<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0"><channel><atom:link rel="hub" href="http://tumblr.superfeedr.com/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"/><description>A man who’s trying to take flight in the sky</description><title>Foxarts</title><generator>Tumblr (3.0; @foxarts)</generator><link>http://www.foxarts.org/</link><item><title>Pendolari: la mattina, la sera.</title><description>&lt;p&gt;I pendolari che si svegliano molto presto sono silenziosi. Ma decisamente maleducati. Molto probabilmente è per l&amp;#8217;alito pesante. O il sonno. Irruenti, si muovono scontrandosi con le statuine immobili che cercano ancora un po&amp;#8217; dei sogni abbandonati alla rumorosa sveglia. Poi ci sono quelli di fretta. Davvero. Loro si che sono agitati ma, almeno, chiedono un sacco di volte scusa: &amp;#8220;Mi scusi. Scusi scende. Oh mi scusi&amp;#8221;. E scappano via. I ritardatari, son più tranquilli. Ormai s&amp;#8217;è fatta una certa e, tanto che ci siamo, prendiamo un caffè. Peró sono molto più rumorosi e caciaroni. Se ti scontri con qualcuno di loro è sicuramente uno di questi ultimi. Cellulare, scrivono, parlano, guardano, approfittano di un&amp;#8217;occasione. Lavorano già insomma. Più o meno una cosa del genere. Capita anche di guardarsi o di chiacchierare (raramente).&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/15785052913</link><guid>http://www.foxarts.org/post/15785052913</guid><pubDate>Fri, 13 Jan 2012 20:37:02 +0100</pubDate></item><item><title>La sete non manca mai</title><description>&lt;p&gt;C&amp;#8217;è un tempo per abituarsi a tutto. Anche al soffione della doccia. Se il getto normalmente esce da un quadrato di 30cm, all&amp;#8217;inizio sembrerà una cascata senza arresto ma, dopo un po&amp;#8217;, diventerà una tranquilla pioggerella. Tornando ad un comune doccino, sembrerà invece un tenero fiume in secca. In ogni caso, dell&amp;#8217;acqua ci si disseterà per sempre. La sete non manca mai.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/11918589052</link><guid>http://www.foxarts.org/post/11918589052</guid><pubDate>Tue, 25 Oct 2011 22:41:11 +0200</pubDate></item><item><title>I love airports ✈</title><link>http://www.foxarts.org/post/11346491783</link><guid>http://www.foxarts.org/post/11346491783</guid><pubDate>Wed, 12 Oct 2011 08:12:17 +0200</pubDate></item><item><title>Sognare al risveglio</title><description>&lt;p&gt;Nelle ultime mattine, quando mi sveglio, ricordo bene e quasi sempre quello che ho sognato. Anni fa un collega mi aveva raccontato che, i sogni, accadono durante la fase di risveglio. Mentre si abbandona il sonno, insomma. Non so quanto sia vero ma potrebbe essere per questo motivo che, qualche ora fa, mi sono svegliato guardandomi la mano avendo paura di muoverla. Niente di grave ma ho sognato di essermi rotto la prima falange dell&amp;#8217;anulare destro. Pare che il colpo l&amp;#8217;abbia ricevuto in ufficio, mentre passeggiavo dopo pranzo, nel parcheggio. Uno schiocco secco e il dolore. Al pronto soccorso, un&amp;#8217;ampia sala quadrata tutta bianca, regnava un mezzo caos organizzato. Una porta scorrevole grande bianca e uno sportello per il ticket. Avevo bisogno di un codice giallo. La burocrazia, anche se era nel mio sogno, non mi agevolava. Anzi. Bisogna attirare l&amp;#8217;attenzione di qualche infermiere dal camicie a righe blu o, meglio ancora, a righe fuxia. Ma se io stavo passeggiando dopo il pranzo anche qui la pausa era imminente. Uno dopo l&amp;#8217;altro i dottori mi sorpassavano ignari uscendo dalle sale mediche. Mille righe colorate, caffè, marsupi alla spalla, può chiedere a lui, no mi spiace non sono in servizio mi spalleggiavano un po&amp;#8217; lontano. In tutto questo il panico: il mio dito, quella falange li, sembrava non avere più nulla. Non mi faceva male. Non era nemmeno gonfio o arrossato. Che figura. Come affrontare un dottore un&amp;#8217;analisi. Come giustificarsi. E mentre cercavo di riflettere su cosa era meglio fare, abbandonato da tutti gli specializzandi un ragazzo, maglietta gialla, giovane, deve avermi preso a cuore. Mano sulla spalla: &amp;#8220;e tu cosa devi fare?