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	<title>Foxarts</title>
	<link>http://www.foxarts.org</link>
	<description>Cosa succede quando si smarrisce il proprio io? Niente, a volte.</description>
	<language>it</language>
	<creator>Foxarts</creator>
	
			<item>
			<title><![CDATA[ Poco pi&ugrave;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29959 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ventisette e zero cinque. Un gatto statuario come un gufo che sovrasta la sua notte osserva. Immobile il suo manto tigrato di sfumature del grigio riflette il verde giallognolo degli occhi lucenti. L’imbrunire ha ancora sonno e la luce del sole cerca di valicare i tetti di case sconosciute. Al termine di qualche gradino, prima dell’ingresso di casa, un lupo, poveramente magro, impietoso come una sfinge, non sazio della rigidit&agrave; del suo corpo osserva. Dalla terra bruciata al nero corvino un eco nell’attesa dell’ombra. Silenzio. E nella stretta retta che divide i due aspiranti spettatori, il mio passo sembra immobile. Come nelle pi&ugrave; apprezzate prove di stile cinematografiche la telecamera indugia, il tempo si appresta a fermarsi, la musica a scomparire, la luce a concentrarsi. Assente tra i testimoni di qualcosa che si svolge molto pi&ugrave; distante, coperto dal sapore dell’istinto. Fletto lievemente un labbro gettando con foga un esalazione dirompente che profuma di fatica. La fiera tigre sopra la mia spalla sinistra non si scosta ne vacilla. Una goccia scivola stridente su ogni singolo millimetro della mio sopraciglio, prima di spiccare un viaggio infinito. Vaga nel vuoto oltre i miei capelli per un’eternit&agrave;, sudando in lontananza il pronto e sordo abbaio. Ventisette e zero sei. L’occhio si dilata nella convinzione che il respiro riuscir&agrave; a sforzarsi ancora una volta. Il gracile fregare dei ciottoli sotto la scarpa accompagna l’inesorabile inerzia di un gomito che spinge in alto una mano speranzosa. Il ginocchio salta trascinando con se tutta l’anca verso un altro passo. L’aria si completa e il mio corpo la brucia in un lampo, prima che l’acqua sia a terra, prima che la mano perda gravit&agrave;. La bocca si strozza, il mondo si oscura e gli occhi si chiudono in un flash automatico. La schiena s’inarca cambiando il ritmo a tutto il fisico. Respiro seccando velocemente la superficie arrossata delle labbra. La camera si ferma, statica, sulla smorfia di dolore imbevuta di sale. Ancora silenzio. Ancora nessun movimento. Ancora, tutto, inesorabilmente calmo, implacabilmente scuro. Sento i polmoni stringere il petto prima di una nuova battuta, prima del nuovo balzo. Pum. Ventisette e zero sette. La luce ritorna. L’imbrunire ancora evita di assistere e il sole si mostra entro qualche spiraglio. Ancora cinquanta metri, poi mi fermo. Nessuno scatto, nessuna rincorsa, non un singolo suono. Solo il mio balzare gravoso, fino a poco pi&ugrave; in l&agrave;. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/04/2008 21.35.28</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Familiar feeling... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29958 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Nothing can come close<BR>
Nothing can come close<BR>
Nothing can come close<BR>
<BR>
I never doubted it<BR>
Whats for you will not pass you by<BR>
I never questioned it<BR>
It was decided before I asked why<BR>
Its all there ever was<BR>
And its all there ever will be<BR>
How could you have questioned us?<BR> 
Its yourself you deceive<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
<BR>
Hush now<BR>
No need to say the words<BR>
At first sight you perfectly heard<BR>
Love in all its entirety<BR>
Is no less than we deserve<BR>
<BR>
I saw, your face<BR>
Some place<BR>
I felt this feeling before<BR>
Is it deja vu? <BR>
Do I somehow know you?<BR> 
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
We say it all without<BR>
Ever speaking<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
<BR>
(ever speaking)<BR>
<BR>
Nothing can come close<BR>
To this familiar feeling<BR>
Nothing can come close ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Moloko ]]></creator>
  			<date>14/01/2008 10.41.25</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Come... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29957 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Come foto patinate che espongono cornici diverse, a volte sogno ad occhi aperti. E mi piace. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>03/01/2008 20.44.46</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Assopisci ed attendi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29956 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Aspetti che la linea E ti conceda un passaggio, a pagamento ovviamente, che ti serve per accelerare il percorso di suppergi&ugrave; tre chilometri che ti separano dal secondo dei tre mezzi di trasporto, che ti condurranno, dopo una scalata di tre piani, alla sfida con la serratura di casa tua. Stasera guarderai, o meglio, cercherai di ricordarti di verificare se impiegherai suppergi&ugrave; tre minuti con il terzo dei tre mezzi avvicendamenti mobili dall’ultima stazione al tuo garage. In quel caso tenderesti ad affinarti sulla tabellina del tre per cercare di non sprofondare in una desolante tristezza da pendolare. Tre chilometri, tre mezzi, tre piani, tre minuti, soli due giri di chiave, una stella e il cielo che si sta schiarendo, cavalcando onde di un vento che fra non sai ancora quanto, sosterrai in almeno tre giri di corsa. Intuisci per quello che hai compreso osservando: il cielo ora &egrave; tinto di nero e fai affidamento su tre fattori. L’aria, le poche stelle che scorgi, il sole d’oggi pomeriggio. Certo, vi &egrave; una delle classiche eccezioni che confermano la regola. Dietro la tua nuca potrebbe esserci un alto cumulo spumoso e bianco che si frappone fra te e la visione del mondo dallo spazio che t’inquadra. Non ti volti neanche, per il solo sospetto che la tua moltiplicazione serale risulti non essere pi&ugrave; matematica. Chiudi gli occhi, invece, e ti rilassi ciondolante alla stanchezza, mentre il primo conducente a cui ti affidi approda con una semplice manovra evasiva contro la strada. Ti accoglie e ti prepari, aggrappandoti come meglio riesci, a fronteggiare ripetute e piccole accelerazioni prima di altrettante frenate. Hai dormito poco, venerd&iacute;, molto sabato, indifferentemente domenica, variando cos&iacute;, in tre giorni, qualsiasi principio di sanit&agrave;. E ora accusi il colpo. Ti sei chiesto: perch&eacute; non dovrei farlo, non &egrave; che sei malato e perch&eacute; non sei andato a letto prima. In ogni modo ti saresti avvolto della penombra dei tuoi occhi socchiusi al limite, prima di cedere alla forza che ti allontanava dal letto. Lentamente cercavi di lasciarti andare, ma pi&ugrave; ti concentravi pi&ugrave; irrigidivi i tuoi sensi, pi&ugrave; non riuscivi. Simile a quando vorresti sbadigliare e pi&ugrave; ci pensi, meno ce la fai. Una cosa del genere, ma affrontato non solo mentalmente, ma quasi solo fisicamente. La teoria aveva lasciato facilmente il posto alla follia che si mostra nei sogni. Un sogno del quale ricordi poco e / o quasi niente e sempre pi&ugrave; assurdo ti appare. Un sogno fatto di contrastanti repliche e affronti che si contraddicono. Sei colmo, e mai tanto sfitto. Ricurvo su una tappezzeria blu sudicia riassapori la rabbia del treno perso venerd&iacute; sera che oggi invece ti ha aspettato. In una fermata buia, con una piccola luce ad illuminare il cartello locale, ancor prima che il convoglio riparta, ti chiedi se quella cupola nera sia sempre chiara. Il vento che potrebbe tergere &egrave; bloccato da vetri segnati da varie firme, e affacciandosi oltre non apparirebbe vero. Quello che ti era quasi scientificamente vero prima, ora potrebbe essere completamente diverso. Risulta essere un non sapere che non si sveler&agrave; mai. La condizione di partenza non sar&agrave; quella di arrivo e, anche se fosse, l’intermedio processo non potr&agrave; essere affrontato ufficialmente. Cos&iacute; abbandoni una convinzione che poteva essere tua a favore di un’idea che si manifester&agrave; senza essere scelta. Eppure, sai, il cielo &egrave; sempre quello. E’ una lunga volta che abbraccia tutti e tutto. Senza un inizio e senza una fine. Un’altezza, certo, ma che non cambia la sostanza sulla distanza da un punto A ad un punto B appartenenti allo stesso piano. C’&egrave; uno strano profumo che sta scomparendo come novit&agrave; al tuo olfatto che non sai da dove provenga. Se non lo riconoscessi, potrebbe essere il tuo notebook che brucia sopra le tue gambe, tanto scalda. Ma per quanto fa freddo fuori, &egrave; anche comodo. Il problema &egrave; che non sai quanto faccia freddo fuori, finch&eacute; tu rimarrai dentro. Sapevi che, prima, faceva un po’ freddo. Forse lo far&agrave; di nuovo, quando uscirai per poi scomparire, raggelare, riscaldare, soffrire, sudare, coprire, destare. Se non hai sbagliato i calcoli, che in mondo senza logica potrebbe capitare, mancano solo tre fermate prima del tuo ultimo breve viaggio. L’impossibilit&agrave; di capire tutto ci&ograve; che cambia, in ciascuna delle tappe da completare, rende ogni cosa, in fondo, una piacevole sorpresa. Quindi spegni, assopisci ed attendi. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>04/12/2007 0.38.43</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Non accadere mai... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29955 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Credi e ti convinci che qualsiasi cosa ti capiti, sia speciale. Ne cerchi un amplificato significato. Te la racconti e te la figuri come sempre un avvenimento unico. Ogni piccolo gesto pu&ograve; e ti sembra importante; ogni concessione, ogni minuto un prezioso regalo. Questo tuo arruffare, a volte, lo consideri anche un pregio. Insomma, pi&ugrave; che altro ti dici che cercando di rendere qualsiasi cosa che fai, un minimo speciale, quello che ti circonda venga al tuo stesso modo valutato. Eppure, ognuno ha il suo metro di giudizio, la sua scala, i suoi valori e, nella grande maggioranza dei casi, &egrave; differente dalla tua se non addirittura completamente l’antitesi. Devi riuscire a prevaricare quella misura e riuscire a leggere ci&ograve; che non sempre &egrave; visibile. In fondo, per affrontare qualcosa non ne puoi fare a meno. E’ come se volessi pilotare un sognato biplano senza considerare, non tanto l’aerodinamica che ne governa il movimento, ma fin da principio l’aria che ti raser&agrave; il tuo viso, fredda d’inverno, fresca d’estate. In quel vento, per coordinare perfettamente una virata, in quel caso si, dovrai leggere oltre. Dovrai saper intuire e scoprire, non aver troppa paura ma umilmente esserne timoroso, dovrai in qualche modo affrontare la questione che tra forze, spinte e i tuoi gesti, dovr&agrave; esserci un unico simultaneo piacere. Perch&eacute; il piacere potr&agrave; essere veemente tanto quanto riflessivo, burrascoso tanto quanto pacifico. Ma il tuo obiettivo, alla fine, sar&agrave; quello di compiere un solo unico movimento che condurr&agrave; a quella magica atmosfera del volo. La bellezza di questa sfida (se in tal modo pu&ograve; essere considerata), poi, &egrave; che questo potrebbe non accadere mai. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>21/11/2007 17.16.37</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Molto. Decisamente troppo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29954 ]]></link>
			<description><![CDATA[ C’&egrave; vento. Molto. Decisamente troppo. L’aria punge prima il viso poi le mani, infine la mente. Ti sei preparato hai studiato il tuo piano di volo mille volte, lo sai a memoria, qualsiasi movimento, spostamento, anche ogni zona che cercherai di scoprire. Eppure, quella manica ti si volge contro troppo frettolosa. Devi quasi correre per non farti sfuggire almeno questa occasione. Hai valutato tutto cos&iacute; attentamente che potresti quasi considerarti un maniaco. Due parole, qualche certezza, frammenti di pensieri, e dovresti essere l&iacute; fermo, prima di quel momento che tanto bene riesci a provare quanto poco riesci a descrivere. Quella emozione che si pavoneggia come un formicolio, che gioca con le tue gambe e con i tuoi battiti. Quella sensazione, che un secondo dopo, svanisce colpita da cos&iacute; tante schegge di attenzione che devi seguire. Prima di quella tranquillit&agrave; che non ti sembra possibile, rispetto a quello che stai facendo e che abbandoni completamente, lasciata quasi al caso, quando avrai finito di fare tutto il tuo incredibile giro, per non doverla razionalizzare analizzare e rendere cos&iacute; banalmente terrena. Eppure il freddo spira lungamente da una parte fino all’altra dello spazio che vorresti occupare realmente felice. Pensi agli strumenti alle variazioni alla trotterellante danza che subirai da l&iacute; a poco. Cerchi di immaginarti campi colori e tutto quello che riuscirai ad osservare. Se li chiudi, quegli occhi attenti all’aria, riesci anche a vederti, come uno spettatore che pazientemente ti ascolta. Attendi qualcosa un segnale una scossa, forse solo l’idea giusta. E’ un’attesa strana perch&eacute; normalmente non vi &egrave; tanto da star vaghi. Non puoi approssimare. Non puoi navigare sulle sfumature. Ma pi&ugrave; conosci la tua nuvola pi&ugrave; ne stai alla larga e pi&ugrave; ti viene voglia di accarezzarla. Ed un cielo che ti affascina, quello che immagini, mentre guardi il buio di questa sera che ti accompagna a casa. C’&egrave; vento. Molto. Decisamente troppo. E non sempre si pu&ograve; volare. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/11/2007 15.23.18</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Il preciso momento... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29953 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Basta. Hai voglia solo di staccare un secondo. L’immagine del tuo desktop ti capisce. Ti comprende ed &egrave; quello che desideri. E’ il preciso momento in cui il tuo fiato rimane appeso alla tua vita solo tramite l’aria. Poi ti spinge pi&ugrave; in alto, scorrendo veloce sulle tue ali. Ti fa specie dire le "tue" ali, ma in quel momento non sono altro. Sono le tue fottutissime ali, la tua incredibile molla verso il cielo. "Oggi hai una missione... andiamo a scoprire un nuovo campo di volo". E quel tempo non &egrave; quello di adesso, purtroppo. Non &egrave; quello coperto da questa pioggia altalenante che inchioda il tuo senso di inquietudine nello stomaco. "Ma in realt&agrave; volevo andare a salutare il Po". Non &egrave; quello che ti carica per una sola notte in vie tortuose e solitarie prima di esser bruciate dal sole del giorno dopo. "No, ma quale Po, andiamo a nord". Non &egrave; quello che ti fa sentire rigorosamente stabile al centro di un vortice che non si vuole fermare. Guardi le tue mani che tremano. La fronte aggrottata fissa l’istante di quella foto di cui sei innamorato e, al tempo stesso, spaventato. "A Nord. E dove ci infiliamo per arrivare qui in mezzo?". Non sai cosa fare, temi, e il tuo pensiero non ti aiuta: se c’&egrave; qualcosa di positivo lo colora di nero; nascosto nell’ombra il dolore, cerca di tingerlo di rosa, verde, bianco, invano. Lo affoghi nelle note di un <I>requiem</I> ultimamente molto famoso. "Buon volo". E quell’istante passato lo rivivi caloroso come fosse fuoco. "Piano". Trattieni il fiato, manca ancora un batter d&acute;occhio, calmati, ci sei, lo senti, intenso alto fragoroso continuo incessante urlante. Silenzio. "Virata a sinistra e saliamo fino a mille piedi". Come vorresti fosse ancora quella domenica; tanto quanto vorresti fosse un altro giorno e che ti aspetti un’altra sera. Ad inseguire lunge e larghe strade che conosci bene come molte altre persone. Ora, forse, sono loro che tendono stupidamente il collo per scorgere chi sei e dove stai andando, timorosi o incuriositi, non ti importa tanto. Ti importa non essere qui, ora, a cercare di sciogliere il tuo pensiero tra piccoli nodi che non si fanno scoprire. "Quella &egrave; Torre Velasca". E tutto si dissolve. La foschia, il tuo corpo, la tua mente, la tua voce, la tua sorpresa. Stupefatto dall’essere aria che avvolge una grande citt&agrave; ti volti come un bimbo incredulo. Non ti sembrava vero. Non &egrave; solo una visita inattesa: &egrave; pura meraviglia. In una piccola strada che scorre la sotto, ci sei stato. "E quello &egrave; il Duomo...". Dieci chilometri lontano da te e, nella classica foto giocata sulla prospettiva, allunghi una mano per sfiorare quel panorama. Poi la concentrazione, che riesce a smuoverti dal sogno, per trovare e testare il nuovo campo. Qualche aggiustamento, ma non sarebbe stato neanche cos&iacute; male. Meglio, certo, di uno sguardo continuo che ti osserva e la camicia avvolta in questa sedia, nascosto dal freddo bagliore di una luce sintetica. "Torniamo a casa, stessa strada al contrario". Ti abbandoni nuovamente, un po’ smarrito, un po’ contento, un po’ malinconico. "Cosa c’era vicino al nostro campo?". Una domanda che ti scuote, ma non quanto la curiosit&agrave; che la tua mente nutre per i tuoi sentimenti. Che ti logora chiedendoti perch&eacute;. "Si, un incendio". Cedi il cammino che pedinavi e ti dirigi contro il sole. Inizia a far caldo e lasci scorrere aria fresca in cabina. Ancora poco e la tristezza si rovescer&agrave; contro la gioia del nuovo volo. Un atterraggio un po’ veloce. Un piccolo balzello e l’amarezza di non essere stato un po’ pi&ugrave; preciso. Ma erano mesi che non volavi. Mesi. E ora, ti manca gi&agrave; tanto. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>24/10/2007 17.48.09</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Per cielo e non per terra... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29952 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Seduto al bar di un hotel qualsiasi in una citt&agrave; qualsiasi, ripensi al viaggio che ti ha portato fin dove sei ora, a sorseggiare qualcosa prima di addormentarti. Ripensi a come sarebbe potuto essere differente: per cielo e non per terra. Avresti cos&iacute; evitato con un grande margine un classico ribaltamento su tre corsie che, subito dopo di te, avr&agrave; bloccato migliaia di persone incolpevoli. Avresti cos&iacute; scelto un campo con un pochino di gente e almeno un fusto una bottiglia di una manciata di benzina per la prossima tratta, invece che delinearti in uno standard autogrill subito dopo l&acute;ennesima coda per lavori. Lavori, che incredibilmente, scavano almeno per mezzo metro nell&acute;asfalto, per mangiarlo e risputarlo nuovo, poco pi&ugrave; in l&agrave;. Fondamentalmente passi il tempo immaginandoti nuovamente la cartina che il navigatore ti mostrava nel suo lento countdown, fino alla prossima svolta, non per imparare nuovi luoghi o nuove vie, ma semplicemente per chiederti: ma Codroipo, come posso riconoscerla dall&acute;alto? Ah, c’&egrave; il fiume Piave qualche minuto prima, al traverso. E a Bergamo? Chiss&agrave; quale bel giro avresti dovuto fare per evitare di essere "sgridato" dalla torre di controllo di un aeroporto che negli ultimi anni ha, credo, quintuplicato il suo traffico. E per fortuna, che per buona parte del viaggio c&acute;&egrave; anche la quarta corsia. Insomma. Diciamo che ti &egrave; andata bene e che sei stato fortunato anche perch&eacute; all&acute;uscita Palmanova (della quale non sai n&eacute; dove sia n&eacute; dove porti n&eacute; tanto meno se realmente esista) il traffico era obbligato a rallentare, sloggiare e arrangiarsi, sempre per un altro incidente. Ora, mi viene rigorosamente ricordato, ogni volta che parlo di volo, di quanto questo sia pericoloso. A volte di questo sorrido. Sempre meglio, se proprio deve essere, che conquistare la gloria di dover impedire ad un&acute;autostrada di fare quello che sa meglio fare e deviare tutti alla prima uscita possibile, prima del disastro. Meglio altro. Meglio tradire in soffio l&acute;aria. Ma ti &egrave; andata bene, e domani c&acute;&egrave; il ritorno. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/05/2007 16.49.45</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cinquemilasettecentosedici... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29951 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Negli ultimi tre mesi, hai volato per un totale di cinquemilasettecentosedici (5.716) chilometri, pari a ben tredici (13) ore, a met&agrave; giornata insomma, in sei (6) voli differenti. Certo, non del volo che ti piacerebbe poter registrare e raccontare cos&iacute; bene, ma di quello classico, diciamo di quello "normale", quello del quale la gente "comune" si lamenta: e l’attesa non finisce pi&ugrave;; possibile che non c’&egrave; ancora il Gate; ah, adesso aspettiamo in un’altra stanzetta; ma; questo pilota non &egrave; per niente bravo, te lo dico io; no, dobbiamo salire su questo aereo qui piccolino cos&iacute;?; possibile sempre ritardi; chiss&agrave; quanto ci mettono per riconsegnarci il bagaglio; te lo dico, io, lo vuoi sapere (sinceramente no…), almeno un’ora. I bagagli, di questo volo, si sono presentati al nastro dedicato in meno di venti minuti. Il mio. Il loro anche prima, fortunatamente, altrimenti avrei subito angherie intollerabili. Poi capisco che, una volta scesi dall’aereo, nel giro di tre minuti, uno si ritrova a casa, comodamente seduto e rinfrescato e che aspettarne due sull’aereo sembra come perdere la vita, ma, in ogni caso, finch&eacute; la scaletta non ti permette di approdare a terra confortevolmente, per quanto l’aereo sia piccolo e brutto, a saltar gi&ugrave; rischi sempre di spaccarti una gamba. E a volte basterebbe anche solo la testa. La media percorsa da ciascun tratta di questi fortunati voli &egrave; di, circuito d’attesa pi&ugrave;, circuito d’attesa meno, novecentocinquantadue chilometri. Ora, &egrave; vero che ti dicono di arrivare almeno due ore prima, che magari ci si sveglia in orari un po’ particolari, ma, oggi, con il check-in online, con i touchscreen che grazie a tre pigiate ti permettono di scegliere persino il posto e di evitare la classica fila per il bagaglio (ammesso che non si abbia la fortuna di viaggiare con il solo bagaglio a mano), spostarsi cos&iacute; lontano (e nel tempo) in poco pi&ugrave; di quattro ore, mi sembra sufficiente almeno per ammirare, non dico innamorarsi, semplicemente compiacersi, della bellezza del volo. Per fortuna, nella sventura di ritrovarti con l’udito completamente occluso dalla pressione dell’altitudine di crociera, hai avuto la possibilit&agrave; di concentrarti su quanto, l’ombra lontana dell’ala che curavi, ti mostrava molto pi&ugrave; in basso ed evitare di ascoltare inutili chiacchiericci. Cos&iacute;, nell’attraversare la manica hai fatto in tempo a scrutare le coste avversarie e di esaudire, con la fantasia, una conoscenza storica che &egrave; tanto tragica quanto affascinante. Andando un po’ pi&ugrave; in la ti ha aiutato a seguire lunghi e sinuosi riferimenti che ti mostrerebbero una poetica via per raggiungere un nuovo campo, unendo in una linea preferita, gli innumerevoli quadrati sfumati di verde. E d’essere certo, che alcune montagne, se non altro i loro ciuffi pi&ugrave; altri, anche loro, abitualmente, si scaldano al sole. Piano piano, poi, per tornare a giocare, velocemente, tra i campi che ancora ti vedono un bambino in questa incredibile e adorabile espressione di movimento. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>04/05/2007 20.08.01</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sopra... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29950 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sopra le nuvole, c&acute;&egrave; sempre il sole. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>20/04/2007 21.58.23</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cos&iacute; indescrivibilmente bello... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29949 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ti ci sono voluti tutti i quindici minuti di camminata fino alla stazione, per poter provare ad atterrare realmente. Ma nella praticit&agrave; della tua mente, la maggior parte di te, e ancora lass&ugrave;. Neanche ogni singolo passo &egrave; stato sufficiente per farti concentrarti su qualcosa. Neanche ogni singola persona incrociata &egrave; riuscita a scalfire l’apatia della tua mente. Sei distratto, stanco, piacevolmente stanco, affascinato come sempre, e tremendamente entusiasta. Carico di un misto di amarezza, solitudine, felicit&agrave; e gioia. Tanto che il ricordo di questo tuo ultimo volo, del piacere infinito del cielo ritrovato e dell’inseguimento del tuo obiettivo, della delusione che sia passato dopo trenta minuti e trentadue secondi, dell’umilt&agrave; e del perdono che cerchi dalla volta azzurra che importuni, dall’attesa e dal solletico della copertina di un libretto di volo a te dedicato, che hai portato in ufficio come fosse un’opera da esibire, ti potrebbero aiutare a piangere. Sorridi e agiti gli occhi lentamente, alla ricerca di qualcosa che ti permetta di non rimuginarci continuamente. Ma non ce la fai. E’ cos&iacute; bello. E’ cos&iacute; indescrivibilmente bello. Se ti chiedessero quale &egrave; stato il momento pi&ugrave; piacevole domenica, senza esitazione risponderesti "poco dopo il decollo". A duecento piedi. Dopo aver sistemato il tutto a dovere. I flap. La velocit&agrave;. I giri motore. Poco prima di iniziare la virata che ti avrebbe portato ad inseguire il tuo breve piano di volo. Ho sospirato. Profondamente come mai mi era successo in volo. Ho sorriso al mio cielo, in quel momento, unicamente mio. Ho proseguito guardando e salutando la terra, che inizio a riconoscere pi&ugrave; facilmente. Ho completato centoottanta gradi di circuito puntando sui laghetti. Con un breve riverbero mi hanno indicato il prossimo traguardo, subito sotto l’elica, ad un lieve soffio di vento. Ci vediamo dopo. L’autostrada ti ignorava completamente, ma l’hai seguita alla perfezione, incrociandola esattamente dove l’hai dovuta abbandonare, istintivamente verso il prossimo waypoint. Neanche dieci minuti e il piacere della nuova misura del mondo si era concentrata alla ricerca della pista da toccare. Qualche suggerimento, ancora ti serve, qualche aiuto, ancora te lo concedi. Ma &egrave; giusto cos&iacute;. Era tanto che non ci provavi. Un primo passaggio, un cambio di giro, un primo touch&go, un po’ agitato, un po’ in apprensione, un po’ poco perfetto, ma comunque corretto. Un colpo di polso e a velocit&agrave; massima ancora verso il celeste. Una roboante cavalcata a testa in su. Il tuo piano salta in quel istante, e devi improvvisare. Ovviamente, come preventivato, ti sei perso. Niente di male. Immagini cosa sarebbe successo se fossi solo e senza strumentazione digitale. Avresti cercato il successivo campo, avresti compiuto una bella lunga e piacevolmente mossa virata verso sinistra, tornando all’ultima visita guardando i tuoi prati, i tuoi campi e i tuoi compagni di volo. E poi avresti ricominciato. Poi la lezione diventa istruzioni e l’istruzione diventa imparare. Sbagli l’avvicinamento, la discesa e perdi il secondo touch&go. Poco male, lo avresti rifatto. E si va a casa, ritrovando la via studiata. Attraversi un anello di cemento ed erba, congiunzione della vita di molte persone. Riconosci il passato del tuo corso. Dove per molte volte hai provato la base di quanto oggi ti permette di decidere quale luogo sorvolare. Quasi lo dici al microfono, ma lasci perdere, te lo riprometti per la prossima volta. Ancora qualche minuti e sei in quell’aria che ami respirare senza fare niente. Ascoltando le voci di altri piloti, di altri appassionati o di semplici curiosi. Dove sai che potresti trovare altre menti concentrate sulle stesse tematiche, attente a qualsiasi atterraggio, angosciate e preoccupate per movimenti a loro famigliari ma che, si sa perfettamente, nascondono sempre un brutto inganno. Dove un sorriso lo trovi e lo ottieni per piccole battute, per la tua poca esperienza o per la tua sfacciata allegria. Disegni una S nel cielo. Prima chinandoti a destra, poi piroettando a sinistra, congiungendoti con la tua lenta partenza, alla massima velocit&agrave;. Uno sguardo alla manica a vento. Bisognerebbe atterrare dagli alberi in effetti. Ne discuti e lo concordi. La voce maliziosa di chi sa bene come voli, "se ce la fai a fermarti", ti sfida. Sei al tuo sospiro che ancora volteggia dopo il tuo decollo. Ci&ograve; che hai sbagliato prima ti aiuto adesso. Imposti una discesa a 180 km/h per raggiungere la quota di circuito. Inizi a rallentare al di sopra dei soliti laghetti, quelli di prima. Sei in circuito verso il tuo prossimo finale. Flap. Velocit&agrave;. Vai un pochino pi&ugrave; in l&agrave;. Si, ha ragione. Ultimo braccio, ora sei solo tu. Stai scendendo troppo e te lo fanno notare. Un po’ di motore, ondeggi un po’, fronteggi il vento, conquisti la linea ottimale. Ancora un po’ pi&ugrave; in su, mentre stai scendendo, gli alberi, via motore. Il silenzio improvviso dei pochi giri sopravvissuti ti esaltano. Sei vento nell’aria. Ti avvicini. Richiami. Un po’ troppo presto, dannazione. Non commetti errori per&ograve;. Aspetti tranquillo, lanci al cielo il tuo sguardo, hai toccato. Freni, frena, veloce! Avanzi spazio, &egrave; andata bene. Inverti la marcia lento e molto pi&ugrave; tranquillo, molto pi&ugrave; contento, con un pochino di amaro in bocca, evitando lievi colline di erba. Mentre controlli il percorso e la velocit&agrave; ripensi ad ogni istante e lo sai, devi chiederlo, ne hai bisogno. "Quanto mi hai aiutato". "No, niente, non ho fatto nulla". Sogghigni, non puoi farne a meno. Sole, grazie. Vibri della sua luce. A presto. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>06/03/2007 21.29.56</date>		
			</item>
		
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			<title><![CDATA[ Quasi impreparato... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29948 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ti accasci sul divano conquistandone le sembianze. Un invisibile raggio di sole ti colpisce in un occhio come una profonda vite. Vorresti bruciare. La mente ti decade perdendosi nel calore e in un solo flabello di respiro sei completamente cenere. La tua fantasia si assottiglia fino a non scorgere pi&ugrave; le potenzialit&agrave; del tuo nuovo stato. Un solo colpo d’aria e sei, contemporaneamente, qui e altrove. Il segno lasciato dal calore riporta questa semplice frase: "14:45 domenica". Un orario, un giorno, per te, un’emozione che ti ha colto quasi impreparato. Sei polvere sparpagliata nel cielo dei tuoi ricordi, dei tuoi studi di quanto hai appreso. Solo la speranza che possa avvenire realmente, nella calma di quanto ancora devi realizzare, ti permette di non rendere la tua permanenza volubile come l’attesa di una vista, che stai desiderando da ancor prima del piacere stesso. Sapendo che tutto i tuoi gesti, tutti i tuoi movimenti poi, saranno aggrappati alla concentrazione di voler far bene e che ancora dovrai attendere, per il piacere del puro volteggiare libero. Ma ogni piccolo sobbalzo oltre le ciglia della terra, ogni piccolo balzello tra le vesti delle nuvole, non &egrave; altro che un piccolissimo passo verso ci&ograve; che sembra cos&iacute; irraggiungibile. E un giorno, accadr&agrave;. E a leggerlo, quel giorno, diventer&agrave; un ricordo che ti ha emozionato e che ti avr&agrave; colto quasi impreparato, come oggi, nella mediocrit&agrave; del piacere di questo cielo plumbeo, la possibilit&agrave; ti a scosso scottandoti. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>01/03/2007 21.55.59</date>		
