Ho la fronte scottata dal sole. Completamente arrossata e bisognosa di idratazione. E’ stata una giornata tra l’erba l’allergia e l’odore di pneumatico bruciato. Ma ogni volta che mi scontro con quella forte luce fatta di calore, succede più o meno la stessa cosa. E’ così, che vivo ogni cosa. Al massimo, per ogni gesto, per ogni minuto, per ogni occasione. Come la pausa pranzo, a volte, fatta di brevi camminate fino ad un muretto. Due asfalti, uno chiaro, più fresco. Il secondo, vicino, più scuro e decisamente più caloroso. Anche le linee gialle che lo delimitano soffrono. Ma quando ci si arriva, un po’ a fatica, un po’ abbandonando la giacca oltre le spalle, succede qualcosa di piacevole che, ogni volta, mi lascia senza parole. Da quel punto, la fabbrica, le persone, le macchine, la natura, si mischiano per una colonna sonora per niente rumorosa ma che compone le note di una strana sinfonia. Un rombo, un tonfo, un uccellino, il vento fra le foglie, una pigna secca, qualche strano insetto. E’ il silenzio di una città. Tutto da ascoltare.