo respiro... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29859 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ultimo respiro. E’ venerd&iacute;, come ogni settimana, &egrave; l’ultimo giorno in cui corro. Svolto oltre ogni angolo, e ogni minima parola mi fa agitare. Nel Bene e nel Male. Ho scritto parlato e affondato nelle radici dei pensieri altrui. Ho voglio di pensare solo e unicamente alla mia visione di mondo, perch&eacute; altre non possono esistere, nella concezione dei miei disegni. Una piccola fetta ritagliata da una torta troppo grande e dei sapori troppo diversi. Una piccola porzione creata attorno a quello che pi&ugrave; desidero e che pi&ugrave; vorrei. Tutti quei sarebbe se, potrebbe, pensa che. Uno srotolarsi di immagini come di una pellicola in sviluppo. Taglio dopo taglio passano nuovi toni, nuove sintonie. Ancora risuona il circolo continuo di un vento musicale di altri tempi. E fra poco sar&agrave; futuro. Sposto la vista seguita da tremori spaziali. Le vertigini del vuoto mi circondano lentamente e si stanno affievolendo. E’ venerd&iacute;, come ogni settimana, &egrave; l’ultimo giorno in cui ho voglia di correre. Salta tira raggiungi strappa mordi e afferra. Discreta ossificazione post frattura. Oppure. Postimi di frattura con discreta ossificazione. Ripetimelo ancora, ti prego. Ecco. Ora sei tranquillo. Mhmmfff. Si, ora va bene. Solo una piccola parentesi di una certezza che avevo fatto gi&agrave; mia tempo indietro. Ora so che potr&ograve; lasciarli che si riposino. Tutte quanto, fino a luned&iacute;, saranno altre cose, altri oggetti, altri riflessi di luce tra la pioggia, macchine da scrutare in uno non-scontro rapido e preciso. Al di l&agrave; di una linea bianca, ci arriver&ograve; solo pi&ugrave; tardi, adesso &egrave; venerd&iacute; e fra poco sar&agrave; futuro. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>03/10/2003 17.35.04</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Un sottofondo ritmico... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29858 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Stavo scrivendo altrove di musica. E’ stato fatto e spero anche bene. Poi ho iniziato a sorvolare un po’ di qua e un po’ di la, inseguendo un unico filo conduttore, spinto dal passo precedente verso il successivo. Ti colpiscono e ti fai prendere, li assecondi e li sai ascoltare. Poi distogli lo sguardo e tieni un sottofondo ritmico costruito con quello che hai appreso. Profuma di parole incrociate con un pizzico di armonia. Li vedi distinti i voleri e le passioni; il salato e poi c’&egrave; quel gusto l&iacute;, quello un po’ difficile, un po’ amaro. In una fase transitiva i punti di vista mutano continuamente e pongono al centro solo piccole certezze. Poi distogli lo sguardo e tieni un sottofondo ritmico costruito con quello che hai appena appreso. Puoi sapere dove fare acquisti e anche cosa devi guadagnare. Piano piano cancelli un elemento alla volta, continuamente, anche in ordine sparso. Provi, confronti, giri e rigiri, controlli. Poi distogli lo sguardo e tieni un sottofondo ritmico costruito con quello che hai appena appreso. Una nuova spinta, un nuovo passo e tieni un sottofondo ritmico costruito con quello che appena appreso. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>30/09/2003 14.03.05</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Accade stasera... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29857 ]]></link>
			<description><![CDATA[ C’&egrave; un’aria decisamente carina questa sera. Si sta bene anche con lo smanicato, un po’ piumino, un po’ giacca. Non fa freddo e non fa caldo. S&iacute;, &egrave; un’aria decisamente carina, proprio simpatica. Lo sento, il ribollire della strada che si riposa, lo sento il crepitio degli alberi che respirano, lo sento il silenzio che si accovaccia sulle citt&agrave;; mi ascolto mentre guardo a nuovi possibili cambiamenti. Ci potrebbero essere delle firme in pi&ugrave;, delle nuove esperienze, delle particolarit&agrave; stravaganti. In attesa, guardo quello che accade stasera, domani annuser&ograve; una nuova aria. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>29/09/2003 22.58.08</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cerco continuamente... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29856 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono dei momenti in cui tutto rapidamente cambia. Dove tutte le costruzioni le aspettative le valutazione crollano come guglie di sabbia umida alla fine delle giornata. Non c’&egrave; mai un solo secondo di pausa, non c’&egrave; mai un solo attimo di riposo. Sembra non debba mai finire ed &egrave; cos&iacute; ed &egrave; quello che, anche se &egrave; difficile ammetterlo, cerco continuamente. Il problema &egrave; che quando areni in acqua calda e ammaliante, ma troppo bassa, per riuscire a ripartire serve una mano. Tutto intorno a te scopri che molte persone hanno voglia di fare, che si realizzano e credono nei loro sviluppi. E questo &egrave; gi&agrave; qualcosa: pi&ugrave; osservi distante, pi&ugrave; ti avvicini, pi&ugrave; ti coinvolge, pi&ugrave; la tua volont&agrave; sembra comandata. E allora scatti, fletti i muscoli (“free”), affronti telefonate che possono sconvolgere ogni possibile futuro (“sit down”), ma li scansi e li rivolti nella giusta direzione. Poi guardi il sudore di tutta quella spinta e riscopri il dolore delle dita che hanno stretto, tirato, mosso, agitato, riscopri che devi, puoi e vuoi farcela anche tranquillamente. Riscopri che bisogna rischiare e stare sempre pi&ugrave; attento. Riscopri che ogni tanto, affronti sempre le solite paure e ogni tanto risolvi sempre al meglio i tuoi momenti. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>26/09/2003 14.58.04</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sembrano poesie... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29855 ]]></link>
			<description><![CDATA[ A volte sembrano poesie, citazioni, simboli incandescenti di emozioni. Sembrano frasi fatte per colpire, smuovere, impressionare. Generatori di commenti, frecce scagliate per tracciare un segno. Pensieri irraggiungibili oltre la comune realt&agrave;. Eppure, basta una telefonata, pochi secondi, un tono di voce ed un entusiasmo diverso. In un attimo la conversione: non nascondevano effetti, distorsioni, colpi di scena. Sono proprio quello che vogliono sembrare. Stadi imbattibili di sentimenti vivi che levigano piano piano l’area che si respira. E’ un lento mutare, una biglia di vetro che non sembra mai smettere di correre, un volo che insegue una destinazione che scappa. Sembravano e sono scelte difficili dei momenti peggiori. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>19/09/2003 17.34.15</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Lo senti... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29854 ]]></link>
			<description><![CDATA[ “Lo senti?”. Inquietante domanda a cui non ho dato risposta. Un respiro dopo e il maledettissimo ferro era li che mi guardava, stretto nella morsa di una pinza al titanio. Due, forse tre, ore di attesa per un nanosecondo di “intervento” ed &egrave; volata via, come il tutto si &egrave; creato: una bella capriola su una lastra di ghiaccio. Ora il maledettissimo ferro &egrave; qui di fronte a me (si lo so, fa schifo, ma l’ho tenuto e lo mostro come reliquia) disteso sopra gli F5, F6, F7, F8, F9, F10 e F11 della mia tastiera. Li mangia uno via l’altro i tasti, tutti quanti, completamente. Questa &egrave; l’idea della sua lunghezza. E li, e in fondo so che oltre ad inventarmi nuovi modi per dormire, mi ha fatto del bene, quel pezzettino di acciaio. Comunque non fa male, non ci vuole anestesia, neanche locale, &egrave; l’emozione che mobilita il tutto. E’ un pizzicottino giusto perch&eacute; sulla spalla la ferita &egrave; viva. Niente altro. Una bella liberazione, senza raccontare proprio tutto, perch&eacute; comunque, non conta. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>12/09/2003 17.30.01</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Tutto bene... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29853 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene… ora tutto cambier&agrave; gioved&iacute; 11 settembre. Il maledettissimo ferro ha perso… o meglio, dal suo punto di vista ha vinto. S&iacute;, perch&eacute; il maledettissimo ferro e la sua maledettissima immobilit&agrave; sono riusciti a creare il maledettissimo callo osseo che non ne voleva sapere di affacciarsi li sopra. Ed ecco qui, gioved&iacute; mi sfileranno il chiodo (che &egrave; sempre lui) e, molto probabilmente, me lo regaleranno come monito per i miei nipoti. Vedete, ai miei tempi ti infilano questi cosi nel corpo per far saldare le ossa. Mica come adesso. Dai ricordi all’attesa lo spazio sembra infinito. E’ solo luned&iacute;, ho ancora bisogno dell’impegnativa, parlare con la Sig.ra R., confermargli il day hospital, chiedere i dettagli sugli orari e sulla metodologia di incontro. Domani sar&agrave; un giorno in meno. Dopodomani ne mancher&agrave; solo uno. Ma il piacere sublime sar&agrave; il ritorno alla normalit&agrave;; sar&agrave; abituarsi di nuovo a guidare ed &egrave; assurdo, perch&eacute; una volta che si &egrave; imparato a nuotare, si sta sempre a galla, ma a ricominciare con un certo ritmo, il cuore scalpita e il fiato manca; il bello sar&agrave; dover fare tutto da solo; il completamento sar&agrave; riconquistare la propria autonomia. Se fino a venerd&iacute; tutto questo era una pallida speranza, dopo un’estenuante attesa da sala parto, ho ottenuto un celebre responso: “Iniziale ossificazione riparatoria”. Quasi svenino. E nel lento tragitto dalla sala radiografie al bancone dell’accettazione tutta una serie di piccole paranoie si sono dissolte nell’aria insieme al mio respiro. Vedo la luce, e i cori gospel inneggiavano le maggiori divinit&agrave; del cielo. Vedo la fine. A breve tutto torner&agrave; nel dimenticatoio, fatto salvo, certo, i nove punti che campeggiano allegri sopra la mia clavicola sinistra, maledetta lei, e maledettissimo anche il ferro. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/09/2003 17.42.13</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Maledettissimo ferro... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29852 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Allora, allora… il mio livello di distrazione oggi rasenta l’assoluta perfezione. E in effetti non potrebbe essere altrimenti. Tant’&egrave; che qualche giorno fa, a cena con amici, ho “quasi” paragonato questo venerd&iacute; ad un bivio tra la vita e la morte. Si, lo so, &egrave; un po’ esagerato, ma finalmente potrebbe decidersi il successo o la disfatta di questo maledettissimo ferro che, da quasi tre mesi, abita felice nella mia spalla. Che uno ci si pu&ograve; anche abituare, che tutti ti coccolano, che non puoi vestirti da solo e che per fare la doccia bisogna essere almeno in tre, che mi scorrazzano in giro di continuo, che mi cucinano, mi stirano, mi rimboccano. Insomma, tante cose belle, ma alla fine, uno ci si pu&ograve; anche incavolare e perch&eacute; si ha bisogno sempre di qualcuno, perch&eacute; bisogna farsi accompagnare, farsi venire a prendere, farsi riportate. Mha, sar&agrave; qualsiasi cosa, ma speriamo che finalmente me lo possano sfilare. E gi&agrave;, perch&eacute;, superato lo scoglio “lelastresonoandatebene” subito dietro compare il muro “beneadessotelosfiliamo”. Che uno, volendo, ci si pu&ograve; anche immedesimare, nella situazione, e qualcosa, ogni tanto sfugge. Anestesia? Pare nulla. Distrazioni varie? Nulla. Arnesi di convinzioni esterne? Nulla. Insomma, il mio dottore prendere per il collo il ferro e… via. Uno strattone deciso e tutto &egrave; finito. Magari possiedono un arnese tipo martello, con i due beccucci separati per far leva. Ecco, sono un muro e il quadro che portavo non si intona a sufficienza con l’arredamento. Bisogna imbiancare? L’unica magra consolazione &egrave; che, nella condizione massima di sfortuna che sta perseguitando la mia clavicola, questa non si sia ancora decisa a consolidarsi, il maledettissimo ferro verr&agrave; tolto comunque. Un’agente esterno di quel tipo non pu&ograve; essere tenuto per troppo tempo, mi hanno detto. Ancora poche ore, e poi vedremo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>05/09/2003 10.41.53</date>		
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			<title><![CDATA[ Non &egrave; niente... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29851 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Oh, allora, all&acute;inizio non &egrave; niente, c&acute;&egrave; l&acute;istruttore e ti senti sicuro. Ok, emozionante ma c&acute;&egrave; cmq lui e sei tranquillo perch&egrave; sai che se fai la cagata lui la risolve. Quindi inizi a imparare le manovre, le procedure ecc. Fin dall&acute;inizio ti fa fare, gi&agrave; la prima volta mi ha fatto<br>decollare e portare l&acute;a/m mentre era in volo. Il bello arriva verso le 12 ore + o - quando, senza che te l&acute;aspetti ti dice: "Ok, per me sei pronto, vai solista!" Personalmente io mi sono cagato in mano! Sono partito e mentre decollavo ho guardato a destra perch&eacute; non ci volevo credere, mi sembrava ci fosse ancore l&acute;istruttore ma in realt&agrave; non c&acute;era, cazzo ero io che pilotavo! E&acute; stata una sensazione notevole, indescrivibile. Poi ci ho preso gusto e, dopo il circuito (il primo volo da solista in genere si fa un circuito di traffico e si riatterra)<br>ne ho voluto far un altro, cos&iacute; ho fatto touch & go e sono ripartito.<br>Poi la sfiga ha voluto che mentre ero nel braccio sottovento la torre mi chiama e mi dice che devono cambiare la pista in uso perch&egrave; c&acute;&egrave; un traffico IFR e di effettuare un cappio. Merda. L&acute;istruttore mi chiama a sua volta e mi chiede se ho capito quello che dovevo fare! :))) Si trattava di girarsi di 180°, seguire il circuito di traffico al contrario e riatterrare nella direzione opposta a quella di decollo. Facile in teoria (e in effetti anche in pratica) ma non l&acute;avevo mai provato prima con l&acute;istruttore e io ero da solo! Cmq nessun problema, ho effettuato la mia manovra e sono atterrato, godendo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Mailman ]]></creator>
  			<date>29/08/2003 16.31.43</date>		
			</item>
		
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			<title><![CDATA[ Un giorno Marziano... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29850 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sia chiaro, ormai ne parlano tutti i media possibili, domani Marte, il pianeta, sar&agrave; nel suo punto massimo di vicinanza alla terra. E per me &egrave; un momento un po’ strano, affascinante e indiscutibilmente fantascientifico. Sar&agrave; che ho appena finito di leggere <I> I figli di Matusalemme </I> di Heinlein, che mi ha portato ovunque nello spazio, che mi ha fatto viaggiare continuando a trattenere il respiro; sar&agrave; qualsiasi cosa, il piacere del volo, l’amore per la fantascienza, il sognare di balzare per area e concretizzare un pochino le proprie dicerie, sar&agrave; che migrerei immediatamente per un l’universo; qualsiasi cosa, ma domani sar&agrave; un giorno Marziano. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>26/08/2003 16.19.04</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E&acute; il piacere... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29849 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sopravvive una calma piatta quasi imbarazzante. Anche le strade non possono cantare altro che il lento e loro inesorabile silenzio. Il sole infrange su ogni possibile oggetto. Lo scalda e sembra scioglierlo. Anche la rete sembra essersi addormentata e non &egrave; un caso, che nessuno voglia poi cos&iacute; tanta tecnologia con se, in viaggio. Si fa un rapida ricerca per scoprire qualcosa di nuovo, momentaneo ma attuale. Gi&agrave; in partenza si conosce l&acute;esito di un qualsiasi ritrovamento. Assetare una bocca vogliosa di nuova aria fresca che, una volta ritrovata la propria temperatura, abbandoner&agrave; il malcapitato al proprio destino. E c&acute;&egrave; chi si sta spostando, chi si muove verso colli sempre pi&ugrave; ombrosi e sempre pi&ugrave; rigenerativi, tanto il bisogno di ritrovarsi &egrave; indispensabile. Neanche una delle ultime pubblicazioni di Heinlein riesce ad allungare l&acute;orlo visivo e a distrarmi. Il silenzio sembra quasi rendermi immobile. E pi&ugrave; tendo ad trovare un nuovo spunto sonoro, pi&ugrave; il mio corpo sembra scolpito nel cemento. I miei contatti neurali sembrano svanire lentamente, tagliati uno per uno, da una sottile lama indipendente. E&acute; la calma della vacanza, di chi &egrave; in ferie, del dolce pensare a niente, nella non programmazione delle prossime dodici ore. E&acute; il piacere. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>13/08/2003 13.07.04</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Angolo di casa... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29848 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Non c&acute;&egrave; un solo angolo di casa fresco. Neanche in mezzo alla corrente. Nulla, solo un estremo caldo. D&acute;altra parte, non c&acute;&egrave; nessuno che non ne parli. Non c&acute;&egrave; momento in cui non lo si condanni. E tutta l&acute;iniziativa di queste due settimane di vacanze svaniscono come vapore sul balcone. Il sole c&acute;&egrave;, e si fa sentire. E&acute; stato bello fuggire per due giorni. Non tanto dal caldo, c&acute;era anche li, ma quanto dal tempo. Si ferma e se ne perde la cognizione. Ci si diverte, si guarda un film e si fa una partitina a tennis. Virtuale, ovviamente. Tutto sembra svanire; i limiti, le restrizioni, ci&ograve; che puoi fare non trova mai completezza; lo scorrere normale delle giornate sembra raddoppiare; triplicare anche. Finch&eacute; si sta bene, non c&acute;&egrave; niente che pu&ograve; preoccupare. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/08/2003 13.04.20</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Linked #2 ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29847 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Two monkey go into forest. <br>One monkey falls from a tree. <br>The other one cries.<br><br><a href="http://bearskinrug.co.uk/sketchbook/" class="testo" target="_new"><span class="testo">BEARSKINRUG SKETCHBOOK</span></a><br> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>07/08/2003 11.39.28</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Avete presente... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29846 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Avete presente quel gioco, di cinque barra dieci anni fa penso, in cui bisogna far correre una serie di palline colorate per dei percorsi vari, con scambi, deviazioni, scorciatoie, fino ad una casella specifica per colore? Insomma, bisogna “attivare” la strada giusta per la pallina di quel colore fino alla sua casa di quel colore. Mi ricordo che, gli scambi venivano attivati con delle grosse leve da muovere verso destra o sinistra che mostravano, a seconda di com’erano spostati, uno sfondo rosso o uno sfondo blu. Il piano di gioco, a guardarlo bene, era come un albero genealogico ed ogni nuova ramificazione corrispondeva un possibile scambio. E via, destra sinistra destra destra fino alla casella verde; sinistra sinistra destra destra fino alla casella gialla; destra destra destra sinistra fino alla casella blu (c’era anche quella rossa). Le palline partivano, tramite un piccola leva dedicata, da una grossa area dove erano tutte in attesa per l’arrivo. Lo scopo, chiaro, era di riempire tutte le case colorate con le palline del colore giusto. Ogni casa ospitava fino a quattro figlioletti. Uno sfacelo, le prime volte. Ovunque qualsiasi colore, nessuna logica, nessun meccanismo sequenziale, nessun risultato utile. Ci voleva tempo, pratica, pazienza e una notevole prodezza manuale. Ecco, questo gioco, di cinque barra dieci anni fa, come si chiamava? ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>06/08/2003 17.40.19</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Tassello dopo tassello... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29845 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Che sia Agosto e che il popolo vacanziero sia in movimento, lo si capisce anche dai mezzi pubblici. Sono quasi vuoti, molto pi&ugrave; silenziosi e incredibilmente puntuali. Arrivati al traguardo, che so una stazione come quella di Milano P.ta Garibaldi, chi &egrave; riuscito a svegliarsi e a catapultarsi fuori dal treno, inizia a creare un blando, lento e muto trascinamento dei piedi fino al prossimo passaggio. Non ci sono pi&ugrave; quel gruppo sferzante di gambette veloci che si fiondano nel pi&ugrave; piccolo, purch&eacute; libero, spazio vitale. Anche l’edicola era chiusa per ferie. Una, l’altra spero sia ancora aperta, altrimenti addio giornale. Anche ai tornelli, quelli nuovi, quelli un po’ pi&ugrave; del solito che finalmente non se ne poteva pi&ugrave; delle code, si trova meno gente. Una fila un po’ lunghetta c’&egrave;, in realt&agrave;, ma sono tutti uno dietro all’altro per acquistare un biglietto da un euro. Fatto sta, che per trovare una massa di persone, degna di un viaggio in ufficio, bisogna aspettare sulla banchina del treno, linea due, quella verde. Dopo un tempo non pi&ugrave; tanto accettabile d’attesa, l’evento tanto scongiurato ma altrettanto inevitabile si avvera. “Treno guasto in arrivo, allontanarsi dalla linea gialla”. Cos&iacute;, in un attimo, si fanno i facili calcoli di previsione. Tutti quelli su questo treno sono finiti su quello che sta arrivando ora e il tutto, ovviamente, sar&agrave; successo non pi&ugrave; lontano della stazione precedente. Passo, nella pi&ugrave; classica giocata da esperto pokerista, ho solo una coppia di sette, e non posso aprire e, soprattutto, non vorrei farmi sfilare un chiodo di quasi quindicicentrimeti conficcato nella mia spalla, da un gruppo accaldato di indigesti lavorati. Attendo e dopo, tutto &egrave; pi&ugrave; tranquillo e sembra che il lungo movimento fino alla mia scrivania, s’incastri perfettamente, tassello dopo tassello. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>04/08/2003 10.48.36</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Mancano le prove... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29844 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sto valutando l’ipotesi di effettuare un’indagine approfondita sul mio traffico e-mail. Non ne conosco ancora il motivo, e ce ne potrebbero essere tanti, ma in linea di massima so perfettamente dove andare a concludere e perch&eacute;. Certo, le mille varianti diverse dell’argomento si basano su piccoli e, a volte, insignificanti particolari. Ma, importa? In realt&agrave; so perfettamente cosa dire e che raccontare… mi mancano le prove. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>01/08/2003 14.22.04</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Come quando... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29843 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ti crollano completamente addosso. Come quando fai la doccia e ti accorgi che in un attimo, tutto il tuo corpo &egrave; innondato da una nuova forza. Ti accorgi che per quanto tu possa essere forte sui tuoi principi, ci sono molti eventi, forse troppo, che ti spingono sempre pi&ugrave; avanti. Ci sono persone che si dimostrano infallibili anche quando non vi &egrave; pi&ugrave; nulla da aspettarsi. Ci sono persone che dedicano del puro piacere agli altri. In genere e banalmente si potrebbe chiamare convivenza amichevole. Ma, ogni volta di pi&ugrave;, mi accorgo che non &egrave; cos&iacute; facile, non &egrave; cos&iacute; semplice. Ci sono dei limiti che vengono valicati in un secondo; ci sono dei pregiudizi che muoiono nel momento in cui nascono; ci sono dei rancori che continuando a vivere restano immobili. E tutto in nome e per conto di un ben pi&ugrave; grande principio. Sembra un cane che si morde la coda. Si calpestano i propri perimetri mentali ma, in realt&agrave;, restiamo completamente immersi nell’area di quelle spesse pareti. E poi non &egrave; mai cos&iacute; immediato capirlo. Non &egrave; facile intuire il lavoro nascosto che, ogni minimo organismo del proprio corpo, propaga sensi ovunque. Sapere di potersi girare ed avere una folla che ti ascolta, sembra strano, ma &egrave; gratificante per l’attore tanto quanto lo &egrave; per lo spettatore. Retorica visiva che, concretamente, &egrave; invisibile. Paradossi ubriacanti che lasciano scoprire nuove bellezze continuamente. Solo poco fa, volevo distrarmi pensando al peso di un nuovo luned&iacute; lavorativo, ma fino ad adesso, talmente tante novit&agrave; hanno distrutto le pi&ugrave; banali aspettative, che il tempo passato scorre sulla pelle, come quando fai la doccia e ti accorgi che in un attimo, tutto &egrave; un pochino pi&ugrave; bello. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>30/07/2003 11.36.02</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Un suono sordo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29842 ]]></link>
			<description><![CDATA[ "Tum!". Un suono sordo e improvviso.<br>Apro gli occhi di scatto, immediatamente.<br>La sala mi osserva sdraiata su un fianco.<br>I miei occhi opachi si agitano come i bulbi vitrei di una mosca. Cercano conferme.<br>Il tavolo, una sedia, i vestiti accasciati sullo schienale, il pianoforte, le stampe della mostra di Klimt. La televisione mi travolge con uno strano azzurro cenere. Forse sono i miei occhi che filtrano le immagini in sequenza. Il sogno mi lancia strascichi di pensieri. Io seduto in una stanza buia, qualcosa da bere, unica fonte di luce i pixel bianchi del monitor del portatile. Cercavo e scrivevo qualcosa su Internet. Un sogno fatto di cavi e tecnologia, futuro, speranze e qualcosa di spettacolare sapore di film.<br>Chiss&agrave; cosa &egrave; stato quel tonfo che mi ha svegliato. Forse le finestre che sbattano. C&acute;&egrave; vento e le vedo nel loro prima lento e poi rincorso volteggiare. Forse uno sparo, forse qualcuno mi sta inseguendo e vuole colpirmi. Mi capita sempre cos&iacute;. Sento un rumore, apro gli occhi e stento a capire dove sono.<br>Dal primo scatto fino ad ora saranno trascorse poche decine di secondi, neanche un minuto. Ancora non comprendo quanto mi sta intorno. Chiudo gli occhi per riprendere un discorso in sospeso, ma le parole mangiano il proprio corpo e tardano a congiungersi. Riconquisto aria e torno alla mia sala. Sempre li, anche il tavolo, i vestiti e tutto il resto. Non ho pi&ugrave; un solo pensiero che riesca a proseguire nel successivo, o riallacciarsi al precedente.<br>Cazzo, mi rassegno e mi convinco, di nuovo addormentato sul divano. Dovrei alzarmi, ho sete, e dovrei anche rendermi conto di che ore sono. Troppo, e il sonno &egrave; pi&ugrave; convincente.<br>Chiss&agrave; cosa stavo sognando, chiss&agrave; quale arto della rete stavo visitando, chiss&agrave; quale impossibile frase avrei voluto costruire, che pensiero strano, ma &egrave; oltre ogni limite articolato e senza una minima parvenza di senso, mi osservo ma a non meno di un metro, nel buio totale di questa scena aspettando l&acute;aiuto di un regista invisibile. I miei gesti sono impercettibili, l&acute;ombra di quei piccoli led non giunge per tempo neanche alle dite. Il buio oscuro che sembra pi&ugrave; grande ha sempre la meglio. Ritraggo ancor di pi&ugrave; il mio obiettivo visivo, camaleonticamente m’immedesimo nella tetra zona di un angolo, la faccio mia fino a scomparire altro, comunque, non posso scorgere, sono lontano, infinitesimale, ormai ridotto a nessun termine.<br>Apro gli occhi lentamente, in un unico movimento.<br>Mi devo proprio alzare, devo obbligatoriamente raggiungere il mio letto: forse li otterr&ograve; quello che cerco. Forse, raggiunto l&acute;apice del riposo ricongiunger&ograve; gli impulsi elettrici che stanno svanendo come nebbia nella tarda mattinata. Ne ho bisogno, perch&eacute; &egrave; un momento di stasi, mosso solo da piccoli passi. Ho l&acute;equivalente di un cambio di periodo per un&acute;artista. Una di quelle fasi in cui si concentra tutto e, infine, niente. Eppure, dentro di me qualcosa sempre si agita e mi spinge ancora ad un nuovo istinto nervoso. Ma sono solo gesti teorici. La pratica ben lungi dall&acute;essere assimilata. Come la pi&ugrave; bella canzone che si potesse mai realizzare. Quanto sar&agrave; passato, ora. Ancora pochi secondi o questi sono diventate gi&agrave; ore. Devo andare.<br>Provo a muovermi e una scossa terribile prende il suo slancio da quel maledetto chiodo nella spalla. Sono un alone di dolore non appena tento di sollevare un terzo del mio corpo. Brucia, come se fosse un ceppo ardente. Non c&acute;&egrave; nulla da fare, trattengo un gridolino, soffoco la malinconia e la rabbia e la stupidit&agrave; della situazione. La mia schiena &egrave; diritta. La sala torna quella di sempre, e la poca luce dei lampioni esterni filtra tra i listelli della tapparella. Quel poco che mi aiuta ad orientarmi. Sono ormai a letto.<br>03:22. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>23/07/2003 21.43.43</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Il gusto rimane... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29841 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Vi &egrave; mai capitato di osservare una vetrina colma di oggetti orrendi di un negozio orrendo? Bh&egrave;, sicuramente si, tanto pi&ugrave; il gusto rimane, forse, sempre personale. Ma se quel negozio lo continuereste a rivedere, vi vergognereste di farvi cogliere ad osservarne le vetrine? Insomma, se a voi non piace, magari, anche qualcun altro ha uno il vostro stesso criterio… e mi chiedo? Cosa penserebbero a vedervi li, ad osservare tanta nefandezza? E in effetti, io e T. ce lo siamo chiesti… e abbiamo giurato di non fermarci pi&ugrave;. Il tempo di un sorbetto blu al limone… non possiamo farne a meno, dobbiamo fermarci a deturparci gli occhi, &egrave; troppo invitante e chi se ne frega di quello che penseranno gli altri. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>23/07/2003 10.14.50</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Decidere di staccare... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29840 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono delle persone, che quello che fanno, lo prendono estremamente sul serio. Forse troppo, a volte, rischiando di fraintendere quanto di pi&ugrave; importante &egrave; gi&agrave; stato creato. Insomma, le regole per una sana e pacifica convivenza sono chiare, mi sembra, eppure quando qualcuno si getta anima e cuore nelle sue idee, &egrave; forse fin troppo difficile riuscire a bloccarlo a terra. L’illusione di un successo e l’impegno per raggiungerlo tendono, perfino, a nascondere le varie vie per raggiungere lo stesso obiettivo. Non &egrave; nulla di drammatico: &egrave; sufficiente non badarci, filosofeggiare un po’ e rassegnarsi. Certo, quando devi tirare le somme e ti accorgi di come sarebbe potuta andare, quando ti senti dire che si, forse avevi ragione e che forse sarebbe stato meglio, non sei pi&ugrave; disposto a lottare per ricominciare. Quello che &egrave; stato deciso &egrave; deciso e se, di fronte, invece che un ragionamento, trovi uno specchio, l’unica cosa che vuoi, a seconda, &egrave; vedere tutto quello che vuoi oppure, vedere tutto quello che non vuoi. Da qui il bene o il male di decidere di staccare completamente. Di non rimanere pi&ugrave; collegato. Di addormentarsi senza preoccupazioni, di non rivolgere pi&ugrave; una preghiera (a chiss&agrave; quale dio) sperando che qualcuno capisca, che qualcuno comprenda, che qualcuno rimugini. E’ giusto: la strada che si &egrave; scelta va percorsa. Esistono, per delle persone, dei punti di non-ritorno. Oltre quel limite &egrave; meglio non andarci, soprattutto quando gi&agrave; la partenza non &egrave; chiara. Se il coraggio non manca, niente potrebbe essere un ostacolo. E se qualcosa &egrave; stato abbandonato, perch&eacute; ci si deve sentire in dovere di restare? ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>18/07/2003 16.56.32</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Senza soluzione... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29839 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E’ sempre vero che ogni volta che ascoltiamo qualcuno, consideriamo ci&ograve; che &egrave; stato detto come un’inezia? Possibile peccare cos&iacute; facilmente di presunzione? No, certamente no, eppure la curiosit&agrave; di raggiungere ogni vicina discussione ci spinge a reagire per ciascuna in questa maniera. In effetti ci sono troppe variabili in gioco. Dipende chi sta parlando, se lo conosciamo, se non lo conosciamo (eventualit&agrave; pi&ugrave; svantaggiata), se l’argomento trattato ci interessa, non ci interessa e se lo padroneggiamo, se &egrave; qualcosa che ci &egrave; capitato direttamente e, quindi, ne abbiamo un paragone. In effetti bisogna essere anche sufficientemente maligni. Forse &egrave; semplicemente una difesa preventiva, quanto basta per poter poi sorprendere con un’acquisizione totale dei fatti. Dovremmo almeno aver il coraggio di affrontare la discussione. Facile considerare, definire, giudicare e non ricevere alcuna replica a riguardo. Fosse sempre cos&iacute;, in pochissimo tempo, non avremmo quasi pi&ugrave; niente da dire. Un mondo completamente senza parole, senza discussione, grida, litigi, racconti, risate. In balia solo e unicamente del meccanico fragore della vita stessa. Un abbattimento totale delle comunicazioni, a cosa porterebbe? Forse alla pi&ugrave; sfrenata pazzia e, in un attimo ci troveremmo a fracassarci l’uno con gli altri oppure, inizieremmo a sperimentare nuove forme di comunicazione. Decisamente potrebbe essere lo stimolo fondamentale per la telepatia, ma alla fine, &egrave; un cane che si morde la coda, non c’&egrave; soluzione ne tanto meno il problema. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>17/07/2003 11.30.46</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Linked #1 ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29838 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Carino, a volte trovi qualcosa che ti sembra di aver vissuto in ugual misura, oltre la sola immaginazione, ma proprio vissuta con tutti i cinque sensi...<br><br><a href="http://personalitaconfusa.splinder.it/1052723867#223834" class="testo" target="_new"><span class="testo">ANTROPOLOGIA SUI MEZZI PUBBLICI</span></a><br> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>14/07/2003 16.27.19</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Muovere, agitare, seguire... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29837 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Aiutatemi! Il carico dei miei pensieri sta diventando qualcosa di insopportabile. Ma in fondo &egrave; quello che ho sempre desiderato. Dovermi muovere, agitare, seguire, inseguire, delineare e riorganizzare. E’ quello per cui sto lavorando da tempo, per cui mi sto attrezzando, per cui sto crescendo. Ma i compromessi e le sviste sono facili tentazioni. Forse troppo ben nascoste e invisibili a uno sguardo superficiale. E un pochino di paura la sento facile crescere, semplice l’attanagliarsi dei dubbi sulle molteplici possibilit&agrave;, il rischio di non sentirsi all’altezza. Ma sono, alla fine, scommesse di gioco con se stessi, incontri e scontri con il proprio io, prove da superare e affrontare. Mai fuggire, l’unica offerta possibile che adesso posso concedermi. Ci vuole un po’ di coraggio per buttarsi e le ferite troppo agevolmente riescono ad aprirsi nuovamente. Quindi aiutatemi! Magari tutto scorrer&agrave; liscio come acqua misto ad olio; forse niente di tutto quello che sto preventivando potr&agrave; mai realizzarsi. Ma non si pu&ograve; mai sapere, meglio essere pronti. Inizia a ricordare velocemente tutto, continua a rimuginare sulle varie opzioni, formula nuove e sempre pi&ugrave; dettagliate situazioni, valutale e analizzale fino a scioglierle. E’ quello che mi hanno sempre consigliato. Bisogna iniziare ad ascoltare e prima o poi renderli propri. Chiss&agrave; quante volte &egrave; gi&agrave; stato detto, affermato, sottolineato e mai realizzato. Pu&ograve; darsi, che c’&egrave; sempre una prima volta. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>10/07/2003 16.59.05</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Il blinkare insistente... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29836 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Certo che ci vuole una bella memoria. Si, per seguire con coerenza quello che si legge: sia piacevole che altamente spiacevole. Il succo &egrave;: bisogna ricordarsi tutto. Soprattutto se uno si alletta a leggere le “cose” che ci stanno su Internet. Bisogna avere una memoria referenziale che possa seguire i moti ondosi dei link. Bisogna seguire pi&ugrave; siti contemporaneamente e proprio quelli. Bisogna anche sapere quali sono, ricordare chi scrive, cosa scrive, perch&eacute; lo scrive, chi cita e le motivazioni che lo spingono a farlo. Bisogna sapere chi &egrave; che scrive, cosa fa, di quali sentimentalismi fa parte, ma bisognerebbe anche sottovalutarli e non considerarli. Insomma, ci sono due problemi: si deve possedere dei neuroni dalle alte prestazioni e bisogna soffermarsi e conquistare un unico obbiettivo. Ed &egrave; forse per me il fulcro della mia instabilit&agrave;. Insomma, vi sono talmente tante possibilit&agrave; che ci si perde ogni mezz’ora. Non si fa in tempo ad aver letto tre righe di qualcosa che il blinkare insistente di un link ci porta in tutta un’altra parte dei nostri pensieri. E’ quasi scontroso e irriverente. Non si deve fare, non &egrave; giusto e non &egrave; educato. Ci vorrebbe un po’ di scritteducazione. Come si fa a puntare il fuoco su una singola riga, quando ancora prima di caricare una nuova pagina, ci&ograve; che &egrave; stato letto &egrave; gi&agrave; divenuto obsoleto? L’uomo digitale deve saperlo fare, comunque, deve riuscire a inseguire quello che accade e proporlo di nuovo prima di altri e scatenare una nuova catena. Catena, ben inteso, nascosta, non di quelle pubbliche che vogliono e cercano di generare solo confusione, ma una lenta e sottile dispersione positiva di contenuti. E&acute; il classico passa-parola, riducendo il tutto ai minimi termini; ma un passa-parola granuloso, pronto sempre a nuove avventure. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/07/2003 17.38.44</date>		
			</item>
		
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			<title><![CDATA[ Sono stufo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29835 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sono stufo. Sono stufo di vedere ragazzini colpire pensieri che non riuscirebbero a contenere neanche da adulti. Sono stufo di leggere astrattismi di vita essenziale, di mezze dottrine gi&agrave; confermate e popolari. Sono stufo di ascoltare opinioni diverse dalle mie, senza neanche un briciolo di motivazione. Sono stufo di vedere il massimo del qualunquismo e di recisione dei pensieri altrui. Che almeno si degnassero di non definirsi democratici. Comunque sia, ho voglia di osservare un modo comune di ragionare e di ragionamento. Ho voglia di smantellare, organizzare e debellare. Ma forse non far&ograve; nulla di tutto questo. Mi terr&ograve; i miei pensieri e le mie idee, mi terr&ograve; il mio modo e i miei ragionamenti, ne parler&ograve; con chi vorr&agrave; ascoltarli. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>07/07/2003 14.44.26</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Un&acute;attrazione reciproca... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29834 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E&acute; sempre bello e affascinante scoprire quante persone sono colpite e stupite nell&acute;osservare lampi e fulmini in un cielo scuro e arrabbiato. E sembra che non ci si abitui mai, ogni volta si scopre qualcosa di sorprendentemente divino, in quegli attimi tanto veloci quanto cos&iacute; tecnici. Dopo centinaia di fulmini scrutati squarciare il mondo, ogni singola saetta &egrave; accompagnata da sospiri di stupore e ardente desiderio di uno successivo. Anche quando devastano, bruciano e uccidono. Ne siamo decisamente estasiati. Come ali di notte in cerca di luce. Il boato che segue fa richiudere la nostra testa tra le spalle, ma gli occhi sono sempre puntati verso l&acute;alto, cavalcano veloci ogni grigia sfumatura sperando di trovarne un altro. E uno ancora. Come le stelle cadenti. Eppure, leggo, "Il fulmine &egrave; in assoluto il fenomeno pi&ugrave; pericoloso prodotto da un temporale in quanto non &egrave; preceduto da nessun segnale premonitore, salvo casi molto rari.", e ancora, "Si creano differenze di potenziale e ci&ograve; produce un&acute;attrazione reciproca delle cariche di segno opposto: lo strato d&acute;aria che le separa, sebbene sia un buon isolante, non riesce pi&ugrave; a impedire il contatto tra le cariche e avviene cos&iacute; un vero e proprio "corto circuito" che si realizza nel fulmine (saetta)." Quasi poesia, e ora con l&acute;azzurro intenso difronte ai miei occhi quasi, ne vorrei uno. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>30/06/2003 21.06.05</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Andr&agrave; meglio... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29833 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Questa notte ho dormito. Quell’altra no. Ora pioveva…ora no! In effetti &egrave; un po’ pi&ugrave; fresco, e si riesce a resistere. Altri amici sono pi&ugrave; lontani, in luoghi in cui il vento lo rende pi&ugrave; che vivibile. Dunque, riassumiamo: sembra che in cielo qualcuno mi abbia ascoltato, dopo che il mio risveglio si &egrave; compiuto sul divano in salotto alle cinqueemezzo di mattina, con una parvenza, dicono, di mal di gola. Sar&agrave;, ma a letto non resistevo, forse, neanche a pagamento. Sentivo il mio corpo espandersi come blob, un continuo inesorabile e lento gonfiarsi stremato dal caldo. La pelle sembrava squarciarsi, sentivo i piedi gridare dal dolore, le mani cercare come peduncoli marini, un po’ di aria fresca, il braccio immobilizzato perdere ogni residuo di sensibilit&agrave;. I viaggi verso il bagno continuavano come una processione; acqua ghiacciata per qualche minuto; uno sguardo alla finestra e tutto sempre pi&ugrave; immobile.<br>Cos&iacute; mi sono arreso: vado in sala, sul divano, e chi se ne frega. Cos&iacute;, per quella notte faccio parte degli statuari standard dei disagiati decantati dai vari Tg. Bere molto, mangiare molta frutta, evitare di uscire nelle ore pi&ugrave; calde. Una strana sensazione, comunque. Non mi ero mai arreso cos&iacute; facilmente, in genere riesco a dormire in qualsiasi situazione climo-udi-psicologica che mi circondi, quella notte no. Andr&agrave; meglio pi&ugrave; avanti. Intanto i miei nove pi&ugrave; uno piccoli problemi di disagio rimango saldi alla mia pelle. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>27/06/2003 12.04.49</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Oltre ogni schiera... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29832 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sono oltre ogni schiera possibile, ogni limite, ogni minimo insano gesto. Non so come sia possibile, ma &egrave; pura realt&agrave;. Ci&ograve; che vedo, odoro, sento &egrave; meglio di quanto mai mi possa aspettare, sempre e ovunque… sembro circondato da rose che sfuggono pungenti e non so cosa significhi. Non importa, in qualche modo andr&ograve; pur avanti… ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>24/06/2003 13.56.25</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Prudono gli occhi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29831 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Mi prudono gli occhi. Incredibilmente tanto e ci sono gi&agrave; cascato. Devo tenere impegnate le dita, muoverle rapidamente, pensando a tutto, tranne alla primavere, all’erba ai pioppi e al prurito. Il braccio diventer&agrave; presto una zampogna, per fortuna ho un po’ da fare, cos&iacute; mi impegno, devo chiamare, telefonare, organizzare si insomma lavorare. E’ apparso tutto in un momento, svanito altrettanto velocemente, ma sono sicuro che &egrave; stato bello. Quattro giorni, uno in fila all’altro, di un altro mondo sempre pi&ugrave; piacevole e affascinante. Ora il ritorno &egrave; ricco di novit&agrave;, di nuove piccole sofferenze e di nuovi e particolari passi. Tutto ci&ograve; mi affascina, ma se potessi smettere di lacrimare, sarebbe meglio. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>06/05/2003 10.35.09</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Auguri... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29830 ]]></link>
			<description><![CDATA[ In tutti i modi possibile, dovr&agrave; essere sempre pi&ugrave; speciale...<br>auguri... :* ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>30/04/2003 11.28.45</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Muovere la mano... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29829 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Una frattura ti pu&ograve; cambiare la vita? Bh&egrave;, direi che proprio cambiare la vita nel senso stretto della parola no, ma in effetti, anche si. Insomma, dipende dalla frattura. Che so, uno si spacca il mignolo, e vabbh&egrave;, si scasser&agrave; un po’ a muovere la mano, a mangiare a scrivere, ma diciamo che il 99% delle attivit&agrave; solite e consuete saranno soddisfatte pienamente. Che so, uno si spacca l’anca, i legamenti del ginocchio e il gomito in un incidente, ecco, magari la vita gli cambia un attimo. Ma mettiamo che uno si spezzi in due la clavicola. Oltre a scoprire che non serve a nulla per l’articolazione, la vita gli risulta un secondino diversa. Per esempio, il braccio del clavicola rotta non &egrave; proprio funzionante come prima; si &egrave; costretti ad indossare un piacevo tutore che costringe ad una postura da lord, ventiquattro ore su ventiquattro senza mai toglierlo. Ci si lava un pochino di meno o, meglio, ci si inventa dei veri e propri meccanismi carpiati per riuscire a raggiungere ogni zona del proprio corpo senza inzuppare detto tutore e trasformarsi cos&iacute; in una palude che cammina. Ecco, gi&agrave; che si cammina non &egrave; poi una brutta cosa. Certo, si passa per bulli e si rischia di aizzare volenterosi giovani balestrati, ma se non altro si pu&ograve; andare in giro, e mentre, seduti sul divano si guarda fuori dalla finestra, facendo roteare il nuovo bancomat fra le dita, si pu&ograve; imparare il codice a memoria, prima di sera e della prima interrogazione. Dormire, alla fine, lo si fa sempre. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>14/04/2003 17.11.35</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Massa di... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29828 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Temo che le quotazioni degli spazi pubblicitari, su quella massa inutile di giornali gratuiti, oggi siano aumentate. Mai visto tanto arrivismo e apprensione, colma di sensi di colpa e perbenismo, nel recuperare una copia di infusa scienza ed informazione. Massa di pecore che non riesce a rispettare una corsia preferenziale. Massa di lugubri cadaveri in preda al panico a cui non interessa nulla, oltre il proprio televisore. Bisogna farlo, perch&eacute; &egrave; giusto, perch&eacute;, in questo modo, le nostre coscienze si liberano. Non importa niente a nessuno. Patetici. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>20/03/2003 9.39.13</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sono ovunque... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29827 ]]></link>
			<description><![CDATA[ I mezzi pubblici sono colmi di ansiolitici. Sono ovunque. Devo salire per primi, devo correre e sedersi per primi, si alzano per primi trentasette fermate prima dell’arrivo, ti ansimano sul collo perch&eacute; devono scendere per primi, neanche le porte si richiudessero quattro secondi dopo l’apertura. Ma non &egrave; finita. Corrono perch&eacute; vogliono la scala mobile per primi, sorpassano, stringono e tagliano la strada perch&eacute; devono essere i primi a timbrare il biglietto, a prenotare la fermata, vogliono quello stupido giornale gratis prima di tutti gli altri, ne recuperano pi&ugrave; copie ovunque capiti, anche dai cestini. Devono chiedere qualsiasi cosa per primi, devono sapere tutto per primi, sono i primi, si credono i primi. E sono cos&iacute; maledettamente stupidi, si agitano in continuazione, si lamentano in continuazione. E la borsa qui non ci sta, per&ograve; mi sposto un pochino pi&ugrave; in li cos&iacute; mi sistemo, pestano i piedi e non chiedono scusa, e devono togliersi la giacca perch&eacute;, per la prima volta nel mondo, a loro manca il fiato, e per primi soffrono il caldo, e per primi hanno freddo, cos&iacute; si rimettono la giacca. Spingono strattonano chiedono a tutti se alla prossima fermata scendono: loro lo devono fare per primi. Qualsiasi cosa, purch&eacute; sia loro. Ed bello vedere uno scontro a fuoco di demenza fra due degenerati simili. Neanche negli epocali film western si osservavano sguardi pi&ugrave; penetranti. Una lotta per la sopravvivenza. Una lotta per essere il primo fra i deficienti. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>13/03/2003 10.16.12</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Quel candore lucido... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29826 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Linee bianche si intermezzano tra la foto che ho in mente. Tagli a volte regolari altre volti no che nascondono, sviano, travisano la realt&agrave; di quella particolare foto. Il suo complesso, comunque, sembra impossibile, non &egrave; minato... solo delicatamente offuscato. I colori, le luci, le ombre e i segni netti di quanto quel candore lucido emana non svanisce, si presta alla fantasia, invece, nella ricerca di cosa nasconde oltre i limiti, cosa vi &egrave; oltre segni, punti e informazioni semplici. C&acute;&egrave; un velato istinto di continuazione, oltre quello che una foto in se &egrave;, quello che oltre pu&ograve; lasciare alla mente, al ricordo o all&acute;immaginazione, nel trasportare un mondo tutto nuovo, tutto diverso nell&acute;iride intima del proprio inconscio. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>04/03/2003 13.27.13</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Favore giusto... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29825 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono dei giorni che, quando arrivi a casa alla sera, sai che tutto &egrave; andato bene, che la tua giornata &egrave; valorizzata pienamente, che &egrave; una giornata positiva. Ci sono dei giorni che, se si lavora si lavora bene, se si studia si studia bene, se si fa niente lo si bene... ammesso che il far niente pu&ograve; essere interessato. Insomma, pu&ograve; anche essere che alcuni periodi sembrano proprio positivi: si fa tutto quello che si deve fare bene, le scelte opzionate sono quelle corrette, si prende del tempo sufficiente per dire la frase perfetta, l&acute;effetto ricercato con quel tanto di naturalit&agrave; che non guasta. Alla fine, si &egrave; soddisfatti. E questo non significa che sia anche andato tutto bene, che non si siano incontrate difficolt&agrave;, che vi compaiono errori qui e la, questo no. Significa che, comunque, si &egrave; soddisfatti, altro termine non mi viene in mente. Che poi non si sa, che tutto quello fatto &egrave; perfettamente leale con quello che dovrebbe essere e, soprattutto, non si pu&ograve; esser certi di come la gente intorno a te possa aver recepito quello che tu, alla sera, a casa tua, valuti perfettamente amalgamabile con l&acute;estraneit&agrave; del tuo corpo che si riposa. Per&ograve; &egrave; comunque bello: si pu&ograve; essere quasi felici, di quelle felicit&agrave; fatte di stanchezza e beatitudine, dei momenti senza rimorsi e angosce, senza stress o folli paure. Tutto va bene e, il dolce &egrave; ancora pi&ugrave; gustoso, anche se illegale e tradisce l&acute;impegno della palestra, che &egrave; pi&ugrave; piacevole affrontare dopo un viaggio in tram, metropolitana e treno che sembra essere passato in un secondo mentre si pu&ograve; riflettere su tre quattro impegni di settimana prossima, armeggiando serenamente tra ore e giornate di qui e di li. Sembra che il cielo giri nel modo giusto, con il ritmo giusto con il favore giusto e tutto questo, a volte, lo si scopre proprio vicino a se. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>03/03/2003 10.57.15</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ucronia... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29824 ]]></link>
