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| 12APR2010 @ 21.34 |
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| Piuttosto che... |
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Ultimamente preferisco di gran lunga guardare le figure. Piuttosto che scrivere. Cercherò di tenere tutto a mente.
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| 16DIC2009 @ 16.47 |
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| Ho sete. |
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Ho sete. Tanta. Ho preso una bottiglietta di acqua naturale dalle macchinette in ufficio. Poco fa. Ma è fredda e ho dovuto aspettare. Sarà che fuori ci son due o tre gradi sotto lo zero, con il sole, ma non si scalda più. Non che non mi piaccia, ma non vorrei accasciarmi qui sulla scrivania. Ma ora non ce la faccio più, apro e bevo. Metà andata, tre quarti, mi fermo e respiro. Ho inghiottito sana e rigenerante freschezza. Sarà stata la pizza di ieri sera, la bufala o il limoncello o lemoncello (word suggerisce errata la seconda che ho detto). Sarà che sono strano? Magari è l’influenza della cravatta viola. Porterà male. Finita. Ne prenderei un’altra in effetti. E qui mi sa che è proprio la pizza. Che poi, sarà l’età ma che fatica, sta pizza. Solo che non ho le monete. E anche avessi le monete non ho la chiavetta. L’ho persa. E la cosa sconvolgente è che non so dove, non so come. Sai, in genere se ci pensi riesci a dirti “l’avevo messa li, portata a casa e poi, mi sa che l’ho portata in palestra”. Ecco, io non ho idea del suo ultimo avvistamento. Non che sia un investimento da manovra finanziaria, son due euro e cinquanta, ma questa cosa un po’ mi infastidisce. Allora, per farla breve, credo mi convinco e temo che mi sia stata rubata. Ecco. L’ho lasciata li, da qualche parte e qualcuno l’ha presa, nastrino azzurro compreso. Il fatto è, che ora, ho ancora sete, tanta, dopo il pranzo. E dovrò elemosinare una chiavetta che verrà ricaricata più o meno a caso. Se qualcuno, con buon cuore, dovesse vederla, mi faccia sapere come se sta bene. Grazie.
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| 19NOV2009 @ 13.56 |
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| Ho il blocco del titolo |
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E’ come se fossi in attesa. Se cercassi di gestire la situazione ma senza, realmente, prendere in considerazione qualche cosa. Se vuoi imparare a nuotare, prima o poi, dovrai buttarti in acqua. Fosse solo a teoria, staremmo tutti a pensare. Tanto. E a studiare, a studiare, e studia, e studia. E’ come se qualcuno, nei quattro sedili accanto, in un comune treno della mattina o della sera dicesse: "non riesco più a scrivere". Sai, quelle cose da "blocco dello scrittore" o blocco intestinale. Una cosa simile. Insomma, un freno che non ti concede altro che rimanere immobile. Se sei in quello stato, continua a scrivere. Cioè, dico, fallo di più. Molto probabilmente ti piacerà meno il risultato e lo butterai: o strappi un foglio o cancelli un file. Differenze poche. Mi chiedo se si possa dire "ho il blocco della lettura", anche. Tanto che differenza può essere. Qui a fianco c’è una pila di libri che potrebbe benissimo fare da comodino; tutti ordinati, lucidi, perfettamente catalogati. Forse dovrei più onestamente chiamarla collezione. Intanto, quanti altri tipi di blocchi ci possono essere, mi chiedo? O, certo, si potrebbe avere il "blocco del mangiare", sai, non riesco a gustarmi più il pane fatto in casa; magari sei semplicemente a dieta. Oppure ho il "blocco del pendolare". Ecco, questa mi pare più interessante e sicuramente, con oggi, molto veritiera ed informata sula sfortuna che mi è venuta a salutare, andata e ritorno. Chiaro che, potresti pure prendere la macchina, ma domani, un bastione carico carico di arance si rovescerà sulla A qualche cosa quei dieci quindici minuti prima che tu raggiunga la catapulta, e ti farà perdere un’altra mattina. Una di quelle situazioni tipo coda coda coda, tutti che vanno tu fermo. Cambi corsia, immobile mentre tutti ripartono. Sarà che ogni piccolo passo fatto in un senso è un modo per nascondersi dalla situazione precedente (o immediatamente successiva). Non scrivo perché leggo. Non leggo per mangio. Non mangio perché sono in viaggio. Ma, per la più scientifica proprietà transitiva ampiamente studiata, anche cambiando l’ordine degli addendi, il risultato rimarrà invariato. Non scrivo mentre mangio e se sono in macchina, di certo, non posso leggere, però viaggio. Certo, se le arance fossero spostate ad una ad una con una velocità proporzionalmente opposta alla loro caduta, bhè, potrei anche finire un libro inserendo qualche appunto a matita. Di lato. Ormai è sera. E’ tardi. Perché continuare a pensarci sopra. Esci; qualcosa, in ogni caso, è stato fatto.
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