&amp;#8221;. &amp;#8220;credo di essermi rotto un dito&amp;#8221;. Andiamo insieme a fare il ticket, ora obbligatorio. Un uomo scorbutico e abbastanza brutto con gli occhiali alza appena un sopracciglio per inquadrarmi. Bofonchia qualcosa e mi rilascia un cartellino: sono un codice giallo. La visita avverrà immediatamente. Sempre con lui, sempre condotto da quella mano ferma, adagio la mia su una specie di lettino pronto ad essere bombardato ai raggi x. &amp;#8220;È rotta, vedi&amp;#8221;. È un sospiro di sollievo che si forma sul mio viso, quasi un sorriso. Ma le immagini non si fermano qui. C&amp;#8217;è tutto un cyberspazio che conosce il mio corpo oltre quella macchina. Così ad ogni foto scopro che la mia mano è controllata da due nervi a metà schiena. Degno figlio di ken shiro il giovane infermiere si dilunga nel farmi scattare le unghie verso l&amp;#8217;alto per mostrare al meglio la mia frattura. &amp;#8220;È tutto un gioco, tanto, non è vero. Questi filmati sono solo introduzioni alla lastra&amp;#8221;. &amp;#8220;Ah&amp;#8221;. Ma la rottura si manifesta vera, per un collega. A. e la sua mano nera e un po&amp;#8217; schiacciata fanno capolino entrando. &amp;#8220;E si, anche io, uguale&amp;#8221;. Poi un compagno di classe, credo, che lavora li, mi saluta ripensando ai vecchi tempi scherzando la mia falange da curare. C&amp;#8217;é anche una bella ragazza che parla con noi. Non so chi sia, anche se qualcuno mi ricorda. Ma una bella ragazza non guasta mai in un sogno.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/8130393136</link><guid>http://www.foxarts.org/post/8130393136</guid><pubDate>Wed, 27 Jul 2011 21:21:04 +0200</pubDate></item><item><title>Sulla prima delle tre carrozze</title><description>&lt;p&gt;Questa mattina il treno che mi ha accompagnato fino alla stazione della città nella quale lavoro era, leggermente, corto. Uno di quei vecchi treni &amp;#8220;stile montagna&amp;#8221; una due tre carrozze e non di più. Sui treni piccoli, si sa, le gente mormora. Poi fa caldo. Poi non c&amp;#8217;è posto. Aggravante della giornata il treno precedente in ritardo di venti minuti tondi tondi. Più gente, più caldo, più mormorio, meno posti. Un&amp;#8217;equazione che può essere solo ridotta dalla fortuna (inesistente o cieca, a scelta). Sulla prima carrozza delle tre, casualmente, ho trovato un posto a sedere. Ho scomodato un signore che era disteso come uno lungo scatolone appoggiato al muro. Più tardi farà cambio con una signora affaccendata al cellulare touch sfiorato da un pennino tic tic tic. Abbasso la musica delle cuffie, passa il controllore ma non esercita (per il momento). L&amp;#8217;aria condizionata si fa sentire, non troppo, non troppo poco. Un ragazzo, di lato, traffica con mille fogli, copertina rigida, qualche penna e zainetto stile &amp;#8220;eastpack&amp;#8221;. Ci metto un po&amp;#8217; a trovare e a leggere il cartellino bianco arrampicato sul fondo bianco della maglietta: Trenord. E&amp;#8217; dello staff. Uno del posto. Anche se controllo e gioco con qualche applicazione che devo analizzare, in un&amp;#8217;ora così felice da dedicare al sonno e non ai pensieri, incredibilmente, riesco a collegare lo zainetto con le penne e i fogli che precompila. Deve fare un&amp;#8217;indagine. C&amp;#8217;è silenzio, un silenzio assonnato che riesco persino ad ascoltare attraverso le cuffie, attraverso l&amp;#8217;ipod, attraverso i Daft Punk! Lo mangeranno, penso, e mi metto a scrivere. Sulla prima carrozza delle tre, il giovanotto, armato di sorriso, voglia di fare, un bagaglio incasinato, qualche