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			<item>
			<title><![CDATA[ E arrivi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29947 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Un leggero spicchio di luna, mi accompagna nel suo infinito cielo blu verso il tramonto affacciandosi alla sera di un giorno appena passato. Nel breve tragitto tra l’ufficio e la possibilit&agrave; di incontrare un tram decido di dedicarmi quindici minuti di passeggiata metropolitana. Accompagnato solo dai rumori degli ultimi scatti verso cena, senza ipod (dimenticato a casa, poi devo aggiornarlo, lo devo caricare, la batteria non regge molto, devo cambiare le cuffie), mi lascio trascinare tra ombre e luci che si vanno a posare lontane. Cio&egrave; che ti rimane &egrave; la perplessit&agrave; di una possibilit&agrave; che insegui nell’ inesauribile, come lo &egrave; il tuo sogno. Ricorrente desiderio che continua a rimbalzare fra te, il tuo subconscio e una realt&agrave; che a volte ti permette di sorridere. Trangugi un altro boccone di aria e un tram ti sorpassa sereno, lievemente illuminato, lasciandosi una scia di alternativa a pochi attimi di attesa prima della fatidica tua decisione. Continui a passeggiare, mani in tasca, borsa appesa alla tua schiena, aria non sana ma vivibile. Scopri come alcune semplici cose risultino difficili e quanto bisogna armarsi di pazienza prima di poter giocare con una soluzione. Un altro tram si propone come tuo inseguitore prima e come fuggitivo un secondo dopo. Ma &egrave; tardi, ormai hai abbandonato la strada principale e ti stai dedicando alle strette alternative che ti permettono di guadagnare qualche metro. Ma non c’&egrave; fretta, il tempo non ti &egrave; sfavorevole e puoi concedergli un po’ di tregua. Lo lasci scappare, sempre entro certi limiti, sapendo con quanto margine il tuo orologio, appositamente in anticipo, sta mentendo nel comunicarti che mancano pochi minuti alle diciannove. Tanto &egrave; ben altro quello a cui vai mirando, distante, osservando le punte dei tuoi piedi che affrontano un nuovo marciapiede di una nuova via comunque conosciuta. In effetti non &egrave; la prima volta che decidi di coinvolgerti in questo breve tour. Cerchi di porti alcuni interrogativi sul perch&eacute;, su quello che capita e se sia corretto poter immaginare o poter pensare. E arrivi. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>22/02/2007 13.51.11</date>		
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			<item>
			<title><![CDATA[ Ancora mai... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29946 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Sono giornate come quella di oggi che mi fa invidiare chi, anche solo per un istante, chi ha provato a catturare un angolo di cielo. E ne conosco. Sono in giornate nelle quali il cielo ad un certo punto ti mostra tutti i suoi aspetti migliori e in una danza lieve di trecentosessanta gradi di sguardo ti permette di scappare dal tramonto alla notte fonda e ad intuire come sar&agrave; l’alba di domani. Una vista infinita un calore abbagliante e un leggero e freddo venticello che ti solleticherebbe i piedi e i pedali. Sono momenti come quelli di questo pomeriggio che non fanno altro che aumentare la tua voglia di volare e nell’osservare stelle brillanti in movimento, non puoi far altro che sorridere pensando a chi lass&ugrave; condivide anche solo in parte il tuo stesso desiderio. Una piccola istanza di sogno rubata ai tuoi pensieri, per ogni fuggente sguardo a quante cose avresti potuto fare, dai controlli, ai test, al divertimento e a quanto altro ancora potresti desiderare. E mentre ne discuti con chi magari &egrave; attanagliato dalla nebbia, dal freddo o dai vari impegni, non puoi far altro che pensare, in giornate come queste dove tutto sembra non avere una fine, come con quel cielo anche chi ti &egrave; lontano sia in realt&agrave; sotto la tua mano tesa all’aria. Basterebbe solo diminuire l’incidenza delle tue braccia, aumentare un po’ la velocit&agrave; e consumare qualcosina in pi&ugrave;, ma tutto sarebbe li, e le distanza diventerebbero solo una piccola attesa. Prima che quello che ancora mai hai potuto fare ti venga rubato e finch&eacute; riuscirai a sognare, in giornate come queste, non potrai far altro che distarti e desiderare che il tuo sogno diventi una realt&agrave; costante. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>13/02/2007 21.01.34</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ La sublime pazzia... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29945 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Volare &egrave; tutta un´altra cosa. Volare, soltanto per volare, &egrave; quanto di pi&ugrave; straordinario possa capitare a un essere umano, ma ritengo sia la cosa pi&ugrave; difficile da spiegare a chi non &egrave; toccato da questa sublime pazzia. Questa forma di pazzia negli ultimi anni si &egrave; molto ridotta, specialmente tra i giovani che trovano altre attrazioni, anche se non pi&ugrave; buon mercato, e che sono pi&ugrave; pericolose dell´aeroplano. Passione ridotta, ma non finita: ci sono ancora, per fortuna, quelli che volano su ali di tela, quelli dei deltaplani, quelli che si gettano nel cielo con il paracadute, il parapendio, l´aliante e via dicendo. E quelli degli ultraleggeri. Tutte cose che non "servono", se non a vivere: e che fanno parte di quella dolce follia che &egrave; il volo per il volo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Francesco Giaculli, Editoriale Volare (Gennaio 2007) ]]></creator>
  			<date>16/01/2007 14.30.53</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ I tuoi difetti... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29944 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Da che sei pilota, e la cosa ti spaventa anche un po’, ti sei concesso di iniziare a scoprire una nuova geografia. Una realt&agrave; fatta di veloce apprendimento di riferimenti a terra, di rapidi sguardi alla ricerca di un mito conosciuto, di salti e balzelli con lo sguardo fisso sulla cartina, all’inseguimento dei nodi e di curve di piccole strade lunghe e noiose. Hai iniziato a comprendere la bellezza di un fiume e la fugace tenacia di una ferrovia, solitaria e tremendamente timida nell’erba della tua pianura. Hai cominciato a capire che lass&ugrave;, nel largo e accogliente cielo azzurro, i tempi sono ben diversi e le ragioni non ne seguono molto le bellezze. E’ cos&iacute; che, se un campo di volo non lo vedi da lontano, ti pu&ograve; capitare di passarci sopra senza che tu possa accorgertene ma questa volta, per fortuna, doveva essere giusto cos&iacute;. E allo stesso modo ti pu&ograve; anche capitare che dalla cartina alla realt&agrave;, tutta una grossa citt&agrave; ti sembri un’altra. E a furia di girarci intorno hai anche capito com’&egrave; facile perdersi. Per fortuna l’altro tuo “riporto”, raggiunto con una bella inversione ad U, lo trovi tutto sommato facilmente &egrave; che poi ti devi arrangiare ad accarezzarlo prima di andartene. Sabato il vento non era tranquillo, per niente. All’andata ti spingeva, al ritorno ti accucciavi per evitarlo, perch&eacute; trenta chilometri all’ora si fanno sentire e anche molto bene. Cos&iacute;, tra un colpo e l’altro, una correzione e la successiva, quello che dovevi fare lo hai fatto. Hai scoperto quanto sono belli i campi in autunno, quanto &egrave; sinuoso un fiume e quanta fatica si fa a navigarlo, quante macchine un ponte a pi&ugrave; arcate sopporta ogni giorno e quanta &egrave; grossa una vera citt&agrave;, a quanta foschia c’&egrave; all’orizzonte, anche quando il cielo sembra tutto blu. E nello stesso tempo sai quanta umilt&agrave; ci vuole, prima di poterti muovere cos&iacute; bene, prima di atterrare sempre molto corto. E non &egrave; forse la sfida pi&ugrave; bella del proprio io se non quella pi&ugrave; rischiosa che intraprendi? Ma, anche con il muso lungo di un volo che non ti offre il 100% del vero pilota, che con graziosa calma mostra tutti i tuoi difetti, non puoi fare a meno di ritenerti incredibilmente fortunato a strozzare cos&iacute; tanto in cos&iacute; poco tempo. Le lunghe decisioni e i rallegramenti sereni, arriveranno, come il sole la mattina della prossima sfida. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>16/10/2006 14.34.58</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E´ dunque questo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29943 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Il fumo grigio incandescente di un sigaro, sale tra il mio sguardo e il mio seguire scritte stampate su di un libro. Sto leggendo di voli e di combattimenti eroici antichi che hanno formato e segnato le nostra epoca passata. Vago il senso di quello che sto scoprendo si allontana dalla mia vista e il mio sguardo si posa sul cielo, e con il ricordo dei miei due voli solisti immagino di pianificare il mio prossimo volo. Intravedo tra i disegni ombrati di rosso delle nuvole, cartine, segni, indicazioni precise, punti di riferimento e il percorso che vorrei percorrere. Penso e studio al comportamento che l’aereo avr&agrave;, con due passeggeri, nella virata finale, nello stabilizzarsi contro il vento che vi sar&agrave;. Penso ad un nuovo campo volo a come "affrontarlo" a quale saranno le mie scelte e le mie decisioni. Dovr&ograve; ragionare ancora una volta differentemente rispetto alla precedente. E i calcoli si affossano tra le sensazioni che proverai e alle correzioni che continuerai a subire. Desti il piacere di come lo faresti affrontando il volo su di un bellissimo biplano bianco e blu a quello che potresti dire sia prima che alla fine del ronzio dell’elica contro l’aria. Confronti la pericolosit&agrave; e il candido piacere dell’aria con l’umilt&agrave; e la passione che vuoi tuffare nel volo. Potrai scegliere tu cosa andare a scoprire, fin dove spingerti e come festeggiare al rientro, e saprai gi&agrave; interpretare e "subire" il controllo che ancora ti serve, che ancora desideri. E’ dunque questo che significa saper volare, essere idoneo a pilotare? E’ questo il piacere che hai sempre sognato quando ascoltavi, scrutavi, desideravi e imparavi? E’ in questo modo che non smetterai mai di farlo? Confrontandoti con quel cielo che ora vedi arrendersi al peso di una calda giornata? Si, pensi che sia questo che il tuo mondo &egrave; cambiato che la tua vita &egrave; cambiata, accresciuta nel suo benessere di una possibilit&agrave; incredibile: volare. Ti bruciano le labbra e l’ultimo zampillo di cenere si arrende al fuoco che la sta consumando, spinta dalla stessa aria che respiri e che ti sosterr&agrave; nella sua anima e che, in fondo lo sai, ti protegger&agrave;. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>22/06/2006 22.07.48</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Incominciano a muoversi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29942 ]]></link>
			<description><![CDATA[ "Oggi facciamo qualcosa di divertente. Decolliamo come al solito e poi andiamo ad atterrare in un altro campo, qui vicino a Z. su una nuova pista. Decollo, virata solita a destra, anzi no, la facciamo ancora pi&ugrave; divertente, viriamo a sinistra e ti tieni prima della statale". E ancora all’aereo non ci sei arrivato, anzi, non ti sei neanche incamminato e gi&agrave; pensi a cosa potr&agrave; essere, soprattutto il presentarsi su un nuovo campo. "La pista di Z. &egrave; particolare, &egrave; un pochino pi&ugrave; corta ha degli alberi in testata ma di lato, noi ci arriviamo sopra, ti indico dov’&egrave; la manica a vento e decidi da dove atterrare. Ah, il circuito &egrave; come il nostro, sempre ad ovest della pista". Ora si, ci sei quasi sopra, al "tuo" aereo. Accarezzi il bordo d’attacco come al solito, prima di aprire lo sportello e di iniziare la procedura di avvio. Le tue sensazioni sono pi&ugrave; che piacevoli, e pi&ugrave; che diverse fra loro. Sono in completo disordine nella tua testa. E’ la prima volta che voli dopo quel giorno, quel primo passo che ti sei concesso verso quest’arte stupenda. E cos&iacute; che ti senti un po’ pi&ugrave; tranquillo, un po’ pi&ugrave; tranquillo. Sai che dopo il decollo avrai un minimo di tempo per volare un po’ di qua e di la, tra un citt&agrave; e verso un nuovo campo. Prima di pensare a tutto quello che ti serve per scendere sano e, oltretutto sai tutto quello che devi fare, e come lo devi fare, non bene, ma sai dove mettere le mani. Cinture allacciate inizi la procedura abbastanza rapidamente e le leve che dovrebbero seguire una certe sequenza, le muovi quasi al contrario: iniziamo alla grande. Metti in moto, in sostanza. Duemila giri e sei pronto per la prova magneti. Allineamento con la pista: "Buon Volo". Lo dici quasi convinto e aspetti ancora un secondo prima di partire. Decidi tu, pensi. Velocit&agrave; giusta stacchi le ruote, tieni di piede destro e tac…il sedile stacca indietro di una misura. Comodo cos&iacute; quasi sdraiato. Da un lato maledici quel sedile, dall’altro, poco dopo ti piacer&agrave;: "Invece che fare un touch-and-go ci fermiamo, cos&iacute; ti sistemi". Bene, pensi, un atterraggio completo su di una nuova pista, un altro decollo da un altro campo e poi il ritorno da mamma base. L’andata &egrave; un piacere, c’&egrave; vento ma ti piace sollazzarti pi&ugrave; alto del solito verso cieli che avevi esplorato quasi un anno fa, quando alla fine del tuo volo, il dolore sopraggiungeva rispetto al piacere. Trovi il campo, abbastanza semplicemente. Ci arrivi a velocit&agrave; di crociera piena, anche qualcosa di pi&ugrave;. Sei alto e decidi di scendere. Ad altezza di circuiti ci provi la prima volta. Niente da fare, sei ben alto e ti conviene andar via: "Allunga di un bel po’ il circuito, cos&iacute; ci arrivi tranquillamente". Esegui e fai tutto pi&ugrave; con calma e tutto a sensazioni. Ci sei, sei quasi gi&ugrave;, eviti l’albero a lato e scivoli nella pista. Ruote a terra, subito al freno. Manca ancora un po’ e sei gi&agrave; in totale rallentamento, quasi ti fermi. Ti allinei nuovamente e sistemi il sedile. Ora sei pi&ugrave; comodo e dovrebbe reggere: "e se succede ancora, magari non aggrappiamoci alla cloche". Tutti i tuoi campi, tutti i tuoi segni della terra sono altrove e quasi impossibili da seguire. Devi ritrovare la tua pista. Ed un mondo nuovo che devi imparare a conoscere. Cerchi dei riferimenti e li trovi a fatica. "Passiamo sopra la nostra pista, che incrociamo un amico, pi&ugrave; veloce e pi&ugrave; alto". La devi trovare. A fatica, calcoli e visualizzi la cartina che illustra il circuito standard per la testata 16. Finalmente l’illuminazione e la luce verde del suo manto ti si presenta e allora tutto diventa pi&ugrave; facile, diventa allegro e sereno e...solito. Incroci il missile che ti passa a 250 km/h poco pi&ugrave; sopra. E’ uno scintillio di un attimo. Il tempo ancora di un tocco dagli alberi, ben gestito dai, e poi la fine. Con l’ultimo atterraggio, la frenata tranquilla e la messa in hangar. Arresti l’elica e il silenzio ti avvolge e ti accorgi che hai fatto quasi tutto tu. Rilassato e per la prima volta, travolto dall’emozione di un vero volo. Ancora poco e piano piano i passi incominciano a muoversi. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>12/06/2006 21.28.13</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E&acute; il tuo destino... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29941 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Tutto si tranquillizza, tutto si calma, il cielo sembra diverso e tu sei cambiato, realmente. 