			<description><![CDATA[ s. f. (lett.) descrizione immaginaria, ma coerente e plausibile, di un periodo o di eventi storici, fatta sulla base di ipotesi o di dati fittizi. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Garzanti.it ]]></creator>
  			<date>14/01/2003 14.14.01</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Il signor tempo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29823 ]]></link>
			<description><![CDATA[ La mia mente, ogni mattina, ha una tresca segreta con il signor tempo, trasfigurato nella sveglia sul comodino. Dura ormai da parecchio e, immancabilmente, mi inganna. E’ strano, penso, ma &egrave; cos&iacute;. Tutte le volte che il signor tempo, trasfigurato nella sveglia sul comodino decide che &egrave; il momento di ridestare i sensi del mio organismo, travia i suoi intenti e incetta con la mia mente. La corrompe, la lusinga e mi imbroglia. Mi fa credere che non sia l’attimo giusto e mi invoglia ancora ad addormentarmi. La mia mente non reagisce pi&ugrave;, perduta nei languidi numeri rossi che la fissano maliziosamente. Ma il signor tempo non ferma il suo moto, anzi, l’emozione sembra spronarlo a velocizzarlo. E’ cos&iacute; che nascono frasi del tipo: “cazzo, ma avr&ograve; chiuso gli occhi per un minuto, come &egrave; possibile che siano gi&agrave; le zerosette e venti? Non ci credo!” Che poi, uno arriva in stazione e il treno &egrave; in ritardo di quindici minuti tondi tondi e, allora, la malefatta relazione sprona il mio odio. Il signor tempo lo sapeva. E’ lui che comanda i ritardi, anche quelli del treno. Avrebbe dovuto soggiogare la mia mente al meglio, un lavoro certosino e di precisione e non ricoprirla unicamente di passione. Avrebbe dovuto avvertirla del ritardo e orchestrare i secondi affinch&eacute; fossi convinto che tutta la lentezza dei miei primordiali movimenti, fosse giustificata. Non so, avrebbe potuto dirle: “Non ti preoccupare, il treno &egrave; in ritardo. Lascialo vagare in quella sottospecie di sogno ancora un po’… aspetter&ograve; con te il momento giusto”. Cos&iacute;, avrebbe dovuto fare. Avrei evitato di imprecare contro il distratto padre che svoltava a velocit&agrave; raggelante, accompagnando sua figlia a scuola. Avrei evitato di oltraggiare un pedone che, cane a guinzaglio al seguito, saltellavo irregolarmente sulle strisce pedonali. Avrei evitato di attraversare la strada fregandomene delle macchine e del bus che stavano incrociando i loro fari davanti a me, per far prima. Avrei evitato di constatare che anche stamattina ho evitato un blocco organico completo per rincorrere in salito un treno che sarebbe arrivato quindici minuti pi&ugrave; tardi. Il signor tempo lo sapeva. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>18/12/2002 12.37.50</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Punti di vista... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29822 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Il tormento della pioggia non sembra smettere. E soprattutto, inizia a tradirmi. Stamattina ho guardato dalla finestra del bagno, prima di affondare sotto la doccia, e in quel lieve barlume dell’alba, tra ombre che si accorciano e alcune che resistono a non nascondersi, ho spiato il mondo, &egrave; non pioveva. Giuro. Il tempo di infilarmi un vestito, mettermi il cappotto, chiudere il bavero intorno al collo con una scarpa e di uscire, e scoprire che stava piovendo, giuro, e anche in maniera decisamente sostenuta. Insomma, avrei dovuto mettere un altro paio di scarpe, il giaccone inpermiabile ma non facevo sicuramente in tempo. Il treno non aspetta i miei capricci di stile. E’ vero, sarebbe arrivato tardi, lo avrei scoperto poco dopo, ma l’imprevedibilit&agrave; della puntualit&agrave; &egrave; qualcosa che raggiunge l’ascetismo, quasi. Alla fine, si rimane sempre ad aspettare; meglio che rincorrere un posto, per&ograve;. Punti di vista. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>05/12/2002 11.15.05</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ L&acute;atmosfera cambi&ograve;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29821 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono continue oscillazioni sulla scala geostatica della mia vita. Ma credo che sia cos&iacute;, nella realt&agrave;. Ci sono momenti in cui tutto va bene e momenti in cui ci sono continui piccoli e quasi impercettibili mutamenti: un incidente, un guasto alla macchina, una lampadina che si fulmina in breve lampo, candele accese che si consumano, niente da bere in casa e questa maledettissima capacit&agrave; di adattarsi alla pioggia. Il cielo e in mille colori di grigio, parte dal bianco e molto probabilmente arriver&agrave; al nero, ma io non riesco a vederlo. La noia &egrave; totale, le persone irritanti i ritardi dei mezzi pubblici estremi e tutto gonfiato da questa repentina pioggia mattutina. Arriva un temporale. E in tutto questo il lavoro, le scadenze, i passaggi, i moti a luogo e le compere. Uno dietro l’altro i fatti del giorno mi allontanano dalla realt&agrave;. O io, inconsciamente, cerco di andarmene. Cos&iacute; mi estraneo, sembro distante, lontano, non pi&ugrave; presente, distaccato. E la realt&agrave; &egrave; che vorrei essere il protagonista di un libro, ottenere la mia viva sequenza dettagliata e raccontata come la conservo in mente io. Nube su nube, il cielo continua a mutare e il mio vuoto si perde il la.<br>Attese in stazione l’arrivo del treno. Come tutte le mattine da luned&iacute; a venerd&iacute;, da qualche mese ormai. La sveglia aveva fatto il suo dovere, coscienziosamente e ostinatamente, ma i sogni che visualizzava quella mattina l’avevano tradito. Cos&iacute; tanto complessi e vivi che ne avevano incollato la fronte sul cuscino. Era un sogno che raccontava di un correre in cerchio, di un equilibrista e di un ciclista. Correvano cos&iacute; forte, cercando di raggiungersi che la meta si faceva sempre pi&ugrave; lontana. Nessuno dei due protagonisti riusciva a spremere di pi&ugrave; dalle proprie forze e la loro distanza rimaneva tale. Il vortice non aveva uscita. Il sogno non terminava. Sua madre lo sveglio, delicata, chiamandolo una volta sola. Un signhiozzato si, ancora intorpidito, prima di accorgersi di essere in ritardo. Doccia, vestiti, colazione, corsa fino alla stazione, primo treno perso, in attesa. Dopo qualche decina di minuti, lo annunciarono, il primo treno in ritardo. Poco prima che arrivasse, si spinse oltre la tettoia di qualche metro, tanto per assicurarsi uno degli ultimi vagoni, dove la probabilit&agrave; di un posto a sedere si faceva pi&ugrave; sicuro. Era caldo e la pelle bordeaux emanava una strana sensazione non appena toccata con il giaccone inzuppato. Di fronte, ai lati e dietro, altre centinaia di comuni persone intente ad andare al lavoro. Un breve sguardo, senza trovare nessuno di interessante. La procedura per il viaggio inizi&ograve; cos&iacute;. Prese il lettore portatile minidisc e il libro dalla propria borsa. Il piccolo walkman fin&iacute;, dopo essere stato collegato al telecomando e alle cuffie, nella tasca sinistra della giacca. Lo accese immediatamente, come se fosse un bisogno primario e tutta l’atmosfera cambi&ograve;. Il treno, il vagone, la pelle bordeaux, la gente, il rumore, il caldo, la stanchezza, piano piano iniziavano a svanire. Qualche giorno prima, su quel piccolo dischetto, aveva inciso la colonna di Top Gun: un “vecchio” film d’amore e di azione concentrato in una scuola di super piloti di jet militari americana. Gran film, soprattutto per le molte scene di volo, sua particolare passione, anche se qualcuna fin troppo spinta. Ma non importava. Faceva sognare, il protagonista sarebbe diventato il suo attore preferito, la morte dell’amico commuoveva. Non un capolavoro, certo, un semplice film di azione concentrato in una scuola di super piloti di jet militari. Scacci&ograve; violentemente le fantasie sul volo. A quell’ora lieve della mattina sarebbero stati sprecati, pens&ograve;, e non vi sarebbe stata possibilit&agrave; di alcun riscontro reale, per il momento. Apr&iacute; il libro, oltre la met&agrave; e spost&ograve; la cartolina segnalibro qualche pagina pi&ugrave; in l&agrave;. La guard&ograve; velocemente per qualche istante: un jet militare americano. Di nuovo quelle fantasie, di nuovo allontanate bruscamente. Si immerse senza pensarci nel testo, divorando una parola dietro l’altra, assaporando lo stile, immedesimandosi nella storia. E mentre correva con la mente in posti ancora inesplorati, ogni tanto focalizzava la sua attenzione a qualche concetto importante oppure distoglieva gli occhi e guardava assente i volti dei vicini. In questi brevi pause occasionali, ne era certo, sognava di avere una vita come il protagonista di un libro. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>29/11/2002 11.46.49</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cos&iacute; continuo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29820 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Arriva immancabile, lo so. Ne ero talmente certo che lo aspettavo. E ancora non so se riuscir&ograve; a contrastarlo. Cos&iacute;, quel momento quasi magico di apatia totale verso le radici stesse delle terra, foglie su foglie inzuppate d’acqua del cielo nascoste da calci che corrono per evitarlo. Il temporale. Come una pistola, bang, il vuoto, il non ricordo e tutto quello che ne segue: niente spray colorato sui muri, niente rimorsi n&eacute; remore, solo l’attenzione del piacere vago del proprio pensiero che cerca di incidere le iniziali di qualcosa, sulla corteccia spessa del giorno. Buio e freddo, un po’ di vento, e l’uomo con il cagnolino che aspettava &egrave; scomparso. Nel nulla. Come fosse uno sbuffo di vento. La sua immobilit&agrave; mi incolpava dei miei stessi passi, la sua attesa quasi impossibile, come sapesse gi&agrave; non ci fosse nulla che l’avrebbe interrotta. E in quei pochi istanti solo l’insistenza di pensare a me stesso, riusciva a distogliermi quell’angoscia. Attendeva. Senza dir nulla. Senza far nulla. Solo attesa: quasi impossibile a dirsi. Eppure quel l’uomo con il cagnolino infondeva staticit&agrave;. Anche il suo compagno non provocava alcun moto nello spazio. Neanche un blando scodinzolare, un affannoso respiro, un ciondolar dal centro dei denti. E continue parole non finite ad alleggerire la volta discendente che affoga l’incavo contorno dei miei gangli mentali. Un ossimoro continuo senza false allusioni. Un pacchetto regalo completo. Un necessaire senza l’aggiunta di strumenti utili. Tutto ci&ograve; che volevo e che non ho mai pensato. Pare logico. Neanche un’onda spruzzata all’aria illumina tanto, tra i raggi del sole. La fine non sfama l’intento iniziale. L’azione non risana la stanchezza. Forse non mi sono mai mosso ed &egrave; per questo che i miei vestiti, la mia testa le mie ciglia si bagnano. Sono immobile e dovrei correre, ma sfuggo a me stesso. Fiumi di inchiostro scritti su fogli riciclati, per completarne una storia e gettarli fieri. Colori diversi si mischiano insieme all’aria, sassi e fango vengono lanciati a terra. Fisso il mio sguardo e non lo distolgo, dal metro che sto esiliando al passato. Cos&iacute; continuo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>28/11/2002 17.41.53</date>		
			</item>
		
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			<title><![CDATA[ Arzigogolati pensieri pendono... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29819 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Cazzo che botta. Sono uscito, ho evitato la pioggia fino al bar qui sotto, sono entrato, ho arrembato sul primo tavolino libero e ho ordinato. Mangiato un hot dog con senape, leggermente piccante, anche un pizzico di pi&ugrave;, bevuto una lattina di coca molto fresca ordinato un caff&egrave; sorseggiato al bancone chiesto il conto, pagato, preso due cartoline promozionali, il tutto in uno spazio temporale approssimativo di quindici minuti. Ora, dovrei essere pronto per morire, credo. E non certo per la qualit&agrave; scadente di quanto fagocitato. Il panino era un morbido arabo scaldato al punto giusto, i crauti deliziosi i wurstel succosi e la senape invitante. Insomma, l’ideale pasto da gustare lentamente e con piacere. E invece, quasi non lo ricordo. Il motivo interessante di questa avventura &egrave; che, se a qualcuno venisse la malaugurata idea di chiedermi per quale ragione abbia fatto tutto cos&iacute; velocemente, la mia inevitabile risposta non pu&ograve; essere altro che: non lo so. Scoprire, con altrettanta velocit&agrave; questo spensierato ma reale giudizio, non fa altro che alimentare il degrado del l’equilibrio psico-emotivo del mio essere. Niente di pi&ugrave; di un mal di testa post serata delicatamente ammorbidita da due pregevoli nere pinte di Guinnes, ma certo qualcosa dovr&agrave; pur significare. Lo si capisce perfettamente: arzigogolati pensieri pendono spensierati un po’ ovunque intorno a me mentre installo programmi uno dopo l’altro, ne confronto le specifiche, penso gi&agrave; a cosa scrivere nell’articolo che seguir&agrave;, vorrei mostrare alcuni risultati e faccio una telefonata. Niente di pi&ugrave; della roboante normalit&agrave; di una piovosa giornata lavorativa. Lo spazio si muove, si stringe si allarga muta considerevolmente la mia visione del cielo e della lunghezza dei miei capelli. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>21/11/2002 13.56.54</date>		
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			<title><![CDATA[ Altre scene... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29818 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ancora non riesco a capire come sia stato possibile, che stamattina, il mio sogno finisse nel momento esatto in cui mi dovevo svegliare. Il che non significa che &egrave; finito perch&eacute; mi sono svegliato. Ma che il piccolo e personale film &egrave; terminato, con un bel finale, nell’esatto istante in cui era ora di andare. Mancavano solo i titoli di coda. Ma la cosa che mi sorprende ancor di pi&ugrave; &egrave; che, a toccare il mio sonno e destarlo, &egrave; stata mia madre, che per quanto l’esterno condivida con il sogno alcuni istanti, era estranea a tutto. La sveglia era gi&agrave; suonata e mi godevo quei pochi minuti concessi prima di buttarmi gi&ugrave; dal letto. E tutto &egrave; successo in quei quindici minuti. Ho iniziato e finito un sogno. Una storia che si &egrave; conclusa nell’immediato precedersi di un altro evento: aprire gli occhi, rendersi conto di essere in ritardo, rispondere alla voce amica che mi chiamava, quasi tuffarmi sotto la doccia. Possibile che l’inconscio abbia seguito il tempo e controllava, costantemente, il mio bisogno di realt&agrave; e che, alla prima possibilit&agrave;, abbia suscitato la fine del sogno? Oppure che le avvisaglie del risveglio si ripercuotessero gi&agrave; da qualche minuto e questo abbia scritto il breve epilogo? Non potrei saperlo. E la cosa che pi&ugrave; mi fa rabbia &egrave; un’altra. E se non mi fossi svegliato? Cosa sarebbe successo? Il mio piccolo video si sarebbe concluso alla stessa maniera o vi sarebbe stato un’evolversi futuro? Magari era solo un capitolo, quello, un paragrafo o la prima azione, magari solo l’introduzione. Avrei visto altre luoghi, altre scene, altre persone. Oppure mi sarei svegliato da solo, come mi succede spesso ultimamente. Occhi aperti di scatto, qualche secondo per riprendermi e rendermi conto di cosa e dove sono, un lungo respiro a calmare le palpitazioni e via con la solita trafila. Non lo so e un po’ mi incuriosisce. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>19/11/2002 10.32.10</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E volere silenzio... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29817 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Come un cielo che si specchia nel lago che vi si contrappone, la vita intreccia a se lo stesso rotolarsi. E’ cos&iacute; infatti, che io ho finito il libro, che alcuni miei colleghi parlano di calcio, che una mia telefonata risvegli un sonno, che la pioggia bagni i vetri dell’ufficio e che la sofferenza di un’amica si amalgami con tanta acqua sprecata. Il suo silenzio giunga a me. Custodirlo quanto posso, cercando di scaldarlo, sapendo e sperando, che riesca ad essere sufficiente. E volere silenzio, creando una distorsione della realt&agrave;. Considerando altro, il corso di ci&ograve; che &egrave; successo. Possedendo una stella in pi&ugrave;.