penna e un accerchiato dal caldo emozionato della &amp;#8220;prima&amp;#8221; uscita si alza. Lo condanneranno; sarà la fine; non vedrà mai la stazione di arrivo; dovrà abbandonare la missione; dedicati alle altre carrozze; qui non c&amp;#8217;è posto per te; vai via. Temo queste siano le maldicenze propinate dagli ospiti del regionale 5384 delle 7:57 bla bla bla. E invece, desisto. Guardo e osservo, senza ascoltare (i Daft Punk, è noto, costruiscono canzoni abbastanza lunghe, soprattutto se tratte da un live) e i questionari fioriscono come popcorn nell&amp;#8217;olio bollente. Eccone uno, mi scusi posso sottoporle un questionario sul servizio pen&amp;#8230;, vuole partecip&amp;#8230;, le andreb&amp;#8230; assetati di dire la loro, non lo fanno finire! Neanche il tempo e c&amp;#8217;è chi già compila, chi scarabocchia, chi pensa e chi inesorabilmente calca x dopo x appoggiandosi alla meglio contro se stesso, contro il sedile. Quarantacinqueminuti continuati di servizio, di risposta, di penne richieste di avanti e indietro di raccolta e dello zainetto stile &amp;#8220;eastpack&amp;#8221; alzato e abbassato riempito e svuotato, mosso e osannato. Reclamato, persino, se abbandonato senza padrone, come titolare di un posto a sedere. Non sembrava per niente vero, quasi una &amp;#8220;candid camera&amp;#8221;, ed il controllore che, nel culmine di questo assolo, timbra, controlla, aggiusta, saluta, ringrazia, tak, tak, abbonato? Va bene. Lui stremato. Io sgomento. Tutti euforici. Quasi contenti. Tutto in una sola carrozza delle tre proposte. Accontentati da un gioco o soggiogati dalla voglia di poter parlare, di dover dire, di poter affermare? E se ci avessero colpito tre su tre, un ragazzetto per ogni carrozza, le altre? E, soprattutto, abbiamo vinto?&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/7232052239</link><guid>http://www.foxarts.org/post/7232052239</guid><pubDate>Mon, 04 Jul 2011 22:53:06 +0200</pubDate></item><item><title>Questa sera (ieri), quando sono uscito dall&amp;#8217;ufficio, sembrava che l&amp;#8217;estate fosse...</title><description>&lt;p&gt;Questa sera (ieri), quando sono uscito dall&amp;#8217;ufficio, sembrava che l&amp;#8217;estate fosse esplosa. Anche se erano solo le 18:14, il caldo, si faceva sentire. Sotto la pensilina, all&amp;#8217;ombra, cercavo di non pensare a quale temperatura ci fosse e mi sono concentrato sull&amp;#8217;attesa. Nove minuti prima dell&amp;#8217;orario stabilito. Ogni tanto un filo d&amp;#8217;aria, a togliere dall&amp;#8217;imbarazzo del calore. I piedi, al sole, oltre le scarpe oltre le calze, soffrivano per il cuore della terra. Un vento invisibile, come un bollore emozionale, dalle caviglie, fin su alle ginocchia e al basso ventre chiuso, ancora, dalle notizie della giornata. Come palpitazione, gli occhi lucidi che contano i minuti senza una metrica precisa. Finendo i numeri, le formule, i riferimenti matematici. Una media parziale di quello che manca ancora; della distanza; del trattenersi; del rivelarsi; dell&amp;#8217;agitarsi di ogni senso attento alll&amp;#8217;ambiente. Soffocato il respiro, fino alla prossima carezza; un barlume lieve che sventola fra i capelli lasciandoti vivo ancora per un po&amp;#8217;.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/6041649240</link><guid>http://www.foxarts.org/post/6041649240</guid><pubDate>Tue, 31 May 2011 19:46:09 +0200</pubDate></item><item><title>La ragazza che era stanca di pensare</title><description>&lt;p&gt;C&amp;#8217;era una volta un villaggio dove c&amp;#8217;erano molte persone che vivevano tranquille. Tutte pensavano e facevano; pensavano pensavano e facevano e facevano. Ogni pensiero un&amp;#8217;azione, ogni azione un fatto. Il fatto di tutti i giorni si completava alla sera, quando ci si ritrovava e ci si raccontava i propri pensieri. Ognuno diceva il suo pensiero e gli