E’ il momento dell’incontro, del ritrovamento, dello scontro di varie emozioni che trasformano ogni movimento nell’espressione ideale di ciascuno dei cinque sensi che possediamo. Circondato, senza una vera e precisa idea, da una miriade di palpitazioni che creano un’attesa. Gli attimi che servono all’immaginazione per abbandonare le sue creazioni e trasformarsi in realtà. Come se fosse una nascita o un netto cambiamento con il suo passato, si ricompone, si formalizza, si cristallizza su tutti e cinque i sensi costruendo una fotografia fatta di odori, sguardi, ascolto, gusto, gesti che, al termine di un lungo parlato, compongono la parola: piacere. Ed è per questo che l’agitazione prende il potere nella nostra mente; perchè non sa quale sarà la reazione corretta, non sa quale sarà, soprattutto, la risposta corretta. E la paura di sbagliare include una paralisi alla bocca dello stomaco che sembra rinchiuderci fino a toccare con la fronte i piedi. Il fermo luccicare delle nostre pupille che, forse, quasi automaticamente riescono a seguire fila e fila e fila di citazioni scritte, abbandonano il facile bersaglio difronte a loro e si rifugiano un po’ ovunque: nei capelli, nelle proprie mani, in risatine campate per riempire silenzi inaspettati nei quali, scioccamente, si crede ci sia un rifugio. Nel pensare ad un discorso ben preciso poi sfatato dal progredire malsano della voce singhiozzante perchè incurante delle parole scelte, diverse e molto, da quelle sognate. E’ un’inseguirsi che si placa, come un gesto conciso che stringe le dita, quasi a sciogliersi come ghiaccio al sole, quando la spinta del respiro si fa più tenue e non frenetica perchè riscoperto, nell’involontario inalare, il profumo ricercato. Quel piacere che si conosce bene ma che è difficile da scovare. Il profumo della sorpresa.