Una ragazza aspetta il treno come me. La musica che ascolto, un set di un evento al quale ho partecipato, è molto alta. Le cuffie grandi si sono rotte credo. Di suoni da li non ne escono più; quindi auricolari, piccoli, che disperdono note in ogni dove e non c’è niente da fare, li fermi non ci stanno. Come me, la ragazza, ascolta la musica o qualcosa. Un cavo dal telefono va alla sua testa. Io non sento nulla di ciò che mi circonde. Anche se oltre a ferraglia macchine e altre amenità non c’è nessuno che dica qualcosa. Poco male, tengo il volume alto anche per quello. Lei, la ragazza, credo sia ad un livello più umano o la colonna che ha scelto è più moderata. Magari la radio. Toglie un’auricolare e alza lo sguardo verso l’alto. È un gesto inequivocabile di attesa speranza tipico del pendolare: “dimmi che tutto va bene e stai solo ricorando del mio prossimo treno”. Lo dice, la ragazza, con la sua mimica alla voce metallica che annuncia i treni che vanno e i treni che vengono. La imito. Scuoto la testa un attimo, tanto cadono da soli. Giusto in tempo per ascoltare la solita tiritera che arriva li della linea gialla e che termina la corsa. Tutto bene, fino ad ora. Si aspettano due luci e qualche vagone al freddo. Poi io di qua lei, la ragazza, di la. E tutti gli altri con tutti i loro auricolari. Accendessero i monitor con le segnalazioni più o meno corrette, non ci sarebbe bisogno di tendere il proprio destino verso un annuncio.

  1. postato da foxarts