altri ascoltavano e, solo in quell&amp;#8217;occasione, non facevano. Dopo aver ascoltato, il saggio del gruppo, il più anziano tra i pensatori, chiedeva agli altri che erano li a rimuginare pensieri di condividere tutti insieme, quello che stavano pensando. E così facevano. E si chiacchierava chiacchierava, poi si ripensava, poi si riascoltava, il saggio e poi, si chiacchierava facendo, fino a dormire. Una sera, una ragazza prese la parola. Tutti ascoltavano ascoltavano e lei si fermò un attimo. Un po&amp;#8217; di silenzio per attirare l&amp;#8217;attenzione di tutti quelli che già iniziavano a rimuginare. In piedi, davanti al fuoco, bruciacchiata di luce traballante disse: &amp;#8220;mi sono stancata di pensare&amp;#8221;.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/5663499622</link><guid>http://www.foxarts.org/post/5663499622</guid><pubDate>Fri, 20 May 2011 15:50:02 +0200</pubDate></item><item><title>Questa sera, esco alle 1810. In ufficio il personale conteggia il tempo arrotondando. Per questo si...</title><description>&lt;p&gt;Questa sera, esco alle 1810. In ufficio il personale conteggia il tempo arrotondando. Per questo si scelgono orari come questo. Il caldo è uno schiaffo. Non solo c&amp;#8217;è il sole ma è afoso. La differenza con l&amp;#8217;aria condizionata interna, scoperta accesa, rende parecchia giustizia all&amp;#8217;inizio d&amp;#8217;estate che i sta vivendo. Non solo è necessario aguzzare la vista prr iniziare la camminata. Un occhio è chiuso completamente armando l&amp;#8217;altro come un mirino, in leggera salita. Maniche alzate, vestite di felpa blu che, anche se leggera, troppo pesante per questo clima. Vorrei farmi una doccia, di nero inchiostro. Ricoperto senza sosta e disegnare, poi, tatuaggi color pelle dando luce a qualche linea.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/5640144117</link><guid>http://www.foxarts.org/post/5640144117</guid><pubDate>Thu, 19 May 2011 22:33:02 +0200</pubDate></item><item><title>Questa sera, quando sono uscito dall&amp;#8217;ufficio, alle 1800, non c&amp;#8217;era il sole. Strizzare...</title><description>&lt;p&gt;Questa sera, quando sono uscito dall&amp;#8217;ufficio, alle 1800, non c&amp;#8217;era il sole. Strizzare gli occhi, in quel caso, serviva unicamente ad aumentare la concentrazione. E&amp;#8217; stata una giornata intensa, pericolosa. Poi devo tornare a casa, giocare a calcetto, cercare di vincere, fare la barba, scrivere le lettere. E&amp;#8217; stata una giornata intensa, fatta di attese e silenzi prolungati: piccoli attimi veloci come il battere delle ciglia che increspano di lucido l&amp;#8217;iride colorata. Carico di energia aspetto nove brevi minuti come una scala di note aspetta l&amp;#8217;inizio di una sinfonia. Sono stanco, però. Mi chiudo nella giacca dentro le spalle contro il mento sotto un ciuffo dallo stile dimesso. Mi abbraccio.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/5587220630</link><guid>http://www.foxarts.org/post/5587220630</guid><pubDate>Wed, 18 May 2011 03:33:02 +0200</pubDate></item><item><title>Esco alle 1810. L&amp;#8217;autobus che dovrebbe portarmi in stazione è passato alle 1809. Il prossimo è...</title><description>&lt;p&gt;Esco alle 1810. L&amp;#8217;autobus che dovrebbe portarmi in stazione è passato alle 1809. Il prossimo è alle 1823. Mi incammino. Aspetto ancora un attimo prima di isolarmi con la musica. Mi investe il sole. Caldo. Quello di maggio che abbronza. Indosso la camicia e la giacca di pelle. Un po&amp;#8217; troppo per il momento ma, sai, alla mattina può andare. Non prendo gli occhiali, rimangono li, abbandonati nella custodia nella borsa dietro le spalle. Così devo strizzare gli occhi per fronteggiare la luce. Mi dicono che non si fa. Che poi &amp;#8220;ti vengono le rughe&amp;#8221;, quelle che chiamano &amp;#8220;zampe di gallina&amp;#8221;. Ma strizzare gli occhi non è un po&amp;#8217; come filtrare la realtà e vederla come si desidera? Anche strizzare l&amp;#8217;occhiolino, non è un gesto &amp;#8220;segreto&amp;#8221; di intesa e condivisione? È quello che sto facendo, per ascoltare il mondo, come realmente lo vorrei. Lo filtro.