Come uno spettro colmo di sole, ti rivedi, mentre voli, solo, in un giro di campo completo, con i pensieri che si affannano veloci, per il tuo primo atterraggio completamente solo. Dopo averne fatti due con il tuo istruttore a fianco, poche parole significative, oltre le battute e il piacere del volare in se, prima della virata finale: "come ti vedi?", giusto a chiarirti le idee sulle scelte che da li a poco dovrai fare. Tocchi tranquillo e freni con decisione: "lascia stare tutto, che ci siamo". Ci siamo per cosa, pensi, eppure sai gi&agrave; in cuor tuo che dovrai provare, che oggi dovrai compiere un passo in pi&ugrave; verso il tuo cielo. Allineato a centro pista, le istruzioni che risuonano lievi nella tua testa. Il tuo sguardo sta gi&agrave; affogando nella tua mente. Prima un giro campo senza flap, provi l’allineamento...e ti immagini a dover scegliere cosa fare, a sentire cosa si prova ad essere un pilota per un secondo, a riflettere su quanto appreso...poi viri, prima delle case gialle, occhio all’altezza che deve essere quella corretta e riprendi il giro normale...cos&iacute; appeso su quelle ali che per molto tempo erano state pi&ugrave; che sicure e che ora dovrai imparare a calmare, se &egrave; il caso, a scuotere anche. Ti volti e ti vedi con un sorriso sereno e calmo, anche se un po’ teso. Cerchi occhi che ti rincuorano e sai di trovarli...in finale puoi arrivare a 85 perch&eacute; sei pi&ugrave; leggero. Io sono in fondo pista, se mi vedi che sbraccio vai via...sai che ci sari solo tu e, in fondo, non vedi l’ora. Lo sportello si apre e il vortice dell’elica al minimo invade la cabina. Hai ripetuto tutto per confermare: il primo giro, le virate e le velocit&agrave; e i parametri di discesa, quasi un qualcosa di professionale. Il tuo sorriso rimane sempre li e quello dell’istruttore anche. Con un inchino ti lascia alla pista. Pollice alzato e, o ti fermi adesso, o fra poco lo potrai raccontare. Tutta potenza, tieni il muso in centro pista governando il timone con il pedale destro, ottanta all’ora...sei in aria, preciso, con la velocit&agrave; indicata. Duecento piedi, via i flap, riduci motore, inizia la virata. Sali come un missile. Prima del controvento sei gi&agrave; alla quota di circuito. Non ascolti nessuna voce. Solo le tue idee. Chiudi la virata ti stabilizzi, lasci correre l’aereo e ti volti a destra: osservi la tua pista, attraverso l’ombra immaginaria di chi ti siede accanto e che invece regna nella tua testa con i consigli che ti ha sempre regalato. La pallina, non salire, occhio alla velocit&agrave;, come ti vedi. Pensi di poter battere le ali per salutare e questo &egrave; troppo. Sorridi, ti esalti, ti agiti, stai volando da solo, qualsiasi cosa l’aereo faccia non c’&egrave; niente oltre ai tuoi riflessi. Potresti virare stretto a destra e andartene a cercare un altro campo; salire; scendere, passare pi&ugrave; volte di qua e di l&agrave;. Ma sei concentrato ed &egrave; il tuo respiro che ti scuote. Il tuo sorriso rimane sempre li e, forse, si accentua anche. Primo giro. L’aereo &egrave; un altro modello con un altro motore con un nuovo pilota. Inquadri tempi e situazioni e prossimi suggerimenti. Te ne vai. Ora deve essere tutto preciso. Sei sempre solo. E gi&agrave; ringrazi gli occhi che ti hanno lanciato e che ora, un po’ in pensiero, ti seguono da terra. E gli occhi che ti hanno sempre incoraggiato e che ora, sai perfettamente, non ti lasciano per neanche un istante e che vorresti continuamente ricambiare. Gli occhi di chi fra un po’ sar&agrave; al tuo posto. Gli occhi di chi ci &egrave; gi&agrave; passato. Gli occhi di chi vola con te, in altri cieli e in altre situazioni. Gli occhi di chi &egrave; lontano e che non potrebbe mai pensare, a "quello che sarebbe potuto succedere". Gli occhi di chi non sa, neanche, quanto &egrave; incredibilmente fantastico. Grazie. E’ il tuo destino, ti ricorder&agrave; tua madre il giorno dopo, e non ci puoi fare niente. Sei altino, inizi la procedura di discesa immediatamente. Poi rimuginerai ai tuoi errori e a come rimediare. Ora lo devi portare gi&ugrave;. Ancora uno sguardo ai tuoi campi, al tuo sole, al tuo cielo. Non guardi mai pi&ugrave; li a destra. Ripeti nella tua intuizione quello che una volta ascoltavi. Tremilaequattro, dai piede, i flap, non sotto i novanta. Hai margine e sei comunque un po’ alto. Stai scendendo, l’allineamento &egrave; perfetto. Il respiro si affanna, la mente si chiude, le mani iniziano a stringere un poco, le gambe ad irrigidirsi, ce la fai, ce la stai facendo. Dio, stai volando! Motore non serve pi&ugrave;, guarda solo la pista, il tuo istruttore &egrave; la, grazie al cielo, immobile. Un’occhiata alla manica a vento, agitata, completamente. La spia del minimo si accende per un secondo. Tum, sei a terra! A tastoni cerchi la leva del freno, la pista ti sembra incredibilmente corta, non senti e non vedi quasi pi&ugrave; niente. Il Chicco si volta, e si allontana. Li non serve pi&ugrave;. Freni freni e ancora freni. Stai sfogando tutta l’adrenalina che hai accumulato. Scacci il microfono dalla tua bocca, vuoi aria, vuoi saltare, vuoi gridare. E a destra, al tuo fianco non c’&egrave; nessuno. Lasci i freni un secondo e riporti l’aereo a centro pista. Ormai la vista &egrave; completamente distaccata e autonoma, le pi&ugrave; disparate sensazioni invado il tuo corpo. Le mani tremano, le gambe pure. Fermi l’aereo come se lo avessi fatto milioni di volte. Prima la parte elettrica, navigatore, radio, impianto generale. Mano sulla manetta, via i contatti. Il mondo si spegne. Cerchi di sbloccare lo sportello e sembra un macino sul tuo braccio. Slacci la cintura. Il tuo sorriso rimane sempre li e questa volta, certo, &egrave; immenso e colmo di piacere e gioia. Ti aiutano ad aprire la porta. L’aria ti invade. La pista ti applaude, l’hai riconquistata. "Stai su, aspetta, riprenditi". Guardi e come un beota sorridi senza dire niente. Inizi a temere uno svenimento e ci starebbe pure. E’ tutta emozione &egrave; pura adrenalina. E’ quello che non riesci a descrivere, quello che hai sempre sognato, quello che ti sembra cos&iacute; normale ora. E’ un concetto. Tutto si tranquillizza, tutto si calma, ma lo sai bene. Hai volato, volato completamente da solo, volato con le tue idee, con la tua testa, con il tuo sapere. E lo hai fatto anche discretamente bene. Chi ti ha seguito si complimenta con te, urla, applausi, abbracci e strette di mani. "Complimenti", e mentre ti volti a ringraziare con il tuo volto tremante, l’emozione che gonfia le palpebre, intravedi quella striscia di terra da cui sei partito per la tua camminata verso il cielo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>31/05/2006 12.40.30</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Forse volerai... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29940 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Questo momento e quest´aereo non li dimenticherai mai pi&ugrave;. Forse volerai su potenti e velocissimi caccia, ma la prima volta da solo, con essi, non sar&agrave; la stessa cosa, perch&egrave; non sar&agrave; pi&ugrave; la prima volta. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Pilota, Fausto Bernardini ]]></creator>
  			<date>27/05/2006 20.01.07</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E sola catturi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29939 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Siccome luna<BR>
nella tarda notte<BR>
sorge<BR>
e il ciel gremito<BR>
di brillanti stelle<BR>
sbianca<BR>
e sola cattura lo sguardo ammaliato,<BR>
tu dal cuore cancelli altre stelle<BR>
e sola catturi il mio amore.<BR> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Oltre Le Nubi, Fernando Giancotti ]]></creator>
  			<date>26/05/2006 11.41.03</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Fino a qui... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29938 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Fino a qui tutto bene... ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>19/05/2006 16.57.08</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Solo a pensarci... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29937 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E´ la coscienza del fatto, dell´avvenimento del pensiero e del gesto. E´ la presa di accorgersi di esserci di volerlo o del semplice accaduto. Di quello che succede, di quello che poteva e di quello che accadr&agrave;. Che ti sconvolge. A volte ti fa soffrire quando capita, ci stai male e ti logori lentamente. Altre volte &egrave; una sorpresa che raggela il sangue. Con un fiume di erba da nuotare ovunque, di fronte al tuo sguardo non ci pensi. Immagini solo quello che sarebbe. Se quel buffetto di vento in coda, nel finale prescelto per il volo solista, non ci fosse stato. Sguardi ti avrebbero seguito. E uno, in particolare, pi&ugrave; di tutti. Con l´apprensione di chi lascia una parte di se libera di esprimersi. Ti avrebbero osservato. Solo in una cabina larga giusto per due. A volteggiare in un cielo che sarebbe stato tuo e unicamente del tuo vento. E i tuoi pensieri minacciosi di preoccupazioni ti avrebbero accompagnato fino alla prova dell’ultima virata, sapendo che tutto si inizia a consumare molto prima, altezza, velocit&agrave;, assetto, come nuvole che accompagnano un temporale carico di nero. E non puoi far altro che immaginarlo cos&iacute;, impegnato tra i muscoli e i nervi del tuo corpo fino alla fine. Intanto decolli e fai un solito giro, dalle piante, ma questa volta ci fermiamo. E la cosa non ti sconvolge pi&ugrave; di tanto, punti le loro cime, gi&ugrave; i flap giochi un po’ con il motore, un richiamo all’ultimo, devi ancora prendere le misure. Gi&ugrave;, novanta allora e a terra sembri un fulmine quasi imprudente. Veleggi a pelo di un’erba liscia come acqua. E sei quasi fermo, alla piante laggi&ugrave;. Cento metri abbondanti prima della testata opposta. Ritorni a centro pista, con i tuoi dieci quindici all’ora e ridi e scherzi con il tuo istruttore. Sempre concentrato sistemi i flap allarghi un po’ e sei ancora pronto. Stessa partenza stesso giro. Senza tensioni nella mano, senza il calore del tuo corpo che si affatica. Deciso e tranquillo. Un po’ altino, aggiusti, sei preciso. L’hai buttato gi&ugrave; in picchiata. Freni freni freni. Maledetta pianta si avvicina. Inizi a ridere perch&eacute; sai che andrai un po’ oltre. E’ una cabina simpatica oggi. Serena, come il cielo che inizia a imbrunire leggermente con le nuvole tirate a lucido distese per addolcirsi per la notte. Il sole ti ha gi&agrave; salutato. Oggi non ha bisogno di curarti oltre. Ti riprometti che al prossimo la pianta ne avr&agrave; da correre per arrivare prima di te. Siamo pronti. Si andiamo, quando vuoi. Stacco ancora da terra. Quasi inizio a parlare mentre tengo i cento con pi&ugrave; di cinque metri al secondo. Regolo un po’ la potenza. Viro, chiudo sul laghetto, mi lascio la Casa rossa oltre la semiala destra. La radio continua a ronzare di aerei che da lontano si fanno vicini. Di amici che controllano il traffico che fra poco incontreremo. Sei gi&agrave; quasi allineato e non hai bisogno di niente. Nulla. Potrebbe fermarsi il mondo intero. E saresti completamente immerso in una lunga ombra azzurra striata di bianco dove puoi tu, questa volta, abbandonarti tutto alle spalle. Oltre i piani di coda. Oltre il timone. Oltre la tua scia che invade il piacere dell’aria. Prendi, quasi, quelle maledette cime. Sorridi. Si, si, sorridi e senti l’imprecazione fatta sospiro al tuo fianco. Sorridi ancore un pochino di pi&ugrave;. Se gi&agrave; a terra e la frenata ti diverte. E la pianta. Gi&agrave; la pianta? E’ lontana, povera lei. Sola soletta oltre la manica a vento oltre i suoi ciuffi bianchi in fiore oltre la tua elica che rallenta. Un’inversione a U, e poi diretti all’hangar. Ci riproviamo sabato, cos&iacute; preserviamo ancora un quindici minuti di volo, per provarlo, quel benedetto salto. Tempo fa era quello di iniziare, di impegnarsi, di giocarci. Oggi &egrave; quello di confrontarsi, di arrendersi, di accettare. Di volere. Tolti i contatti. Sospiri, come sempre. Quasi a voler realizzare la tua stanchezza. E sorprendi. Perch&eacute; non c’&egrave; n&eacute; bisogno. E’ quasi diventata tradizione. Te ne accorgi mentre con filosofia scherzi sullo sdrammatizzante gesto. Ormai ci sei quasi abituato. Prendi tutto e ti organizzi. Tubo di Pitot lasciato al suo riposo. Fra poco riderai, scherzerai ti prenderanno in giro e mangerai qualcosa. E con la mente volerai ancora, sempre, di pi&ugrave;. Con i gesti. Con gli occhi. Con i riflessi. Con il tuo corpo che ancora si muove in preda al tepore della terra. Domani ne ripenserai, ne scriverai ne racconterai. Non vorrai mai smettere. Perch&eacute;, solo a pensarci. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/05/2006 21.27.16</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ancora brilla forte... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29936 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Alle 19:45, quando la maggior parte della gente rientra a casa, magari dopo l’ufficio o dopo un giro di svago o dopo un impegno, pensa che il sole stia gi&agrave; tramontando o che "stia gi&agrave; facendo buio". A quell’ora, invece, dopo aver decollato e aver allineato l’aereo a 500 piedi di altezza oltre l’orizzonte, il sole, ancora brilla forte. Il suo tenebroso arancione penetra fin dentro gli occhi, ma senza fastidio, si lascia guardare. Velato da piccole lunghe nuvole, pone la sua ultima carezza sul terreno che sorvoli. I rigoli e le risaie, colme d’acqua, sfavillano tra il bianco della purezza e il canarino tepore della sera. La penultima lezione, a pensarci, ha mostrato al pilota quello che servir&agrave; poi per il volo da solista. Solide frenate con l’aereo in centro pista; avvicinamenti da sistemare per non arrivare corto o troppo lungo e richiamata, se dovesse essercene il caso, perch&eacute; saremmo troppo al limite. Tutte le volte, per un totale di quattro consecutive, ci si alzava, si salutava il paese in cui risiede il campo, ci si affacciava al sole e gli si voltava le spalle, oltre una piccola frazione, tenendo quel grumo di case come centro del proprio raggio di virata. Fino al campanile, che puntiamo per affrontare il sottovento. Solito giro, solita corsa. Non sotto i 90, un pizzico di motore per superare la testata, raddrizza l’elica con un colpo di piede sinistro, tienilo livellato e fallo appoggiare: gi&ugrave; il ruotino, mano sul freno, progressione, fino a lasciarlo correre sul prato in tranquillit&agrave; per portarsi ancora in testata prima di ripartire. Flap corretti, uno sguardo dietro, una strizzata d’occhio al sole che si sta silenziosamente per sopire, arriver&ograve; fra poco. Tutto motore, alleggerisci il ruotino, piede destro, un balzello e sei per aria, pi&ugrave; piede destro e tieni la velocit&agrave;. Duecento piedi, via i flap e riduci motore a 5000 giri. Sei gi&agrave; in virata. Sto arrivando, gli dici. Scaldami ancora una volta, poi, giuro, metto i piedi a terra. E sai, che stai mentendo. Ci passerai a mendicare questa bugia almeno altre tre volte. Ma ti sorride e ci scherza. Fino alle 20:30, potrai startene in giro, poi riposeremo. Hai gi&agrave; superato quel groviglio di case, un’occhiata a sinistra e butti gi&ugrave; l’ala seguendo la strada e una macchina che vi corre sopra. Attento con il piede, non scendere e non salire. Coordinati bene. Il campanile, il solito, arriva fra poco. Uno sguardo rapido alla pista in erba che verde ti aspetta. Solito giro, solita corsa. Questa volta sei giusto, solo un po’ in anticipo sulla virata e plani in scivolata. Ma non ti pesa molto. Ti sistemerai prima di toccare. Il freno, il freno, tanto ormai sei gi&ugrave;. In meno di 100 metri, pensi, puoi gi&agrave; essere tranquillo e dedicarti al prossimo decollo. Su i flap fino 15 gradi. Apriti un po’ a destra nell’erba alta, poi tutto a sinistra. Di nuovo al centro, di nuovo con lo sguardo verso sud, di nuovo con una promessa al sole non mantenuta. "Buon volo". Il motore arranca bene oltre i 5500 giri e il tuo controllo questa volta &egrave; un pi&ugrave; preciso. Stacchi bene da terra e il suono del motore ti pervade ovunque. I riflessi si fanno sempre pi&ugrave; intensi. Sempre pi&ugrave; freddi e pungenti, ma sempre coccolati da un morbide tepore. Tutto si allunga; le ombre, la calma, le nuvole, i venti e l’orizzonte. Eccoti di nuovo con la tua bugia. Il tuo istruttore guarda altrove e tu prendi un minimo di iniziativa. Ti accorgi di affinarti ad ogni passaggio. Pi&ugrave; vicino al paese di qui, pi&ugrave; precisa la virata per il circuito, pi&ugrave; stabile la tua discesa. Per l’ultimo atterraggio sembri tranquillo. Azzardi una battuta a 50 metri dalla testata che stai mirando: "no, i full flap non li metto, non mi servono". Ti vanti perch&eacute; sei preciso e in un secondo sei a terra, gi&agrave; con i freni che premono contro le ruote che seguono il centro della pista. Potresti fermarti prima della manica a vento, e il tutto si scatena in una risata, quando compiaciuti vi guardate, tu, l’istruttore e il sole, prima di gridare: "ma si, lasciamolo andare cos&iacute;", dedicandoti alla prossimo hangaraggio e con la soddisfazione tra le mani e nella mente, palesata poi dall’incoraggiamento del Chicco ad elica ferma: "direi che ci siamo, no?". Un po’ presuntuoso, come capita a tutti, accenni ad un "si..." prima di scendere e riderne felice. Una telefonata, come &egrave; andato il volo, si molto bene grazie. Carezzi un’ala e attendi domenica. In macchina, saluti ancora il sole; ci vediamo, riposati, oggi te lo sei meritato. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>03/05/2006 12.41.39</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Comandi sulle ali... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29935 ]]></link>
