Questa sera (ieri), quando sono uscito dall’ufficio, sembrava che l’estate fosse esplosa. Anche se erano solo le 18:14, il caldo, si faceva sentire. Sotto la pensilina, all’ombra, cercavo di non pensare a quale temperatura ci fosse e mi sono concentrato sull’attesa. Nove minuti prima dell’orario stabilito. Ogni tanto un filo d’aria, a togliere dall’imbarazzo del calore. I piedi, al sole, oltre le scarpe oltre le calze, soffrivano per il cuore della terra. Un vento invisibile, come un bollore emozionale, dalle caviglie, fin su alle ginocchia e al basso ventre chiuso, ancora, dalle notizie della giornata. Come palpitazione, gli occhi lucidi che contano i minuti senza una metrica precisa. Finendo i numeri, le formule, i riferimenti matematici. Una media parziale di quello che manca ancora; della distanza; del trattenersi; del rivelarsi; dell’agitarsi di ogni senso attento alll’ambiente. Soffocato il respiro, fino alla prossima carezza; un barlume lieve che sventola fra i capelli lasciandoti vivo ancora per un po’.

  1. postato da foxarts