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/5547070206</link><guid>http://www.foxarts.org/post/5547070206</guid><pubDate>Mon, 16 May 2011 22:35:02 +0200</pubDate></item><item><title>Ho la fronte scottata dal sole. Completamente arrossata e bisognosa di idratazione. E&amp;#8217; stata...</title><description>&lt;p&gt;Ho la fronte scottata dal sole. Completamente arrossata e bisognosa di idratazione. E&amp;#8217; stata una giornata tra l&amp;#8217;erba l&amp;#8217;allergia e l&amp;#8217;odore di pneumatico bruciato. Ma ogni volta che mi scontro con quella forte luce fatta di calore, succede più o meno la stessa cosa. E&amp;#8217; così, che vivo ogni cosa. Al massimo, per ogni gesto, per ogni minuto, per ogni occasione. Come la pausa pranzo, a volte, fatta di brevi camminate fino ad un muretto. Due asfalti, uno chiaro, più fresco. Il secondo, vicino, più scuro e decisamente più caloroso. Anche le linee gialle che lo delimitano soffrono. Ma quando ci si arriva, un po&amp;#8217; a fatica, un po&amp;#8217; abbandonando la giacca oltre le spalle, succede qualcosa di piacevole che, ogni volta, mi lascia senza parole. Da quel punto, la fabbrica, le persone, le macchine, la natura, si mischiano per una colonna sonora per niente rumorosa ma che compone le note di una strana sinfonia. Un rombo, un tonfo, un uccellino, il vento fra le foglie, una pigna secca, qualche strano insetto. E&amp;#8217; il silenzio di una città. Tutto da ascoltare.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/4696541716</link><guid>http://www.foxarts.org/post/4696541716</guid><pubDate>Mon, 18 Apr 2011 01:41:02 +0200</pubDate></item><item><title>Un pomeriggio, mi sembra, di qualche giorno fa (ora non ricordo esattamente bene quando) ho pensato...</title><description>&lt;p&gt;Un pomeriggio, mi sembra, di qualche giorno fa (ora non ricordo esattamente bene quando) ho pensato alla parola immaginazione. Analizzavo il concetto nella sua potenziale realizzazione. Ho iniziato a riflettere e a supporre di poter immaginare moltissimo di, anzi, essere un fervido fomentatore di una pratica che potrebbe sfociare nel puro sogno. Ho rimuginato su tutto quanto e ho visualizzato questo gesto: le due mani unite, palmo verso il cielo come a bere da una fontanella; piano piano, richiuse verso il loro centro, come una conchiglia, fino a far sfiorare i pollici; lo spazio appena appena per lasciar traspirare un sospiro tra le dita; e la mia bocca vicino a quello scudo bisbigliante. Un piccolo riccio d&amp;#8217;ombra dove celare le mie fantasie. Sottovoce, silenziose, piccoli segreti nei quali vorrei vivere continuamente. Unici e irripetibili e tantomeno pubblicabili. Un lato incosciente della propria ragione. Dove poter immaginare. Persa la poesia per un&amp;#8217;incomprensione ricerco attento una semplice pacca sulla spalla; così, lo sconforto, lampante, mi fa capire. Quei singhiozzi, quei lamenti attutiti dalle mie falangi, rovinano in acqua bollente, che scotta, che brucia, che arrossisce e scansa anche la pietra. Una casa divelta in un lampo e spalanco i dorsi venati di azzurro. Cosa posso immaginare? Cosa posso inventare quello che non conosco? Incastro, costruisco, azzardo, ricucio, manipolo, inganno, teorizzo, provo e modello: ma ogni volta non c&amp;#8217;è niente di nuovo. Come posso astrarre fino a raggiungere il non sapere? Come posso davvero immaginare qualcosa o qualcuno o una vita che per nulla comprendo? Se immagino è dovuto al mio sapere, al mio essere. Come si può arrivare all&amp;#8217;inimmaginabile? Come superare quella soglia che mi porti ad essere spettatore di idee?