<br><br>“La morte non &egrave; qualcosa di opposto ma di intrinseco alla vita.” Che questo fosse vero era fuori dubbio. Nel momento stesso in cui viviamo, cresciamo in noi la morte. […] Per quanto uno possa raggiungere la verit&agrave;, niente pu&ograve; lenire la sofferenza di perdere una persona amata. Non c’&egrave; verit&agrave;, sincerit&agrave;, forza, dolcezza che ci possa guarire da una sofferenza del genere. L’unica cosa che possiamo fare &egrave; superare la sofferenza attraverso la sofferenza, possibilmente cercando di trarne qualche insegnamento, pur sapendo che questo insegnamento non ci sar&agrave; nessun aiuto la prossima volta che la sofferenza ci colpir&agrave; all’improvviso. [Haruki Murakami – Tokyo Blues Norwegian Wood] ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>14/11/2002 10.20.44</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Essere di fantasia... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29816 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Piove. E io ero completamente immerso nella lettura di uno splendido libro. E’ quasi finito e il mondo esterno, da quando salgo sul treno fino a quando entro in ufficio, appare solo nei brevi momenti di passaggio e di attesa, tra un mezzo e l’altro, tra un controllo e una corsa, uno sguardo alla vetrina e una signora da scansare. Seguo ogni singolo accadimento con un entusiasmo al limite dell’assurdo. Oggi, in tram, mi sentivo in colpa per il protagonista. Io, mi sentivo come se avessi combinato esattamente le stesse cose che, a quanto ne sappia, un essere di fantasia aveva congegnato. E per fortuna, prima che il mio viaggio finisse, la storia aveva condonato le colpe e gli sguardi offrivano nuove prospettive. Ma le pagine rimaste, che sfoglio avidamente, fanno ormai parte della conclusione, e tutto lo stato di ansia nello scoprire la fine, agita ancor di pi&ugrave; tutto ci&ograve; che riguarda me e il mio nuovo mondo. La confusione totale che la mia mente subisce si ripercuote ripetutamente su tutto il mio corpo: paura, stanchezza, agitazione, disapprovazione, allegria, amore, gioia ecc. ecc. Uno spasmo seguito da un altro, come una pagina dopo la successiva. Avvolto dalla mia patina di isolamento il mondo continua a correre, a fare la spesa, a guardare le vetrine, a lavorare, a chiacchierare, a piovere, a bere caff&egrave;, a comprare vestiti, a ragionare sul futuro, a pensare a qualcuno. E in fondo le giornate in cui tutto &egrave; grigio, mentre il cielo lacrima, quando fa freddo, e il pranzo non sar&agrave; minimamente piacevole, quasi mi piacciono, perch&eacute; &egrave; facile, volendo, rinchiudersi nel proprio mondo, e fantasticare di essere questo o quel personaggio. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>13/11/2002 12.57.09</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Senza alternative... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29815 ]]></link>
			<description><![CDATA[ La mia mente, ultimamente, durante la notte e pi&ugrave; in particolare la mattina, ha aumentato notevolmente la sua attivit&agrave; onirica. Quasi duplicata. E’ strano come possano cambiare le abitudini personali. Prima a malapena riuscivo a ricordare qualche sogno. Ora, invece, tutti gli spezzoni presenti nella mia memoria vengono montati, anche con un notevole realismo, sembra direttamente nei miei ricordi pi&ugrave; freschi. Cos&iacute; passo da una serata con amici, parenti, colleghi, animali strani, alieni trasformisti fatti di terra, droghe, buon vino un sigaro un abito elegante, porzioni di film, fantasie, volare libero nel cielo, essere in un’altra parte del pianeta e cose del genere. Mai niente di trascendentale ne tantomeno terribile o spaventoso. Insomma niente incubi. Eppure continuo a svegliarmi di colpo, improvvisamente ad orari impensabili, scrutando immancabilmente la sveglia ancora con lievi frammenti di una realt&agrave; che non mi appartiene a fondo ma che viveva in me fino a pochi secondi prima. Cos&iacute; scattano le 05:47, le sei e qualcosa, le 06:32, le zerosette e zerotre e poi le 07:36. In un ritardo che ha quasi del miracolo. Ma alla fine capita che tutto vada bene, che vengo accompagnato in stazione e il treno arrivi subito dopo, che sceso dal treno corra in metropolitana e il “passaggio” arriva di li a breve, che appena fuori dal verde tunnel, il semaforo per attraversare la strada mi conceda di camminare tranquillo e che il tram giunga appena dopo aver impegnato la banchina di attesa. Per&ograve; ancora non mi spiego cosa abbia avvolto cos&iacute; perfettamente il mio pensiero, cosa riesca a tener saldo dentro di me tutte quelle situazioni strane per poi risvegliarle nel mio piacere del sonno e che ancora mi permetta di descriverle, ma mai dettagliatamente e mai in maniera esplicita. Quello che “vedo” di notte, posso tranquillamente dire, lo conosco solo io e, nella realt&agrave; conosciuta, quella che come Allen definisce senza alternative, non riesca a riproporre. Ma se mi concentro, ripercorro quasi senza difficolt&agrave; il perimetro di quella visione e senza il minimo sconvolgimento percepisco chiaramente il mio stato del momentaneo risveglio. Tutto, accuratamente. L’odore della notte che quasi diventa alba. La musica del silenzio di una piccola citt&agrave; che si risveglia. La sensazione di pesantezza alla mia testa. Il calore del letto. Il lieve tocco del cuscino e lo sprofondare che i miei occhi possono persino sentire. Ma la domanda principale, per&ograve;, &egrave; il motivo che spinge il mio corpo a reagire cos&iacute;, solo in questo periodo. Molto probabilmente sar&agrave; il lavoro, l’alimentazione, la forma fisica le abitudini, bla bla bla. E il bello &egrave; che la mia memoria, non &egrave; mai stata una massima eccellenza nel suo lavoro. E non lo &egrave; ancora. Funziona solo con quello che vuole lei. E solo adesso. Strano, eppure e cos&iacute;. E poi oggi &egrave; luned&iacute; e il Classic Outlet la mattina &egrave; chiuso, niente vetrine, niente nuovi arrivi del week-end. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/11/2002 9.57.06</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Zerosette e zerotre... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29814 ]]></link>
			<description><![CDATA[ La sveglia suona tutte le mattine, da luned&iacute; a venerd&iacute;, alle zerosette e zerotre. Regolarmente. Il mio corpo, a volte, riesce a sorprendermi. Nell’ultimo weekend trascorso, quello in cui si chiedono i dolci e ci si maschera, venerd&iacute; era festa. Niente di grave, anzi, una mattina riposante, con la sveglia puntata sempre sulle zerosette e zerotre spenta, viva solo per parlare del tempo. Sabato mattina, era come se fosse festa. Niente di grave, anzi. Mi sono svegliato sempre presto, ma di sicuro la sveglia, pronta a scattare sempre a quell’ora, le zerosette e zerotre, era stata disarmata. Domenica mattina proseguiva quel senso languido di calore del letto, di accoglienza delle morbide lenzuola, della pacata luce del sole, del giorno iniziato, filtrato attraverso le tapparelle. Ed &egrave; stato li, che la mia mente ha avuto il gusto di meravigliarmi. Alle zerosette e zeronove, circa, mi ha svegliato. Per lui, in effetti non era domenica. Insomma, venerd&iacute; sono stato a casa a dormire, e lui ha pensato che fosse sabato; sabato sono stato a dormire, e lui pensava fosse domenica; domenica, bh&egrave;, per lui era luned&iacute;, non sapeva che venerd&iacute; fosse festa e meritavamo, io e lui, un giorno in pi&ugrave; di pausa; per lui era sabato, il sabato del weekend annuncia la domenica, il giorno dopo la domenica &egrave; luned&iacute;, e bisogna svegliarsi. E cos&iacute; ha fatto. Molto probabilmente ha pensato che avessi spento la sveglia e mi fossi riaddormentato; magari un guasto elettrico e la corrente saltata. Ma l’orologio del mio scorrere fisico funzionava sempre alla stessa maniera e cos&iacute;, da un po’ di tempo a questa parte, la sveglia suona tutte le mattine, da luned&iacute; a venerd&iacute;, alle zerosette e zerotre, ed eravamo abituati. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>05/11/2002 12.08.28</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Vagamente luminoso... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29812 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Un aereo, lontano, di notte, quando fa freddo, mentre sta atterrando, sembra una stella nel cielo. Certo, &egrave; vagamente luminoso, molto meno brillante e lucente, meno bello, ma all’inizio, sembra proprio una stella nel cielo. Poi se non ci si riesce a spostare dalla sua traiettoria, non sembra neanche muoversi. Ma bastano pochi secondi, lungo una statale deserta che attraversa dei campi forse incolti, chiudere gli occhi per un momento, assaporare tutto, ed &egrave; facile scoprire l’intermittenza dei flash sulle ali. Cos&iacute; la lontana stella diventa aereo. Anche se fin dall’inizio non ci si poteva sbagliare: quello era un aereo, quella una stella. Per&ograve;, serve nella vita, sognare. O illudersi. O sperare. Ogni tanto, mica sempre. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>30/10/2002 12.29.53</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Quanto tempo ancora... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29811 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Alle otto meno venti, di sera, &egrave; gi&agrave; buio. Una settimana fa, quando pensai alla stessa cosa, il giorno dopo, molto probabilmente avrei scritto: “ma non buio notte, pi&ugrave; un buio quasi blu profondo del mare”. Ma adesso, invece, &egrave; buio notte. Non posso nasconderlo. Dopo aver allontanato la confusione, il rumoreggiare della macchine, il clacssare e l’urlare degli stanchi abitanti della stazione, alla fine della giornata lavorativa, solo i miei passi tintinnano da sotto le suole. Le lancette dell’orologio mostrano la loro forza luminescente e corro, con il mio solo pensiero, a tutto ci&ograve; che con la mente riesco ad incontrare. E li, in quei casi, che la maggior parte delle volte trovo riverse, molte lettere. Poi le dimentico, qualcosa me lo ricordo, altre le ricerco nuovamente. I fumi della citt&agrave;, che non vedo, tacciono prima di giungere al mio olfatto, poi gli cerco con gli occhi, ma, ovviamente, non li distinguo. Anche i suoi rumori si attutiscono: rimangono i miei passi, e se mi concentrassi, il ticchettio della piccola lancetta dei secondi, che posso solo immaginare. Quanto tempo ancora rimarr&agrave; tra me, il mio lento moto regolare, il calore che scalda il mio corpo e contrasta le mie fredde guance, fino a giungere a casa? Forse non lo voglio sapere, almeno ora, poi pi&ugrave; tardi ricorder&ograve; quanto ne ho appoggiato di lato alle mie gambe. Tutto sembra chiudersi ad altro modo, dove ancora non posso accedere. Ma immancabile sar&ograve; nella stessa lista. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>16/10/2002 17.25.11</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Congelo persino il vapore... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29810 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Riflesso in mille piccole gocce, scagliate in aria da un acuto ostacolo trovato sul correre, nel candore bianco con sfumature blu, di un’acqua molto fredda, nordica, osservo questo mio nuovo e quasi infinito volto. Come se fosse vita di acqua, nel guizzo dell’obbiettivo, congelo persino il vapore e brulico intensamente di emozioni, l’intero corpo. Quella infinita frazione di tempo, sembra costruita per quell’obiettivo. Qualunque esso sia. Da un momento all’altro, tutto cambier&agrave; in qualcosa di nuovo che non riuscir&ograve; a possedere come questo. Il panico mi attorciglia lo stomaco, il respiro evita di regolarsi. E’ il dramma dei miei sensi. Conoscono quello che era stato prima; il buio, poi il lieve prurito della pelle; poi il passaggio. Ora, la grazia del non tempo ha regalato un ricordo e il problema &egrave; non dimenticarsene. Del favore e del piacere. La luce nascente e il suono del principio: questi i nemici da combattere, se il principio di amico possa esistere qui. Sforzo, prima che sia non pi&ugrave; utile, tutti i miei muscoli; in un solo movimento: apro i miei occhi ed esito felice, vagheggiando su ci&ograve; che ho provato. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/10/2002 16.40.26</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Girovagare nel rosso... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29809 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Se guardate a lungo il monitor, con sfondo verde, non intenso… verde mischiato ad un pochino di giallo e scurito leggermente… e poi guardate la vostra mano… e siete al di sotto di un fascio di luce bianca pura al neon &egrave; probabile, o almeno a me &egrave; successo, che vediate le vostra dita girovagare nel rosso, porpora quasi rosa fluorescente. Ed &egrave; decisamente strano. Poi piano piano, tutto torna normale… le dita si calmano, i tagli del tempo si mostrano, le linee da interpretare disordinatamente si scuotono e poi si bloccano. Per&ograve; &egrave; stato strano e per un solo secondo spaventoso.<br>E’ come accorgersi d’improvviso, di quello che si ha veramente davanti agli occhi, per poi tornare velocemente nell’apatia ordinaria, nello stato di subdolo discepolo dei propri sentimenti. Quando appare, quella scintilla, catturata una volta, la si pu&ograve; regalare per sempre… ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>10/10/2002 17.18.21</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ancora una fermata... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29808 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Il treno era colmo. In ritardo. I vetri esalavano condensa dei sospiri dei viaggiatori. Ero in piedi. Incastrato. Quasi claustrofobico. Quasi appoggiato alla persona accanto. Quasi immerso nei capelli della persona di fronte. I piedi immobili. La borsa stretta nei palmi. Pesante. I muscoli tesi. Nessuna possibilit&agrave; di appoggiarsi. Il caldo. Il borbottare dei vicini. Il ritardo. Il caldo. La fatica. La pioggia fuori. I fastidiosi ombrelli dentro. Le gocce le giacche bagnate. Il pavimento sporco. Il fango e la segatura. E un rintocco. Uguale, come un legno battuto su una campana. In testa. Il doloro di una notte ostentata tra i lievi fumi di tre Guinnes bevute durante la sera prima. Un po’ di nausea. Ma solo li. Appena dietro la fronte, sulla destra. Niente dolori allo stomaco, per fortuna. Niente crampi o convulsione, per fortuna. Niente sudori freddi, tremolii, agitazioni fuori dall’ordinario, per fortuna. Il tempo che svaniva. L’attesa per l’arrivo. Ancora una fermata. Ancora una fermata. Ancora una fermata. Ogni volta per cinque lunghi respiri in apnea. Sopportando i discorsi dei passeggeri. Il loro inutile agitarsi in cerca di aria. I dispettosi e subdoli giochi per conquistare un posto. L’arroganza di chi pretende di alzarsi solo dopo che il treno si &egrave; fermato. Gli odori. La puzza di chi ha appena fumato. Un pessimo profumo. Lo spettegolare urlato di alcune signore. I giornali, un libro e la colazione impacchettata. E un rintocco. Costante, diamine, che non vuole minimamente cessare. Aumenta, a volte, svanisce con l’illusione altre. Poi ritorna a pulsare. Ancora. Ancora. Ancora. E cos&iacute; l’ansia prende il possesso del mio stato d’animo. La fatica campeggia nel mio corpo. Il disgusto amareggia la mia lingua. L’agitazione stringe le mie mani. La pazienza scaglia la usa ira nelle mie gambe. Ancora caldo, ancora pioggia, ancora una fermata. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>10/10/2002 10.07.16</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ La costellazione di Orione... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29807 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Credo di poter riuscire a percorrere il cammino del mio risveglio... Ieri sera il cielo era molto stellato. Sembrava quasi annunciasse una giornata ricca di sole e di azzurro terso. Ma i moti della notte ne hanno cambiato la previsione. Oggi, almeno dove sono io, &egrave; tutto grigio e cupo, un po’ freddo e nebbioso. Ieri sera il cielo era protetto dalla costellazione di Orione. La costellazione di Orione, nell’emisfero settentrionale, &egrave; visibile solo d’inverno e, per tutto questo freddo periodo, campeggia enorme nella cupola celeste. Gli spazi che le sue forme occupano sembra non finire mai e, ieri sera, si perdevano quasi dietro l’orizzonte. La costellazione di Orione &egrave; facilmente riconoscibile nella volta blu che sovrasta le nostre teste. La sua rappresentazione di un eroico cacciatore della mitologia greca ci mostra, in realt&agrave;, zone periferiche della nostra galassia. La costellazione di Orione, leggo, &egrave; ricca sia di stelle brillanti sia di nebulose. Tra le stelle, la gigante rossa Betelgeuse, la blu Bellatrix, la supergigante blu Rigel disegnano, rispettivamente, la spalla sinistra, la spalla destra e il piede destro del cacciatore. Altre tre stelle centrali, posizionate in linea retta, formano la cintura di Orione. Altre stelle completano le spalle e la testa, la punta della spada al centro e i piedi o gambe o ginocchia dell’eroico osservatore. La sua compostezza e l’inesauribile precisione e stabilit&agrave;, lascia attutito qualsiasi dubbio sulla sua forma. La costellazione di Orione &egrave; decisa quanto audace, lievemente arrogante, misteriosa e drasticamente affascinante. Sotto di essa, tra il mio volto e il cono di luce del mio sguardo, passano centinaia di anni luce. Secondo la mitologia greca il bellissimo gigante Orione, figlio di Poseidone il dio del mare ed Euriale, una delle Gorgoni che avevano il potere di pietrificare le persone con lo sguardo, venne reso cieco da Enopione per aver amato sua moglie Merope, una delle Pleiadi (le sette sorelle figlie di Atlante e di Pleione). Helios, la personificazione del sole, fratello di Eos, personificazione dell&acute;aurora, e di Selene, personificazione della luna, lo guar&iacute; permettendogli di cercare Enopione per vendicarsi. Nel suo cammino uccideva tutti gli animali che incontrava e per questo Gea, la primogenita delle divinit&agrave; greche, addolorata dalle stragi di animali, lo fece pungere da un piccolo scorpione. Zeus per&ograve; non volle che il grande cacciatore venisse dimenticato e Orione ascese al cielo ad ovest mentre il suo assassino fin&iacute; ad est. Anche Sirio e Procione, i due cani di Orione, vennero posti in prossimit&agrave; del cacciatore. I tre gruppi di tre stelle principali, sono sufficienti a stimolare la fantasia artistica. Le linee cos&iacute; unite, non distraggono la virtuale matita dal disegnare altro. Ma &egrave; il sapere che altre stelle, quando il cielo vuole sinceramente mostrarsi, completano il piano disegno. Sotto di esso, il mio volto ha cercato per molti anni un’immensit&agrave; di piccoli dettagli. Scovarlo ieri a fissarmi, ha fatto sobbalzare la frizione che, lentamente, rilassavo sotto il mio piede sinistro. Peccato non riuscire a guardarlo anche di giorno. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>07/10/2002 10.14.38</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Stare immobile... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29806 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Non so perch&eacute;, ma alla fine di una scala mobile, quando mancano pochi gradini che devono ancora sparire, inizio ad incamminarmi. Mi chiedo cosa significhi, invece che aspettare la fine e di compiere il primo passo sul nuovo pavimento conquistato, iniziare una scalata che andrebbe ad esaurirsi. Cerco di spiegarmi il motivo, ma non c&acute;&egrave;. Fretta di raggiungere la fine? Carburazione modello motore diesel di qualche anno fa? Abitudine di attivit&agrave; frenetica mattiniera? Non lo so... sar&agrave; anche una paranoia assurda, ma almeno scaccio i pensieri che corrono in questi giorni, un po&acute; timorosi di volersi concludere. Un semplice saltino, basterebbe e, invece, mi ostino a compiere la fatica di scavalcare qualche gradino. Forse l&acute;instabilit&agrave; naturale di salire senza sforzo ha un limite di sopportazione, oltre il quale, il nostro istinto deve camminare. Mi chiedo come sia possibile, ignaro dell&acute;insieme di meccanismi che regolano i miei movimenti. Anche i tic, i gesti abituali, il dondolare un piede aspettando il treno, nasceranno da un impulso comune. Magari il mio respiro, magari il tempo o il freddo di questa notte. Non so, ma a volte, vorrei essere io lo spettatore. La prossima scala mobile che incontro, ora, non so se evitarla o rassegnarmi. Magari riesco a stare immobile. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>24/09/2002 10.57.28</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Mangiando... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29805 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sgranocchiando una patatina, rubata ad un sacchetto a mezz&acute;aria tra il mio mento e il mio busto, guardo la pioggia dalla finestra della stanza. Il grigio intenso bagna qualsiasi cosa. E si spinge fino ad un intenso marrone cenerino. Un colore, forse, che esiste solo in quel momento. I riflessi, le case, la velocit&agrave; delle macchine, i piedi dei passanti, gli ombrelli, le gocce; tutte marchiate dallo stesso sapore. Una via l&acute;altra, i miei denti spezzano con ardore il sale da sciogliere. Non accenna a smettere. E fra un attimo devo uscire. Scruto lontano la corsa di qualcuno che non ama bagnarsi. I veloci movimenti sotto a fianco poi fuori e ancora sotto, tra tutte le tettoie del mercato appena iniziato. Dovr&ograve; superarlo interamente. Fino alla sua fine. Non accenna a diminuire, anzi. Come la macchia di condensa che il mio respiro dipana sul vetro. Sembra sera, eppure &egrave; poco pi&ugrave; che mattina. Non ho dormito e l&acute;ho vista nascere quella mattina. Eppure ora mi era stata rubata dalla forza dell&acute;acqua, dalla sporcizia che con insistenza buttava a terra, dai vapori di una citt&agrave; che non riusciva a risplendere. Ma quanto era bella. Da quell&acute;altezza godevo di quasi tutti i principali monumenti, i pi&ugrave; altezzosi palazzi le pi&ugrave; procaci chiese. Pi&ugrave; osservavo, pi&ugrave; stringevo gli occhi, pi&ugrave; volevo essere acqua. Volevo raggiungere l&acute;essenza di quello strano colore, diventare cos&iacute; forte, abbracciare il mondo. Non ci pensava minimamente di cessare. E cos&iacute; andava bene. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>06/09/2002 12.56.59</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Lucy in the sky with diamonds... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29804 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Picture yourself in a boat on a river,<br>With tangerine trees and marmalade skies<br>Somebody calls you, you answer quite slowly,<br>A girl with kaleidoscope eyes.<br>Cellophane flowers of yellow and green,<br>Towering over your head.<br>Look for the girl with the sun in her eyes,<br>And she&acute;s gone.<br>Lucy in the sky with diamonds.<br><br>Follow her down to a bridge by a fountain<br>Where rocking horse people eat marshmellow pies,<br>Everyone smiles as you drift past the flowers,<br>That grow so incredibly high.<br>Newpaper taxis appear on the shore,<br>Waiting to take you away.<br>Climb in the back with your head in the clouds,<br>And you&acute;re gone.<br><br>Lucy in the sky with diamonds,<br>Picture yourself on a train in a station,<br>With plasticine porters with looking glass ties,<br>Suddenly someone is there at the turnstyle,<br>The girl with the kaleidoscope eyes.<br> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Beatles ]]></creator>
  			<date>06/09/2002 12.39.17</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Tutta blu... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29803 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sono in ritardo di un minuto rispetto a tutto. Sono in ritardo di un minuto anche rispetto alla mia mente. Il treno perso per un secondo data la fila per comprare il biglietto. Bastava una persona in meno. La metropolitana sfuggita mentre salivo le scale. L&acute;ho vista con l&acute;alzarsi dell’orizzonte del mio sguardo allontanarsi furtiva. Bastava qualche passo pi&ugrave; veloce. Ho pensato di fare questo e quello. Ma il pensiero &egrave; scappato prima che potessi legarlo. In giro c&acute;&egrave; ancora gente che si saluta raccontandosi delle vacanze, di dove sono stati, di quanto sono abbronzati. Ma tutto &egrave; bello che tornato a pieno regime. Si sta bene, pero&acute;, almeno nei passi che ricalpesto ogni mattina ed ogni sera. Non riesco a lucidare i cristalli dei miei occhi. Sempre che questo sia sufficiente per chiarire quello che i miei ingranaggi producono. Ho comprato due cravatte. Una tutta blu, quadrettata, un po&acute; lucida. Anche l&acute;altra &egrave; tutta blu, quadrettata, un po&acute; opaca, con qualche punto bianco e azzurro chiaro. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>02/09/2002 9.51.52</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Visore di protezione... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29802 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Gli occhiali da sole sono nella tasca laterale della portiera. Lato guidatore. In macchina. Devono essere li. Non pu&ograve; mica succedere che mi ritrovi, diciamo, fuori da una galleria con una bomba atomica di sole che mi si plana addosso, senza un qualsiasi tipo di filtro davanti agli occhi. Insomma, prima di partire gli occhiali devono salutarmi da li, altrimenti inizia male. Gli occhiali da sole di scorta, sono nel cassettino di fronte al posto riservato al passeggero. In macchina. Devono essere li. Se dovesse mai succedere che un viaggio inizi mali, che i miei occhiali da sole non ci siano, loro devono salutarmi da li. Non pu&ograve; succedere che correndo su una strada tra una fila di alberi, venga bersagliato a ritmo tecno dalla luce intermittente che traspira tra un tronco e l&acute;altro. Se non ci fossero neanche loro, semplice, non si parte. Tutto questo comporta pero&acute; qualcosa. Alla mattina, quando vado in stazione e mi accompagnano, i miei occhiali da sole sono nella loro tasca laterale della portiera, in macchina, mentre i miei occhiali da sole di scorta sono nel cassettino, in macchina. Vado in stazione senza nessun tipo di visore di protezione. In treno l&acute;angolazione che devo mantenere per poter leggere &egrave; indirettamente proporzionale con lo spazio disponibile, tra le troppe persone che occupano, con me, lo stesso spazio. Mentre si va al bar, &egrave; meglio guardare in basso come le mie scarpe segnino l&acute;asfalto morbido del marciapiede. Le palpebre sono gi&agrave; semi-serrate. Tesa la pelle a fianco nell&acute;illusione della fuga. I colori sono quelli che sono. Tutti rigorosamente pi&ugrave; chiari e lucenti. Potrei, in effetti, prima di partire, passare in macchina e destare gli occhiali da sole nella tasca laterale della portiera, o degli occhiali da sole di scorta nel cassettino. Potrei, ma oggi non ne avevo voglia. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>29/08/2002 15.41.15</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Blur... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29801 ]]></link>
			<description><![CDATA[ A volte &egrave; conveniente non chiedersi niente. Lasciare tutto com&acute;&egrave;. Non interrogare oltre. Non curiosare, estendere la propria percezione oltre il limite. Lasciar svanire il vacuo presentimento dell&acute;immaginazione. Non approfondire, domandare, esaminare. Non ricordare, rimarcare, sottolineare. E&acute; anche pi&ugrave; facile, non notare, non scrutare, non osservare. Lasciar deporre il dubbio sul fondo, sotto l&acute;onda che passa. Negare, nascondere. Non concentrarsi. Ci&ograve; che ci coinvolge davvero, tanto, rimane impresso come fotografia artistica. Come un nudo fascinoso, un bel corpo, un sorriso malizioso, una passione. Ci&ograve; che ci tiene stretto, tanto, &egrave; il calore che, lentamente, traspiriamo durante la giornata. Ma sappiamo dove riscaldarci. Il silenzio, dei propri pensieri, pu&ograve; ingannare i propri occhi, ma non pu&ograve; ingannare se stessa. Ci&ograve; che sappiamo &egrave;. A volta, &egrave; giusto non volere oltre. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>26/08/2002 16.23.44</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sono i miei occhi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29800 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Un&acute;occhio dolorante, color liquido di ruggine rossa. L&acute;altro perfetto. Candore puro del bianco. Palleggio lo sguardo prima su uno poi sull&acute;altro. Goccie di condensa scivolano sullo specchio come sulla mia fronte. Rinfrescano il fuoco, ardono il ghiaccio. Ma nulla cambia ancora. Uno, mi pare, sprizzi vita, fin troppo. L&acute;altro, mi pare, sia fin troppo facile. Eppure sono i miei occhi. Tremite loro raggiungo l&acute;essenza colorata delle cose. Inpulsi che si agitano al contrario fino al cervello. Centro di raccolta e di riordino immagini. Chiss&agrave; quante ne ho perse, nella mia vita. E altre, non so spiegarmelo, le ricordo perfettamente. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>19/08/2002 13.59.45</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Fatto altrove... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29799 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Le abitudini, non si cambiano. Non si dimenticano. Soprattutto quelle legate all&acute;odore della propria casa, della propria macchina. Non si dimentica la strada che si percorre tutti i giorni. Neanche stando via giorni, mesi o anni. Una volta tornati a casa si fa tutto in sequenza, come &egrave; sempre stato, come si far&agrave; sempre. Non ci si lascia influenzare da altro. Neanche da una splendida vacanza, da un viaggio indimenticabile. E un po&acute; mi dispiace. Ma &egrave; cos&iacute;. All&acute;esterno le abitudini si portano, si confrontano, si adeguano. Ne si muta il senso il significato l&acute;esplosione ormonale la voglia. E si accumula tutto in base a quanto si &egrave;. In un secondo sembra svanire l&acute;insieme dei mille momenti che anche solo quattro giorni, possono muoversi e svilupparsi nella mente. Le abitudini, non cancellano. Archiviano. Quando si ritorna si sa quello che si ha, ci&ograve; che si trova, quello di cui si avr&agrave; bisogno. Ed &egrave; con quel confronto, con il ricordo di quanto abbiamo fatto di nostro altrove, che viene valorizzato ci&ograve; che &egrave; stato, quanto &egrave; stato bello e quanto gi&agrave; manca. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>14/08/2002 20.31.00</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Informer ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29798 ]]></link>
			<description><![CDATA[ CHORUS:<br>Informer You know say daddy me snow me-a (gonna) blame A licky boom-boom down &acute;Tective man he say, say Daddy Me Snow me stab someone down the lane A licky boom-boom down <br><br> Police-a them-a they come and-a they blow down me door One him come crawl through through my window So they put me in the back the car at the station From that point on I reach my destination Well the destination reached in down-a East detention Where they whip down me pants look up me bottom <br><br> CHORUS <br><br> Bigger they are they think they have more power There on the phone me say that on hour Me for want to use it once and-a me call me lover Lover who me callin&acute;-a the one Tammy And me love her in my heart down to my belly-a Yes say Daddy Me Snow me I feel cool and deadly Yes the one MC Shan and the one Daddy Snow Together we-a love &acute;em(?) as a tornado <br><br> CHORUS <br><br> Listen to me ya better listen for me now Listen to me ya better listen for me now When-a me rock-a the microphone, me rock on steady-a Yes-a Daddy Me Snow me are the article don But the in an a-out (?) a dance an they say, "Where ya come from?" People them say I come from Jamaica But me born and raised (in the ghetto) I want ya to know-a Pure black people man thats all I man know Yeah me shoes are-a tear up an-a my toes used to show-a Where me-a born in-a the one Toronto <br><br> CHORUS <br><br> Come with a nice young lady Intelligent, yes she gentle and irie Everywhere me go me never lef&acute; her at all-ie Yes-a Daddy Snow me are the roam dance man-a Roam between-a dancin&acute; in-a in-a nation-a You never know say Daddy Me Snow me are the boom shakata Me never lay-a down flat in-a one cardboard box-a Yes-a Daddy Me Snow me-a go reachin&acute; out da top <br><br> CHORUS <br><br> Why would he? (repeat) <br><br> MC Shan: <br><br> Me sittin round cool with my jiggy jiggy girl Police knock my door, lick up my pal Rough me up and I cant do a thing Pick up my line when my telephone ring Take me to the station, black up my hands Trail me down &acute;cause I&acute;m hangin with the Snowman What an I gonna do, I&acute;m backed and I&acute;m trapped Smack me in my face, took all of my gap They got no clues and they wanna get warmer But Shan won&acute;t turn informer <br><br> CHORUS ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Snow ]]></creator>