			<description><![CDATA[ La frase l´hai letta qualche giorno fa, dopo aver riempito i tuoi occhi di un Tiger Moth giallo magnifico. Ti &egrave; basta scorrerla una volta sola e adesso, continua a risuonare come una campana nella tua testa. Ad ogni passo, ad ogni emozione, ad ogni volo e per tutto il tuo volo. Terz’ultima lezione, e domani si replica. E quella strana sensazione la inizi a comprendere bene. Parlando con un altro Pilota, il fatto che lui affermi, fresco di esame, "nel volo solista poi, comprendi tutto e tutto torna utile", non fa altro che aumentare quel tuo desiderio cos&iacute; strano, cos&iacute; ragionevolmente passionale. E si, perch&eacute; ieri vi siete persi un bello spettacolo. Un volo in silenzio, poche le correzioni, nessun suggerimento e qualche foglia strappata nell’ultimo atterraggio, il primo, all’arresto, superando quelle fastidiosissime piante che ormai, hai imparato a superare nel modo giusto. Le sorvoli piano, scendo di poco e non appena parli con i pi&ugrave; alti rami, stacchi motore, completamente e ti lanci nella planata di sosta. Dolce le due richiamante, mentre raddrizzi il vertice dell’elica e giochi con i comandi sulle ali, un primo tocco, leggero e poi il vento che si placa, il freno che fa presa sulla ruote, l’erba che contrasta e si fa domare, fino alla prima inversione, a fondo pista, con ancora almeno cento metri di fuga, per tornare alla tua partenza. Ora, sapendo che nel tramonto di domani, proverai ancor di pi&ugrave; a gestire il dolore al braccio, la tensione della stretta presa della mano, il calore della concentrazione e di placare, quell’immensa gioia che ti avrebbe spinto ad abbracciare il mezzo, a soffiare sul prato, a tuffarti ancora in quel cielo che ami. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>24/04/2006 12.44.26</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Un nuovo volo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29934 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono emozioni che sono impossibili da descrivere e, ancor di pi&ugrave;, da comprendere. Come vedere qualche oggetto, animato oppure no, che rimandino direttamente a qualche fantasia o, ancor di pi&ugrave;, alla storia, all’amore, all’avventura e alla pura passione. E’ inutile cercare di trasmetterle, certe sensazioni, forse, solo guardandosi, mentre si gioca con esse, si trova il giusto concetto che andrebbe tramandato. Forse, osservando il lucente calore dei propri occhi intento ai particolari, si pu&ograve; carpire quel segreto che ci spinge sempre pi&ugrave; in avanti e forse, che ci regala il coraggio, o la pazzia di affrontar ogni volta il salto per un nuovo volo. Sar&agrave; quello, sar&agrave; che avrei potuto volare, sar&agrave; che avrei potuto cimentarmi in mille altre faccende diverse, ma stare li, davanti a due incredibili aeromobili, paralizzato, estasiato, emozionato, davvero, non ha prezzo. Neanche la fatica della levataccia presto alla mattina, del traffico al ritorno e di una testa scottata dal sole. Niente. Solo un sentimento pi&ugrave; grande mi avrebbe fermato. Solo uno. Ma nel suo mutismo, mi sono lasciato trasportare, alla corsa per raggiungere il campo di volo, all’emozione e alla sorpresa, non appena giunto a toccarli. Che tutto quanto, sarebbe valso anche per vederli li fermi. Osservarli nel cielo, contro il sole, capirne la maneggevolezza e il romanticismo dei movimenti, ha riempito il mio tempo. Non sentivo nulla, non vedevo niente altro. Seguivo solo ed esclusivamente le cinque ali che danzavano nel cielo. Cinque ali per due aerei, un triplano del tempo e di un asso, e un biplano, stupendo, il pi&ugrave; bello al mondo. I loro colori, rosso intenso con grosse croci nere, giallo con stemmi blu a ricordare la sua memoria. Controsole, ad inseguirsi, affiancati, di fronte al pubblico. Uno spettacolo commovente. E con la memoria a distese di pagine di racconti su ciascuno di esso, su i suoi piloti, sulle loro avventure. Una magia resa ancor pi&ugrave; speciale dal reale cielo che le avvolgeva, dal reale rumore che si ascoltava, dalle reali scie che disegnavano. Neanche la forza della paura o del probabile fato spaventa certi piloti, certe persone, certa "gente" che con l’elica, ci &egrave; nata. Grazie ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>19/04/2006 16.23.41</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Dal cielo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29933 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Un uomo che volava realmente, ci lascia...
<BR><BR>
<a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/03_Marzo/26/deltaplano.shtml" class="testo" target="_new"><span class="testo">Angelo D´Arrigo</SPAN></A>
<BR> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>27/03/2006 9.01.58</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Nel tempo del buio... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29932 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Vai a correre nel tempo del buio, quando le luci sfuggono veloci per tornare a casa e non ti rimane che ascoltare la loro aria mossa e l’ondata che ti investe conseguente. Rimane il tuo respiro, il tuo affanno e la voglia che ti spinge a dirti, un altro giro, almeno. Le mani colme di tagli, che sanguinano, senza un motivo apparente. Coperte da fini guanti, pulsano, fremono, soffrono ad ogni balzello. Voglia di immergerle nella poca neve ghiacciata ai bordi della strada, alla ricerca del freddo, sapendo che ne &egrave;, forse, la causa e la situazione non far&agrave; che peggiorare. Cerchi di concentrarti meglio. I battiti, il respiro, i passi: la corsa. Il luogo pi&ugrave; bello dove poter pensare, riflettere soffrire e piangere, distendendo la schiena, &egrave; nel procedimento meccanico e ripetitivo e senza strappi delle mie gambe, delle mie braccia e della mia testa. Voli, immediatamente. E la pioggia di questa mattina non fa altro che distruggere tutte le speranze che, per tanto tempo, avevi pian piano coltivato nelle tue ipotesi. Ripassi velocemente le manovre, riaffiori la sensazione di tensione nel tuo braccio, respiri e ascolti, sapori e rumori che quasi ti sembrano famigliari. Come se fosse la prima volta, sempre. Come ad ogni corsa, ad ogni partenza. Torni in te, velocemente perch&eacute; &egrave; concluso un giro. Segni il tempo, controlli i battiti, ascolti il respiro, provi i tuoi passi: continui a correre. Lo sguardo non si muove, se non oltre l’obiettivo da li a cento metri, come nel finale, quando fissi la pianta alta, che devi sfuggire lasciandola a sinistra, socchiudendo gli occhi sul punto di contatto. La testa &egrave; il tuo moto, il tuo corpo le esegue. Un rettilineo, una striscia di erba, osservi il tuo orizzonte, passo su passo, come un tamburo, regolare, ciclico. E vedi. Un altro corridore, un altro pazzo che affronta il grado nell’aria che regge appena il ghiaccio a terra. Tu da una parte, lui dall’altra, entrambi contro il senso di marcia delle automobili. Vireresti a destra e lasceresti il campo, pensi in un istante, questo &egrave; il “galateo” regolamentato dell’aria. Qui, per strada, con la gravit&agrave; che vince, istintivamente ti prepari a salutare, come se fosse un rito. La mano tesa e aperta, per farsi vedere. Nessun suono, costa fatica e magari non pu&ograve; ascoltare. Al fianco, nella nostra tranquilla velocit&agrave;, ci si saluta. Chino la testa. In segno di rispetto e ammirazione: ce ne vuole ad uscire alla sera con questo bel clima. Lo devi proprio ammettere, per primo a te stesso. L’istante successivo la corsa aumenta, si intensifica, colma della sfida appena incontrata, senza senso. Finch&eacute; la ragione non abbia la meglio i battiti saliranno, aumentando la velocit&agrave; con cui i tuoi occhi fendono l’aria. Tornata la calma della routine dell’allenamento, tornano i dolori alla mani, il sangue, l’affanno e le prime avvisaglie dai piedi. Schegge tra le dita a cui non devi badare. Sembra tutto cos&iacute; atroce, cos&iacute; devastante, cos&iacute; incontrollabile e irrimediabilmente perduto. A volte, potendo, dovresti stringere i denti &egrave; vero. Ma ancor meglio &egrave; concentrarsi maggiormente. Come prima di una riattaccata o mentre viri per l’allineamento conclusivo. Serri gli occhi e segni infrangono la pelle fredda coperta da un cappellino di lana. Un altro giro. Un altro giro. Un altro circuito. Una nuova virata. Altri pensieri, altri momenti, altri sospiri, che continui, costantemente, a respirare. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>16/02/2006 11.48.04</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Fino al decollo sucessivo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29931 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Chi poteva farmi del male qui? Nessuno! Il fatto di non sapere pi&ugrave; dove mi trovassi mi era assolutamente indifferente, per cui fu veramente triste quando il pilota espresse l´opinione che fosse ora di atterrare. Se fosse stato per me, mi sarei subito alzato in volo un´altra volta. E non avevo provato alcuna sensazione di malessere come la si prova, a esempio, sull´altalena. Detto per inciso, le celebri altalene americane mi sono veramente antipatiche. Su di esse ci si sente malsicuri, mentre a bordo dell´aereo si ha una sensazione di totale sicurezza. Si resta tranquillamente seduti sul proprio sedile. Qualsiasi capogiro &egrave; escluso. Non esiste uomo al quale sia mai venuto il capogiro a bordo di un aereo. Antipatica invece era la sensazione di fendere a tale velocit&agrave; l´aria, soprattutto in seguito, quando l´aereo, scendendo, picchi&ograve; con il muso e il motore si spense, per cui ci fu un´improvvisa enorme calma. Mi aggrapai di nuovo spasmodicamente alla carlinga e pensai, naturalmente: "Adesso precipitiamo!" Tutto si risolse, invece, in maniera ovvia e naturale, anche l´atterraggio, nel momento in cui toccammo di nuovo il suolo. Tutto fu cos&iacute; semplice da escludere in maniera assoluta qualsiasi sensazione di paura. Ero al colmo dell´entusiasmo e sarei stato contento di trascorrere l´intera giornata a bordo dell´aereo. Mi misi a contare le ore fino al decollo successivo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Io sono Il Barone Rosso, Manfred von Richthofen, EditorialeDomus ]]></creator>
  			<date>13/02/2006 20.32.49</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sms #1 ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29930 ]]></link>
			<description><![CDATA[ 1 buon atterraggio &egrave; quello in cui lasci l´aereo sulle tue gambe. Un grande atterraggio &egrave; quello in cui puoi utilizzare l´aereo un´altra volta. Buon 2006! ]]></description>
			<creator><![CDATA[ C., Flight Instructor ]]></creator>
  			<date>03/01/2006 10.38.46</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Cos&iacute;, cos&iacute;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29929 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Scrivi una e-mail al tuo istruttore di volo. Chiedi come sta il campo, come se fosse una persona, come se fosse vivo. E chiedi se si riesce a volare. Il tuo istruttore di volo ti risponde, <I>cos&iacute; cos&iacute;</I>, come se fosse una persona, come se fosse vivo. <I>Ma si pu&ograve; volare: ti faccio fare l´ultimo volo dell´anno, poi chiudo per ferie invernali. Ore 16.00 si decolla.</I> E niente altro, neanche la possibilit&agrave; che la meteo sia una schifezza, che nevichi, che non si veda a pi&ugrave; di un metro, che piova, che vi sia un vento da bora triestina, che vi sia una eclissi di sole che accechi la luce del mondo, niente, pu&ograve; distogliere la tua mente dal momento in cui perderai qualsiasi ragione in favore del cielo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>22/12/2005 16.44.57</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ I Belive I Can Fly... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29928 ]]></link>
			<description><![CDATA[ I used to think that I could not go on<BR>
And life was nothing but an awful song<BR>
But now I know the meaning of true love<BR>
I´m leaning on the everlasting arms<BR>
<BR><BR>
Chorus<BR>
If I can see it, then I can do it<BR>
If I just believe it, there´s nothing to it<BR>
I believe I can fly<BR>
I believe I can touch the sky<BR>
I think about it every night and day<BR>
Spread my wings and fly away<BR>
I believe I can soar<BR>
I see me running through that open door<BR>
I believe I can fly<BR>
I believe I can fly<BR>
I believe I can fly<BR>
<BR><BR>
See I was on the verge of breaking down<BR>
Sometimes silence, it can seem so loud<BR>
There are miracles in life I must achieve<BR>
But first I know it starts inside of me<BR>
<BR><BR>
Chorus ]]></description>
			<creator><![CDATA[ R. Kelly - Space Jam OST ]]></creator>
  			<date>09/12/2005 14.19.03</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ A Little Boy´s Dream ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29927 ]]></link>
			<description><![CDATA[ <DIV Align="Center">
"Tommy, what do you wanto to be<BR>
when you grow up?" the teacher asked<BR>
her daydream boy.<BR>
"I want to fly airplanes, ma´am.<BR>
I´ve loved them since I was three.<BR>
I drew my Grandam a picture of one...<BR>
just ask my brother Lee".<BR>
And the teacher smiled<BR>
and called on the next child,<BR>
keeping her thoughts to herself.<BR>
"What foolishness, to act like a bird!<BR>
Won´t that little boy come down to earth".
<BR><BR>
But Tommy grew up<BR>
with his dreams trailing hime<BR>
high into the sky.<BR>
He flies fighters for America,<BR>
so his countrymen won´t have to die.<BR>
They don´t call him Tommy anymore<BR>
when the canopy clamps shut<BR>
and the jet engine roar.<BR>
But when he checks his six<BR>
and grips the stick<BR>
and looks in the rear-view mirror,<BR>
on the face of his helmet visor-<BR>
The fighter pilot can see<BR>
the distant daydream boy<BR>
who´d wanted to fly<BR>
sin he was three.