&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/4191611950</link><guid>http://www.foxarts.org/post/4191611950</guid><pubDate>Wed, 30 Mar 2011 03:11:05 +0200</pubDate></item><item><title>E&amp;#8217; il momento dell&amp;#8217;incontro, del ritrovamento, dello scontro di varie emozioni che...</title><description>&lt;p&gt;E&amp;#8217; il momento dell&amp;#8217;incontro, del ritrovamento, dello scontro di varie emozioni che trasformano ogni movimento nell&amp;#8217;espressione ideale di ciascuno dei cinque sensi che possediamo. Circondato, senza una vera e precisa idea, da una miriade di palpitazioni che creano un&amp;#8217;attesa. Gli attimi che servono all&amp;#8217;immaginazione per abbandonare le sue creazioni e trasformarsi in realtà. Come se fosse una nascita o un netto cambiamento con il suo passato, si ricompone, si formalizza, si cristallizza su tutti e cinque i sensi costruendo una fotografia fatta di odori, sguardi, ascolto, gusto, gesti che, al termine di un lungo parlato, compongono la parola: piacere. Ed è per questo che l&amp;#8217;agitazione prende il potere nella nostra mente; perchè non sa quale sarà la reazione corretta, non sa quale sarà, soprattutto, la risposta corretta. E la paura di sbagliare include una paralisi alla bocca dello stomaco che sembra rinchiuderci fino a toccare con la fronte i piedi. Il fermo luccicare delle nostre pupille che, forse, quasi automaticamente riescono a seguire fila e fila e fila di citazioni scritte, abbandonano il facile bersaglio difronte a loro e si rifugiano un po&amp;#8217; ovunque: nei capelli, nelle proprie mani, in risatine campate per riempire silenzi inaspettati nei quali, scioccamente, si crede ci sia un rifugio. Nel pensare ad un discorso ben preciso poi sfatato dal progredire malsano della voce singhiozzante perchè incurante delle parole scelte, diverse e molto, da quelle sognate. E&amp;#8217; un&amp;#8217;inseguirsi che si placa, come un gesto conciso che stringe le dita, quasi a sciogliersi come ghiaccio al sole, quando la spinta del respiro si fa più tenue e non frenetica perchè riscoperto, nell&amp;#8217;involontario inalare, il profumo ricercato. Quel piacere che si conosce bene ma che è difficile da scovare. Il profumo della sorpresa.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/3949549619</link><guid>http://www.foxarts.org/post/3949549619</guid><pubDate>Sat, 19 Mar 2011 05:21:02 +0100</pubDate></item><item><title>La fronte, bagnata, appoggiata ad uno spigolo metallico. Un sospiro. Lo sguardo fisso il labbro...</title><description>&lt;p&gt;La fronte, bagnata, appoggiata ad uno spigolo metallico. Un sospiro. Lo sguardo fisso il labbro racchiuso un morso. Un altro sospiro. La musica in sottofondo non ascoltata. No, forse si, questo pezzo almeno, bello, lo metterei in loop. Cade una ciglia che raccogli e stringi tra indice e pollice così potrai esprimere un desiderio. Poi sbaglierai o, peggio, si perderà in questo sbuffo d&amp;#8217;aria vicino al finestrino e ti convincerai che, come per l&amp;#8217;oroscopo, quello che capiterà da qui ai prossimi due minuti dipenderà da questa incontrollabile scelta sbagliata. Sospiro. Così, giusto per far qualcosa. Sguardo fisso labbro racchiuso in un morso. Forse sanguinerà alla fine. Ecco, potrei esprimere: voglio che il mio labbro anche se continuamente morsicato dai miei denti non sanguini. Un soffio, forte, tra le dita.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/3902286125</link><guid>http://www.foxarts.org/post/3902286125</guid><pubDate>Wed, 16 Mar 2011 23:36:07 +0100</pubDate></item><item><title>"You’re falling in a lower gear 
A little rest is what you need 
You’re rolled up on the..."</title><description>“&lt;p&gt;You’re falling in a lower gear &lt;br/&gt;
A little rest is what you need &lt;br/&gt;
You’re rolled up on the seat &lt;br/&gt;
