Lo senti mentre cammini. Anche se hai le cuffie che dondolano nelle orecchie. Un bug di non so quale firmware del telefono mi ha privato delle canzoni che normalmente mi permettono di isolarmi dal mondo. Da questa città che non riesce a gestire qualche linea di pubblico trasporto. Il telefono, per fortuna, si connette. Così decido, mentre cammino, di approfittare di una tecnologia che si chiama streaming per cercare, in qualche modo, di alleviare il rumore della strada. Filodiffusione 5, radio Rai. Ventiquattro ore su ventiquattro di musica classica e dintorni. Ora che si connette, che parte, che finisce il brano e inizia la nuova sonata, mentre cammini, hai giusto il tempo di una veloce occhiata all’ora. Alzi lo sguardo verso quell’insieme di luci rosse che compongono simboli e numeri: le diciannove e zero otto. Rifai i conti più e più volte e ancora una volta ma il risultato non cambia. Mancano cinque minuti prima della partenza del treno, anzi quattro, no dai, forse cinque se dovesse ritardare. Parte puntuale e lo senti, mentre cammini. Un gorgogliare ferroso di tessuti blu e rotaie e ruote un po’ arrugginite un po’ lucide d’usura. Alle diciannove e ventisei prenderai posto sul treno successivo che, per fortuna, c’è ma partirà in ritardo. Scommettiamo?