</DIV> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Kathleen M. Rodgers ]]></creator>
  			<date>29/11/2005 9.23.00</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sia ancora quel cielo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29926 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Da quanto tempo non volavi. Tre settimane. E ti mancava. Cazzo se ti mancava. Soprattutto adesso, che sei pi&ugrave; controllore che controllato, adesso che sei pi&ugrave; dominante che dominato. Ma con l’aria non si scherza e di errori ve ne sono sempre e sempre tutto &egrave; pronto per divenire uno sbaglio. Ma sei in aria, sei nell’aria, sei aria, e non importa nulla. La tua mente si perde nella maestosit&agrave; di un bel cielo azzurro, finalmente, nei ricami di un terreno ben tenuto, nel riverbero leggero di un laghetto, nel volo perfetto di un airone bianco che scherza sotto di te. E quando in quell’ultimo giro, prima di portarlo gi&ugrave;, rivolgi il tuo moto verso il sole, voltando gli occhi ad ovest, scopri un tramonto che ha dell’incredibile. Rosso come il fuoco e tenero come la nuvola che lo attraversa. E capisci cos&iacute;, perch&eacute; puoi emozionarti ascoltando una canzone di tre minuti. E una voce in sottofondo nelle tue orecchie sembra istruirti su cosa dovresti fare, ma non la stai ascoltando perch&eacute;, quasi in automatico, procedi seguendo quel filo di sensazioni che ti legano alla bellezza di poter essere li, alla fortuna che questo stia capitando. E come te fra qualche minuto, il sole sta andando a cadere su un prato freddo e incolto, segnato da rivoli di altre tenerezze. E mentre stai attento, mentre cerchi di essere il pi&ugrave; preciso possibile, di recuperare il massimo della tua concentrazione, ti abbandoni alla sensazione di quel soffice tocco che stai imparando ad offrire, proprio come il sole ha imparato a farti parlare e guardare per cos&iacute; tanto tempo. Stancamente il braccio si concede a quest’ultima planata verso terra. Ora quel dolce calore che hai fronteggiato con degli occhiali scuri &egrave; alle tue spalle. Lo ritroverai ancora una volta, mentre dipinger&agrave; lunghe ombre sulla prospettiva di un campo che devi solleticare con delicatezza. E mentre senti quel piccolo barlume di luce colpirti ancora, debole e flebile nella sua romantica morte, sembri una piuma, un soffio, un’armonica del vento che canta in silenzio. Lo lasci andare e sei gi&agrave; praticamente fermo, con il tuo tempo che &egrave; scaduto, con il tuo cielo che si colora di blu, con il pensiero che ti scappa lontano e sempre un po’ pi&ugrave; in alto della tua testa. Saluti e non fai altro che ripensare, rimuginare, immaginare, sperare e aspettare che sia ancora quel tempo, che sia ancora quel cielo, che sia ancora quell’aria, che sia ancora quel saluto. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>21/11/2005 9.41.48</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Oltre la finestra... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29925 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Guardo oltre la finestra. Il cielo azzurro, sta tramontando e piccoli tratti rossi, vanno a pennellare graffi che si insinuano sulle nuvoli che giocano con l’aria. L’intensit&agrave; del sole a volte cresce a volte si arrende alle nubi che incombono al suo fronte. Ripenso cos&iacute;, triste, alla giornata di ieri e alla lezione sfumata in mille gocce di pioggia. Ripenso che se fosse oggi, molto probabilmente farei in tempo a fronteggiare questo tramonto con un paio di occhiali da sole. Ripenso all’inizio del volo, il riscaldamento del motore, il controllo dei contatti, l’allineamento e la partenza. E subito, penso a quando spengo i motori e a quel sospiro che, anche concentrandomi, non riesco ad evitare. Una rassegnazione mista a gioia e a felicit&agrave; del mio corpo che vibra dentro di me. Ripenso al momento prima di "dare tutta manetta". Quei due o tre secondi prima, in cui quasi trattengo il fiato. In cui la mia mente, l’unica cosa a cui non dovrebbe pensare &egrave;: ora volo. L’agitazione che mi scuote lo stomaco, l’emozione di essere da solo a fronteggiare un distacco che profuma di quasi primordiale. Le gambe che si fanno pi&ugrave; forti. La presa delle mie mani sempre pi&ugrave; serrata sui comandi. E’ un attimo nascosto da eternit&agrave;. Gioia, dolore, concentrazione, preoccupazione, benessere, ansia. C’&egrave; davvero di tutto. E in un solo secondo, prima di tenere l’aereo al centro, alleggerire un po’ il muso, guardare velocemente la velocit&agrave; giusta per staccare, mi agito. Ed &egrave; stupendo pensarci, immaginarlo, sognarlo, nell’attesa di poter vedere, questo infinito tramonto un po’ pi&ugrave; a lungo, rispetto ad ora, attraverso un vetro, mentre si va spegnendo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/11/2005 16.46.36</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sorprese di un cielo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29924 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E’ diventato cos&iacute; naturale parlare di volo? Ora non fa pi&ugrave; notizia, non &egrave; pi&ugrave; un avvenimento (fatto salvo crisi meteorologiche del nostro cielo). E’ un "qualcosa"... tu la chiami magia, qualcuno la chiama pazzia… che ti scorre al tuo interno. Voli per il piacere di volare, anche se stai imparando, anche se non potresti permettertelo. Voli permettendoti di provare, di costruirti un tuo metodo, un tuo stile. Vieni corretto e le urla dell’istruttore nelle cuffie fanno ancora pi&ugrave; male… quando sei lass&ugrave;, quasi non sei. Una virata normalissima, dopo un buon tentativo di atterraggio e una riattaccata abbastanza precisa e ti perdi. Concentri la tua testa sulla velocit&agrave; indicata. La tieni incollata a centodieci, come da istruzioni: e ti dimentichi di guardare in quanto poco tempo arrivi a duecento piedi dove, normalmente, via i flap, via motore fino a cinquemila giri. Ti desti, ti sistemi e continui a focalizzarti su qualcos’altro di nuovo e di cos&iacute; affascinante. Fuori non c’&egrave; nulla. La foschia bassa scorre senza sosta fino all’orizzonte lasciando ad un’idea antica il mondo, tutto piatto. La pallina, oggi basta che tu sia seduto un po’ male, e non star&agrave; mai ferma. La distanza dalla cascina rossa da evitare &egrave; buona e ti prepari a tutta la tua procedura di atterraggio. Via motore: sospiri, il tuo mezzo non si &egrave; mosso, non un solo millimetro di imbardata. E si che hai tolto quasi duemila giri in un secondo. Niente. Ti concedi il lusso di impostare la virata come ti pare, tanto sembri il padrone dell’universo, perch&eacute; il tuo universo, sono le tue mani, i tuoi occhi, la tua testa che con loro governano le tue ali. Tue. Tralasci l’istinto di non voler pi&ugrave; scendere e di perderti in quella foschia. Sarebbe matematico, primo o poi non avresti nessun riferimento e ti perderesti dissolvendoti come nebbia che &egrave; quasi pioggia come in una strana mattina di inizio novembre. Prosegui e cerchi la pista, una striscia di quattrocento metri di erba florida ad intuito. Ci sei, si ci sei anche se alto. Allora scegli, ora mi butto in picchiata e rasenti quelle maledette piante che, non ci fossero, con quel finale, ti divertiresti a toccare il prima possibile. Via, un altro giro. E sei di nuovo per aria con i tuoi pensieri che sovrastano qualsiasi richiesta di concentrazione. Eppure non stai pensando, perch&eacute; &egrave; il tuo pensiero stesso, quello che stai pilotando. Ti rendi conto che quello che stai facendo &egrave; quello che molte volte, in notti in cui dormire &egrave; impossibile, in cui non vuoi chiudere occhio, hai avvolto della tua pi&ugrave; spiccia fantasia creandola come fosse un film. Uno splendido film che ora si sta srotolando sotto le tue mani, sotto la forza dei tuoi piedi, che senti con il bacino, quando un buffettino di vento ti sposta. E cos&iacute;, ti commuovi, realmente. Senti in te qualcosa che lentamente scivola ovunque. Freme scalpita e ti da ancora pi&ugrave; forze. Come se l’arrivo lo vedessi e quella fosse la tua prima maratona. Poi sai, quanti metri sono, quanto manca, quanto &egrave; rischioso. Ma non puoi farne a meno, non puoi non pensarci, non puoi smettere, non puoi. Non puoi perch&eacute;, in treno, quando tutto questo lo scrivi guardando un monitor segnato, come una lacrima sul lato, quello che desideri sopra ogni costo, sarebbe essere in cielo. Perderti, in quel manto nero che ora si presenta molto presto, anche senza vedere niente, anche senza poter controllare nulla, ad occhi chiusi piuttosto, ascoltando la voce di una serie di colpi che sostengono dignitosamente la sfortuna di essere pi&ugrave; pesante dell’aria. E mentre ci pensi, trovi almeno tre perfetti, incredibili, pazzeschi motivi: non pensi, sei aria come aria &egrave; quella che ti concede l’onore del volo; non smetti di sorridere, mai, neanche quando ti spaventi, quando ti sgridano, quando non quadra, in quella stupenda sfera in cui ti puoi muovere, lo senti; potresti scomparire, tanta sarebbe comunque la tua felicit&agrave; e al tempo stesso, quanto desideri scoprire ogni pi&ugrave; piccola sorpresa di un cielo che hai sempre avuto, ma mai cos&iacute;. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>02/11/2005 10.38.18</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Tolgo i contatti... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29923 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Tolgo i contatti, sollevando le due levette dei magneti, con una mano fissa sulla manetta. L’elica si arresta di colpo, senza mancare di colpire ancora un paio di volte, rumorosamente, l’aria immobile intorno all’aereo. Due scatti della chiave. Siamo incollati definitivamente a terra. Sospiro, come sempre, contento e stanco, felice e affranto per il tempo scaduto. Ma colmo di gioia. Sembra essere andata bene. Tolgo il casco e il mio istruttore lo sta posando dietro i sedili.
"Va bene". Bum! Un colpo come un cazzotto. Sorrido e non posso trattenermi. Sedici lezioni. Quattrocentoottanta minuti e qualcosa c’&egrave;. Ora, presentato cos&iacute;, sembra disarmante e demoralizzante. E invece &egrave; tutto il contrario, &egrave; l’inizio della ricerca della precisione, della bellezza, del piacere e della capacit&agrave;. "Atterri bene, preciso, molto delicatamente, ma un po’ troppo cabrato, devi cercare maggiormente il volo orizzontale". Si apre il suo sportello e abbandona quel piacere. Lui, ancora qualche minuto e sar&agrave; di nuovo lass&ugrave; e io lo vedr&ograve; partire. Slaccio la cintura e penso a quanto &egrave; tutto cos&iacute; stupendo. Il sudore si staglia sulle mie braccia e i dolori non tardano alla spalla destra. Tutto normale, ti piace pure, quella fatica. Apri la tua portiera e lanci fuori la prima gamba e nello stesso tempo vorresti urlare. Scendi, ritiri la cintura, chiudi. Una carezza all’ala, un solletico all’elica. Attraversi la pista e potrebbe attraversarti un’ala bassa in atterraggio e non te ne accorgeresti. Senti voci del campo, di amici che volano. E poi un commento: "certo che le foglie qui, in atterraggio, si muovevano parecchio". Sorrido ancora una volta, non riesco a trattenermi: "Chicco, io lo prendo come un complimento!". Risate, sorrisi, ci rilassiamo. Guardo quelle cime e penso a quando, prima o poi, le raser&ograve; ad un mio atterraggio. E’ andata bene, si, ora dobbiamo raffinare. E’ vero, &egrave; inverno ormai. L’aria &egrave; pi&ugrave; tranquilla, si viaggia meglio ed &egrave; un po’ pi&ugrave; facile essere precisi, ma vi sono altri inconveniente da fronteggiare. Oggi non si vedeva niente. E c’era il sole! L’orizzonte offuscato. La pista introvabile se non in finale. Ma non &egrave; tutto cos&iacute; magicamente incantevole? ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>18/10/2005 16.56.52</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ La domenica del pilota... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29922 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Molte persone, la domenica, vanno allo stadio, seguono il calcio o lo sport, o non fanno niente. Io, ogni domenica da un anno a questa parte, spero in un po’ di sole, ma neanche, spero che il cielo mi regali una giornata in cui poter volare. Anche un paio di ore, sono pi&ugrave; che sufficienti. E ieri, per me, &egrave; stata la prima esperienza in una vera e propria domenica del pilota. Non che questo comporti il fatto che io abbia ottenuto l’attestato e scorrazzi per il cielo libero, ma semplicemente perch&eacute; durante la mia lezione, un po’ prima, e un po’ dopo, in un bellissimo campo di volo appena rasato, dove un nuovo hangar sta crescendo e dove la manica a vento si era abbandonata a testa in gi&ugrave;, saranno transitati almeno una quindicina di mezzi e altrettanti piloti. Come minimo. Ora, questo &egrave; sicuramente positivo, piacevole, interessante. L’aria &egrave; sempre colma di qualche ronzio, il cielo &egrave; sempre infranto da qualche ala colorata, il vento sempre accompagnato da parole risa e scherzi, ma quando fai lezione, quando imparti ad atterrare, quando ancora non hai acquisito certi automatismi, il tutto si fa molto, ma molto pi&ugrave; complicato. Ma niente di questo, &egrave; negativo, tutta esperienza, assolutamente tutta esperienza. E come se fosse "tutto il calcio minuto per minuto", di ieri, ricordo quasi tutto, la mia precisione, la mia tranquillit&agrave;, le cime delle piante in testata che questa volta, si, le avrei sfiorate. Partiamo. La pista era gi&agrave; colma a destra e a sinistra, ma tu non ci devi pensare, concentrati sul centro e poi dai quel dannato piede. Controlli pre-volo, allineiamoci, buon viaggio. Stacco l’erba rasa e la lascio ad attendermi fra poco, qualche minuto, penso, e sar&ograve; l&iacute; a solleticarti e neanche tanto delicatamente. Dai un po’ con il timone, duecento piedi, via i flap cinquemila, dolce virata a destra. Eseguo sbagliando poco finalmente e avendo fatto un decollo in grazia di un pilota alla quindicesima lezione. Fai un giro in allineamento per capire chi sei, senza rallentare. Vado, recupero tutti i riferimenti a terra che da pi&ugrave; di un mese non vedevo e, come sempre la natura, scherza con i tuoi ricordi. Centoottanta gradi a destra e sono sopra la pista e i primi movimenti, iniziano a farsi vedere. Altro giro questa volta scendiamo. Mi allineo, sono un po’ alto, servono i full flap e anche qualcosina in pi&ugrave;. Tocco, tutto quasi bene, un po’ poco deciso nella seconda richiamata. Riattaca dai, vai. Riparto, e da qui in poi, nasce la domenica del pilota. Due aerei si fanno "strada" verso di noi e richiedono autorizzazioni all’atterraggio, nel frattempo li seguiamo come possibile dal braccio sottovento, cercandoli, ascoltandoli, parlandoli. Io procedo, viro in base e in finale, e in quell’istante, il primo degli ospiti gialli si allinea per il suo imminente decollo. Lascio perdere, non chiedo neanche e sorvolo la pista abbandonando la mia discesa. Rieseguo il tutto, mentre le comunicazioni e le ricerche continuano. Facciamo un treesessanta di circuito, mentre aspettiamo che atterrino: cose da aviazione generale, penso, e mi lancio in una bella virata verso sinistra che, man mano che evolve, continuo ad accentuare e a stringere. Termino e mi butto a destra riducendo motore dando piede. E’ la prima volta che agito cos&iacute; l’aereo e quasi non me ne accorgo e mi sento un po’ pi&ugrave; coordinato. Mi riallineo, mi ristemo e questa vado gi&ugrave;. E invece, il secondo ospite grigio si allinea per il suo imminente decollo. Lascio perdere, non chiedo niente e non mi muovo di un solo millimetro. Continuo a scendere e lo vedo partire e inseguo la sua coda. Solo alla fine, penso a venti metri da terra, lo scartiamo a sinistra e poi lo scartiamo virando a destra. Impreco. Terzo giro e questa volta non mi importa niente, piuttosto spacco tutto ma vado gi&ugrave;. Per fortuna l’aria &egrave; sempre pi&ugrave; calma e il sole accompagna con un rosso intenso il mio successivo giro. Finalmente pista libera, nessuno che si muove. Punto le cime degli alberi e chiedo: le prendiamo cos&iacute;. Direi di s&iacute; e le scartiamo solo alla fine, con un impreco, ma non mio. Tocco la terra, morbido ma un po’ brusco, riattacco veloce e scodo violentemente, ma ci sono. Si va, e questa volta si scende. Saluto il campo guardando oltre a me a destra, saluto due ciclisti con casco, sotto il mio braccio sinistro, centoottanta a sinistra e punto il campanile. Vario a zero e sono quasi in finale. Vario a zero e i novanta sono spaccati. Sei perfetto. Sogghigno e lo porto gi&ugrave; frenando deciso. Parcheggiamo fra due ospiti superstiti, stacco tutto e cerco l’aria a livello del mare aprendo lo sportello. Sono carico, la stanchezza oggi non si fa sentire. Scalcio un filo d’erba e mi appresto a raggiungere i compagni davanti all’hangar. Com’&egrave; mi chiedono. Perfetto, guarda la manica a vento. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>27/09/2005 10.06.37</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Notti... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29921 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ci sono notti dove ho paura di chiudere gli occhi 
sono notti che non so spiegare 
notti dove vorrei parlare 
ma sono notti che le labbra bruciano nel sale... ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Africa Unite ]]></creator>
  			<date>21/09/2005 14.22.23</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Minuti a fantasticare... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29920 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Intorno alle quattro, in genere, in ufficio ci si prendono questi dieci minuti per raggiungere il sesto piano. Non che al sesto piano ci sia chiss&agrave; quale evento, &egrave; solo che li ci sono le macchinette del caff&eacute; e dei beveraggi vari per rifocillarsi. Dopo aver recuperato una squisitissima normale bevanda scura, mi sono affacciato alla finestra. Al sesto piano, in effetti, si inizia a vedere qualcosina di buono. Cos&iacute; il mio sguardo si &egrave; immediatamente rivolto verso lo spazio aereo di Linate, dove, normalmente, aerei di medie dimensioni si arrampicano contro il cielo, oggi grigio, colmo di nuvole e con un profumo di pioggia che si avverte a vista. Ma niente, neanche una piccola striscia lucente di qualche volo privato. Proprio niente. E c’era persino l’arcobaleno, ma non mi interessava.  Nel cielo ho scovato, credo, una gazza ladra che con una innata classe, rubata al vento, veleggiava tra i vortici creati dai palazzi dello skyline di Milano. Cos&iacute;, &egrave; bello perdere dieci minuti a fantasticare. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>09/09/2005 16.57.49</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Linked #4 ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29919 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ogni tanto arrivano le vacanze. Quei periodi in cui, normalmente almeno per me, il primo pensiero &egrave; dormire. Qualcuno mi dice che sono stressato, ergo sono stanco, ergo devo dormire. Cos&iacute;, per rimanere in tema con il motivo della mia vita, cercher&ograve; un libro che mi sostenga per le mie attivit&agrave; principali, dormire e sognare, e chiedere come fare:
<BR><BR><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?feature=cover&isbn=8889674024" class="testo" target="_new"><span class="testo">CHIEDILO AL PILOTA</span></a><br> ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>05/08/2005 11.51.48</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Bracing and delicious... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29918 ]]></link>
			<description><![CDATA[ The air up there in the clouds is very pure and fine, bracing and delicious. And why shouldn&acute;t it be? - it is the same the angels breathe. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Mark Twain - Roughing It ]]></creator>
  			<date>04/08/2005 12.36.23</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ali mai viste... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29917 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Icaro, il suo figliolo, gli stava
accanto e, non sapendo di scherzare col proprio destino,
raggiante in volto, acchiappava le piume che un soffio di vento
sollevava, o ammorbidiva col pollice la cera
color dell&acute;oro, e cos&iacute; trastullandosi disturbava il lavoro
prodigioso del padre. Quando all&acute;opera fu data
l&acute;ultima mano, l&acute;artefice prov&ograve; lui stesso a librarsi
con due di queste ali e battendole rimase sospeso in aria.