Your arms around your knees &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;We met by chance, talked on the phone &lt;br/&gt;
We kept in touch &lt;br/&gt;
I took you home &lt;br/&gt;
Sure, it proves we get along &lt;br/&gt;
And it will only get better from now on &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;We found a place to which we drive &lt;br/&gt;
And i offer you the time &lt;br/&gt;
To sleep - to dream &lt;br/&gt;
To wake up when we arrive &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;We found a place to which we drive &lt;br/&gt;
And i offer you the time &lt;br/&gt;
To sleep - to dream &lt;br/&gt;
To wake up when we arrive &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Right moments come out of the blue &lt;br/&gt;
But when there’s one it’s up to you &lt;br/&gt;
Even when the time was up I couldn’t stop &lt;br/&gt;
I was floating all day long &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;We found a place to which we drive &lt;br/&gt;
And i offer you the time &lt;br/&gt;
To sleep - to dream &lt;br/&gt;
To wake up when we arrive &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;We found a place to which we drive &lt;br/&gt;
And i offer you the time &lt;br/&gt;
To sleep - to dream &lt;br/&gt;
To wake up when we arrive&lt;/p&gt;”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;The time to sleep - Marble Sounds (&lt;a href="http://goo.gl/ZuS22"&gt;http://goo.gl/ZuS22&lt;/a&gt;)&lt;/em&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/3873293218</link><guid>http://www.foxarts.org/post/3873293218</guid><pubDate>Tue, 15 Mar 2011 08:19:42 +0100</pubDate></item><item><title>Esci dall&amp;#8217;ufficio. Quel chiarore nel cielo che ti avverte che le giornate si stanno...</title><description>&lt;p&gt;Esci dall&amp;#8217;ufficio. Quel chiarore nel cielo che ti avverte che le giornate si stanno allungando, oggi, era leggermente velato di grigio. Ma non pioveva, in quel momento. Aspetti l&amp;#8217;autobus fermo come uno stocafisso: stessa posizione, sguardo perso chissà dove, musica alta nelle orecchie. Vai poi a ricordare cosa stavi ascoltando. Veloce, molto veloce, il mezzo che ti porterà in stazione si presenta suppergiù puntuale. Aspetti, si apre, sali, saluti, &amp;#8220;Buonasera&amp;#8221;, &amp;#8220;Ciao&amp;#8221;. Ti volte verso il fondo e oltre e non c&amp;#8217;è nessuno. Raggiungi l&amp;#8217;obliteratrice più lontana, apri la tasca, scegli i biglietto numero due della giornata, timbri. Nel frattempo l&amp;#8217;autista ti regalerà un tempo record e, quasi sicuramente la fortuna di prendere il treno 20 minuti prima&amp;#8230; che uno poi dice, sono tanti. Ma tanti. Ti siedi, lontano e guardi fuori, difronte a te. Stessa posizione di prima, stoccafisso, musica, sguardo, bla bla bla. Squilla il cellulare: un sussulto, un groppo in gola, un morso alla pancia. Cosa diavolo mai sarà. Tua madre, santa donna, ti sta ricomprando i guanti che, distrattamente, hai dimenticato sul treno il venerdì prima. Le mani ringraziano. In due, tre considerando la venditrice che ci aveva incontrato a Natale, giustamente (più o meno), non ricordavamo la taglia esatta che serve un pregevole calore ai miei polpastrelli. Ci si organizza più tardi, appena scendo dal treno. Per ora sto qui, fermo, come uno stoccafisso, musica che più o meno si fa ascoltare nelle orecchie e sguardo perso oltre il vetro.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/3565739488</link><guid>http://www.foxarts.org/post/3565739488</guid><pubDate>Mon, 28 Feb 2011 22:31:06 +0100</pubDate></item><item><title>Ci sono canzoni appositamente studiate per soffrire. Per elemosinare, centellinare, scoprire,...