Inutile violentarsi. È incredibile come, alle volte, spendiamo una quantità enorme di energie per rendere accettabile l’inaccettabile. Per un desiderio, per insicurezza e non meno per una dose massiccia d’immaginazione che scorre nelle sinapsi della nostra mente, maltrattiamo il pensiero affinché possa convivere con un compromesso, una mezza via tra ciò che intimamente ci appartiene e altre realtà. E per un po’ sembra anche funzionare… ma nemmeno dopo tanto, senza alcuna eccezione, il desiderio di convincerci di rendere lecito l’atteggiamento di altre persone ci sorprende irrequieti, nevrotici e, soprattutto, infelici. La verità è che non esistono compromessi con la propria mente, nemmeno se ci violentiamo e per quanto ci sforziamo nell’ignorare l’incongruenza di un dubbio, prima o poi il nostro carattere ci impone sempre una scelta: fare pace con se stessi ed accettare di essere semplicemente… noi. - Arianna Malagoli
Lo senti mentre cammini. Anche se hai le cuffie che dondolano nelle orecchie. Un bug di non so quale firmware del telefono mi ha privato delle canzoni che normalmente mi permettono di isolarmi dal mondo. Da questa città che non riesce a gestire qualche linea di pubblico trasporto. Il telefono, per fortuna, si connette. Così decido, mentre cammino, di approfittare di una tecnologia che si chiama streaming per cercare, in qualche modo, di alleviare il rumore della strada. Filodiffusione 5, radio Rai. Ventiquattro ore su ventiquattro di musica classica e dintorni. Ora che si connette, che parte, che finisce il brano e inizia la nuova sonata, mentre cammini, hai giusto il tempo di una veloce occhiata all’ora. Alzi lo sguardo verso quell’insieme di luci rosse che compongono simboli e numeri: le diciannove e zero otto. Rifai i conti più e più volte e ancora una volta ma il risultato non cambia. Mancano cinque minuti prima della partenza del treno, anzi quattro, no dai, forse cinque se dovesse ritardare. Parte puntuale e lo senti, mentre cammini. Un gorgogliare ferroso di tessuti blu e rotaie e ruote un po’ arrugginite un po’ lucide d’usura. Alle diciannove e ventisei prenderai posto sul treno successivo che, per fortuna, c’è ma partirà in ritardo. Scommettiamo?
Devo ammettere che la tecnologia mi affascina. C’è una buona dose di piacevole vanità anche, nel possederò usarla aggiornarla. Niente di maniacale, si intenda, ma insomma, quel avercela ed usarla al meglio. Con tecnologia, si includa ovviamente, Internet e derivati e scrittura e arte e ogni altra forma di passione. Fra queste edicole online immagini aperitivi 3D e sperimentazioni musicali. Poi ci sono i desideri i sogni le cose da fare e la voglia di raccontare e, perché no, visto che oggi è martedì, anche il calcetto con gli amici. Il treno un viaggio un’agenda e l’irrefrenabile voglia di annotare appuntare organizzare. Noto, proprio in questo istante, anche la correzione automatica. Intelligenza artificiale dagli innumerevoli pro e contro. L’invidia i sentimenti l’amore l’ascolto la bravura e la capacità di apprendere. Crescere parlare. Morire. Tante “cose” da accatastare catalogare archiviare e organizzare. Mille e quasi infinite cose da fare. E un piccolo numero che ti avverte, bianco su rosso, di quante ancora ne mancano. Liste della spesa della propria mente. Mi chiedo solo se sia un bene o un male che quel numero continui a salire.
È il solito problema. Quando ti svegli tardi la mattina, poi la notte, quella vera, quella profonda e nera, ti sembra un po’ più chiara. Così ti sforzi e, più in la, in questo giorno, sembrerà tutto un po’ più difficile.
I due momenti più belli della mia giornata: questa mattina in centro a Milano, prima un diluvio, poi il sole accecante. Il secondo questa notte, la finale nba. Solo che questo sarà già domani. Allora sceglierò i saluti finali di questa sera.
Correre in un parco, la sera, quando sta per chiudere, con gli animali liberi che neanche si voltano a guardarti, che vagano dove tu normalmente ti fermi a chiacchierare, ti fa capire quanto siano importanti questi spazi per una città.
Ho appena fatto la doccia. Fra poco ceno. Ho scrutato vie negozi e musei di Milano per tutto il giorno. Dieci ore. Dalle nove alle diciannove. Da Repubblica a Porta Genova. A piedi. Potrei persino esser abbronzato dal sole che c’era. Ho lavato solo la stanchezza. Tutto il resto lo tengo per me.
Non esiste parlare, se non c’è passione. Non esiste passione, se non c’è parlare.
