Le cuffie sono ben salde avvolte dietro la mia testa; il volume è chiaramente al massimo consentito. Sono in questo stato di isolamento dall’ufficio. Ancor prima di indossare la giacca. Poi di corsa a rincorrere sotto la pioggia qualsiasi cosa si muova. Arrivo sul treno e i ritmi di questo mio universo si incrociano ancora forti. Alcune persone si alzano sbuffando. Qualcuno grida qualcosa. La ragazza quattro posti più in la mi vede mentre cerco di capirci qualcosa. Tolgo un auricolare e mi dice: “per Milano diretto”. Ah… “grazie”. Torno nel mio piccolo mondo fatto di suoni. Scende quattro fermate prima di me (occhio e croce). Ci guardiamo un secondo. Ci scambiano un sorriso di cortesia ed esce. A volte capita.