</title><description>&lt;p&gt;Ci sono canzoni appositamente studiate per soffrire. Per elemosinare, centellinare, scoprire, scovare, distruggere, governare ogni singola e recondita emozione. Non il testo, non il video, non la musica ma l&amp;#8217;indeterminata somma tra coscienza e melodia. Un mix che può diventare esplosivo, che può trasformarsi in una bomba pronta ad esplodere colma di infiniti timer che continuano a conteggiare il tempo e scandirne il ritmo. Fino allo zero momento nel quale, forse, un sorriso può iniziare a formarsi lungo le proprie guancie o una lacrima ritrovarsi a cadere fino al mento. Un semicerchio, sempre, uno opposto all&amp;#8217;altro che è pura manifestazione di quella sofferenza. Può essere, forse, che alcune note magari basse o, indifferentemente, molto alte, in alcuni momenti non vengano udite realmente salvo farsi scoprire quando pensi che tutto sia passato, che sia chiuso, che sia altro. Ogni sensazione ha la sua, di nota. Ci sono quelle da blocco nella pancia, tipicamente basse e cupe e quelle da giramento di testa magari acute o un poco stridenti. Quelle allegre, ritmate, quelle misteriose come i silenzi. Poi ci sono quelle evocative, una serie di accordi che ti riportano li, dov&amp;#8217;eri tra odori, calore e sapori di quell&amp;#8217;attimo. Come i ricordi, credo, alcune canzoni sono studiate per emozionarsi.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/3466168947</link><guid>http://www.foxarts.org/post/3466168947</guid><pubDate>Wed, 23 Feb 2011 18:44:45 +0100</pubDate></item><item><title>Che weekend di cultura, quest&amp;#8217;ultimo. Sabato l&amp;#8217;opera, domenica la scultura. E come tutte...</title><description>&lt;p&gt;Che weekend di cultura, quest&amp;#8217;ultimo. Sabato l&amp;#8217;opera, domenica la scultura. E come tutte le volte, quando capita, quella strana, decisa, riverente, sensazioni di essere piccoli, molto piccoli, rispetto al sapere. Non alla bravura, non alla capacità, non al genio (irraggiungibile ovviamente) ma al solo e semplice e puro sapere. Un abisso che bisogna ricercare, che bisogna provare un minimo a colmare. E così, al rientro, come tutte le volte, quella strana, decisa, riverente sensazione di volerci provare un po&amp;#8217;, prima di dimenticare, prima di relegare al solo ricordo il piacere di una visita.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/3401636186</link><guid>http://www.foxarts.org/post/3401636186</guid><pubDate>Sun, 20 Feb 2011 17:43:03 +0100</pubDate></item><item><title>Capita che la voglia di scrivere nasca sulle tue dita in completa autonomia. Vuoi per provare, vuoi...</title><description>&lt;p&gt;Capita che la voglia di scrivere nasca sulle tue dita in completa autonomia. Vuoi per provare, vuoi per divertimento, per sfogarti o semplicemente per piacere. Scrivere per scrivere, senza rileggerti senza curartene. Con tutte le parole spese in giro per il mondo senza un verso senso, magari giusto per circostanza, mettersi a scrivere pone un accento un po&amp;#8217; diverso. Non lavoro, non dovere, senza scadenze, senza obbligatorietà, nel migliore dei modi si potrebbe dire. Il dubbio rimane, se ancora necessario, nella sostanza del concetto.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/3294483241</link><guid>http://www.foxarts.org/post/3294483241</guid><pubDate>Mon, 14 Feb 2011 19:40:32 +0100</pubDate></item><item><title>"When once you have tasted flight, you will forever walk the earth with your eyes turned skyward, for..."</title><description>““When once you have tasted flight, you will forever walk the earth with your eyes turned skyward, for there you have been, and there you will always long to return.””&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;Leonardo Da Vinci (via &lt;a href="http://soul-surfer.tumblr.com/" class="tumblr_blog"&gt;soul-surfer&lt;/a&gt;)&lt;/em&gt;</description><link>http://www.foxarts.org/post/2598177117</link><guid>http://www.foxarts.org/post/2598177117</guid><pubDate>Tue, 04 Jan 2011 20:21:42 +0100</pubDate></item></channel></rss>