Le diede allora anche al figlio, dicendogli: "Vola a mezza altezza,
mi raccomando, in modo che abbassandoti troppo l&acute;umidit&agrave;
non appesantisca le penne o troppo in alto non le bruci il sole.
Vola tra l&acute;una e l&acute;altro e, ti avverto, non distrarti a guardare
Bo&ograve;te o Èlice e neppure la spada sguainata di Or&iacute;one:
vienimi dietro, ti far&ograve; da guida". E mentre l&acute;istruiva al volo,
alle braccia gli applicava quelle ali mai viste.
Ma tra lavoro e ammonimenti, al vecchio genitore si bagnarono
le guance, tremarono le mani. Baci&ograve; il figlio
(e furono gli ultimi baci), poi con un battito d&acute;ali
si lev&ograve; in volo e, tremando per chi lo seguiva, come un uccello
che per la prima volta porta in alto fuori del nido i suoi piccoli,
l&acute;esorta a imitarlo, l&acute;addestra a quell&acute;arte rischiosa,
spiegando le sue ali e volgendosi a guardare quelle del figlio.
E chi li scorge, un pescatore che dondola la sua canna,
un pastore o un contadino, appoggiato l&acute;uno al suo bastone
e l&acute;altro all&acute;aratro, resta sbalordito ritenendoli d&egrave;i
in grado di solcare il cielo. E gi&agrave; s&acute;erano lasciati a sinistra
le isole di Samo, sacra a Giunone, Delo e Paro,
e a destra avevano Lebinto e Calimne, ricca di miele,
quando il ragazzo cominci&ograve; a gustare l&acute;azzardo del volo,
si stacc&ograve; dalla sua guida e, affascinato dal cielo,
si diresse verso l&acute;alto. La vicinanza cocente del sole
ammorbid&iacute; la cera odorosa, che saldava le penne,
e infine la sciolse: lui agit&ograve; le braccia spoglie,
ma privo d&acute;ali com&acute;era, non fece pi&ugrave; presa sull&acute;aria
e, mentre a gran voce invocava il padre, la sua bocca
fu inghiottita dalle acque azzurre, che da lui presero il nome. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Ovidio, Metamorfosi - Libro Ottavo ]]></creator>
  			<date>27/07/2005 13.34.35</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ La domenica voli... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29916 ]]></link>
			<description><![CDATA[ La domenica voli. Occhi curiosi e stupiti ti guardano da terra. Occhi severi e precisi ti osservano a fianco. E tu, riesci a fantasticare. Riesci a pensare che oltre l’altezza, la velocit&agrave; la direzione e quello che vuole fare l’aereo, c’&egrave; dell’altro. C’&egrave; chi ti aspetta, c’&egrave; chi ti segue, c’&egrave; chi ti immagina. Poi ogni tanto ti riprendi, perch&eacute;, devi atterrare e devi ripartire, possibilmente un po’ pi&ugrave; dritto del decollo precedente, e sempre un po’ meglio rispetto al decollo prima. Ma ogni volta &egrave; sempre un’emozione unica, una sensazione di libidine a cui non riesco resistere. Anche se lo devi fare quasi come una punizione. Ne facciamo un altro, &egrave; meglio. Stesso giro. E’ che in tutto questo hai piccoli e brevi momenti da dedicare. Ecco, il fatto &egrave; che anche in una lezione, quindi concentrazione e attenzione, puoi perdere i tuoi pensieri e farli rinfrescare al freddo getto che proviene dall’elica e farli andare lontano, verso le nuvole. Immagini chi ti incrocia con il suo sguardo e pensa a quanto sia fantastico il volo e, dio, a quanto &egrave; bravo il pilota a fare quella "curva". Poi non fa niente se il tuo istruttore in cabina ti sta pressoch&eacute; prendendo a, non tanto, mezze parole. Cosa importa, quando si pu&ograve; sognare. Poi torni luned&iacute; a Milano. Fa caldo, il treno &egrave; caldo &egrave; ancora quasi pieno, i posti sono stretti il finestrino capiente di troppa poca aria. Per fortuna svaghi e con la mente torni sempre in volo, torni sempre oltre le nuvole e in qualche modo stai bene. Poi aspetti e prendi il tuo tram. Quello prima del tuo ha fatto un incidente. E non c’&egrave; niente da fare. Ti tocca tornare di colpo alla realt&agrave;. Ti tocca pensare che forse te la devi fare a piedi. Ti tocca pensare che la giacca, cazzo, potevi anche lasciarla a casa che ci sar&agrave; un tasso di umidit&agrave; che dei sigari potrebbero passeggiare per strada. Ma questo &egrave; quanto, e finch&eacute; non ti siedi in ufficio e telefoni, le gambe ti faranno male e gli addominali anche. Ma non sei solo, e un po’ ti rassegni. Infine, hai quel magico dono che &egrave; il ricordo. Che &egrave; qualcosa che non pu&ograve; far altro che farti stare bene, sempre, perch&eacute; se qualcosa lo ricordi, in fondo, &egrave; perch&eacute; lo vuoi ricordare. E cos&iacute;, le strade arate nei campi verdi, sono come guide. I saluti, le partenze, gli atterraggi e quello che hai fatto "bellissimo", risuonano in te come magia armonica, &egrave; musica che ti fa sentire "grande". Allora pensi che non dovresti mai scendere, che non dovrebbe mai finire, che potresti abbandonare l’idea di camminare, pur di non dover atterrare. E mentre ti immagini durante la chiusura di una stretta virata un po’ in discesa, con il relativo rimprovero, alzi gli occhi verso un cielo che non riconosci, e pensi che, piuttosto che dover scendere, piuttosto che dover staccare, perderesti tutto in un lenta e lunga planata. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>25/07/2005 10.33.03</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Diciotto e zero otto... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29915 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Le cuffie gi&agrave; pronte. Esci dall’ascensore e il badge &egrave; in mano. Timbri. Diciotto e zero otto. Ti &egrave; andata bene. Devi andare a correre e il tuo capo capisce. Il suono &egrave; il medesimo di tutti i giorni e ti avverte che qualcuno, pi&ugrave; in su, vedr&agrave; che sei uscito. Destra, spinta alla porta e sei fuori. Aria, una bell’aria che si prepara per qualche strano gioco con il cielo. E cammini. Una piccola discesa e sei sul marciapiede. E cammini sereno. Con calma perch&eacute; hai tempo. Cosciente e sicuro, che oggi &egrave; andata cos&iacute; e domani, invece, sar&agrave; molto pi&ugrave; tardi, molto pi&ugrave; stanco e molto pi&ugrave; affannoso. Ma va bene. Sei quasi in fondo alla via e il primo tram che ti dovrebbe accompagnare ti saluta. Cazzo. Sempre la solita storia. Ma non ti importa. Tamburi tribali rimbombano possenti e non pensi a niente. Tre metri, e il secondo tram, che ti dovrebbe accompagnare fino in stazione, ti saluta. Cazzo. Due non vanno bene. Ancora qualche metro e il caldo inizia farsi sentire. Ma il vento aiuta, toglie l’umidit&agrave; che, in questo periodo, attanaglia la gola. Prima delle strisce pedonali, non ci credi. Il terzo tram, che ti dovrebbe accompagnare in stazione evitandoti un quindiciminuti buoni di passeggiata, ti saluta. No, dai, non ci vuoi proprio credere. Chiudi gli occhi e ti chiedi: stanno scherzando? Tre tram, in tre minuti, e tu, devi andare a piedi? Cazzo. Gli riapri, e li vedi che hanno gi&agrave; attraversato tutto l’incrocio e sono quasi al prossimo semaforo. Vuoti. Fai finta di niente. Inclini il collo per farlo schioccare e digrigni un po’ i denti. Attraversi stando attento a non morire. Sguardo a destra. Pieno di speranza arancione. Niente. Devi andare a piedi. Devi, perch&eacute; perdi il treno altrimenti e non ti &egrave; servito a niente elemosinare l’uscita anticipata, perch&eacute; dovevi correre. Quindi ti riscaldi cos&iacute;. La musica romba, come i motori in colonna su queste strade ancora colme di persone. E non puoi far altro che pensare alla musica. Non puoi far altro che assecondare i tuoi passi ad un ritmo che non ricordavi, che da tempo non sentivi e che hai ritrovato casualmente. L’aria per fortuna c’&egrave; sempre. Muove la tua giacca. Fa danzare la tua cravatta. E manca ancora tanto a quella dannata stazione. E ti chiedi. Dio, ma tre tram, in tre minuti. E no dai. Cos&iacute; no. Cazzo. Ogni tanto ti volti e dici: sono a met&agrave; fra due fermate. Ora arriva. Sarebbe il colmo. E per fortuna non lo &egrave;. La musica cambia. Diventa pi&ugrave; tonda, un po’ meno forzata ma sempre decisa. E cos&iacute; anche il tuo passo. Ormai, ti rassegni, se arrivasse adesso quel maledetto tram, non lo calcoleresti neanche tra le tue alternative. Devi cambiare strada e allontanarti da tutto, infilarti in una stradina che per met&agrave; &egrave; al sole e per l’altra e all’ombra. Chiaramente, tu, dovrai percorrere quella al sole. Ma &egrave; possibile? Ultimo balzo, ultimo pericolo sulle strisce e sei nel tunnel della stazione. Qui non senti i tuoi passi, solo perch&eacute; riempi la tua testa di sonorit&agrave; artificiali. La luce ti segue, eviti le righe delle piastrelle fino al tabellone e poi, il massimo. Il tuo treno non c’&egrave;. Ma come diavolo pu&ograve; essere una giornata cos&iacute;. Appoggi la borsa e contempli le scritte e quei dannati colori. E la musica, splendidamente, ti propone un trance che possa rilassarti. Scendi e pensi che, si &egrave; gi&agrave; capitato, il tabellone mentisse. Ed &egrave; cos&iacute;, per il cielo, &egrave; cos&iacute;. E allora aspetti e ti abbandoni. Trovi un posto, ti siedi, ti confronti con il caldo, ci giochi un po’, e poi, balli... inizi a farti rapire dalla musica e ti abbandoni in un sonno poco attento. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>19/07/2005 16.44.49</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ My favourite thing... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29914 ]]></link>
			<description><![CDATA[ My favourite thing that I ever do in an airplane is take off, you know, where you break the surly bonds of earth. It just don&acute;t get any better than that. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Bobby Younkin, 1959-2005 ]]></creator>
  			<date>19/07/2005 14.26.31</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Come l&acute;universo stesso... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29913 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Le lezioni di volo sono riprese. Dopo due mesi. Dopo due mesi e due giorni, per la precisione, ho volato come tempo fa, ma con tanti cambiamenti a governare l’ambiente, che sembra sia passata un’eternit&agrave;. Gli stati d’animo della mia anima sono stati sconvolti, non poco, in questo periodo. La rabbia, il dolore, l’attesa, la preoccupazione, la paura. Il desiderio. E tutto si &egrave; trasformato in un secondo, con la gioia, fuoco impazzito all’interno del mio corpo. Appena arrivato al campo di volo. Come un bambino che, di fronte ad un negozio di dolci, si appresta ad addentare a mani nude qualsiasi prelibatezza. E, il fatto... &egrave; che so quanto questo mi possa piacere e, in fondo, quanto questo sia doloroso, fino al prossimo incontro con le nuovi ali, fino al nuovo tramonto che potr&ograve; osservare prima del mondo, fino alla prossima nuvola da solleticare. Chiudo gli occhi e serro i pugni. Mi allontano da tutto e da tutti, dagli amici che seguono e perdurano a "soffrire" per il piacere di poter registrare i miei progressi, o i miei regressi, dal vento che sposter&agrave; il mio volo, dal sole che scalder&agrave; le mie mani, dalla luce, che mi permetter&agrave; di osservare la culla del mondo. Poi li riapro e so che tocca a me. So che quel manto di erba appena tagliato, che cos&iacute; vasto si allunga alla mia destra, verr&agrave; invaso da un ronzio non troppo violento, ma da sbuffi d’aria che mi permetteranno di salutarlo a balzelli. So che tutta quell’erba che rigogliosa investe l’azzurro del cielo, quell’energia che gli alberi trasmettono verso la luna, che tutto l’impeto della vita sulla terra, che tutto il bene di chi mi pensa a volteggiare, assalir&agrave; il mio viso, lo investir&agrave; di una carica che mai avrei voluto cos&iacute; scoprire e mi scaver&agrave;, a fondo, un sorriso benevolo, che mi accompagner&agrave; sempre, qualsiasi cosa poi accada, qualsiasi sbaglio io commetta in soli trenta minuti di amore irreale, qualsiasi silenzio debba sopportare per non aver avuto il coraggio di forzare un timone che lottava contro il vento. Sempre, nella mia vita, porter&ograve; la fatica e il piacere, di una virata che dal cielo, traccia una linea verso terra, da inseguire immediatamente e che, piano piano, mostra un mondo che non conosce una fine, perch&eacute; immersa di un piacere infinito, come l’universo stesso. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>18/07/2005 16.28.49</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Non sono pi&ugrave;... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29912 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Non sono pi&ugrave; coordinato con il tram del mattino. Oppure, tutto il
mondo non &egrave; pi&ugrave; coordinato con me. Dai diversi punti di vista, il
risultato &egrave; unico. Alla mattina, come tutte le mattina da un po&acute; di
mesi a questa parte, arrivo in stazione, attendo il mio treno con
pazienza… poi lui ritarda un po&acute;, poi arriva, e si sale, si
chiacchiera, si legge si ascolta musica, si arriva in stazione, e
magari vado a fare colazione. Ecco, magari qualche minuto lo perdo tra
i ritardi l&acute;arrivo la colazione e il fatto che qualsiasi mezzo
pubblico, rispetto l&acute;orario estivo. Non so. Arrivo alla banchina,
magari prendo qualche rivista che mi permetta di sognare. E aspetto.
