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| 24APR2009 @ 22.56 |
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| My Dearest Friend... |
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I´m gonna die of loneliness, I know
I´m gonna die of loneliness, for sure
I´m gonna die of loneliness, I know
I´m gonna die of loneliness, for sure
My dearest friend
You´ll soon begin to love again
To love again
Devendra Banhart
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| 18MAR2009 @ 17.09 |
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| Cielo azzurro con sole... |
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Scrivi un sms a tua madre. Ovviamente la tecnologia non è così radicata nei suoi usi e consumi. Ma se la cava. Cerchi però di facilitarle il compito e riformuli, trascrivi, ripensi, rimugini sulla domanda che stai per farle. Le dai la facoltà di rispondere tranquillamente con un banale si o ponderato no. E’ chiaro che deve essere questa sia la sua possibilità sia il tuo obiettivo. Al momento ancora niente. Ovvio che si potrebbe fare un passo indietro e ragionare sulla sua affermazione iniziale, sempre via centosessanta caratteri, che forse, nei suoi intenti, non avrebbe dovuto lasciare capacità di replica e che la mia, abbia gettato più sconcerto che sicurezza. Ora è il momento della stasi. Sia io che lei potremmo essere bloccati su quanto ci stiamo complicando la vita e che, forse, faremmo meglio a telefonarci, ma anche sulla palese certezza del "io ho scritto giusto e inteso giusto, lui pure". Festa finita, insomma. Comunque, fin ad ora, niente. La velleità, inoltre, di questo ragionamento si mostra ancor più marcata in un momento di pausa, con te e biscotti, che cerca inutilmente di alleviare il dolore per l’impossibilità di uscire e avvolgermi di questo cielo azzurro con sole. Ho fatto l’errore, prima, di girovagare e gustarlo un po’. Rientrare è stato faticoso quasi come una scalata e la voglia si è ammorbata non so più dove. Forse sarebbe meglio concentrarsi e quanto meno capire se, alla fine, questa sera, dovrò tornare a piedi o riuscirò ad incontrarla e ottenere un gratificante passaggio.
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| 24FEB2009 @ 12.14 |
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| Con qualche graffio... |
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Sono completamente immobilizzato. Il sole si mostra forte in questo febbraio, che alla mattina è freddo e alla sera disegna ancora un ricordo nevoso, eppure la stanchezza continua a vincere. E’ un piccolo brivido che ti segue un po’ ovunque. Poi devi passeggiare, meglio non sedersi, per placare il nervosismo che ti prende. Una gestione che dovrebbe rientrare nella normalità ma che ogni tanto sconfina nel "troppo". Così prendi un foglio bianco, uno scarabocchio, un sms, una telefonata, ricerchi una conferma. Giusto per essere sicuro di non aver gettato in aria mille pensieri senza senso. Ti rifugi in qualche canzone stridente / melodica / melensa che ti permetta di scappare verso altre destinazioni o, quantomeno, verso altri pessimistici problemi. Alla fine ce li si può anche inventare; si può ricamare anche su una frase, una parola o un’idea. E da li perdersi, e spostare il proprio centro di attenzioni. E continuare a muoversi, fino al raggiungimento di uno stato che possa assorbire il rossore degli occhi fino a farli diventare completamente neri, completamente bianchi o di un intenso grigiore composto da mille colori diversi. Assaporando il gusto di aver trovato un cuscino su cui distendersi. Di aver trovato una nicchia dove poter rimbalzare, senza troppo dolore, con qualche graffio che risultano, in realtà, un semplice solletico.
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