Sognare al risveglio

Nelle ultime mattine, quando mi sveglio, ricordo bene e quasi sempre quello che ho sognato. Anni fa un collega mi aveva raccontato che, i sogni, accadono durante la fase di risveglio. Mentre si abbandona il sonno, insomma. Non so quanto sia vero ma potrebbe essere per questo motivo che, qualche ora fa, mi sono svegliato guardandomi la mano avendo paura di muoverla. Niente di grave ma ho sognato di essermi rotto la prima falange dell’anulare destro. Pare che il colpo l’abbia ricevuto in ufficio, mentre passeggiavo dopo pranzo, nel parcheggio. Uno schiocco secco e il dolore. Al pronto soccorso, un’ampia sala quadrata tutta bianca, regnava un mezzo caos organizzato. Una porta scorrevole grande bianca e uno sportello per il ticket. Avevo bisogno di un codice giallo. La burocrazia, anche se era nel mio sogno, non mi agevolava. Anzi. Bisogna attirare l’attenzione di qualche infermiere dal camicie a righe blu o, meglio ancora, a righe fuxia. Ma se io stavo passeggiando dopo il pranzo anche qui la pausa era imminente. Uno dopo l’altro i dottori mi sorpassavano ignari uscendo dalle sale mediche. Mille righe colorate, caffè, marsupi alla spalla, può chiedere a lui, no mi spiace non sono in servizio mi spalleggiavano un po’ lontano. In tutto questo il panico: il mio dito, quella falange li, sembrava non avere più nulla. Non mi faceva male. Non era nemmeno gonfio o arrossato. Che figura. Come affrontare un dottore un’analisi. Come giustificarsi. E mentre cercavo di riflettere su cosa era meglio fare, abbandonato da tutti gli specializzandi un ragazzo, maglietta gialla, giovane, deve avermi preso a cuore. Mano sulla spalla: “e tu cosa devi fare?”. “credo di essermi rotto un dito”. Andiamo insieme a fare il ticket, ora obbligatorio. Un uomo scorbutico e abbastanza brutto con gli occhiali alza appena un sopracciglio per inquadrarmi. Bofonchia qualcosa e mi rilascia un cartellino: sono un codice giallo. La visita avverrà immediatamente. Sempre con lui, sempre condotto da quella mano ferma, adagio la mia su una specie di lettino pronto ad essere bombardato ai raggi x. “È rotta, vedi”. È un sospiro di sollievo che si forma sul mio viso, quasi un sorriso. Ma le immagini non si fermano qui. C’è tutto un cyberspazio che conosce il mio corpo oltre quella macchina. Così ad ogni foto scopro che la mia mano è controllata da due nervi a metà schiena. Degno figlio di ken shiro il giovane infermiere si dilunga nel farmi scattare le unghie verso l’alto per mostrare al meglio la mia frattura. “È tutto un gioco, tanto, non è vero. Questi filmati sono solo introduzioni alla lastra”. “Ah”. Ma la rottura si manifesta vera, per un collega. A. e la sua mano nera e un po’ schiacciata fanno capolino entrando. “E si, anche io, uguale”. Poi un compagno di classe, credo, che lavora li, mi saluta ripensando ai vecchi tempi scherzando la mia falange da curare. C’é anche una bella ragazza che parla con noi. Non so chi sia, anche se qualcuno mi ricorda. Ma una bella ragazza non guasta mai in un sogno.

  1. postato da foxarts