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25AGO2009 @ 00.26
Avresti potuto bere...
Ti svegli in una metà notte qualsiasi. Hai sete. Percorri il tratto che ti unisce dal cuscino alla cucina ad occhi chiusi. Non che sia così difficile. E poi, lo conosci benissimo. Non accendi una luce che sia una e fai stretto affidamento sulle tue onde corte e la luce del frigorifero. Maniglia. Sportello. La fiducia è sbadatamente mal riposta. La luce tra i ghiacci e le verdure non funziona da qualche tempo. Ascolti il motorio che leggero attacca, mentre il fresco t’invade. Sospiro. Forse avevi più caldo che sete. Afferri la bottiglia di tè freddo e ti godi un lungo strabordante sorso. Non ti è minimamente passato per la mente che la bottiglia potesse essere in un´altra posizione. Avresti potuto bere un po´ di ragù avanzato o un purissimo sciroppo di menta. Oppure, occasionalmente, inzuppare la mano in una fetta d´anguria. Sollievo, riponi, maniglia, sportello. I tuoi occhi sono un pochino più aperti rispetto all´andata. Più abituati alla notte. Meno arruffati. Decidi di tornare a letto. Due passi due, e ti viene in mente un pezzo da scrivere, una mail da cominciare, un discorso da annunciare. Rifletti sbadatamente anche sul non sogno che, ti sembra, non ti stava accompagnando. Ora il dilemma. Perché sai che tornato a letto dimenticherai tutto. Messaggio, mail e discussione. Oppure potresti dirigerti in studio, accendere il tuo portatile bianco e porti nella più classica scena da film drammatico di seconda serata. Dovrebbe solo piovere. Essi, un pochino rinfrescherebbe, come poco fa al buio. In ogni caso ti accorgi che, dal punto nel quale ti sei fermato alla scrivania, di strada da fare c’è né. E ti assicuri che da li a la, fino a quando le tue dita si decideranno a trascrivere, avrai già cambiato idea. Ti convinci, quindi, che se qualcosa andrà pur raccontata, scritta o chiacchierata, beh, tornerà in mente. Così in un attimo scivoli silenziosamente sotto un bianco lenzuolo e sogni. Sogni cosa faresti, svegliato a metà notte, dalla sete.
About: DREAM, LIFE
11GIU2009 @ 19.30
Un applauso fatto di foglie e rami...
E´ nel preciso momento in cui abbandoni il traffico, lo smog, le macchine, le svolte, i marciapiedi e gli attraversamenti pedonali, quando ti allontani da quella fretta, da quel caldo, da quell´afa che asfalta il sudore sulla fronte e raggiungi quel piccolo sentieri tutto "sassoloso". Insignificante, "staccionato", che segue un canale, verde un po´ melmoso ma calmo. Almeno fino al ponte con le tre arcate. E´ li che vai a correre. E, almeno per me, è una corsa breve senza musica, senza cellulare, senza cuffie, senza bevande o cibo. E´ una corsa senza rumori artificiali. Un paio di scarpe (buone), pantaloncini (comodi), maglietta (traspirante) e te. Se incontri qualcuno in bici o che corre, un rapido gesto e ci si saluta. E questo è il massimo della socializzazione cortese. Niente internet, friendfeed, facebook, email, impegni, calendar, task, applicazioni, forum, siti, niente di quella virtualità tanto presente e cosciente che possiedi. Tutto quello che ti rimane sono i tuoi pensieri. Di avanzo la natura ti offrirà qualcosa. Quasi certamente. Una sera può essere un diluvio, l´altra un gatto che ti guarda, un applauso fatto di foglie e rami, un saluto fato di cascate e vortici. E ci si sente un po´ soli, chiaro, ma è così incredibilmente piacevole che, non so, 25 minuti, sembrano tantissimi. Però oggi che caldo, ma non fa nulla. Anche quando volavi, faceva caldo. Soprattutto se dovevi stare attento a come l´aereo prendesse il verso rispetto a quella nuvola la. In quel caso si, forse faceva più caldo di questa corsa in pieno sole. Ma nello stesso modo è così piacevole. Così, un paio di giorni fa scrivi al tuo istruttore e fra poco risponderai al suo messaggio. Poche parole, il campo è cambiato, non potrai più atterrare su quella striscia che ti ha messo le ali ma basta avvisarlo qualche ora prima, e volerete insieme.
About: REAL, LIFE, FLIGHT
07GIU2009 @ 14.32
Baciare lettera e testamento...
E’ che più leggi più ascolti più ricordi nomi, più ti accorgi di quali strane lunghe penetranti e incredibili storie possano legare due teste. Quanti gesti quanti modi, quanti pensieri prima di dire, prima di fare (baciare lettera e testamento). E’ che anche la tastiera migliore aiuta a far scivolare le dita sulle varie lettere che compongono alcune frasi. E quante volte la magia di cancellare, di riscrivere di rivedere, di non dover risponder subito, velocemente, in una conversazione al telefono, ma di abbandonarsi ad un messaggio. Piccole tracce come pezzetti di pane che cercano di ricondurti ad un centro nevralgico al quale miri, punti, che rincorri che ti appassiona. Eppure basta una mattina, basta svegliarsi per qualche rumore che travolge la finestra e ricadere a forza in un nuovo sogno per stravolgere qualsiasi percezione reale di quello che sta capitando. Ogni tanto, ci penso, a come è facile, semplice e anche divertente continuare a ricamare su quello che si dice, su quello che si fa (i baci, le lettere e i testamenti). Guardi foto, ascolti musica, scarichi un film e ti abbandoni con la passione di quello che vorresti che ti capitasse piuttosto che renderti conto di quello che stai vivendo. Così basta sedersi su un divano per cambiare completamente il tuo punto di vista; valutare un nuovo orizzonte o la possibilità di addormentarti guardando la tv. Ma se è una finzione quella che osservi come può essere più vera di quello che immagini? Bisognerebbe smettere di decorare, bisognerebbe fare, senza dire (magari si, qualche bacio una lettera e, se serve, un testamento). Ed è il fare che rende possibili l’accorgersi. Una volta che ti sei accorto sarebbe il caso di valutare. Dopo aver valutato c’è da considerare. La considerazione ti porta alla razionalizzazione. Quanto razionalizzi te ne accorgi. Sogno o realtà. In ogni caso qualcosa che c’è, che rimarrà e che può davvero renderti felice.
About: REAL, DREAM, LIFE
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