  			<date>09/08/2002 12.23.34</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Occhi spenti... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29797 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sonno, come nebbia intorno a me. Umida, penetrante, di quella che arriva alle ossa. Sento ogni mio nervo pesante, ogni mia articolazione mal funzionante. Occhi spenti. Mente scura, nuvolosa, arruffata e disordinata. Vorrei dormire, adesso, subito, senza pensarci, senza aspettare, senza godere dell’arresto del mio mondo corporeo. Un solo secondo e perdermi nell’infinito di sogni che si generano casualmente, forse, e che non vengono ricordati, o che sembrano veri, fin tropo veri. Ma non importa; nel sublime recupero di energia, affronterei incubi e voli impossibili. Ma almeno arrivarci. So perfettamente quello che voglio. Ne conosco l’odore, la morbidezza, la dolcezza e la cura con cui mi sostiene. Anche semisdraiato su una poltrona. Chiss&agrave; che posizione assumerei, nell’addormentarmi. Chiss&agrave;, quante e quali posizioni assumiamo, senza una coscienza a ricordarle, ogni volta che dormiamo. Chiss&agrave; se ci muoviamo continuamente o se tranquillamente attendiamo il mattino nella stessa posizione. Bisognerebbe filmarsi, e sperare di non scoprire qualcosa che non deve essere visto. Sar&ograve; supino; sicuramente si. Sar&ograve; prono, anche. Chiss&agrave; la testa se &egrave; girata a sinistra o a destra. Se &egrave; schiacciata nel cuscino o ammira il soffitto. La linearit&agrave; del corpo sar&agrave; spezzata, gambe e braccia seguiranno un’unica linea filante, quasi aereodinamica. Gli occhi scruteranno anche dal buio nel buio o, assecondando la mente, smetteranno di registrare le immagini del mondo. Il tatto e l’olfatto, saranno ancora vigili. Saranno semplicemente ignorati dalla nostra intelligenza o comporteranno il formarsi dei ricordi di quella notte. La bocca sar&agrave; socchiusa ad assaggiare l’aria oppure serrata per non dover risucchiare una luce che non viene riconosciuta. Chiss&agrave; quanto e cosa capita durante tutta un’intera notte ed &egrave; forse tutto talmente lontano dalla nostra percezione, da non interessarci. Chiss&agrave; se un giorno riuscir&ograve; a guardarmi mentre sonnecchio steso sul divano, o in treno, o in camera. Magari riuscir&ograve; a carpire i segreti di un mondo che non viviamo in realt&agrave;, ma che respiriamo e a cui affidiamo molto, speranze, desideri, problemi e dolori. Un mondo dove la nostra naturalit&agrave; viene sconvolta dall’istinto, dal nostro nodo neurale, dai subdoli angoli di pensieri non pi&ugrave; legati al nostro volere. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/08/2002 11.30.33</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Un bottone strappato... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29796 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Non ricordo esattamente quello che stavo sognando, nel dormiveglia tra il completo rifiuto della mia mente al risveglio e l’abbandonarsi, ancora, completamente nel sonno. Il cellullare aveva gi&agrave; echeggiato dal salotto. La sveglia sul comodino non aveva neanche provato a destarmi. O almeno cos&iacute; mi sembrava. Io non l’ho sentita. Sar&agrave; per questo, ma il viaggio fino all’ufficio &egrave; stato uomofobico. Non sopportavo nessuno, dalla signora a cui mancava un dannattissimo fazzoletto; al signore che, con due amici che glielo dicevano, non era convinto di stare nel maledettissimo lato destro delle scale mobili; alla signora che l’ombrello poteva anche chiuderlo prima, di salire sul tram. Ed &egrave; strano come, proprio ieri, durante la nostra serata, ho discusso con la mia fidanzata di come &egrave; importante riuscire a mantenere la calma. Ma non &egrave; solo importante, &egrave; anche difficile, molto difficile. Ad esempio sottolineavo l’avventura del traffico: se nella routine non ne puoi fare a meno, riuscire ad affrontarlo con tranquillit&agrave; fa vivere meglio. Ma &egrave; cos&iacute; facile reagire positivamente? Accantonare l’istinto ai suoi primordi e abbandonarlo? Soffocare i sentimenti che ci rendono tanto diversificati quanto vulnerabili? Si, in linea teorica si, e bisognerebbe proprio riuscirci, per un sano vivere. Ma constatando la pratica, sono troppi gli elementi che, successivamente nel tempo, anche di una sola ora, influenzano lo stato d’animo di una persona. Come si sveglia, appunto, chi ha incontrato, cosa ha mangiato, cosa dovr&agrave; fare al lavoro, se si &egrave; dimenticato qualcosa o una telefonata animata. Gli amori, lo sport, la tristezza, la solitudine, la stanchezza, i genitori, i figli, un parente, l’amante, i colleghi, i vicini. La musica, il cielo, il tempo, i soldi, i bilanci, la spesa, le vacanze, le prenotazioni, il caldo, il tacco rotto, un bottone strappato, un laccio slegato. E ancora, e ancora. Tutto da affrontare, valutare, soppesare, assorbire, quantificare, qualificare. E’ naturale che, a volte, insignificanti avvenimenti, esplodano come bombe all’interno della psiche del Io vero di una persona e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ogni giorno. Urla, discussioni, sbuffi, sospiri, scuotimenti di testa, clacson impazziti, gesti, agitazione, imprecazioni, pugni, schiaffi e calci. E riuscendo ad estraniarsi da tutto questo, osservando l’insieme delle avventure che nascono e muoiono, in una sola giornata, si riesce ad immaginare quanto, senza rendersene conto, &egrave; possibile influenzare lo scudo di emozione di qualcun altro. Un passaggio stretto e una spallata non voluta; una borsa troppo ingombrante; un passo che non rispetta il piede del vicino; un movimento veloce, un cambio repentino di direzione e una gomitata violenta; una corsa per il treno che parte e una caduta con fogli al vento; un pensiero troppo pesante e la posizione occupata sbagliata; la non conoscenza di una strada. E ancora, e ancora. Fino alla fine del proprio tempo, fino all’estinguersi della membrana tra coscienza e raziocino, nei sogni, che oggi non ricordo esattamente. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>06/08/2002 10.34.42</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ I... I enjoy speed... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29795 ]]></link>
			<description><![CDATA[ "You will begin to touch heaven, Jonathan, in the moment that you touch perfect speed. And that isn`t flying a thousand miles an hour, or a million, or flying at the speed of light. Because any number is a limit, and perfection doesn`t have limits. Perfect speed, my son, is being there." ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Richard Bach, Jonathan Livingston Seagull ]]></creator>
  			<date>02/08/2002 17.15.21</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Parte del mio mondo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29794 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Hanno messo dei nuovi cartelli in stazione. Iconografici. Uscita di qua. L’entrata non &egrave; indicata. Giusto. Li puoi sederti e presumibilmente aspettare. Dogana. Dogana? Molto pi&ugrave; probabile, questo che ti mostro &egrave; il tuo biglietto, prendilo e viaggia. Donna questa porta, uomo quell’altra. Uno, due e tre. Blu e bianchi. Quasi fosforescenti. Troppo. Inestetici rispetto alla vecchia storia, che trasuda nelle muffe, delle scolorite pareti gialle. Magari le riverniceranno, sporcando le belle foto dei nuovi abitanti. Hanno anche messo il contorno cilindrico, di due rettangoli verdi, incementati a terra. Uno dopo l’altro. Il secondo un po’ pi&ugrave; di lato. Una barriera architettonica a cui non riesco a trovare un significato logico. Forse servono per irrompere arbitrariamente, nella lotta di qualche ostinato ritardatario viaggiatore, contro le porte che, con un unico lamento costante, si stanno chiudendo. Non so. Parte del mio mondo e come lo vedo in questo momento. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>01/08/2002 20.26.08</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Quanto basta per... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29793 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Questa mattina ho scovato un pensiero iridescente nella mia mente. Ma il travaglio del risveglio l&acute;ha cancellato. Solo un&acute;ombra della sua luminosit&agrave; &egrave; rimasta in me. Quanto basta per farmi capire cos&acute;era. Ed ora lo so con certezza. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>01/08/2002 9.21.59</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Nella Mente dell&acute;Uomo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29792 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Non il caos, non <br>il pi&ugrave; buio abisso del pi&ugrave; profondo Erebo,<br><br>N&eacute; il vuoto pi&ugrave; oscuro,<br>esplorato, con l&acute;aiuto del sogno<br>pu&ograve; generare tale paura e stupore<br><br>Come spesso ci assale quando guardiamo nelle nostre Menti ]]></description>
			<creator><![CDATA[ William Wordsworth ]]></creator>
  			<date>08/07/2002 19.24.44</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Io, intanto... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29791 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Traffico. Quello intenso. Quello delle 17:00. Quello formato da ingorghi, entrate, uscite, accelerazioni, frenate, clacson, frecce, innesti, sorpassi, sbandate, urla, rassegnazione. Come me davanti. Come me dietro. Gemelli intorno. Lenti nel nostro andare a singhiozzo. Un’uscita dopo l’altra, come ostacoli. Un’entrata dopo l’altra, come ostacoli, blocchi di arrivo e di partenza.  E quel senso di colpa perenne, di esser nato incapace di volare, libero di giungere e arrivare senza dover vedere nessuno. Aria controllata manualmente. Fredda. Obbligatorio. Il cielo &egrave; monocolore e, quando le ruote riescono a danzare in tondo, riflette costantemente i suoi tempi. Sempre uguali. Chiss&agrave; se quella macchina gialla decappottata si chiuder&agrave;, prima o poi, per lasciar spazio ad un vento di aria artificiale. Sembra doversi cuocere, con questo caldo. Fuori. Io, intanto, continuo a guardarmi intorno. Il cellulare si sta scaricando, i Cypress Hill riempiono il vuoto del silenzio nell’abitacolo. Cos&iacute; i miei pensieri hanno via libera e si scagliano sulla rete neurale della mia mente, esattamente come vernice acrilica lanciata su una tela da imbrattare. Almeno fino ad un nuovo momento in cui l’elastico nero si stende, liberato dai suoi ancoraggi e si muove. E i pensieri si perdono come gocce sul parabrezza, via via, aumentando la velocit&agrave;. Fino ad un nuovo blocco. Dove tutto, in ciclo, ripete il suo corso. Poi di nuovo cambio e un piccolo sprint. Cos&iacute;, fino all’uscita che per me &egrave; salvezza e la decappottata gialla, &egrave; ancora aperta. Fuori. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>05/07/2002 16.22.51</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Punti nodali... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29790 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Annaspo tra i punti nodali del mio corpo. Mi sono collegato e avrei voluto farlo come viene raccontato nei libri. Eppure la sensazione disarmante di smarrimento, riesce ad avvolgermi lo stesso. Rifletto ogni passaggio di dati senza rendermi conto che mi sto lasciando sfuggire preziose informazioni, oppure semplici banalit&agrave; come un sito in costruzione perenne. Digito digito e ancora digito qualcosa di casuale sulla tastiera. Guardo le mie dita e tolgo attenzione allo schermo, anfratto finale della tecnologia che mi circonda. Segue le lettere posizionarsi una in fila all’altra tra www e chiavi di interrogazioni particolari, smarrito chiss&agrave; dove nel globo, non pi&ugrave; fisico ormai. Vorrei raggiungere con una pozione l’essenza di questo cyberspazio che sto visitando, come se fosse, oggi, un museo in sciopero o un treno che &egrave; stato soppresso. Eseguo per non dover far altro che mi attende bisognoso e nel suo dover ancor pi&ugrave; accentuato. Attendo nel vortice di colori di un’immagine richiesta che va componendosi che il progredire del tempo mi coinvolga a tal punto da costringermi a voltarmi. Cambiare arma di intermezzo. Altro monitor e altra tastiera serie di appunti un documento da registrare e inviare. E nel rendere il procedimento pi&ugrave; gradevole immagino di imbattermi in qualche setta segreta che “vuole” assolutamente quel documento, che vuole disarmarmi, che vuole smascherarmi. Cos&iacute; la valenza simbolica del segreto, in un’orda di bit dove lo spiare il controllare il leggere degli altri lo scrivere di se a sconosciuti prevale sulla coscienza elementare della privacy, accentua l’emozione del mio programmare. Guarder&ograve; questa notte, lontano da strani pensieri, quanto sar&ograve; riuscito a produrre. Riuscir&ograve; ad essere contento, oppure, dovr&ograve; iniziare tutto, ancora una volta, come un loop costante di operazioni algebriche di metodo? ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>28/06/2002 22.03.02</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Scoprendo man mano... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29789 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Le palpebre si chiudono come serrande alla sera. Il peso sulla mia testa &egrave; grave, fin troppo. Ho sonno, sono stufo e stanco. Ripercorro velocemente, all’indietro, la giornata di oggi, scoprendo man mano come quanto &egrave; successo, pur piacevole che sia, alla fine si traduce nella stanchezza di adesso. Ma tutto quanto &egrave; stato pi&ugrave; che piacevole. Fin dall’inizio, con un risveglio allontanato e una doccia veloce e un treno in ritardo afferrato per il collo. Comunque tutto bene. Poi il fresco della giornata, conseguenza del temporale di ieri mi ha condotto fino all’ufficio. E’ venerd&iacute;, qualcosa di esaltante &egrave; sempre nell’aria in questa giornata. Anche se stasera si ridurr&agrave; a tranquilla attesa dello svolgersi. Ed &egrave; da qui in poi, che &egrave; iniziata la discesa verso la sera. Con amici cari lontani che sono riusciti a scrivermi, a comunicare qualcosa, fosse solo una lettera, colmandomi di gioia. E le telefonate a seguire. E-mail che arrivavano felici di parlare da amici cari vicini, che hanno desiderio di lavorare con me. E la discesa continuava, l’arrivo non si riusciva a scorgere, tanta la gioia di questa giornata che riempiva le mie meningi. E la scoperta di qualcosa di nuovo ha motivato il mio spirito di costruire ancora, la voglia di sperimentare e di cimentare il proprio possedere il desiderio di poter rubare pi&ugrave; tempo possibile per fare. E intanto sapevo che il riconciliarsi del dislivello avrebbe pareggiato i conti. Ma non importava tanta la gioia di questa giornata che atrofizzava i miei pensieri. E mentre sono cosciente del momento, in cui ciascuna di queste cose ed altre, si stanno accumulando nel mio corpo, non posso far altro che continuare a sorridere, perch&eacute; il meglio ancora deve occupare il palcoscenico di luci della serata, tanta la gioia di questa giornata che si scatener&agrave; insieme. Sono circondato da bene, e un giorno avrei creduto che questa situazione fossilizzasse la mia inventiva. Inganno! La miseria della mia mente, allora, non proponeva altro che preoccupazioni, e ora, ad un nuovo ingranaggio scalfito dal tempo e dagli eventi, nulla potr&agrave; soggiogarmi ancora, tanta la gioia di questa giornata! ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>28/06/2002 17.47.21</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Esiste un modo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29788 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Insomma, esiste un modo per concludere un giorno e iniziarne uno nuovo, che &egrave; assolutamente speciale. Gli ingredienti da utilizzare possono anche essere pochi, in realt&agrave; e, ogni volta, del tutto soggettivi. Gli elementi della terra ne sono protagonisti, e con loro si &egrave; giocato, interagito, colloquiato.  Il contorno furtivo era offerto dalla notte. Profonda, calda, scura ma tangibile. Era li, con noi. La fortuna &egrave; di avere tutto quanto sia possibile e di gustarlo fino in fondo. Ed ecco che, un bagno in piscina, mentre il calendario fissa una nuova data, mentre il caldo soffoca i pori della pelle, mentre il sudore inzuppa la schiena, mentre le orecchie fischiano ancora per il concerto raggae appena ascoltato, mentre i piedi soffrono per salti e balli calzando infradito di pelle, mentre i vestiti celano la loro identit&agrave; tra l&acute;erba, si propaga per tutto il corpo, scorrendo su ogni angolo della pelle, come l&acute;onda d&acute;urto di una potente bomba. E i sensi smarriscono l&acute;idea principale della loro vita, il tempo non ha pi&ugrave; validit&agrave;, sembra di evaporare di sciogliersi tra i riflessi azzurri che, grazie ad una luce lontana, riescono ancora a brillare, anche se &egrave; notte, anche se non vi &egrave; altro rumore oltre al proprio sciacquio, anche se il mondo naturalmente sta riposando. E con una silenziosa capriola si pu&ograve; esplorare quel piccolo mare scuro, guardandolo dal suo interno, che non lascia niente di preciso; solo ombra sfuocate e facili emozioni o invenzioni. Ma il riflesso di quel flebile cielo, in quella notte che non dimenticher&ograve;, ti afferra per mano, fino a ricondurti i n superficie; leggera e soffice boccata di respiro e poi incroci di braccia e di corpi e di acqua con il cloro di emozioni e di sorrisi. Ma alla fine, tocca anche uscire. E piedi rapidi, ora rilassati, solleticano l’erba rasata con la speranza di rimanere incolumi da ostacoli, fino alla sdraio, fino al momento del riposo liberatorio, tra il fresco candore di un nuovo corpo e il caldo furore di un tenero abbraccio. Cos&iacute; &egrave; andata, pi&ugrave; o meno, l’attimo di stasi che si inarca intorno alla mezzanotte di un giorno che non dimenticher&ograve;. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>25/06/2002 15.06.12</date>		
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			<item>
