E´ nel preciso momento in cui abbandoni il traffico, lo smog, le macchine, le svolte, i marciapiedi e gli attraversamenti pedonali, quando ti allontani da quella fretta, da quel caldo, da quell´afa che asfalta il sudore sulla fronte e raggiungi quel piccolo sentieri tutto "sassoloso". Insignificante, "staccionato", che segue un canale, verde un po´ melmoso ma calmo. Almeno fino al ponte con le tre arcate. E´ li che vai a correre. E, almeno per me, è una corsa breve senza musica, senza cellulare, senza cuffie, senza bevande o cibo. E´ una corsa senza rumori artificiali. Un paio di scarpe (buone), pantaloncini (comodi), maglietta (traspirante) e te. Se incontri qualcuno in bici o che corre, un rapido gesto e ci si saluta. E questo è il massimo della socializzazione cortese. Niente internet, friendfeed, facebook, email, impegni, calendar, task, applicazioni, forum, siti, niente di quella virtualità tanto presente e cosciente che possiedi. Tutto quello che ti rimane sono i tuoi pensieri. Di avanzo la natura ti offrirà qualcosa. Quasi certamente. Una sera può essere un diluvio, l´altra un gatto che ti guarda, un applauso fatto di foglie e rami, un saluto fato di cascate e vortici. E ci si sente un po´ soli, chiaro, ma è così incredibilmente piacevole che, non so, 25 minuti, sembrano tantissimi. Però oggi che caldo, ma non fa nulla. Anche quando volavi, faceva caldo. Soprattutto se dovevi stare attento a come l´aereo prendesse il verso rispetto a quella nuvola la. In quel caso si, forse faceva più caldo di questa corsa in pieno sole. Ma nello stesso modo è così piacevole. Così, un paio di giorni fa scrivi al tuo istruttore e fra poco risponderai al suo messaggio. Poche parole, il campo è cambiato, non potrai più atterrare su quella striscia che ti ha messo le ali ma basta avvisarlo qualche ora prima, e volerete insieme.
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