Lascio volontariamente dissolvere alcune frasi. Non le completo. Se le ascolto non le interrogo. Normalmente avrei dedicato un altro tipo di ragionamento e avrei cercato un colorato ricamo da dedicare. Ora non più. Poi diluvia. C’è talmente tanta acqua nell’aria che sembra ci siano nuvole basse anche in questo sobborgo semi metropolitano. Magari sono nuvole. E io, normalmente, le guardo bene, le ammiro, ma sempre da lontano. Non penso minimamente ad un confronto con loro. Non le affronto neanche. Ed è in questo stesso modo che prescrivo alla mia mente la soluzione ad una serata. Dissolvenza satura. I vestiti bagnati si cambiano. Le scarpe inzuppate si asciugano e, per quanto possa detestarli, un minimo di ricovero ai corti capelli oltre la mia fronte, l’ombrello bluastro riesce ad offrirlo. Basta un pulsante. Un click. Un secondo e la domanda è stata fatta. Un minimo di fretta e la risposta è data. Fine.