			<title><![CDATA[ Eccolo finalmente... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29787 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Oggi passi per la voglia di scrivere. Ma in maniera soffice e indolore, senza fretta, senza apprensioni. Non rincorrer&ograve; tutte le frasi che si creano velocemente nella mia mente, non le fermer&ograve;, le lascer&ograve; scappare dove vogliono. Non m&acute;interessano. Le mie dita, inoltre, non pensano. Al massimo eseguono ci&ograve; che gli viene detto. Per cui se un&acute;idea supera un&acute;altra genialit&agrave; i nervi nella mia mano cercheranno al massimo di completare l&acute;ordine che avevano ricevuto, ma gli impulsi sono talmente rapidi e, senza memoria, scandaglier&ograve; la tastiera con le mie impronte digitali senza aver pi&ugrave; nessun senso. E allora le guido costantemente, le mie dita, ovunque voglio che vadano. Prima su quella lettera, poi su quell&acute;altra, una maiuscola uno spazio un&acute;interlinea. Rilassato e sereno. Fa fresco e qualche soffio di aria fresca attraversa la mia casa, da parte a parte, tra le finestre aperte, appostate per creare corrente. Anche qui, in camera mia. Il palazzo in cui abito non &egrave; molto imponente. Qualche piano, diciamo quasi quattro; tre e un rialzato di quattro gradini. Io sto all&acute;ultimo piano e per questo che si riesce a sopravvivere anche senza aria condizionata. Il calore della strada, di questa finta metropoli in provincia, non riesce a coprire il blu scuro del cielo, anche se la luna &egrave; gialla quanto il sole, come per rafforzare l&acute;idea di quanto fuoco arde insieme alle stelle. In quasi qualsiasi situazione, di notte, esiste il silenzio. Quello non contaminato da nulla, n&eacute; dalle luci, n&eacute; dagli odori. Qualche macchina passa, ma &egrave; sempre sufficientemente lontana. D&acute;estate, in questo stato, ci si accorge meglio del mondo che ci circonda. Peno ad altro, pur di non pensare al caldo, cercando una zona fresca sul cuscino e sopra il lenzuolo, una piccola pezza gelata, ancora non sovraccaricata dal corpo accaldato da una giornata piena di mezzi rincorsi, affollamenti, attese, stanchezza. La doccia quasi gelata (che &egrave; quasi peggio) fatta prima di tuffarsi per dormire, perde i suoi effetti in pochi minuti e, anche se la testa rasata non l&acute;ho asciugata, l&acute;unico vantaggio &egrave; un formicolio lento dietro l&acute;orecchio per le gocce che ci scendono vicine. Insomma, sono le 03:48, in qualche modo devo pur addormentarmi. Le corte dita dei piedi scrutano l&acute;aria, come tentacoli di qualche fiore marino degli abissi, per divorare qualsiasi sbuffo d&acute;aria entri da dietro la tapparella leggermente abbassata. Poi folate pi&ugrave; forti, come colpi di tosse, investono completamente la stanza, il mio petto, seguono la linea tonda ma un po&acute; spigolosa del mio mento, si infilano a fianco delle narici del naso e mi fanno sbattere le palpebre, come quando si va in motorino. Un brivido lungo il fianco del braccio. Eccolo finalmente. Quel sollievo che spinge i piedi sotto le lenzuola raggomitolate in fondo al letto. Sento stendersi i muscoli sulle guance, perch&eacute; un sorriso si forma sul mio viso. Chiudo gli occhi e so, sar&agrave; cos&iacute; sicuramente, che anche la luna ha cambiato colore, ora, riacquistando quel blu ghiaccio che la distingue da anni. Ora si pu&ograve; dormire. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>20/06/2002 10.55.55</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Non &egrave; pi&ugrave;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29786 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Capita, mentre ti giri, che arrivi lui. Proprio quando meno lo aspettavi e dopo averlo a lungo desiderato, arriva l&acute;attimo in cui qualcos&acute;altro ti osserva guardandoti. E&acute; quel momento. E non vuoi far altro che gustartelo a fondo, irrompere nei tuoi piaceri e sbarazzarti della congiunzione che ci lega alla terra. Il pensiero sfuoca su un obbiettivo non pi&ugrave; preciso; la lingua e il palato vibrano come se fossero colpiti da un forte Brandy; le gambe si afflosciano pronte a rilassarsi; la testa gira, senza aver idea dei movimenti che impartisce al proprio corpo; delle lame acuminate, sembra, sono pronte a scattare dalle nostre dita; il cielo &egrave; azzurro e le sfumature che tendono al chiaro si accentuano lungo la calotta celeste; la riflessione diventa un importante sentimento di cui tener conto; leggi di amici che stanno bene; ascolti di altri che vogliono la tua mano; scopri di piacere e di procurar piacere; ti sorprendi, perch&eacute; sei pronto a offrire un sorriso. E lo fai con sincera ammirazione che il tempo, che &egrave; solo tempo intorno a te, non ti avvolge pi&ugrave;, come ha fatto per sempre, che qualcosa &egrave; cambiato, che il contatto neurale della vita ora &egrave; sollievo. E quel momento &egrave; uno solo, e ti accorgi che tutto &egrave; perfetto, che stai bene. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>31/05/2002 12.28.46</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Altrettanto... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29785 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Oggi ho preferito leggere.<br>Perch&eacute;, ogni tanto, leggere invoglia a leggere, come lo scrivere spinge a guardarsi e a leggere.<br>Altrettanto, leggere conduce allo scrivere e lo scrivere non permette di smettere.<br>Capita anche, che n&eacute; leggere n&eacute; scrivere interessino. Senza dover o voler scoprire quando, si sa, torner&agrave; la voglia di leggere o di scrivere, prima di una poi dell&acute;altra, o viceversa.<br>Oggi ho preferito leggere.<br>A pi&ugrave; tardi lascer&ograve; la mia fantasia raccontando di come, sono quasi certo, la mente si possa divertire a scherzare e mentire. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>20/05/2002 20.41.09</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Lurida tastiera... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29784 ]]></link>
			<description><![CDATA[ STATI UNITI. E&acute; la tastiera del computer l&acute;oggetto pi&ugrave; sporco in ufficio, per una ricerca dell&acute;universit&agrave; dell&acute;Arizona. Il numero di batteri nelle tastiere batte di 400 volte quello presente nei gabinetti. Tra gli oggetti comuni il pi&ugrave; lurido &egrave; il telefono. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Metro, Gioved&iacute; 16 Maggio ]]></creator>
  			<date>17/05/2002 20.58.40</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Tutto tace, ancora... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29783 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Questa sera, nel viaggio di ritorno da lavoro, ho rischiato di impazzire. E la cosa &egrave; alquanto strana, visto che ero riuscito a conquistare il mio posto preferito - quello appena sopra le scale, senza nessuno di fianco, ma con due posti frontali -, la temperatura era pi&ugrave; che accettabile anche indossando la giacca - se posso evito di toglierla, infilarla nello scompartino preposto al di sopra della mia testa, rischiando di perdere qualcosa, stropicciarla ecc. ecc. - e la gente nel complesso era molto silenziosa. Tanta, tanta gente, ma era l&acute;orario di punta. Ho iniziato a leggere il libro di questo periodo - <i>L&acute;elefante Scomparso</i> di Haruki Murakami - e tutto sembrava procedere tranquillamente. Il treno che ho preso &egrave; il solito di tutti i giorni: regionale Milano -> Gallarate, passante. L&acute;ultimo appellativo, identifica che, la stazione di partenza, da Milano, &egrave; P.ta Venezia. Sicch&eacute;, le prime tre fermate sono insabbiate, come la metropolitana. Dopo aver passato la gialla Repubblica, la verde Garibaldi e aver fatto un saltino a Lancetti, il treno impetuosamente affiora alla vita reale del mondo, inondandosi pienamente di un tiepido sole. In quel preciso istante, la maggior parte dei cellulari, inibiti fino a quel momento dalla profondit&agrave; in cui stagnavano, riprendono a vivere pienamente, e squillano, vibrano, chiamano, ricevono ecc. ecc. Situazione tollerabile. Anch&acute;io, ogni volta, chiamo la mia ragazza e l&acute;avviso di essere uscito dal passante, confermando cos&iacute; l&acute;orario di arrivo. E&acute; quasi un rito, una necessit&agrave;, un piacere. Dopo qualche minuto, il silenzio regnava, discreto, per tutto il vagone. Qualcuno chiacchierava a bassa voce, molti leggevano - io compreso - alcuni ascoltavano musica, con un volume sufficientemente alto da far capire ai vicini, quale canzone correva contro il laser in quel momento. Tutto bene, dicevo, salvo un suono appena percettibile. Un bip, di un qualche cellulare o di un oggetto che lo imitava, identico al suono che il mio telefono portatile decanta, ogni qual volta perdo una chiamata. D&acute;improvviso mi sono interrogato se fosse il mio. Strano. Il vagone &egrave; tranquillo, la vibrazione c&acute;&egrave;, il profilo scelto non &egrave; silenzioso e il volume scelto &egrave; sicuramente superiore al media dei decibel attivi in quell&acute;istante. Per non sbagliare, controllo il cellulare. Tutto tace. Riprendo a leggere e dopo qualche secondo, un nuovo bip. Mi chiedo se fosse possibile. Guardo vagamente intorno a me, cercando di intravedere qualcuno che traffica con il proprio <i>mobilephone</i>. Niente. Il mio? Impossibile, ma meglio controllare. Tutto tace, ancora una volta. Alcuni minuti e un nuovo bip fa capolino. Credo che l&acute;udito e la mente, siano pi&ugrave; sensibili per alcuni suoni, soprattutto quelli famigliari, quelli che in qualche modo interagiscono con la proprio vita e, in particolar modo, con uno identico al suono che il mio telefono portatile decanta, ogni qual volta perdo una chiamata! Il mio non &egrave; sicuramente. Scruto pi&ugrave; intensamente le facce a me vicine. Possibile che non si accorga che lo stanno chiamando. Dove lo hai lasciato per non udirlo. Quanto sei concentrato per non avvertirlo. E se stai ascoltando musica, per quale stupida ragione, non lo tieni vicino a te, in modo da capire subito se &egrave; in agitazione? Cercavo di scovarlo con gli occhi, sperando che qualcun altro, mosso dallo stesso istinto, volesse fargli capire che qualcosa non andava. Nulla da fare. Uno o due minuti e bip. Irriverente, irruente e maleducato. Uno o due minuti, e bip. Bip. Bip. Ad ogni fermata speravo scendesse, ma il suono, e il suo proprietario rimanevano li. E io cosa potevo fare. Neanche a concentrarmi al massimo sulla lettura. Magari era il racconto specifico, <i>Uomini della Tv</i> o quello appena letto <i>Sonno</i> che perturbavano il mio io. Ma non potevo fuggire, chiuso in uno stretto spazio nella piccola ergonomicit&agrave; del treno, in balia di un latrato fastidioso. D&acute;improvviso, com&acute;era giunto, fugg&iacute;. Ma ormai avevo smesso di leggere e la mia stazione era ormai prossima. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>13/05/2002 20.24.29</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Libera coscienza... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29782 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Chiss&agrave; quanti pensieri, durante una giornata, sfuggono alla nostra libera coscienza, senza riuscire a bloccarsi e a trasformarsi in articolazioni vocali. Chiss&agrave; quante volte, in un angolo remoto del cervello complicate frasi e perfette parafrasi vanno componendosi senza poi sfogarsi. Tanti che, mentre passeggi tranquillo in centro, immerso in una fiumana di spericolata ma organizzata calca, vien la voglia di bloccare un comune passante e chiedergli - e almeno sfogare l&acute;istinto - quanto di pi&ugrave; impensabile sia alla sua mente, in quel momento. O ancora. Di notte, svegliare la propria compagna e immergerla in un incandescente dibattito su qualcosa di sconosciuto. Cos&iacute;, per colmare una mancanza di tempo e di coincidenze; per spurgare e liberare completamente la nostra immaginazione; per non riservare alcun insoluto. E viaggiare pi&ugrave; leggeri, volteggiare sapendo di esser vuoti, e al tempo stesso carichi di esperienza. Dare, per poi ricevere. E alimentare, come legno di abete, un camino che sempre desideroso di sapere, arde per poter fare, montare, disfare e ricostruire. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>13/05/2002 17.07.20</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Random... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29781 ]]></link>
			<description><![CDATA[ A caso. Incredibile quanta importanza possa avere qualcosa che nasce a caso. E ancor di pi&ugrave; lo &egrave; il momento della generazione, quasi pi&ugrave; importante del suo stesso significato. L&acute;attesa di questa nuova sorpresa che potr&agrave; comparire, come una pesca di beneficenza. Delusione, se quanto creato &egrave; simile ad una scelta vicina o, addirittura, identica alla precedente. Ma questo &egrave; il fascino del momento a caso: pu&ograve; essere nuovo o vecchio nello stesso istante. Scatenare altre emozioni o affondarne alcune. Un baleno, un automatico meccanismo, un secondo in cui si freme nel raggiungere l&acute;obbiettivo: chiss&agrave; cosa spunta dal cilindro magico del mago. Una ruota della fortuna, un terno al lotto il destino reso robot. Oggi 3, domani 28946. Non so per quale ragione tutto questo mi affascini. Forse reincarna alla perfezione la vita umana: sempre in attesa che qualcosa succeda, domani, a caso. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>10/05/2002 20.57.02</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Incrocio non possibile... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29780 ]]></link>
			<description><![CDATA[ 1) Quando l&acute;incrocio non sia possibile a causa di lavori, veicoli fermi o altri ostacoli, il conducente, il cui senso di marcia e&acute; ostacolato e non puo&acute; tenersi vicino al margine destro della carreggiata, deve arrestarsi per lasciar passare i veicoli che provengono in senso inverso.<br><br>2) Sulle strade di montagna o comunque a forte pendenza, se l&acute;incrocio con altri veicoli e&acute; malagevole o impossibile, il conducente che procede in discesa deve arrestarsi e accostarsi quanto piu&acute; possibile al margine destro della carreggiata o spostarsi sulla piazzola, ove esista. Tuttavia, se il conducente che procede in salita dispone di una piazzola deve arrestarsi su di essa, se la strada e&acute; tanto stretta da rendere altrimenti necessaria la manovra di retromarcia.<br><br>3) Quando la manovra di retromarcia si rende necessaria, i complessi di veicoli hanno la precedenza rispetto agli altri veicoli; i veicoli di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t rispetto a quelli di massa complessiva a pieno carico fino a 3,5 t; gli autobus rispetto agli autocarri. Se si tratta di veicoli appartenenti entrambi alla medesima categoria tra quelle suddette, la retromarcia deve essere eseguita dal conducente del veicolo che procede in discesa, a meno che non sia manifestamente piu&acute; agevole per il conducente del veicolo che procede in salita, in particolare se quest&acute;ultimo si trovi in prossimita&acute; di una piazzola.<br><br>4) Chiunque viola le disposizioni del presente articolo e&acute; soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 32 a euro 131.<br><br>5) Alla violazione delle disposizioni del presente articolo si applica l&acute;art. 149, commi 5 e 6. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Art. 150, Codice della Strada ]]></creator>
  			<date>10/05/2002 17.46.15</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Detesto gli ombrelli... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29779 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Detesto, in tutti i sensi, gli ombrelli. Sinceramente, a cosa servono? Solo a "proteggerci" dall´acqua? Siamo fatti di acqua. Interrompono il sogno idilliaco della mia testa legata al cielo. E io voglio quel sogno. Insomma, sono ingombranti, alcuni orrendi, si rompono facilmente, possono fare male, rallentano le code e inzzupano qualsiasi cosa con cui entrano in contatto.
Ho la testa rasata. 
Per questo mica mi importa se i riccioli si afflosciano, se le tinte sbiadiscono o se la piega decide per un altro verso. L´acqua &egrave; cos&iacute; fresca ed piacevole sentirla scivolare sulla fronte, veloce veloce verso il naso, un piccolo salto ed subito sul mento e poi... plic. Finisce la sua corsa verso terra.
Si avevo gi&agrave; scritto della pioggia.
Alla sera, dopo il lavoro, pulisce la stanchezza, molti dubbi ed ansie, se ci si ferma a guardarla a testa in su. Milioni di piccoli puntini decisi fin dall´inizio alla caduta. Senza paure o risentimenti.
Inzuppa i piedi, &egrave; vero, ma ci si asciuga in un attimo. Basta un buon termosifone o, se fa freddo, un bel camino.
Pero´, cazzo, piove tanto, continuamente. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/05/2002 20.15.00</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Perlacea nebbia... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29778 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Quanto puo´ essere potente, a volte, la suggestione? Ti ritrovi a passeggiare per il tuo buio cortile, avvolto da una perlacea nebbia fredda, un po´ maleodorante, che facilmente insinua i tuoi vestiti, e con incredibile rapidit&agrave; scorri velocemente ogni inimmaginabile grottesca situazione. Cos&iacute;, il libro che si sta leggendo, il film appena visto, un frammento di una serie Tv rubata per sbaglio, diventano il terrore che, di li a breve, ci si presenter&agrave; di fronte. E un vaso, stabile da pi&ugrave; di un decenno, si trasforma in un cattivo cane inferocito; il proprio respiro ci affanna alle spalle, e non ci voltiamo perch&egrave;, inoltre, ci pare persino troppo idiota. E le chiavi, nel mentre, sono gi&agrave; pronte e, oltre a noi stessi, malediciamo le nostre mani troppo fredde da essere ben ferme. E poi... e poi sorridiamo soddisfatti di avercela fatta e rossi di essere stati giocati dalla nostra fantasia, rapida, fin troppo, quando non deve, assente, sempre, quando &egrave; quasi un lavoro. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/05/2002 16.04.00</date>		
			</item>
		</channel></rss>