Dio, ma quanto tempo perdo solo ad aspettare ogni mattina? Vabbh&egrave;,
lasciamo perdere. Un tram arriva. In genere non tanto affollato, che
si respiri ancora, che dell&acute;aria scivoli ancora tra una persona e
l&acute;altra. Le fermate scorrono una via l&acute;altra, facili facili, qualcuno
scende, qualcuno sale, qualcuno quasi cade, solito "tram tram". Poi,
dopo tre stop and go, arriva la fermata del mio coinvolgimento
lavorativo. Prenoto con l&acute;apposito tasto l&acute;arresto del veicolo
pubblico, si ferma, apre le porte, per fortuna anche quella dietro
cos&iacute; evito di dover divincolarmi tra donne in gravidanza, uomini
giganti, signore che leggono il giornale, e scendo. Mi volto per
evitare che il camion dell&acute;Esselunga faccia di me un pomodoro da
cliccare, e scopro di essere l&acute;unico ad essere sceso. Questo, oggi,
questo ieri, questo l&acute;altro ieri. E non me lo spiego, e un po&acute; mi
piace. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>14/07/2005 19.27.34</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Try and remember... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29911 ]]></link>
			<description><![CDATA[ "Just try and remember", I said slowly, "that if God had intended men to fly He´d given us wings. So all flying is flying in the face of nature. It´s unnatural, wicked and stuffed with risk all the time. The secret to flying is learning to minimaze the risks."
<BR><BR>
"Or perhaps - the secret of life is to choose your risks?" ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Gavin Lyall ]]></creator>
  			<date>12/07/2005 17.07.45</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Passato, presente e... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29910 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E&acute; tutto una questione di tempi. Di frazioni di spazio immersi
nell&acute;universo. Ognuno dei quali governa qualcosa. E&acute; questione di
principi. Passato, presente e futuro. Altre alternative non ce ne
sono. O si guarda indietro, o si guarda avanti, o si prova a guardare
adesso e poi si chiudono gli occhi, poi si riaprono e poi si
richiudono. Fotogramma, dopo fotogramma si aggiungono i tasselli del
nuovo passato, del futuro presente e si sogna tutto quello che potr&agrave;
un giorno poi essere un altro singolo istante. E&acute; verso cosa punta il
fuoco dell&acute;obiettivo del nostro scatto, ad essere l&acute;attenzione
principale del nostro ego. Tagli netti che continuano a mutare,
sormontando qualcosa di nuovo e perdendosi nelle viscere del ricordo.
Possibile bloccarle? Possibile decidere che sia sempre lo stesso?
Possibile che non vi siano cambiamenti? No, purtroppo no. Il procedere
del tempo &egrave; l&acute;unico fattore di cui essere certi, l&acute;unico elemento
giusto, l&acute;unico movimento inarrestabile. Solo i ricordi, ci&ograve; che
diciamo, quello che scriviamo, tutto questo &egrave; un&acute;unica possibilit&agrave; di
salto temporale concesso, voluto desiderato nascosto discostato.
Dipende. Ma &egrave; ci&ograve; di cui si &egrave; certi. Una vecchia foto, dimenticata in
un angolo buio di una cantina polverosa e spenta. Un segno, un
biglietto in un libro che non si pensava di avere. Una canzone, un
titolo, un film, una festa, un rito, un luogo, la pioggia mentre si
aspetta, i ronzii della primavera. Tutto ci&ograve; che ci portiamo dietro &egrave;
stato e nello stesso istante &egrave; e continuer&agrave; ad essere. Cos&iacute; come noi
lo vogliamo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>11/07/2005 15.36.45</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Una nuova invenzione... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29909 ]]></link>
			<description><![CDATA[ E’ cambiata la sensibilit&agrave; delle mie labbra. Sul serio. Ascoltano in maniera diversa. Me ne sono accorto a pranzo, mentre bevevo. E non me ne spiego il motivo, fisico. Molto probabilmente la sensazione &egrave; una modifica strutturale dei pensieri e della loro migrazione. I nervi sentono ci&ograve; che la realt&agrave; gli mostra, poi, qualcosa cambia e muta in un pensiero. In questo modo, la reale vita del mondo, diviene in me, una fantasia della mia realt&agrave;. Attraverso labbra, stanche ma sempre attente, non pi&ugrave; tese, ma sempre presenti. E’ un nuovo modo di riscoprire quanto &egrave; intorno a me e, mentre prover&ograve; a respirare unicamente tramite la mia voce, sogner&ograve; di poter spargere forza che mi permetta di perdere i sensi, aiutandomi a trovare qualcosa di nuovo, continuando a cercare nuova forza per una nuova invenzione. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>08/07/2005 10.00.36</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E&acute; un concetto... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29908 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ho una mente, che mi permette di volare. L’ho appena realizzato e ho appena ricevuto un riscontro sull’importanza di poterlo fare. E’ un concetto, come il Volo lo &egrave; per i sogni dell’uomo. Ho una mente che satura di pensieri, come una stanza calda colma di vapore, riesce a sopravvivere senza mai affondare, raggelata in uno strato limite liquido. E’ come se fossi rinchiuso in una bolla d’aria, e i quattro punti di sutura, vincenti sulla mia gengiva destra, non fanno altro che aumentare uno stato di grazia e di semivegetazione riflessiva. Tutto sembra scorrere sopra di me, come se fossi aerodinamicamente scolpito per evitare resistenze, con rari colpi, rari abbagli di realt&agrave; che riescono a penetrare a fondo, fino ad eliminare l’aria che sto respirando, come uno stallo, come uno scossone conseguenza di una manovra sbagliata. E’ un’alternarsi elettrico che fa nascere e morire l’emozioni dal mio petto. E’ come se il mondo intorno a me, mi guardasse attraverso…come se mi attraversasse senza colpirmi ma lasciandomi addosso brandelli di un misto gassoso di sensazioni. Chiudo gli occhi e la situazione migliora o, non varia, rimanendo tale la stanchezza che permea la mia testa. Sar&agrave; che, tre mattine su tre, e la sveglia biologia del mio corpo mi avvisa che l’alba cresce, dalle cinque e venti, alle sei, alle sei e quindici, alle sei e venti, alle sei e trenta, e cos&iacute;, fino alle sette e zerotre, quando, rassegnato, sollevo il mio corpo dal limbo di un finto sonno. Le rarit&agrave; che posso trovare, sono infinite ma mai nate, tranne alcune, di cui il piacere rimane forte nel senso del sapore del mio palato. Persistono, ecco. Dettagliatamente scrutano il buio che pu&ograve; formarsi nella magia della mia vita e mi scuotono come fossi una bandiera al vento. Fitta. L’occhio si ritrae nell’oscurit&agrave; immediata e il brulicare di fantasie aumentano. Immagino ferri tesi e ganci che trainano tutto verso il basso, succubi come tutto, della forza di gravit&agrave;. Ma ho una mente, che mi permette di volare. E il mondo diventa piccolo, sempre pi&ugrave; piccolo, sempre pi&ugrave; piccolo… e questo per me &egrave; libert&agrave;. Una salvezza, uno spiraglio fantastico dove immergersi, dove perdersi, dove si vive per sbuffi d’aria e dove un secondo, pu&ograve; cancellare tutto. Fitta. Lo sguardo si perde. Questa volta i segni del mio pensiero non si rilassano e restano increspati. Come il lento gocciolio che nella mia testa, continua inesorabilmente a mostrarmi sprazzi di realt&agrave;. Continuo, incessante. Vorrei potermi staccare, spegnermi e che ne so, congelare per un po’, giusto per non dover resistere non dover rimuginare o non dover aspettare. Non dover decidere mai. Non sapere. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>06/07/2005 17.33.02</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Sussurrato in una roccia... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29907 ]]></link>
			<description><![CDATA[ I colori e le fantasie che si possono scoprire in montagna, sono davvero speciali. Vi sono degli spaccati di natura che, nell’immaginario comune di un uomo, sono impensabili. Nell’osservare le cime e alcuni dei rifugi la in alto costruiti, viene da pensare a come raggiungerli e se farlo, sia fattibile. E’ nello sforzo dei propri muscoli e nella volont&agrave; del proprio sudore che nel lungo cammino, i colori e le fantasie di un monte, si sgretolano lentamente. Allegoriche immagini mai viste, che neanche il romanticismo di Hayez o la sinuosit&agrave; dorate di Klimt potrebbero descrivere come, al contrario, i nostri occhi riescono ad assaporare. E sulla cima, arrivi a nasconderti in te stesso e ascolti ci&ograve; che il tuo corpo vuole dirti, dalla stanchezza, al piacere. Arrivi in luoghi dove puoi permetterti di afferrare un pezzetto di nuvola, semplicemente stirandoti sulle punte dei piedi. Ma sai che quel pezzetto rubato, una volta a casa, sar&agrave; scomparso, giustamente evaporato nella sua indole interiore. Ed &egrave; la magia della malinconia nascosta della montagna, che la rende ancor pi&ugrave; privata, soprattutto se le nuvole avvolgono tutto, piove, e non puoi neanche cercare il cielo. Ma sai che quando abbandonerai questo mondo, tutto sar&agrave; cambiato e sar&agrave; il piacere di ritrovare e l’allegria del cambiamento e il ricordo di ci&ograve; che c’&egrave; stato. Tutto la, tutto nascosto e sussurrato in una roccia a quasi tre mila metri oltre il riverbero del mare. Inabissato in un piazzale di neve che resiste ad un caldo sole che brucia la pelle. E la brucia davvero, fino alla fine, fino al ritorno, fino ad una nuova stagione. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>04/07/2005 11.03.35</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ E magari dimentichi... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29906 ]]></link>
			<description><![CDATA[ La memoria, il ricordare, il sapere. Misteri che forse rimarranno nei tempi mai risolti. Ma &egrave; cos&iacute; strano confrontarsi con la propria capacit&agrave;. Ricordi, a volte, canzoni sentite un decennio fa eppure, non riesci a ripensare a cosa hai fatto ieri. Ti ricordi passi di danza, codici di accesso e magari dimentichi di passare a ritirare un vestito per la sera. Fotografie di vita da neonato e lasci scorrere scadenze importanti senza neanche accorgertene. Il fruire del tempo cos&iacute; traccia i segni indelebili del proprio accaduto. E alcune cose, rimangono per sempre li, da qualche parte, sapendo che ci sono, potendole rivedere quando desideri oppure disperando per una perdita non vera. Strana la propria capacit&agrave; di ricordo, forte quando serve, lieve quando superiore. Come per le punte di un albero, e il vento che ne piega le cime, senza spezzare... un segno lasciato e un ricordo che rimarr&agrave; per il tempo di una vita. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>23/06/2005 16.49.58</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ La mia ombra... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29905 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Adoro la mia ombra. Anche se fa caldo. La guardo &egrave; mi piace. E’ tranquilla, senza espressione, serena, facile e, ovviamente, senza imprecisioni, senza emozioni senza pensieri. La forma regolare, senza difetti, con calzanti cadenze dei vestiti. E’ sinuosa elegante misteriosa. Non si stanca, non si preoccupa, non si agita, non si scompone. E la cosa pi&ugrave; bella, &egrave; che non si nasconde, non si mischia, non si volatilizza. E’ uno specchio incognito di ci&ograve; che siamo, di quello che vogliamo essere. Se il sole ci guarda le spalle, potremmo parlarci e sognare di mostrare all’ombra quello che vogliamo essere e lei, nella sua oscurit&agrave;, diventarlo. I suoi desideri si possono perdere nel vento senza che alcun pensiero blocchi lo stomaco, senza che vi siano conseguenze. Pu&ograve; essere e pu&ograve; non esistere. Senza fatica, senza coinvolgimento. A volte, sarebbe divertente essere ombra. A volte &egrave; impossibile esserlo. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>20/06/2005 11.34.12</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Ascoltare il mio corpo... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29904 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Ogni tanto, mi capita di ascoltare il mio corpo. Mentre disteso cerco del tempo per me, il crepitio della pelle che si rilassa accompagna la mia mente lungo il mio collo, poi le spalle e poi verso il battito del mio cuore, come i ticchettii di un vecchio mobile che si distende. Un lungo incessante brusio leggero, un’insieme finito di sbocci floreali dei miei pori, alla ricerca di aria fresca. Tutto al ritmo del flusso e del riflusso del mio respiro, dei miei polmoni che trovano sempre la forza di una nuova pressione. E il giganteggiare ritmo, dettato dalla vita stessa del mio corpo, sempre pi&ugrave; calmo, sempre pi&ugrave; disteso, sempre pi&ugrave; profondo. E lo stendersi dei muscoli, con quel loro scatto ancora potente, per sprecare tutte le energie accumulate, scaricarsi dell’elettricit&agrave; dei propri nervi per muoversi il meno possibile e prepararsi ad un lungo riposo. E il fascino silenzioso dei nervi, che tendono senza rompere, l’armonia di una posizione ricercata e che il gusto della mia mente trova comoda, e irrompono, a volte, prima di un doloroso indolenzimento. E il leggero stringersi delle mie ciglia e lo scivolare delle pupille alla ricerca di una luce che possono solo immaginare. E’ bello ascoltare il proprio corpo che si riposa e lieve cos&iacute;, giunge in genere il sonno. ]]></description>
			<creator><![CDATA[ Foxarts ]]></creator>
  			<date>07/06/2005 14.55.00</date>		
			</item>
		
			<item>
			<title><![CDATA[ Due nuvolette lontane... ]]></title>
			<link><![CDATA[ http://www.foxarts.org/single.asp?Id=29903 ]]></link>
			<description><![CDATA[ Decima lezione. Il cielo perfetto. Vento assente. Gran caldo. Sole possente. Due nuvolette lontane mi guardavano. Le cercavo in volo, ogni tanto, giusto per vedere che nulla in quel mio mondo, per quella mezz’ora, non si agitasse. Il circuito non era il solito... e l’emozione di volare, si condensava sul mio viso e sul mio corpo, insieme al caldo, con il panorama che potevo ammirare. Distese di campi appena arati, sommersi da un fine strato di acqua a rinfrescare le future radici. L’ombra del "mio aereo" la vedevo correre strana, prima dell’ultima virata per l’atterraggio... ed era sempre li... anche al giro successivo, come le due nuvolette, espressione del sole e del suo lento moto in trenta minuti... lunghi e stretti campi rigogliosamente verdi, campanili da inseguire, rivoli d’acqua come riferimento e qualcosa, nel mio volare, che inizia ad andare bene, a poco meno della met&agrave; del mio sogno... e qualcosa che inizia a diventare pi&ugrave; complicato... ma l’orizzonte aiuta sempre, guardandolo anche da lontano a cercare la propria linea, a cercare il giusto modo per prepararsi ad arrivare a terra... ed &egrave; strana la sensazione che corre, a